mercoledì 27 novembre 2013

Progetto Sicilia, Convegno dibattito sul Grano, una moneta siciliana per la prosperità; Messina, Salone delle Bandiere sede del Comune, 1 dicembre 2013 ore 10


 


Presenta Alessandro Piparo, introduce Nancy Mirenda Presidente dell'associazione "progetto Sicilia".
Parteciperanno: Santo Fortunato (medico bioeticista), Francesco Giordano (scrittore e storico patrio), Azzurra Ridolfo (economista, Università degli Studi di Palermo), Cosimo Massaro (scrittore monetarista).
Prolusione di Giuseppe Pizzino (imprenditore), ideatore del Progetto.
Intervento di chiusura della cantante Ade La.

martedì 26 novembre 2013

Convegni paralleli il 1° dicembre: a Messina la moneta Grano, ad Atene debito e sovranità monetaria




Convegni paralleli il 1° dicembre: a Messina la moneta Grano, ad Atene debito e sovranità monetaria
L'Europa dei popoli si risveglia e intende slegarsi dalle catene del servaggio a cui la conduce certa gestione dissennata dell'oligarchia finanziaria: non è un caso, avrebbe notato lo psicanalista illuminato Carl Gustav Jung, che mentre noi a Messina alle calende di dicembre ospitati dal Comune nel salone delle bandiere, parleremo in un incontro dibattito che si preannuncia estremamente importante, di Moneta complementare per la prosperità del popolo siciliano, con l'obiettivo di uscire dalla deriva sociale in atto, ad Atene si svolge contemporaneamente una conferenza con partecipanti da tutto il mondo, per discutere di "Debito, sovranità monetaria e democrazia" (qui il programma: http://epaminternational.wordpress.com/2013/10/15/comunicato-stampa/). Tre temi dalle valenze amplissime, che noi non potremo per necessità affrontare, anche perchè non abbiamo l'ambizione di ergerci a soggetto politico giustificato ad affrontare le tematiche di cui sopra. Sappiamo tuttavia che in Grecia la situazione socioeconomica, derivante dalle politiche infami imposte al popolo dalle BCE, è disastrosa: per cui appare assolutamente giusto che tutti i soggetti politici e culturali operanti nella glorioisa Ellade si attivino per cercare dei rimedi concreti onde sciogliere il cappio mortale provocato dal debito di una divisa comunitaria la quale, ci confermano economisti dottissimi come Guarino ex ministro della Repubblica, e Galloni (il quiale sarà all'incontro di Atene), si sta da sola sgretolando, se non si attivano da parte dei vertici della Banca Centrale le opportune contromisure che permettano una ricircolazione dei commerci.

A noi pare ora sufficiente indicare tali analogie: due popoli dalle antichissime e comuni radici, quello ellenico con tutte le sue diversificazioni e sfaccettature (dall'Attica alla Beozia, dal Peloponneso a Corinto, dall'Eubea alle Cicladi ai Rodii, nomi ben cari a chi conosce la storia della Sicilia antica), e quello siciliano, stanno in modo lento -non troppo ultimamente- ma inesorabile prendendo coscienza che se la politica ufficiale non si attiva o rimane colpevolmente inerte, è compito dei cittadini, della gente comune prendere le redini della gestione diretta dell'economia vulgare, ovvero sintetizzata con una formula essenziale e comprensibile a tutti, la quale da un lato ridoni dignità simbolica e psicologica a quella che fu, è e sarà una unitas -pur nelle intrinseche e ineludibili differenziazioni- geografica e storica, ovvero il "regnum Siciliae" (laddove il termine regno è utilizzato in senso filosofico), dall'altra rivitalizzi il commercio e la circolazione monetaria e quindi sostanzialmente doni un sostegno certo e assicurato a tutte le fasce sociali, ad iniziare da quelle più deboli a cui sarà garantito un reddito certo.

Questa "formula" la illustrerà in tutti i dettagli tecnici Giuseppe Pizzino, l'ideatore del Progetto Sicilia: ha un nome fascinoso e altamente significativo, Grano.

Esiste già la moneta, che è in distribuzione a tutti i sostenitori del Progetto, ed esistono le Gran Card. A differenza dell'incontro di Atene, il nostro è a sostegno di una divisa complementare all'Euro, non moneta sovrana di Sicilia. Non ne sussiste il bisogno, almeno per il momento. E non sarebbe nè giuridicamente, nè politicamente auspicabile, sempre nel momento presente. I Siciliani sanno aspettare: la Storia ci conforta ed è con noi.

E tuttavia, estremamente espressiva appare la correlazione dei due incontri, in città affacciate sul Mediterraneo mare. Le sàlse onde del quale uniscono in fraternità i popoli. Evidentemente, non il solo anelito di Libertà è comune.

F.Gio

venerdì 8 novembre 2013

Strano caso di sicilianismo in Cassazione, moneta complementare e visioni dell'Isola




Strano caso di sicilianismo in Cassazione, moneta complementare e visioni dell'Isola

E' stata pubblicata il 30 ottobre u.s., ne hanno parlato alcune testate giornalistiche, la sentenza della VI Sezione Civile della Cassazione, su un interessante "caso Sicilia". Sostanzialmente la Suprema Corte ha definitivamente rigettato una richiesta di condanna dello Stato italiano per la separazione della Sicilia... argomento curiosissimo e "succulento" per i sicilianisti, gli indipendentisti, i secessionisti di Trinacria, quasi tutti silenti; mentre i giornali, da Repubblica edizione di Palermo al Fatto quotidiano, sino al nostro LinkSicilia, dipingono l'autore del ricorso come un signore anziano, stravagante, eccentrico, ai limiti della follìa. E certamente stravagante e particolare lo è. Il suo nome è Giuseppe Mignemi.
Nessuno però si prende la briga di dire chi è, chi è stato Giuseppe Mignemi, nella storia della città di Catania come in quella dell'Indipendentismo idealistico e puro della Sicilia. Noi che lo conosciamo e abbiamo anche conosciuto bene alcuni suoi amici e sodali, forse possiamo dire qualche parola. Egli ha circa novant'anni, ed è perfettamente lucido: qui il link ad un nostro video, in cui interviene alla imponente manifestazione di Forza d'Urto e dei Forconi alle Ciminiere il 2 febbraio 2012, la quale doveva preludere (e così non fu) alla rivolta dell'Isola contro il potere centrale: http://www.youtube.com/watch?v=qv5rnJqfDYY

Aggiungiamo che l'ingegnere Mignemi, come è noto comunemente nella nostra etnèa città, laureatosi al Politecnico di Torino, è stato professore nell'Istituto tecnico "Archimede" di Catania, per molti anni. E negli anni Sessanta del XX secolo, era notissimo perchè in via Etnea declamava scandalizzando i benpensanti, sul cosiddetto "sacco edilizio" del corso Sicilia: fu lui a denunziare le trame corruttive del malaffare e delle bustarelle che ammorbarono l'aere dei sindaci allora democristiani e favorenti la vergognosa speculazione dei costruttori che vide l'abbattimento, nel 1956-58, di due antichi anche se fatiscenti quartieri di Catania, San Berillo e Crocefisso della Buona Morte (quest'ultimo sempre confuso col primo; noi lo precisammo pubblicando nel 2003 una breve monografia sulo scomparso rione adiacente la Stazione centrale), e il sorgere della zona bancaria, ancora oggi vergognosamente incompiuta, come si può notare dai progetti, tutti finiti in un nulla di fatto (l'ultimo nei primi mesi del corrente anno) per sanare le "voragini" di corso Martiri della Libertà, che hanno le radici politico-economiche in quell'intreccio di intrallazzi all'epoca denunziato, anche con un apposito giornale, dall'Ingegnere Mignemi. Il quale subì pure il carcere per aver svelato nomi e cognomi dei responsabili: anche se molti anni dopo ha avuto la rara soddisfazione, in vita, di aver riconosciuta la veridicità delle sue accuse.

Giuseppe Mignemi però non è stato solo il Savonarola della Catania corrotta e democristiana degli anni Sessanta: nel periodo 1943-46 dell'ultima guerra civile che vide il popolo della Sicilia contrapporsi allo stato unitario nazionale, attraverso il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, guidato da Andrea Finocchiaro Aprile, leader carismatico con Santi Rindone e Lucio Tasca Bordonaro, della riscossa separatista dell'Isola, egli giovane studente (insieme al fratello) militò nell'EVIS, l'esercito di ragazzi idealisti e guasconi che salì sul monte Soro e nelle zone fra Cesarò e Randazzo e si contrappose, in virtù di una guerriglia impari contro le soverchianti Forze Armate di Badoglio, Bonomi, Parri e poi De Gasperi, al governo unitario. L'EVIS deve la sua fama più giornalistica al leggendario Salvatore Giuliano, che la pubblicistica ha descritto come bandito mentre fu un idealista puro e se vogliamo, al "netto" degli omicidi dei Carabinieri i quali in quei giorni non erano per nulla teneri verso le popolazioni e considerando che egli stesso fu una incolpevole vittima di agguato in cui non ebbe colpa se non di portare il pane per sfamare la propria famiglia, un eroe dell'Indipendentismo, ieri come oggi: ma nella Sicilia orientale erano i giovani come Mignemi, Nino Velis, Michele Papa, Pippo Amato, Carmelo Rosano e molti altri, che abbracciavano la bandiera separatista con immenso amore. Proprio Michele Papa, nostro caro amico rimpianto scomparso nel 2002, pubblicava un volume, "Storia dell'EVIS", dove riferiva della partecipazione dei Mignemi alla battaglia indipendentista.

Ecco chi è Giuseppe Mignemi, non uno dei tanti stolidi pazzoidi partoriti dalle fucine di Efesto o dai quattro elementi di empedoclèa memoria. Un appassionato, sanguigno, non un folle.

E se l'età ha naturalmente acuito le sue convinzioni, v'ha pure una logica nella lettura della Sicilia divisa in due Stati, come egli afferma: perchè chi conosce (carenza che dobbiamo colmare assolutamente nelle generazioni più giovani, non basta l'Università o alcuni volenterosi) la storia dell'Isola sa che il Salso e l'Imera dividevano la Sicilia in due settori, quello fenicio-punico e quello siculo-ellenistico, da oltre duemilacinquecento anni. E se ci si obietta che codesti sarebbero sogni da utopista, non lo sono l'offerta della progettata portaerei Archimede (Mignemi ex professore in quell'Istituto, correlazione evidente) agli Stati Uniti, e la mancanza della considerazione di essi che porta alla richiesta di riconversione di Sigonella ad aeroporto civile. La Sentenza della Cassazione riporta che Mignemi, ed è corretto, cita il trattato di Pace: e però egli è troppo acuto, come non lo sono affatto tanti sicilianisti subdoli di vecchio, falsato, conio e dell'ultima ora, per non sapere che le condizioni imposte dall'Armistizio "lungo" firmato nella rada di Malta il 29 settembre 1943 fra l'allora Capo del Governo Pietro Badoglio e il Generale Eisenowher a nome delle potenze Alleate, impone la sottomissione totale dell'Italia, di cui la Sicilia allora come oggi è politicamente parte, alla volontà imperialistica degli Stati Uniti. Che ciò sia o meno un errore, è altra discussione.

Personalmente, dissentendo da Mignemi come dai moderni sicilianisti che bandiscono un antiamericanismo ignorante e del tutto becero e sconfinante col fanatismo, dimostriamo dal punto di vista storico, poichè i documenti, dalle lettere di Finocchiaro Aprile in poi lo testimoniano, che l'indipendentismo siciliano fu sempre filoamericano e filoinglese: anzi, non vi furono filoamericani durante e dopo l'occupazione più ferventi che i veri sicilianisti indipendentisti e federalisti, anche se le loro posizioni emersero divergenti per altri aspetti (vedi il caso del'editore catanese Concetto Battiato, fautore della Sicilia "49° stella" degli US). La visione pro Stati Uniti dell'indipendentismo in Sicilia fu sempre maggioritaria, e non bastano e non basteranno, anche oggi, figure degnissime di militanti morti per la causa, come Antonio Canepa creatore dell'EVIS, e altri, per ribaltare la realtà dei fatti. Quindi ogni discussione sulla presenza delle forze armate degli USA in Sicilia è non solo inutile ma sterile e non avente fondamento storico nella lotta indipendentista, checchè ne dicano gli oltranzisti che ignorano i documenti e travisano a loro piacimento, quasi fosse la fiaba di Giufà, la realtà del sicilianismo.

Per quel che concerne infine la sentenza che ha rigettato definitivamente il ricorso dell'idealista novantenne Mignemi, notiamo, e chi vuole capire capisca, evangelicamente, che gli ermellini della Cassazione -i quali in quel momento rappresentano la suprema autorità dello Stato: non si dimentichi che la stessa Repubblica Italiana è nata da un "parto" della Cassazione, che non l'ha mai ufficialmente proclamata; e lo Statuto Siciliano frutto della guerra civile, anche se attualmente 'sterilizzato', fu inserito nella Costituzione del 1948, preesistendo da due anni, in forma pattizia- hanno respinto le richieste del ricorrente, per "carenza di legittimatio ad processum e ad causam", nonchè di "ius postulandi". Oltre la terminologia giustinianea, per un mero vizio di forma. Ovvero, non sono andati oltre la lettera e la lettura concreta, cioè politica, delle autentiche motivazioni. Non era del resto compito della Cassazione approfondire ciò. Sarebbe stato, o sarebbe, compito della politica alta dirimere la vexata quaestio. Ma quella politica, che permise ad Alcide De Gasperi capo del Governo, il 13 giugno del 1946 di effettuare un vero e proprio colpo di stato per "fondare de facto" la Repubblica, da cui l'alta protesta del Re Umberto II e il suo dignitoso e lungo esilio (su ciò si vedano le confessioni del monistro socialista Romita nell'autobiografia), aveva già deciso che fra gli accordi internazionali, la Sicilia doveva essere inserita nella maniera, segreta naturalmente ma ben delineata in certi passaggi dell'armistizio lungo, più consona agli interessi dei nuovi nostri alleati anglo-americani. E questo non fu un male, anzi. Oggi possiamo dire che è ancora un vantaggio, politicamente e strategicamente discettando.
Colpisce nel testo della sentenza, allorché Mignemi intende costringere lo Stato italiano a separare la Sicilia in due nazioni distinte, la sua volontà per "la creazione di una moneta siciliana a potere costante di acquisto, ritirando la Sicilia Orientale dall'Euro e facendo affluire tutte le tasse dovute al nuovo stato sovrano, in una Tesoreria"... quella moneta, senza elidere la circolazione dell'Euro (che imploderà, se imploderà, da solo), c'è già e sta prendendo corpo concretamente in Sicilia: è il Grano, sistema complementare il cui Progetto Sicilia è stato elaborato dall'amico Giuseppe Pizzino, e con l'onda crescente della petizione popolare, sarà presto adottato dalla Regione Siciliana quale meccanismo che contrasterà efficacemente la crisi economica: https://www.facebook.com/progettosicilia2013.2017?ref=stream

Come si vede, le idee del nostro utopista non sono campate in aria, ma hanno un fondamento, il quale a volte si realizza. La Sicilia sarà liberata acquisendo consapevolezza, pur nelle implicite divisioni della sua essenza psichica, del proprio nulla e del proprio Tutto. Aspettiamo, ma non troppo. Il redde rationem, finanziariamente parlando, è alle porte. E sempre il popolo ha reagito quando è privo della sufficienza (ferma la liquidità e i bancomat, cioè).

Vèngonci in mente le considerazioni che Luigi Pirandello mise in calce, nell'opera omnia mondadoriana dei suoi romanzi, al "Fu Mattia Pascal": "Le assurdità della vita non hanno bisogno di parer verosimili, perché sono vere. All'opposto di quelle dell'arte che, per parer vere, hanno bisogno d'esser verosimili. E allora, verosimili non sono più assurdità".

F.Gio


(Nell'immagine, la Sicilia nel periodo ellenico e punico, divisa dai due fiumi e nelle rispettive sfere d'influenza; qui il link al testo completo della sentenza della Cassazione 24517/13 sul caso Mignemi: http://www.nellanorma.it/wp-content/uploads/2013/10/Cassazione-24517_2013.pdf )
 
 


lunedì 4 novembre 2013

Il murgo a Gioiosa marea (Me), tra storia e letteratura






Il Murgo a Gioiosa, fra storia e narrativa

Nella celebre cena di Trimalchione, descritta con sapiente maestrìa in quel romanzo scintillante che è il Satyricon di Petronio (duemila anni... e non li dimostra, tale è la modernità di codeste opere immortali), l'autore fa entrare in scena uno scheletro, manovrato dallo schiavo, che si muove nelle più strane forme, mentre Trimalchione canta:

Eheu nos miseros, quam totus homuncio nil est!

Sic erimus cuncti, postquam nos auferet Orcus.

Ergo uiuiamus, dum licet esse bene

che in italiano si può tradurre: "poveri noi miseri, che siamo nulla e ci crediamo il tutto! Così tutti finiremo, dopo che cadremo nelle Tenebre. Perciò viviamo, finchè si può stare bene". E' la sensazione indimenticabile che provammo pochi giorni fa a Gioiosa marea, ridente centro del Tirreno siculo e perla della costa nord della nostra amata isola del sole, assaporando il Murgo, una specialità gastronomica tipica locale che è stata associata alla tradizione gioiosana del carnevale, ma che si può gustare tutto l'anno mercè l'arte culinaria dei ristoratori del ridente paese esposto sul promontorio di capo Calavà. L'artefice e creatrice della promozione del piatto che assòmma in sè le tradizioni mediterranee e orientali e arcaiche della Sicilia, fondendole in una miscela armoniosa e poetica, è Giuliana Scaffidi, scrittrice e poliforme operatrice culturale gioiosana, che fra un gòccio di bianco di Piraino (della azienda vinicola Amato, denominato appunto il Murgo) e il sorriso ineffàbile che ella, dal biondo crine, dispensa in modo elegante e garbato come solo le donne dotate di senso artistico san fare, ci spinse con grazia a gustare il piatto. Che è la pasta col nero delle seppie ben nota in tutte le sicule coste: solo che in quel di Gioiosa s'arricchisce delle specialità dei calamari e gamberetti assommati alle seppioline, pinoli e salsa di Pachino, con il tòcco leggero ma incisivo del finocchietto. Il grano isolano, movente millenario della Sicilia qual custode della vita e per cui sovrani e imperatori e dèi guerreggiarono indefinitamente, è il perno del piatto, che Giuliana ha voluto associare all'omonima maschera carnascialesca gioiosana del Murgo, promossa da emigrati i quali nel secondo dopoguerra diedero vita alle manifestazioni tipiche del Carnevale locale. Miscela cromatica, filiazione d'intenti, promozione del luogo, a parer nostro ben riuscita.

E se la donna è artefice suprema, nei millenni, della creazione del cibo e della vita così come le Divinità hanno stabilito sin dal germogliare dei tempi, la Sicilia ha oggi vieppiù necessità di riscoprire l'importanza del parallelo gastronomia-cultura letteraria e tradizione, anche e forse soprattutto attraverso la valorizzazione e la promozione delle realtà locali, come quella di Gioiosa di cui noverammo, condivise con estremo entusiasmo in una comunità viva, giovane, partecipata. Basti dire che l'Associazione culturale che Giuliana Scaffidi presiede si è fatta promotrice del premio letterario Il Murgo, giunto alla seconda edizione, e continua a creare, magmaticamente, iniziative belle e appassionanti. Lei non lo disse, ma noi comprendemmo subito l'animo poetico: infatti Giuliana scrive, e non son di secondaria importanza i suoi "pensieri", che un dì raccoglierà in volume in forma di prosa, come cameo senza tempo di uno stile, intenso e matèrico, oltre la materialità del contingente, che farà onore alla sua comunità e alla sicula terra.

Ebbe ragione Idrisi, geografo mussulmano del XII secolo, concludendo così la sua descrizione dell'Isola: "Non si trova in nessuna parte del mondo, come in Sicilia, maggior numero di paesi e regioni più prosperose". Le stelle del mare di Trinacria, annuiscono in silenzio.

F. Gio.

(Questo articolo è stato pubblicato sul sito che documenta le attività di Gioiosa marea: http://lnx.gioiosani.it/2013/11/01/il-murgo-a-gioiosa-fra-storia-e-narrativa-il-piatto-il-murgo-varca-le-soglie-della-provincia/#.UnearEhd7IV)