lunedì 31 maggio 2010

Processione festa S.Maria dell'Aiuto a Catania

Si concludono, con il mese mariano, i festeggiamenti della Madonna dell'Aiuto, venerata e popolare festa del centro storico di Catania. In questo video (dell'autore del blog), il passaggio del quadro miracoloso e del corteo, in via Vittorio Emanuele, altezza via della Palma, verso piazza Machiavelli o di San Cosimo. Il sottofondo con il canto delle rondini assolutamente autentico, nel simbolismo vivissimo, rappresenta l'immortalità.
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martedì 25 maggio 2010

Festa di Maria Nostra Signora dell'Aiuto in Catania nel Santuario omonimo

Siamo lieti di inserire due brevi video della solenne Santa Messa, secondo il nuovo ordine ma celebrata in canti latini seguendo la Tradizione, parzialmente in lingua latina, dedicata a Santa Maria dell'Aiuto, nel suo giorno di festa, il 24 maggio 2010, svoltasi nel Santuario omonimo, sito nel centro storico di Catania; con vasto concorso di fedeli, concelebrarono Mons.Mauro Licciardello Protonotario Apostolico ed il Rettore del Santuario Mons.Carmelo Smedila Cappellano di Sua Santità, coll'assistenza del Collegio Liturgico Card.Francica Nava diretto da Piersanti Serrano; all'organo il maestro Paolo Cipolla, autore della Missa Jubilaris a tre voci alternate col popolo (filmati realizzati dall'autore di questo blog).
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lunedì 17 maggio 2010

Concerto di canti mariani nel santuario di S.Maria dell'Aiuto in Catania

Un bel concerto di canti mariani si è tenuto nel santuario di S.Maria dell'Aiuto in Catania, retto da Mons.Smedila, il 15 maggio 2010; diresse la cappella musicale del Duomo etneo, il Maestro Mons.Nunzio Schiliro, all'organo il can.Maieli. Qui tre video: Avi Maria, Sarvi Riggina e O Maria Mmaculata, in siciliano, adattamento del Maestro Schilirò per coro polifonico (video dell'autore di questo blog).
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venerdì 14 maggio 2010

Il Santuario di S.Maria dell'Aiuto di Catania





Intorno all'anno 1372 esisteva in Catania una chiesa dedicata ai Santi Apostoli Simone e Giuda presso l'antico cortile di N.S. della Misericordia, dietro l'attuale salone parrocchiale di S.Maria dell'Aiuto, un tempo chiesa di S. Giacomo.Nel 1635 vi era una Congregazione sacerdotale che zelava il culto della Madre di Dio nella chiesa di Santa Marina sita all'epoca nell'attuale via Pozzo Mulino .Nel 1641, il 3 novembre, la Congregazione sopracitata portò solennemente nella chiesa di SS.Pietro e Paolo una preziosa tela della Vergine che per i miracoli fatti al popolo,dalla pubblica icone dove si trovava venne invocata col titolo di Madonna dell'Aiuto.
"L'immagine di Nostra Signora dell'Aiuto il 3 novembre 1641 dalla parte di fuori della Strada per la frequenza dei miracoli fu trasferita solennemente in chiesa", come si rivela dal De Grossis Carrera, Privitera e Amico. Da questa scrittura dunque si rileva in termini assai chiari che la preziosa Effigie sino all'anno 1641 stava esposta in una edicola della pubblica strada ed era assai venerata dal popolo. I fedeli sostavano dinanzi all'Icone a gruppi, e spesso erano talmente numerosi da impedire il traffico.Questa, secondo la tradizione, è stata una delle ragioni per cui il Senato abbia sollecitato l'autorità ecclesiastica a trasferire la sacra Immagine in una chiesa vicina. Fu scelta quella dei SS. Apostoli Pietro e Paolo non per il solo motivo che fosse la più vicina, ma ancora perchè la più adatta allo svolgersi delle funzioni e delle grandi solennità.Interessa però far rilevare come il vero motivo della traslazione sia stato quello espresso nella memoria su riferita, dove si legge: "per la frequenza delli miracoli". Miracoli che sono valsi alla diffusione del culto, miracoli storicamente ricordati dai diversi scrittori, i quali mettono in risalto l'avvenimentoi del trasferimento della sacra tela e lo citano come un fatto da non relegarsi nel silenzio.Il De Grossis in proposito scrive : " Dopo che fu disegnata come parrocchia (SS. Pietro e Paolo) fu sempre frequentatissimadi popolo. Ai nostri tempi è assai più frequente il concorso di popolo, sia amotivo di Religione, sia per la sacra Immagine della Madre di Dio, chiamata dell'Aiuto, ivi trasferita nell'anno in cui scriviamo queste cose, 1641 a 3 novembre, la quale immagine opera tutti i giorni assai illustri miracoli. ( per illustria miracula in dies operante)". Ecco un'altra testimonianza dell' abate Amico. Egli dice che la Chiesa dei SS. Ap. Pietro e Paolo fu riedificata dopo il terremoto ed aggiunge : "oggi viene chiamata col titolo di S. Maria dell'Aiuto, per essere trasferita in detta chiesa, l'anno 1641, 3 novembre l'Immagine assai devota della Madre di Dio, la quale è onorata con grande concorso di Popolo, che va a sciogliere i suoi voti ai piedi di Essa".Testimonianza di maggiore rilievo è quella del Privitera, considerato non solo come storico, ma ancora come testimonio oculare.Egli scrive così:"L'anno 1641 a 3 Novembre detta chiesa fu decorata con l'immagine di N. Signora dell'Aiuto, trasportata dalla parte di fuori della strada pubblica, dove per la frequenza delli Miracoli alla pietosa devozione de confluenti fu condotta in detta chiesa con solennità alle 3 di Novembre l'An. predetto, essendo io anco presente da figliuolo".Egli era presente e tiene a far risaltare che la cerimonia si svolse con solennità.
Ne dobbiamo quindi dedurre che vi abbia preso parte una grande folla, essendo molti i beneficiati da quella cara Madonna.Oltre al numeroso popolo sappiamo che anche il clero ed il Senato parteciparono con la loro rappresentanza.Era allora vescovo di Catania S. E. Mons. Ottavio Branciforte, insigne letterato, eletto nel 1638. Egli acconsentì volentieri alla proposta del trasloco della prodogiosa Effigie e diede pure disposizioni perchè non mancasse alla funzione la nota della solennità e della devozione.La preziosa tela scampata al terribile terremoto dell'11-1-1693 è stata sempre oggetto di venerazione; il popolo catanese volle costruire un tempio in suo onore ed affidò il progetto all'architetto A. Battaglia.la facciata della chiesa, a cui si accede da un'ampia scalea, ha dieci colonne a rocchi con capitelli corinzi e festoni. Due statue in pietra calcare rappresentano i S. Apostoli Pietro e Paolo. Nel centro del timpano troviamo il monogramma di Maria circuito da una gloria di sei angeli in marmo.Sul portone trovasi una riproduzione in marmo dell'immagine della Madonna dell'Aiuto. Ad occidente si erge maestosa la torre campanaria con l'orologio ripristinato nel 1986. L'interno del tempio è costituito da una luminosa ed ampia navata. La volta è decorata da stucci zecchinati con scritte e simboli mariani. Nell'interno troviamo quattro altari laterali: il 1° a sinistra possiede una tela di S. Francescodi Sales del secolo XVIII; il 2° ricco di reliquie, è quello del Crocifisso; il 1° a destra è una copia del martirio di S. Agata, opera di F. Paladini conservato nella Catterale; il 2° riproduce gli apostoli Pietro e Paolo.
Notevole al centro dell'altar maggiore, in un tripudio di marmi, la figura di Dio Padre sorretto da angeli, che crea il mondo, col delta della Trinità dietro il capo, ed il compasso sulla sfera terracquea, avente grande significazione esoterica.
La chiesa (nonché parrocchia del quartiere), che custodisce la riproduzione della Santa Casa di Loreto, settecentesca, in un locale attiguo, è stata elevata a Santuario Mariano Diocesano di Catania il 1° maggio 1960 dall'allora Arcivescovo cistercense Guido Luigi Bentivoglio. Nel 1999 l'arcivescovo, ora emerito, di Catania Luigi Bommarito, gemella la cappella di Loreto con il santuario Lauretano. Nel maggio 2010 si celebrano i 50 anni dalla elevazione a santuario, con decreto della Sacra Penitenzieria Apostolica per l'indulgenza plenaria. Rettore è, da circa quaranta anni (ordinato ivi sacerdote nel luglio 1962) Monsignor Carmelo Smedila, Cappellano di Sua Santità, Vicario Diocesano di Catania.




(La voce è in gran parte ripresa dal sito www.santuariomadonnaiuto.it, così le due immagini fotografiche; la parte finale è nostra)

martedì 11 maggio 2010

Torna a Catania il varietà col Gruppo d'Arte Sicilia Teatro

Al Teatro don Bosco di Catania

Varietà scintillante con "Domenica è sempre domenica"

Il gruppo d’arte Sicilia Teatro, con la direzione di Tino Pasqualino, ha ideato
uno spettacolo gradevolissimo che rievoca i fasti delle riviste di decenni or sono -

Nell’ambito della 19° stagione del gruppo d’Arte Sicilia Teatro, la compagnìa omonima diretta da quello straordinario e simpatico artista che è Tino Pasqualino, ha dato nei giorni scorsi uno spettacolo di grande brio: "Domenica è sempre domenica", varietà in due atti, ideato da Salvo Troina, maestro concertatore. E’ davvero emozionante ritrovarsi sulle poltrone del noto Teatro Don Bosco di Viale Rapisardi in Catania, nell’anno 2010, nella consapevolezza che il tempo non sa leggere –per citare un celebre romanzo degli anni Cinquanta- e, con l’alfabeto del cuore, riesce a percorrere a ritroso, leggermente, lieve, i decenni sino a toccare i precordi dell’animo. E’ l’effetto delicato, appassionante che provoca il varietà che ha nella regìa di Tino Pasqualino un perfetto animatore, nonché negli abilissimi interpreti (il tenore Antonio Costa, il soprano Angela Curiale, la soubrette Tiziana De Luca, il sassofonista Gil Negretti, il caratterista Luigi Licari, i comici Gaetano Di Benedetto ed Ernesto Calcagno, Tony Pasqua il dicitore, Gaetano Fassari per la sceneggiata, Toti Sapienza macchiettista, Gianni Cavalieri trasformista, Lucia Debora Chiaia conduttrice), la degna espressone di un mondo, quello della rivista e del varietà, non già morto e sepolto mercé l’incalzare della televisione, ma assolutamente vivo e fecondo, laddove vi si ritrovano, come nel caso, pubblico assaj numeroso ed interpreti convinti ed efficaci. Il Rascel di Attanasio Cavallo Vanesio, la Wandissima di Sentimental, Macario e le sue ballerine dalle gambe lussureggianti, come dimenticarli? E come rammentarli, all’uditorio attuale, disgregato e nel quasi completo, umbratile deserto della memoria contemporaneo? Una sfida difficile, tuttavia vinta dai nostri interpreti, con fatica e volontà.
Da "balocchi e profumi" a "tutte le mamme", da Guaglione" a "’A pizza", a "Zappatore", che ha fatto commuovere l’uditorio, affezionato a quella pagina assoluta di storia vera del teatro che è la sceneggiata napoletana, ogni dì viva nel cuore degli appassionati, il varietà concepito da Salvo Troina ha invero indovinato i più variegati registri delle corde intime di un pubblico colto, multiforme e quasi aduso a lasciarsi trasportare, sulle ali della nostalgia. Ma codesta nostalgia sarebbe sterile, se non vi si inverasse una autentica passione: e le voci del tenore Costa e del soprano Curiale, inframmezzate da sipari d’omaggio alla notissima Mina, alle gemelle Kessler ed alla genialità di quei maestri insuperabili che furono Stan Laurel ed Oliver Hardy, riuscirono a coinvolgere nel rintocco di melodie che hanno formato le nostre vite nel particolare, e della società nell’universale. Particolarmente riusciti gli omaggi, con richiami non casuali al comico, di Gianni Cavalieri nell’interpretazione ‘en travesti’ della grandissima Wanda Osiris, come simpatico ricordo di Nino Taranto, da parte di Toti Sapienza. Bravo il giovine Tony Pasqua, nel recitativo di alcune pagine storiche del Teatro siciliano, che merita ogni dì la giusta valorizzazione.
Menzione particolare si dedica a Turi Killer, il notissimo comico catanese, che ha la notevole, e non comune, capacità colloquiale e d’impronta diretta di coinvolgere senza remore il pubblico, con storielle vivaci e salaci le quali hanno il merito di suscitare l’umorismo senza veli e senza freni, assolutamente indispensabile in tempi, come gli attuali, nei quali si è obliato persino il piacere della sana risata. Come una macchina del tempo, il varietà "Domenica è sempre domenica", attraverso la voce di sfondo del brillante Mario Riva, è venuto a capo dell’arcano: trasportare attraverso ideale mongolfiera, quasi per mano, gli spettatori in atmosfere di sincerità e sogno, non molto lontane cronologicamente ma oggi, nella sensazione comune, anni luce distanti, a fronte delle sconcezze che vengono ammannite da molte fonti. Il ‘grande mago’ Tino Pasqualino ha condotto la serata e, come pifferajo magico, guidato da quella Luce dell’animo che tutti affratella, invita al percorso dell’armonico cammino che, dal palcoscenico, conduce verso quel tempo illimite, albergante dentro i cuori di ciascuno.

Bar.Sea.



Pubblicato su Sicilia Sera n° 328 del 9 maggio 2010

martedì 4 maggio 2010

Chi è da Dio, ascolta: un ritratto umano di Raffaele Lombardo

Dalla conferenza stampa del pomeriggio del 3 maggio (Catania palazzo ESA) del Presidente della Regione Sicilia Onorevole Raffaele Lombardo (oggetto la descrizione della testè varata Finanziaria regionale), a cui partecipammo, estrajamo un breve ritratto psicologico dell'uomo, ad uso del lettore.
 

 
Un uomo solo, fortemente desideroso di solidarietà prettamente umana, animistica. Dietro la maschera, dietro la facciata del forte uomo politico, cipiglio estremamente deciso, tono fluente e modulato senza sbavature, emerge la solitudine plastica del capo che sa di aver ricevuto, e di doversi difendere, da minacce fisiche: tre omorni della sicurezza, dallo sguardo rutilante, lo circondano incessantemente, mentre egli incontra i noti (e siamo noti non solo fra noi, ma all’anagrafe dell’Ordine e delle forze di polizia) volti de’ giornalisti i quali gli pongono le del resto consuete domande. Vi è, si percepisce, più che del vero, nelle voci di minacce ricevute non solo da lui, in codesto clima torbido nel quale si vive. Stile militare, quello di Raffaele Lombardo: cronometrico, venti minuti di ininterrotto eloquio, dieci minuti per rispondere alle interrogazioni della stampa senza telecamere, esattamente cinque minuti per le domande alle TV. Nient’altro. Solo tre sorrisi, di cui l’ultimo ad un frequentatore del "suo blog", di cui egli manifesta evidente compiacimento e desiderio di maggiore diffusione. Non è colpa né difetto poco sorridere -anzi: 'risus abundat in ore stultorum'-, però è codesto un segno del dramma cosmico, di percezione indescrivibile del celato, dell'ignoto.
Oltre la camicia rosa priva di cravatta, lo stile elegante ed informale, v’ha quella apparente tranquillità dell’uomo politico che scevera dati, assicura grandi risparmi (e più grandi nel futuro…), sottolinea con chirurgica precisione l’importanza del denaro nell’attuale frangente sociale. Egli tuttavolta appare lontano, per molti versi, dalla realtà del vivere quotidiano. E' emerso dalle stanze di lavoro ed ivi è ritornato, segno evidentissimo di una instancabile costruzione: ma anche dimostrazione della limitazione di quella libertà -intesa nel senso comune- la quale, coloro che lo ascoltavano, poco dopo godettero nel passeggiare per le vie serenamente, mentre a lui tale atto sublime è negato, per le ragioni che si conoscono. L'incomunicabilità: come si posson trasmettere a lui, che dovrebbe essere la cuspide della piramide, le esigenze della 'base' ovvero del popolo, senza incontrare asperità, mediazioni terrifiche, ostacoli a volte insormontabili? E' una quaestio da risolvere, se si vuole sul serio costruire un movimento reale, ancorato alla gente vera e non a fantàsime.
Pochi giorni fa, a Malta, Papa Benedeto XVI ha pianto innanzi alle vittime di abusi da parte di preti: è un segno importante che l'uomo, se vuole, può scendere dai dorati scranni e destare sentimenti nascosti, che lo fanno sentire umile fra umili, dolorante fra doloranti, servo inutile fra inutili servi. Non erano lacrime di coccodrillo: poteva evitare quel tristo incontro. Giovanni XXIII a volte letteralmente scappava dal Vaticano, per godere un pezzettino di quella libertà che, da Pontefice, perdette per sempre. Non si può chiedere magari ciò ad un uomo politico: ma che purtuttavia non perda dalla sua rotta illuminata i valori autentici del Vangelo, che sono poi quelli del comune battesimo, lo si deve invocare. Ed il Vangelo impone l'ajuto al misero, l'obbligo di alleviare le sofferenze dei fratelli: un termine che il Presidente Lombardo ha usato per il saluto del capodanno 2010. "Di che reggimento siete, fratelli", esclamava Ungaretti: oggi potremmo dirlo dei nostri, silenziosi, bisognosi: il reggimento è divenuto legione, è infinito. E devesi distinguere dai falsi poveri, dai falsi profeti: dai farisei. Ed il Vangelo impone di rinunziare ai fastigi di Mammòna: il denaro. Bene il risparmio, ma non si possono chiedere sacrifizi (sacrifizio è anche non dare...) a chi ha già poco. Donare a chi ha poco con dignità, levare senza pietà a chi ha il superfluo. "Date senza speranza di riavere", è sempre voce evangelica. La grande politica, se vuole, lo può fare. Lo fece Giorgio La Pira, che era siciliano di Pozzallo, a Firenze in anni non lontanissimi: lo può fare hic et nunc Raffaele Lombardo?
Si escì dall’incontro, del resto un normale incontro di lavoro fra operatori dell’informazione e colui che in questo frangente veste il ruolo di vertice della politica regionale in Sicilia, compiaciuti nel riscontrare la umanità evidente, celata dai (non difficili da superare) veli del carattere dell’uomo, ma intristiti dall’altrettanto evidente senso di isolamento che circonda il nostro rappresentante, calato in un profilo il quale, volente o nolente, è autolimitante nel rapporto còlla realtà che in ogni modo lo circonda. Si confida nella formazione cristiana dell’uomo, e nel retroterra che ne può scaturire, per il bene della Sicilia e del suo futuro. "Carissimi, non credete ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti se sono da Dio, perché molti falsi profeti sono usciti nel mondo. Da questo conoscete lo spirito di Dio: ogni spirito che confessa Gesù Cristo venuto in carne è da Dio, e ogni spirito che non confessa Gesù non è da Dio ed è quello dell’Anticristo, di cui avete udito che sta per venire e ora è già nel mondo. Figliuoli, voi siete da Dio e li avete vinti, perché è più grande colui che è in voi di colui che è nel mondo; essi sono dal mondo, perciò parlano secondo il mondo e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio: colui che conosce Dio ci ascolta, colui che non è da Dio non ci ascolta. Da questo conosciamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore" (Dalla prima lettera di Giovanni, 4, 1-6, vers. Bibbia concordata, 1982).

Francesco Giordano