martedì 31 dicembre 2013

Buon 2014... e mangiamo sempre siciliano!




Raggruppamenti indipendentisti ed elezioni europee... l' "Opira dì Pupi"



Come ad ogni occasione ludica elettorale che si rispetti, vieppiù questa del 2014 che vede l’Europa nel vortice delle critiche per essere del tutto usurocratica ai suoi vertici, soggiacenti i popoli spremuti come limoni per le rapaci imposizioni che la UE e la BCE impongono, in termini di fiscal compact e bilanci, alle nazioni componenti, specie alle più deboli (Italia Grecia Spagna e Portogallo in testa), si moltiplicano le manovre in vista delle competizioni dette volgarmente “le europee”, che si terranno nella primavera. E citiamo queste perchè sono certe: chi narra di probabile voto nazionale, o ritorno alle urne per le province siciliane non del tutto soppresse, è nel regno delle probabilità. Le “europee” invece sono stabilite.
E siccome si è capito, da parte dei sinarchi mondiali, che la gente comune in genere si sta svegliando dal torpore, molto lentamente e con un processo in certe località più rapido, in altre più lento (è questione di psicologia del profondo, avrebbe detto Adler), si inventano ogni novità per darla a bere alle pecore-elettori. Considerando che siamo in Sicilia, chiamiamola con il nobile appellativo di “Opira dì Pupi”. Da secoli il “pupo” in latta e legno, simbolo dell’Isola nostra, ha appassionato e suscitato emozioni per generazioni; illuso,travolto sentimenti… ma tutti sapevano che lo spettacolo finiva oltre il sipario, e dopo l’obolo, in ogni caso volontario (girava col piattino uno della compagnia), il pegno finiva lì.
Ora no, ora l’Opira continua, e il salasso è quotidiano. Ma andiamo per ordine, e chi vuole intendere, evangelicamente, intenda. Il lettore altresì accolga i frequenti incisi in lingua siciliana (ma quando impareremo ad usarla in modo pedissequo in verbis et in scriptis?), poichè sono indispensabili per l’argomento.
Pùllulano movimenti sicilianisti, in Trinacria: separatisti, indipendentisti, federalisti. Specie nei momenti di crisi riemergono, come l’Oreto sotterraneo o il Simeto: “nunc fluit”, scriveva Ovidio. ‘Colpa’, o merito, della scomparsa de facto del MIS di Finocchiaro Aprile, di Lucio Tasca, di Alliata di Montereale, di Restuccia, di Rindone, di Turiddu Giuliano (in verità egli ebbe anche un suo movimento, il M.A.S.C.A., anelante alla pura e semplice annessione agli USA), alla vigilia delle elezioni del 1948 che videro il trionfo della DC e il quarantennio ed oltre democristiano nella terra degli dèi. Si legge anche di rassemblement sicilianisti, che raggrupperebbero non i movimenti sparsi -ed è vero che ciò è deleterio per la causa indipendentista, o federalista che dir si voglia, posto che lo Statuto Speciale del 1946 per quanto legge dello Stato repubblicano avente natura pattizia, è e rimane sostanzialmente inapplicato- ma i singoli aderenti, per non si capisce bene quali fini. Spuntano Orlandi in gualdrappe luccicanti e Angeliche in vesti sfolgoranti. Tutto lecito e rispettabile, per carità. Ma, signori miei, ci sono le elezioni europee alle porte: “e ccì vulìti fari cògghiri quattru vòti a sti carùsi”? Bandiera Siciliana che sventola
Perfettamente legale. Ad alcuni, da noi interpellati del mondo sicilianista, parve pure comprensibile. Passim. Tuttavolta sia consentito di fermamente dissentire da tali metodologie strategiche da “industriali del ficodindia”, le quali hanno lo scopo, a nostro modesto parere, di raccattare il disperso consenso dei siciliani indipendentisti e pseudo separatisti (consensus universorum che fu grande patrimonio del precedente Presidente della Regione, il quale lo utilizzò spudoratamente a propro uso e consumo scegliendo, come noi gli scrivemmo, di essere Ntoni Malavoglia invece che Timoleonte…e così lo danneggiò e lo dissolse) per improbabili avventure nelle urne, aventi l’unico scopo di lucrare il lauto stipendio mensile di deputato europeo, con tutti i corollari (portaborse, favoritismi, segretariati e quant’altro) che ne conseguono.
A codeste manovre crediamo che non solo noi sicilianisti, ma anche tutti coloro che han senno e intuizione, e sono molti, diranno un no grande e solenne. Forse, come quel no perfettamente lecito e legale che si disse in maniera eloquentissima il 28 ottobre 2012 alle regionali, allorchè il 53% dei siciliani non si recò al voto, così manifestando il proprio spregio per una classe politica antitetica alla volontà della gente. Il significato di quella maggioranza che non è andata alle urne, caso mai accaduto dal 1946 in sì grande vastità, è ben più profondo di quanto si pensi. E se i siciliani han rifiutato di scegliere i propri rappresentanti, delegando alla minoranza, figuriamoci alle europee. Probabilmente non capiterà, ma l’andazzo è quello, il segnale è dato.
Ai sicilianisti, indipendentisti federalisti e separatisti, non abbiamo necessità di suggerire di non farsi abbindolare da personaggi che ammantandosi d’un populismo becero e squalificato perchè non certificato dalla propria storia che anzi li declassa (si chieda ai candidati, quando si sapranno, da dove provengono, cosa hanno promesso e non mantenuto, oltrechè in quali ambiti hanno esercitato la loro professione, e si capirà…), rifiutando certe trappole “ppì sùggi”. Anzi, il sicilianista libero e non servo di quel che si dice “l’ammùccu”, può affermare: “chiuttòstu ca chìssi, mi fazzu turcu”. Appunto. Come era uso dire prima della leva obbligatoria, “megghiu porcu ca surdatu”. Non sono queste le antiche leggi della Sicilia, siamo arcistufi di certi “lupacchiùni”, oramai li conosciamo e li “schifiàmu”. Basta, si coltivino il loro orticello di “cucùzzi di Natàli” e non sfregino la gloriosa bandiera della Sicilia con i colori intrisi del sangue di chi, dal 1091 al 1946, pugnò per l’Indipendenza Nazionale. Innanzi a certi traccheggi, gridano vendetta pure i morti. Ma i siciliani liberi la risposta la sanno dare, perchè sono un popolo civilissimo e grande. Nonostante gli inganni e le calunnie.
A Catania nel XIX secolo era famosissima l’ “Opira dì Pupi” di don Angelo Grasso, il cui figliolo fu il più grande attore tragico degli ultimi cent’anni, ossia Giovanni Grasso. “Donn’Ancìlu” faceva parlare i pupi in modo incredibile. Conosciamo i “pupari”: e parlino quindi, i “pupi”. L’Opira comincia… signori, applaudite!
Francesco Giordano

(articolo pubblicato sul quotidiano online LinkSicilia: http://www.linksicilia.it/2013/12/raggruppamenti-indipendentisti-ed-elezioni-europee-lopira-di-pupi/)

giovedì 19 dicembre 2013

Progetto Sicilia a Palermo, 19-23 dicembre 2013, per la moneta Grano



Associazione "Progetto Sicilia" - Comunicato Stampa

Il 17 dicembre, innanzi al Dirigente del Dipartimento Autonomie Locali, servizio elettorale, dell'assessorato alle AA.LL. della Regione Siciliana in Palermo, l'associazione "Progetto Sicilia" ha depositato i documenti necessari per l'ufficialità della legge di iniziativa popolare che propone il sistema monetario complementare Grano.

Ora possiamo dire che è anche sanzionato dal crisma della legalità il progetto per la moneta della prosperità siciliana: non ci sono più dubbi.

E' il frangente giusto e necessario perchè i siciliani agiscano, apponendo la loro firma per rendere effettiva, come mai sinora è stato attuato a norma dello Statuto speciale di autonomia della nostra regione, una legge voluta dalla gente, senza acquiescenza verso i novanta signori deputati dell'Assemblea Regionale, che fu il glorioso Parlamento più antico del mondo, di cui abbiamo il prestigio di vantarci ma che è caduto nel decadimento totale per l'ignavia dei suoi inquilini. Però se essi dormono, i siciliani possono fare le leggi e loro, obtorto collo, saranno costretti a discuterle, approvarle, o respingerle.

Come in questo caso. Abbiamo già diverse migliaia di firme; perchè il progetto della moneta complementare, ideato dall'imprenditore Giuseppe Pizzino e chiamato Grano in onore del sacro frutto della sicula terra, possa essere pienamente operativo, è indispensabile che i siciliani i quali dimorano o transitano per la capitale si soffermino a firmare la petizione.

Giuseppe Pizzino e un gruppo di amici di "Progetto Sicilia" saranno con un gazebo, a cui è stata data l'autorizzazione ufficiale, in piazza Indipendenza a Palermo, dal 19 al 23 dicembre. Si può e si deve firmare la petizione per la moneta della prosperità, che darà lavoro a migliaia di siciliani e risolleverà la disastrata economia dell'isola.

Noi stiamo facendo la nostra parte, la Storia è in cammino e ci conforta. Nella prima Costituzione dell'evo moderno in Europa, imitata e copiata da molti, ovvero quella promulgata in Sicilia nel 1812 dal Parlamento libero (e dal Vicario Generale del Regno Francesco, poichè Re Ferdinando, che poi la revocava, non volle assumersene l'onore), si scriveva (capo XXII): "ogni cittadino siciliano, che non fosse membro del Parlamento, potrà avanzare una sua domanda, querela, o progetto di legge per lui, o in nome del pubblico, al Parlamento per mezzo di un membro del medesimo: se la domanda, progetto o querela riguardi un oggetto pubblico, il membro di una delle due Camere che ne sarà incaricato non potrà ricusarsi di leggerlo pubblicamente alla Camera; se riguardi un oggetto particolare, si darà ad un comitato per discutersi se debba accettarsi o ricusarsi". Questa la fonte legislativa e storica della legittimità popolare a legiferare, a cui si ispirarono i padri costituenti dello Statuto del 1946 attualmente vigente e legge dello Stato poichè parte integrante della Costituzione repubblicana. Con i logici aggiornamenti, ciò dà il diritto ai cittadini di essere protagonisti del proprio destino, ai siciliani in particolare, che possono vantare duemila e cinquecento anni di storia gloriosa.

La moneta grano è una divisa complementare, perchè non si mette in discussione l'Euro: però i suoi simboli rendono attuale e senza tempo la cosiddetta "questione della Nazione siciliana". Il nostro progetto è pertanto vòlto alla prosperità dei siciliani tutti, senza distinzione di ceto e razza, con particolare attenzione agli ultimi ed ai bisognosi, cui è riservata la proposta del reddito vita, assolutamente fattiva come l'impiego lavorativo di molte migliaia di donne e uomini disponibili ad impegnarsi secondo le linee illustrate più volte da Pizzino e dai componenti del Progetto Sicilia, le quali verranno di continuo spiegate.

La città dei Vespri, che ha resistito alle cannoniere degli stranieri e da secoli innalza il gloriosissimo vessillo giallo e rosso, l'unica nostra bandiera ornata della sacra triscele per cui è bello vivere e morire, vedrà il suggello della iniziativa popolare della moneta grano, che sarà legge regionale, a Dio piacendo, nel 2014.

L'animo nostro è nelle mani del Signore!

Associazione "Progetto Sicilia"

mercoledì 18 dicembre 2013

La mancata protesta dei Forconi, tutto previsto. E sugli indipendentisti siciliani...


La mancata protesta dei Forconi, tutto previsto. E su gli indipendentisti siciliani…

 
PERCHE’ LE PIAZZE SICILIANE NON SI SONO RIEMPITE? PERCHE’ MARIANO FERRO SI E’ DISSOCIATO DALLA MANIFESTAZIONE A ROMA? PERCHE’ GLI INDIPENDENTISTI I SICILIANI NON GLI HANNO CREDUTO? L’ANALISI DI FRANCESCO GIORDANO

forconi a ctE’ finita come doveva finire la cosiddetta, tanto sbandierata, rivolta nazionale dei “Forconi”. La sintetizziamo con una celebre battuta di Franco Franchi: “a schifìu”. Non poteva essere diversamente, del resto. I prodromi dell’insuccesso popolare c’erano tutti, anche se il peggior sordo, o cieco, è colui che si rifiuta di sentire o vedere. E guarda caso, tali soggetti si annidano tra coloro, la gran maggioranza, che hanno le greppie sicure nel proprio conto corrente bancario o postale, o non hanno problemi a mettere insieme il pranzo con la cena, o si baloccano con teorie politiche desuete e sovente condannate dalla Storia (chi ancora ciancia del comunismo, per esempio, scorra la pubblicazione, edita da un pool di storici francesi nel 1997 (nel 1998 in Italia), “Il libro nero del comunismo”, un volume che dovrebbe essere adottato nelle scuole pubbliche, onde capire chi furono coloro i quali, ammantandosi di una ideologia sanguinaria, non solo snaturarono la originaria concezione socialista, ma la uccisero nella loro orgia di assassini. Cioè quei che hanno la situazione economica più o meno certa, non si smuovono perchè non conviene loro: chi non ha nulla e nulla avrebbe da perdere, è conservatore per natura e non fa ghigliottine politiche in piazza. Il sinistrume becero è altresì avido di poltrone e posti sindacalizzati.
Che altro poteva accadere, se non il nulla?
Nessuno strato popolare ha quindi appoggiato la rivolta delle piazze che in Italia ha avuto l’etichetta dei “Forconi”, etichetta del resto di matrice siciliana, se è vero che i comitati si definiscono “del 9 dicembre”. L’attuale Governo ha avuto facile modo di stroncare ogni velleità di ribalderie, con le circolari del Ministero dell’Interno ai Prefetti e Questori ove si fece divieto di assembramenti nelle piazze e di bloccare la pubblica circolazione, pur salvaguardando il diritto alla protesta costituzionalmente garantito. Le esplosioni ribellistiche di Genova, di Torino e di Milano e Cerignola e altre piazze, furono facilmente sedate, essendo opera di facinorosi. Così il gruppo di CasaPound che a Roma ha tolto la bandiera dell’Unione Europea, fu manganellato senza pietà (vedasi il video pubblicato dal Corriere.it) da quegli stessi poliziotti la cui matrice ideologica, spesso, non è nelle linee generali lontana dai ragazzi picchiati. Questo fa parte del “grande gioco”, avrebbe commentato Kipling.
Riguardo la Sicilia, come il Continente italiano, era già tutto scritto: gli accordi del Governo nazionale con gli autotrasportatori italiani e siciliani, siglati dal Ministro Lupi e qui da noi dal Sottosegretario Castiglione, hanno ottenuto la revoca del progettato sciopero dei camions. E basta così: allorchè gli automezzi pesanti i quali trasportano tutte le derrate indispensabili e i carburanti, non hanno scioperato, era palese l’inanità della protesta.
Non per i “Forconi”, i quali hanno ottenuto, fatta salva la buona fede di alcuni tra cui ci piace citare Franco Crupi, che ha pure beccato una denuncia perchè ha diviso dei volantini al casello autostradale di San Gregorio senza autorizzazione (denunzia che lo stato ‘nato dalla resistenza’ ha elevato in base all’articolo 17 della Costituzione, e passim: ma, ciò che più colpisce, e chi vuole capire capisca, in forza di tre Regi Decreti, di cui uno del 1931 e due del 1940, il secondo emanato durante la guerra…!!!.. lo scriviamo per averlo letto dal foglio che Crupi ci ha mostrato firmato dal Questore), quella visibilità a loro utile, ma hanno pure verificato che la gente, anche e soprattutto quella bisognosa, non era con loro.fORCONI ct
Per formare venerdì 14 dicembre un corteo a Catania, dove come in tutta l’isola le proteste hanno avuto carattere pacifico e rispettoso delle ordinanze, è intervenuta Forza Nuova, che riesce a raccogliere un centinaio di aderenti. Altrimenti sarebbero stati solo una decina , i cosiddetti “Forconi”. Da qui la decisione del loro capo, Mariano Ferro, di non andare a Roma. Giusto temere le strumentalizzazioni: ma cosa mai avrebbero ottenuto, a fronte della forza non già del Governo, ma della assenza della popolazione che non ha condiviso il loro modo di protestare, non si intuisce.
“Mandiamo a casa i politici” è uno slogan accettabile: però, siccome siamo in regime democratico parlamentare, almeno sinora, si pongono due questioni: o si sostituiscono i politici con altri politici, oppure si sceglie la strada con scaltrezza e obliquamente indicata da Beppe Grillo, che non casualmente giorni fa invia una lettera aperta ai capi di polizia, Carabinieri ed Esercito: schieratevi con la gente e non contro chi protesta. E se la gente ora è stata poca, in futuro non si sa. Intanto il messaggio è lanciato a chi di dovere. Se fossimo stati negli anni Sessanta del XX secolo e si avesse ancora un minimo di memoria storica e capacità di discernimento politico, ciò sarebbe stato letto come fu il “golpe” del 21 aprile del 1967 in Grecia. Quello cosiddetto dei “colonnelli”, Papadopulos, Makarezos e Pattakos (che era generale). Forse che in Grecia oggi, data la miseria dilagante nella Patria di Aristotile e Senofonte, se una dittatura garantisse stipendi certi, pensioni minime e reddito di cittadinanza, la popolazione non l’appoggerebbe? Alba Dorata docet. Ma questo può farlo anche una repubblica parlamentare: che però è avida del sangue dei cittadini, almeno attualmente.
Insomma, o si continua col regime dei politici, riformabile quanto si vuole e deprecabile quanto si deve, o c’è la dittatura. E qui non facciamo distinzioni di sostanza ma di forma, poichè non sappiamo se, nell’attuale frangente sociale, sia più auspicabile una dittatura militare o l’attuale democrazia decadente. Crediamo tuttavia che a livello nazionale il messaggio inconscio sia stato recepito. E che la gente, pur stufa della attuale classe politica a tutti i livelli, non intenda -per ora- sostituirla con un regime militare-poliziesco. In Sicilia, peggio che mai. Nell’Isola tutti i protestatari dimenticano, o fingono di dimenticare (ma non lo dimentica il Governo nazionale nè i politici di professione) che alle elezioni regionali del 28 ottobre 2012 il 53% degli elettori, cioè la maggioranza, non è andato a votare. Questi i fatti. E si affannano a rimediare, cripticamente, a tale aperto vulnus democratico.
Tra “forconi”, populisti, liste civiche, unioni di sicilianisti nate ex novo (ce ne occuperemo a breve) si avvicinano le europee. Anche i “forconi”, qualcuno vocifera, intendono formare un partito, una lista. Non è bastata l’esperienza deludente delle regionali dell’anno scorso? E’ ora di tornare a prendere di nuovo in giro i cittadini, specie gli ignoranti e anche i bisognosi, con la fiaba dei “ludi cartacei”, definizione di quell’uomo sotto il cui Governo furono emanati i Regi Decreti anzidetti (oh, era una dittatura, guarda un po’…). Neppure il classico “pusticéddu” però ora, stante il fallimento dell’economia, i politici possono far balenare tra le promesse. Illegalmente, s’intende. I siciliani, che hanno una concezione della ‘legalità’ su cui sono stati scritti romanzi, lo sanno e fanno loro il gesto dell’ombrello. Nel modo più cònsono, ovvero disertando le urne.
Ultima notazione, sugli indipendentisti siciliani: taluni hanno deprecato il loro dissenso dalla mancata rivolta dei “Forconi”. Forse perchè sapevano come andava a finire? Forse perchè fu troppo incentrata sull’Unità nazionale, tema da sempre indigesto ai “separatisti”? Forse perchè il popolo siciliano sa di essere un mondo a sè e di antica civiltà, e non ha necessità di dimostrare il proprio disgusto in maniera plateale? Palermo non si è mossa, Messina non pervenuta; di Catania alcuni, ripetendo una frase stupida, han detto che è “puttana”. Ma le puttane, e bisognerebbe avere rispetto per le lavoratrici del sesso, almeno si fanno pagare, magari non tanto, ma si fanno pagare. In questo caso “non s’acchiappa nènti”. Niente dai “Forconi”, niente dai politici (tranne ai raìs collettori di voti… ma il loro gioco è scoperto oramai). Per cui, che motivo si ha per protestare? O per andare a votare? Sano realismo, nulla più. Il realismo di chi vive in un’Isola le cui ore sono la più gran parte, irradiate dal Sole. Astro del quale il dies natalis coincide con la nascita del Divin Bimbo, che ci apprestiamo a celebrare, i cui doni liberali sono la forze della gente nostra.
Francesco Giordano

(Articolo pubblicato sul quotidiano online LinkSicilia: http://www.linksicilia.it/2013/12/la-mancata-protesta-dei-forconi-tutto-previsto-e-su-gli-indipendentisti-siciliani/)

martedì 3 dicembre 2013

Progetto Sicilia presenta la moneta complementare Grano: Sciacca 6 dicembre 2013 ore 9,30, Noto 8 dicembre 2013 ore 10,30





Continua per tutta la Sicilia la presentazione del Progetto ideato da Giuseppe Pizzino, per l'adozione della moneta complementare Grano: i prossimi appuntamenti a Sciacca, sala Blasco del Comune agrigentino, e a Noto, sala convegni dell'ex Convento dei Gesuiti, il 6 e l'otto dicembre 2013.
Tra i relatori, come a Messina, Francesco Giordano (storico e studioso di letteratura), Santo Fortunato (medico bioeticista), Azzurra Ridolfo (ricercatrice, Università degli Studi di Palermo), Nancy Mirenda (presidente di Progetto Sicilia), relazionerà Giuseppe Pizzino (imprenditore).

mercoledì 27 novembre 2013

Progetto Sicilia, Convegno dibattito sul Grano, una moneta siciliana per la prosperità; Messina, Salone delle Bandiere sede del Comune, 1 dicembre 2013 ore 10


 


Presenta Alessandro Piparo, introduce Nancy Mirenda Presidente dell'associazione "progetto Sicilia".
Parteciperanno: Santo Fortunato (medico bioeticista), Francesco Giordano (scrittore e storico patrio), Azzurra Ridolfo (economista, Università degli Studi di Palermo), Cosimo Massaro (scrittore monetarista).
Prolusione di Giuseppe Pizzino (imprenditore), ideatore del Progetto.
Intervento di chiusura della cantante Ade La.

martedì 26 novembre 2013

Convegni paralleli il 1° dicembre: a Messina la moneta Grano, ad Atene debito e sovranità monetaria




Convegni paralleli il 1° dicembre: a Messina la moneta Grano, ad Atene debito e sovranità monetaria
L'Europa dei popoli si risveglia e intende slegarsi dalle catene del servaggio a cui la conduce certa gestione dissennata dell'oligarchia finanziaria: non è un caso, avrebbe notato lo psicanalista illuminato Carl Gustav Jung, che mentre noi a Messina alle calende di dicembre ospitati dal Comune nel salone delle bandiere, parleremo in un incontro dibattito che si preannuncia estremamente importante, di Moneta complementare per la prosperità del popolo siciliano, con l'obiettivo di uscire dalla deriva sociale in atto, ad Atene si svolge contemporaneamente una conferenza con partecipanti da tutto il mondo, per discutere di "Debito, sovranità monetaria e democrazia" (qui il programma: http://epaminternational.wordpress.com/2013/10/15/comunicato-stampa/). Tre temi dalle valenze amplissime, che noi non potremo per necessità affrontare, anche perchè non abbiamo l'ambizione di ergerci a soggetto politico giustificato ad affrontare le tematiche di cui sopra. Sappiamo tuttavia che in Grecia la situazione socioeconomica, derivante dalle politiche infami imposte al popolo dalle BCE, è disastrosa: per cui appare assolutamente giusto che tutti i soggetti politici e culturali operanti nella glorioisa Ellade si attivino per cercare dei rimedi concreti onde sciogliere il cappio mortale provocato dal debito di una divisa comunitaria la quale, ci confermano economisti dottissimi come Guarino ex ministro della Repubblica, e Galloni (il quiale sarà all'incontro di Atene), si sta da sola sgretolando, se non si attivano da parte dei vertici della Banca Centrale le opportune contromisure che permettano una ricircolazione dei commerci.

A noi pare ora sufficiente indicare tali analogie: due popoli dalle antichissime e comuni radici, quello ellenico con tutte le sue diversificazioni e sfaccettature (dall'Attica alla Beozia, dal Peloponneso a Corinto, dall'Eubea alle Cicladi ai Rodii, nomi ben cari a chi conosce la storia della Sicilia antica), e quello siciliano, stanno in modo lento -non troppo ultimamente- ma inesorabile prendendo coscienza che se la politica ufficiale non si attiva o rimane colpevolmente inerte, è compito dei cittadini, della gente comune prendere le redini della gestione diretta dell'economia vulgare, ovvero sintetizzata con una formula essenziale e comprensibile a tutti, la quale da un lato ridoni dignità simbolica e psicologica a quella che fu, è e sarà una unitas -pur nelle intrinseche e ineludibili differenziazioni- geografica e storica, ovvero il "regnum Siciliae" (laddove il termine regno è utilizzato in senso filosofico), dall'altra rivitalizzi il commercio e la circolazione monetaria e quindi sostanzialmente doni un sostegno certo e assicurato a tutte le fasce sociali, ad iniziare da quelle più deboli a cui sarà garantito un reddito certo.

Questa "formula" la illustrerà in tutti i dettagli tecnici Giuseppe Pizzino, l'ideatore del Progetto Sicilia: ha un nome fascinoso e altamente significativo, Grano.

Esiste già la moneta, che è in distribuzione a tutti i sostenitori del Progetto, ed esistono le Gran Card. A differenza dell'incontro di Atene, il nostro è a sostegno di una divisa complementare all'Euro, non moneta sovrana di Sicilia. Non ne sussiste il bisogno, almeno per il momento. E non sarebbe nè giuridicamente, nè politicamente auspicabile, sempre nel momento presente. I Siciliani sanno aspettare: la Storia ci conforta ed è con noi.

E tuttavia, estremamente espressiva appare la correlazione dei due incontri, in città affacciate sul Mediterraneo mare. Le sàlse onde del quale uniscono in fraternità i popoli. Evidentemente, non il solo anelito di Libertà è comune.

F.Gio

venerdì 8 novembre 2013

Strano caso di sicilianismo in Cassazione, moneta complementare e visioni dell'Isola




Strano caso di sicilianismo in Cassazione, moneta complementare e visioni dell'Isola

E' stata pubblicata il 30 ottobre u.s., ne hanno parlato alcune testate giornalistiche, la sentenza della VI Sezione Civile della Cassazione, su un interessante "caso Sicilia". Sostanzialmente la Suprema Corte ha definitivamente rigettato una richiesta di condanna dello Stato italiano per la separazione della Sicilia... argomento curiosissimo e "succulento" per i sicilianisti, gli indipendentisti, i secessionisti di Trinacria, quasi tutti silenti; mentre i giornali, da Repubblica edizione di Palermo al Fatto quotidiano, sino al nostro LinkSicilia, dipingono l'autore del ricorso come un signore anziano, stravagante, eccentrico, ai limiti della follìa. E certamente stravagante e particolare lo è. Il suo nome è Giuseppe Mignemi.
Nessuno però si prende la briga di dire chi è, chi è stato Giuseppe Mignemi, nella storia della città di Catania come in quella dell'Indipendentismo idealistico e puro della Sicilia. Noi che lo conosciamo e abbiamo anche conosciuto bene alcuni suoi amici e sodali, forse possiamo dire qualche parola. Egli ha circa novant'anni, ed è perfettamente lucido: qui il link ad un nostro video, in cui interviene alla imponente manifestazione di Forza d'Urto e dei Forconi alle Ciminiere il 2 febbraio 2012, la quale doveva preludere (e così non fu) alla rivolta dell'Isola contro il potere centrale: http://www.youtube.com/watch?v=qv5rnJqfDYY

Aggiungiamo che l'ingegnere Mignemi, come è noto comunemente nella nostra etnèa città, laureatosi al Politecnico di Torino, è stato professore nell'Istituto tecnico "Archimede" di Catania, per molti anni. E negli anni Sessanta del XX secolo, era notissimo perchè in via Etnea declamava scandalizzando i benpensanti, sul cosiddetto "sacco edilizio" del corso Sicilia: fu lui a denunziare le trame corruttive del malaffare e delle bustarelle che ammorbarono l'aere dei sindaci allora democristiani e favorenti la vergognosa speculazione dei costruttori che vide l'abbattimento, nel 1956-58, di due antichi anche se fatiscenti quartieri di Catania, San Berillo e Crocefisso della Buona Morte (quest'ultimo sempre confuso col primo; noi lo precisammo pubblicando nel 2003 una breve monografia sulo scomparso rione adiacente la Stazione centrale), e il sorgere della zona bancaria, ancora oggi vergognosamente incompiuta, come si può notare dai progetti, tutti finiti in un nulla di fatto (l'ultimo nei primi mesi del corrente anno) per sanare le "voragini" di corso Martiri della Libertà, che hanno le radici politico-economiche in quell'intreccio di intrallazzi all'epoca denunziato, anche con un apposito giornale, dall'Ingegnere Mignemi. Il quale subì pure il carcere per aver svelato nomi e cognomi dei responsabili: anche se molti anni dopo ha avuto la rara soddisfazione, in vita, di aver riconosciuta la veridicità delle sue accuse.

Giuseppe Mignemi però non è stato solo il Savonarola della Catania corrotta e democristiana degli anni Sessanta: nel periodo 1943-46 dell'ultima guerra civile che vide il popolo della Sicilia contrapporsi allo stato unitario nazionale, attraverso il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, guidato da Andrea Finocchiaro Aprile, leader carismatico con Santi Rindone e Lucio Tasca Bordonaro, della riscossa separatista dell'Isola, egli giovane studente (insieme al fratello) militò nell'EVIS, l'esercito di ragazzi idealisti e guasconi che salì sul monte Soro e nelle zone fra Cesarò e Randazzo e si contrappose, in virtù di una guerriglia impari contro le soverchianti Forze Armate di Badoglio, Bonomi, Parri e poi De Gasperi, al governo unitario. L'EVIS deve la sua fama più giornalistica al leggendario Salvatore Giuliano, che la pubblicistica ha descritto come bandito mentre fu un idealista puro e se vogliamo, al "netto" degli omicidi dei Carabinieri i quali in quei giorni non erano per nulla teneri verso le popolazioni e considerando che egli stesso fu una incolpevole vittima di agguato in cui non ebbe colpa se non di portare il pane per sfamare la propria famiglia, un eroe dell'Indipendentismo, ieri come oggi: ma nella Sicilia orientale erano i giovani come Mignemi, Nino Velis, Michele Papa, Pippo Amato, Carmelo Rosano e molti altri, che abbracciavano la bandiera separatista con immenso amore. Proprio Michele Papa, nostro caro amico rimpianto scomparso nel 2002, pubblicava un volume, "Storia dell'EVIS", dove riferiva della partecipazione dei Mignemi alla battaglia indipendentista.

Ecco chi è Giuseppe Mignemi, non uno dei tanti stolidi pazzoidi partoriti dalle fucine di Efesto o dai quattro elementi di empedoclèa memoria. Un appassionato, sanguigno, non un folle.

E se l'età ha naturalmente acuito le sue convinzioni, v'ha pure una logica nella lettura della Sicilia divisa in due Stati, come egli afferma: perchè chi conosce (carenza che dobbiamo colmare assolutamente nelle generazioni più giovani, non basta l'Università o alcuni volenterosi) la storia dell'Isola sa che il Salso e l'Imera dividevano la Sicilia in due settori, quello fenicio-punico e quello siculo-ellenistico, da oltre duemilacinquecento anni. E se ci si obietta che codesti sarebbero sogni da utopista, non lo sono l'offerta della progettata portaerei Archimede (Mignemi ex professore in quell'Istituto, correlazione evidente) agli Stati Uniti, e la mancanza della considerazione di essi che porta alla richiesta di riconversione di Sigonella ad aeroporto civile. La Sentenza della Cassazione riporta che Mignemi, ed è corretto, cita il trattato di Pace: e però egli è troppo acuto, come non lo sono affatto tanti sicilianisti subdoli di vecchio, falsato, conio e dell'ultima ora, per non sapere che le condizioni imposte dall'Armistizio "lungo" firmato nella rada di Malta il 29 settembre 1943 fra l'allora Capo del Governo Pietro Badoglio e il Generale Eisenowher a nome delle potenze Alleate, impone la sottomissione totale dell'Italia, di cui la Sicilia allora come oggi è politicamente parte, alla volontà imperialistica degli Stati Uniti. Che ciò sia o meno un errore, è altra discussione.

Personalmente, dissentendo da Mignemi come dai moderni sicilianisti che bandiscono un antiamericanismo ignorante e del tutto becero e sconfinante col fanatismo, dimostriamo dal punto di vista storico, poichè i documenti, dalle lettere di Finocchiaro Aprile in poi lo testimoniano, che l'indipendentismo siciliano fu sempre filoamericano e filoinglese: anzi, non vi furono filoamericani durante e dopo l'occupazione più ferventi che i veri sicilianisti indipendentisti e federalisti, anche se le loro posizioni emersero divergenti per altri aspetti (vedi il caso del'editore catanese Concetto Battiato, fautore della Sicilia "49° stella" degli US). La visione pro Stati Uniti dell'indipendentismo in Sicilia fu sempre maggioritaria, e non bastano e non basteranno, anche oggi, figure degnissime di militanti morti per la causa, come Antonio Canepa creatore dell'EVIS, e altri, per ribaltare la realtà dei fatti. Quindi ogni discussione sulla presenza delle forze armate degli USA in Sicilia è non solo inutile ma sterile e non avente fondamento storico nella lotta indipendentista, checchè ne dicano gli oltranzisti che ignorano i documenti e travisano a loro piacimento, quasi fosse la fiaba di Giufà, la realtà del sicilianismo.

Per quel che concerne infine la sentenza che ha rigettato definitivamente il ricorso dell'idealista novantenne Mignemi, notiamo, e chi vuole capire capisca, evangelicamente, che gli ermellini della Cassazione -i quali in quel momento rappresentano la suprema autorità dello Stato: non si dimentichi che la stessa Repubblica Italiana è nata da un "parto" della Cassazione, che non l'ha mai ufficialmente proclamata; e lo Statuto Siciliano frutto della guerra civile, anche se attualmente 'sterilizzato', fu inserito nella Costituzione del 1948, preesistendo da due anni, in forma pattizia- hanno respinto le richieste del ricorrente, per "carenza di legittimatio ad processum e ad causam", nonchè di "ius postulandi". Oltre la terminologia giustinianea, per un mero vizio di forma. Ovvero, non sono andati oltre la lettera e la lettura concreta, cioè politica, delle autentiche motivazioni. Non era del resto compito della Cassazione approfondire ciò. Sarebbe stato, o sarebbe, compito della politica alta dirimere la vexata quaestio. Ma quella politica, che permise ad Alcide De Gasperi capo del Governo, il 13 giugno del 1946 di effettuare un vero e proprio colpo di stato per "fondare de facto" la Repubblica, da cui l'alta protesta del Re Umberto II e il suo dignitoso e lungo esilio (su ciò si vedano le confessioni del monistro socialista Romita nell'autobiografia), aveva già deciso che fra gli accordi internazionali, la Sicilia doveva essere inserita nella maniera, segreta naturalmente ma ben delineata in certi passaggi dell'armistizio lungo, più consona agli interessi dei nuovi nostri alleati anglo-americani. E questo non fu un male, anzi. Oggi possiamo dire che è ancora un vantaggio, politicamente e strategicamente discettando.
Colpisce nel testo della sentenza, allorché Mignemi intende costringere lo Stato italiano a separare la Sicilia in due nazioni distinte, la sua volontà per "la creazione di una moneta siciliana a potere costante di acquisto, ritirando la Sicilia Orientale dall'Euro e facendo affluire tutte le tasse dovute al nuovo stato sovrano, in una Tesoreria"... quella moneta, senza elidere la circolazione dell'Euro (che imploderà, se imploderà, da solo), c'è già e sta prendendo corpo concretamente in Sicilia: è il Grano, sistema complementare il cui Progetto Sicilia è stato elaborato dall'amico Giuseppe Pizzino, e con l'onda crescente della petizione popolare, sarà presto adottato dalla Regione Siciliana quale meccanismo che contrasterà efficacemente la crisi economica: https://www.facebook.com/progettosicilia2013.2017?ref=stream

Come si vede, le idee del nostro utopista non sono campate in aria, ma hanno un fondamento, il quale a volte si realizza. La Sicilia sarà liberata acquisendo consapevolezza, pur nelle implicite divisioni della sua essenza psichica, del proprio nulla e del proprio Tutto. Aspettiamo, ma non troppo. Il redde rationem, finanziariamente parlando, è alle porte. E sempre il popolo ha reagito quando è privo della sufficienza (ferma la liquidità e i bancomat, cioè).

Vèngonci in mente le considerazioni che Luigi Pirandello mise in calce, nell'opera omnia mondadoriana dei suoi romanzi, al "Fu Mattia Pascal": "Le assurdità della vita non hanno bisogno di parer verosimili, perché sono vere. All'opposto di quelle dell'arte che, per parer vere, hanno bisogno d'esser verosimili. E allora, verosimili non sono più assurdità".

F.Gio


(Nell'immagine, la Sicilia nel periodo ellenico e punico, divisa dai due fiumi e nelle rispettive sfere d'influenza; qui il link al testo completo della sentenza della Cassazione 24517/13 sul caso Mignemi: http://www.nellanorma.it/wp-content/uploads/2013/10/Cassazione-24517_2013.pdf )
 
 


lunedì 4 novembre 2013

Il murgo a Gioiosa marea (Me), tra storia e letteratura






Il Murgo a Gioiosa, fra storia e narrativa

Nella celebre cena di Trimalchione, descritta con sapiente maestrìa in quel romanzo scintillante che è il Satyricon di Petronio (duemila anni... e non li dimostra, tale è la modernità di codeste opere immortali), l'autore fa entrare in scena uno scheletro, manovrato dallo schiavo, che si muove nelle più strane forme, mentre Trimalchione canta:

Eheu nos miseros, quam totus homuncio nil est!

Sic erimus cuncti, postquam nos auferet Orcus.

Ergo uiuiamus, dum licet esse bene

che in italiano si può tradurre: "poveri noi miseri, che siamo nulla e ci crediamo il tutto! Così tutti finiremo, dopo che cadremo nelle Tenebre. Perciò viviamo, finchè si può stare bene". E' la sensazione indimenticabile che provammo pochi giorni fa a Gioiosa marea, ridente centro del Tirreno siculo e perla della costa nord della nostra amata isola del sole, assaporando il Murgo, una specialità gastronomica tipica locale che è stata associata alla tradizione gioiosana del carnevale, ma che si può gustare tutto l'anno mercè l'arte culinaria dei ristoratori del ridente paese esposto sul promontorio di capo Calavà. L'artefice e creatrice della promozione del piatto che assòmma in sè le tradizioni mediterranee e orientali e arcaiche della Sicilia, fondendole in una miscela armoniosa e poetica, è Giuliana Scaffidi, scrittrice e poliforme operatrice culturale gioiosana, che fra un gòccio di bianco di Piraino (della azienda vinicola Amato, denominato appunto il Murgo) e il sorriso ineffàbile che ella, dal biondo crine, dispensa in modo elegante e garbato come solo le donne dotate di senso artistico san fare, ci spinse con grazia a gustare il piatto. Che è la pasta col nero delle seppie ben nota in tutte le sicule coste: solo che in quel di Gioiosa s'arricchisce delle specialità dei calamari e gamberetti assommati alle seppioline, pinoli e salsa di Pachino, con il tòcco leggero ma incisivo del finocchietto. Il grano isolano, movente millenario della Sicilia qual custode della vita e per cui sovrani e imperatori e dèi guerreggiarono indefinitamente, è il perno del piatto, che Giuliana ha voluto associare all'omonima maschera carnascialesca gioiosana del Murgo, promossa da emigrati i quali nel secondo dopoguerra diedero vita alle manifestazioni tipiche del Carnevale locale. Miscela cromatica, filiazione d'intenti, promozione del luogo, a parer nostro ben riuscita.

E se la donna è artefice suprema, nei millenni, della creazione del cibo e della vita così come le Divinità hanno stabilito sin dal germogliare dei tempi, la Sicilia ha oggi vieppiù necessità di riscoprire l'importanza del parallelo gastronomia-cultura letteraria e tradizione, anche e forse soprattutto attraverso la valorizzazione e la promozione delle realtà locali, come quella di Gioiosa di cui noverammo, condivise con estremo entusiasmo in una comunità viva, giovane, partecipata. Basti dire che l'Associazione culturale che Giuliana Scaffidi presiede si è fatta promotrice del premio letterario Il Murgo, giunto alla seconda edizione, e continua a creare, magmaticamente, iniziative belle e appassionanti. Lei non lo disse, ma noi comprendemmo subito l'animo poetico: infatti Giuliana scrive, e non son di secondaria importanza i suoi "pensieri", che un dì raccoglierà in volume in forma di prosa, come cameo senza tempo di uno stile, intenso e matèrico, oltre la materialità del contingente, che farà onore alla sua comunità e alla sicula terra.

Ebbe ragione Idrisi, geografo mussulmano del XII secolo, concludendo così la sua descrizione dell'Isola: "Non si trova in nessuna parte del mondo, come in Sicilia, maggior numero di paesi e regioni più prosperose". Le stelle del mare di Trinacria, annuiscono in silenzio.

F. Gio.

(Questo articolo è stato pubblicato sul sito che documenta le attività di Gioiosa marea: http://lnx.gioiosani.it/2013/11/01/il-murgo-a-gioiosa-fra-storia-e-narrativa-il-piatto-il-murgo-varca-le-soglie-della-provincia/#.UnearEhd7IV)

giovedì 31 ottobre 2013

Presentata "Progetto Sicilia" a Gioiosa marea: obiettivo, la moneta isolana










Presentata "Progetto Sicilia" a Gioiosa marea: obiettivo, la moneta isolana

Un grande successo di pubblico e entusiasmo di rara percezione, hanno coronato la presentazione ufficiale dell'Associazione "Progetto Sicilia", giorno 30 ottobre 2013 al teatro Borà di Gioiosa marea, di fronte al vasto Mediterraneo. E se è indubbio che gli eventi importanti della Storia dei popoli si scrivono sempre innanzi il mare, e la fiamma nell'anima, sfidando i venti ma perfettamente fissi in terra, allora l'adozione della moneta complementare, il grano, che sino a ier l'altro poteva essere classificata un sogno o l'utopìa di un ex imprenditore delle camicie conosciuto in tutto il mondo (il marchio Castello, con l'etichetta made in Sicily, chi lo scorderà?), adesso si tramuta in realtà popolare. Tutto per la dedizione infrangibile di Pippo Pizzino, autore e creatore della proposta, già edita in volume l'anno scorso (Armenio di Brolo) e discussa in apposite commissioni nel Parlamento siciliano. Ma non basta: l'iniziativa è popolare, in conformità alle norme dello Statuto speciale siciliano, che -nato in forma pattizia dalla guerra civile contro lo stato nazionale italiano del 1943-46 e inserito nella Costituzione repubblicana del 1948, in modo pressochè irriformabile- permette attraverso l'articolo 12, le petizioni popolari in forma di legge.

Pizzino è un combattente, e certamente otterrà le diecimila firme necessarie per presentare il progetto di adozione, da parte della Regione Siciliana, della moneta complementare, che rilancerebbe l'economia locale e invertirebbe la tendenza disastrosa, in caduta libera, della realtà isolana. E' una soluzione da tentare, l'alternativa già in atto è lo sfacelo non solo finanziario, ma etico. Infatti si è parlato, a cura del dottor Santo Fortunato, di Etica, anzi di Bioetica fra i temi trattati nell'incontro. Al quale l'oratoria focosa e spietatamente vera di Pizzino ha dato vita con numeri severi, ma con soluzioni degne di speranza. Quella medesima speranza che leggemmo nei volti de' giovani che egli, dalla Presidente Mirenda a Rosy Di Nardo a Giuliana Scaffidi, infaticabile operatrice culturale e organizzatrice dell'evento, ha voluto accanto a sè nell'avventura. La luce dell'entusiasmo è come la "pazzia contagiosa" di cui narrava Pirandello, si espande come le onde concentriche e può generare creazioni notevoli, a volte assai durature.

Già sono numerosi i casi di moneta alternativa a quelle nazionali, come strumento per evitare il tracollo sociale, in molti stati: dal Kenya alla Grecia al Regno Unito agli stessi Stati Uniti, è un fiorire di monete semisovrane o complementari, a volte in forma elettronica, a volte in misura nominale o metallica o cartacea. Il sistema ideato da "Progetto Sicilia" è duplice, sia elettronico, con l'istituzione della Gran Card, che tangibile, perchè la moneta metallica Grano è già stata coniata da Pizzino: lo abbiamo scritto e qui lo ripetiamo, se quest'uomo utopista e generoso ha fatto incidere nel dischetto di bronzo, a sue spese, la dizione "Regione Siciliana", invece che moneta personale, o la si adotta, o lui crea una micronazione autonoma (già esistono da decenni: il Principato di Sealand, quello di Hutt River in Australia, ecc). Qui la situazione è più affascinante e complessa: come succintamente accennammo nel nostro intervento a quell'assìse, la Sicilia stato indipendente, nato circa mille anni fa mercè la volontà dei sovrani Normanni -anche se una forma di indipendenza de facto s'ebbe persino durante l'Emirato kalbita del x secolo-, ebbe sempre (anche prima nelle pòlis elleniche puniche e romane) la propria moneta. Se essa sia poi complementare, perchè non in contrasto con l'Euro nè impedita dalle vigenti legislazioni, oppure in un secondo momento divenga sovrana -possibilità a lunga scadenza, semmai plausibile- l'importante è che abbia ricadute nella economia della gente. Specie dei più bisognosi, carico che deve essere sostenuto da chi ha di più. Principio etico -e se vogliamo sociale, di un socialismo nazionale che è anche in senso filosofico, internazionalista-indiscutibile, nonchè caro a tutte le fedi e persino a chi non ha il credo in una essenza Suprema, però intende promuovere la degna esistenza dell'essere umano nel suo sviluppo e nella propria autosufficienza.
Così afferma Pizzino: "Abbiamo incominciato a scrivere una nuova pagina di Storia Siciliana! Il 30 ottobre, a Gioiosa Marea, Teatro Borà, non si ballava, non si mangiava ma si parlava di tematiche serie: del futuro dei nostri giovani, del benessere delle nostre famiglie e della prosperità della nostra Isola. Oltre Duecento hanno gremito l’auditorium, circa Mille collegati in diretta streaming, partecipando attivamente alla promozione del Progetto…Sicilia, che rappresenta l’unica strada percorribile contro il degrado della nostra Regione e la povertà dei nostri concittadini...abbiamo appena iniziato, cambieremo il corso della Storia Siciliana". Qui i video integrale dell'evento: http://www.youtube.com/watch?v=okISqmA9xVA


E' una battaglia sicilianista, per la libertà dell'Isola, quindi assolutamente condivisibile. Infine vi è la volontà di creare nell'ambito dell'Associazione, una struttura specifica che renda tangibile lo studio della cultura, della storia e della tradizione siciliana, in tutte le sue molteplici forme, poichè chi verrà a seguirne le attività ed a partecipare, possa dirsi orgoglioso della propria sicilianità e dell'essenza di quel che qui possiamo già indicare come il risorgere del nazionalismo patriottico nella Trinacria.

Parafrasando il celebre scrittore, fummo gattopardi, poi vennero le iene: ma sempre abbiamo di fronte il mare e le nostre montagne, che ci indicano "come gli alipedi cavalli inanima \ già presso al termine l'esperto auriga, \ ed erto il fervido flagel, dall'invida \ calca dilungasi, che gli diè briga" (Mario Rapisardi, Agone), la mèta suprema, la fiamma che al rossor del sole, anime e speranze suggèlla.

F.Gio.





                                                                                                                

lunedì 21 ottobre 2013

Chiesa San Giuseppe al Transito, Catania: triduo solenne in rito Romano antico, ottobre-novembre 2013



Riceviamo e pubblichiamo:







Chiesa di

San Giuseppe al Transito

DOMENICA 27 OTTOBRE 2013

Solennità di N. S. Gesù Cristo Re dell’Universo

Ore 10,30: S. Messa in Rito Romano Antico.


VENERDÌ 1 NOVEMBRE 2013

Solennità di Ogni Santi

Ore 10,30: S. Messa Cantata.

 
SABATO 2 NOVEMBRE 2013

Commemorazione dei Fedeli Defunti

Ore 18,00: S. Messa in suffragio di tutti i Fedeli Defunti.


DOMENICA 3 NOVEMBRE 2013

Festa della Traslazione di Maria SS.ma dell’Aiuto

Ore 11,00: S. Messa Solenne. La celebrazione avrà luogo presso


la chiesa parrocchiale, Santuario S. Maria dell’Aiuto, in

occasione del 372° Anniversario della Traslazione della Venerata

Immagine della Vergine SS.ma dell’Aiuto.
 
 
 

Progetto Sicilia: incontro con l'Associazione, Gioiosa Marea (Me), 30 ottobre 2013, ore 18


mercoledì 16 ottobre 2013

Il popolo siciliano abolisca lo stipendio scandaloso dei deputati regionali: non ne avevano nel XIX secolo, non ne abbiano oggi!


La casta/ Ars: niente stipendio ai deputati. Come era una volta…



 14 ott 2013   Posted by Francesco Giordano                     



IL POPOLO SICILIANO ABOLISCA LO STIPENDIO SCANDALOSO DEI PARLAMENTARI REGIONALI: NON NE AVEVANO NEL XIX SECOLO, NON NE ABBIANO OGGI

Quest’anno, stiamo assistendo in Sicilia al tracollo ignominioso di quello che fu il Parlamento più antico del mondo, accartocciato su se stesso e morente in senso assolutamente vergognoso. La popolazione siciliana è alla miseria, fuorchè le ‘caste’ degli stipendiati, dei pescecani del mercato nero, dei politici e dei religiosi (che comunque sono una buona metà dei cinque milioni e mezzo della intiera compagine sicula); ma ciò che fa più vergogna è la constatazione che l’aula parlermitana dell’Assemblea governativa è sovente vuota. E’ un vuoto pneumatico non solo dovuto alla inanità del governo del Presidente Crocetta -dopo la fine ignava di quello di Lombardo, l’illusione del cambiamento durò poche settimane-, che fa proclami e non fatti, ma anche l’assenza dei cosiddetti Deputati regionali dai lavori, che impressiona il siciliano oramai sveglio e non più “addùrmisciutu”. palazzo reale
Il lato positivo dell’informazione online alla quale tutti noi operatori ci siamo adeguati, trascinando (anche attraverso gli smartphone) il comune popolo, è che -sia per le news, sia facebook, siano i blog- tutti oramai sanno, o per curiosità, o per interesse, o perchè l’amico ti dice di averlo letto su internet. Pochi rimangono ignari. Per cui le immagini inserite nella rete (da alcuni deputati pentastellati, ci pare) dell’ARS vuota, sono eloquenti. Anche perchè i parlamentari siculi, e anche questo adesso lo sanno anche le pietre, fra stipendi benefit e aggiunte varie, incassano dall’ente regionale circa 20 mila euro al mese. Così come tutti sono edotti della importante decurtazione del cosiddetto “stipendio” autopromossa dai deputati del M5Stelle, unici ad aver istituito questa novità. E’ un segnale di cambiamento, insufficiente ma valido. In ogni caso, la Storia è l’inderogabile “memento”.
E la nostra Storia Patria, ovvero della Nazione Sicilia, ci dice che solo negli ultimi 50-60 anni i cosiddetti Deputati al Parlamento dell’Isola, hanno goduto di quel che si suole chiamare stipendio mensile. E’ a questo proposito opportuno rileggersi, e spesso, le due carte fondative che precedono lo Statuto autonomista del 1946 e di quel documento sono “padri”, ossia la Costituzione cosiddetta “inglese” del 1812 (entrata in vigore l’anno successivo, poi tristamente abrogata tre anni dopo dal medesimo Ferdinando III di Sicilia e IV di Napoli, divenuto I delle Due Sicilie, che dopo 800 anni soppresse il Parlamento e quindi negò dopo averla giurata, la Libertà ai Siciliani), e lo Statuto Costituzionale del Regno di Sicilia del 1848, espressione della rivoluzione antiborbonica durata un anno e quattro mesi nell’Isola (altro che cinque giornate di Milano…!!!), e soffocata nel sangue nell’aprile del 1849 dalle truppe del Principe di Satriano con l’ausilio degli Svizzeri del Reggimento Riedmatten a Catania nella famosa strage dell’aprile di sangue, nonchè col cannoneggiamento delle maggiori città costiere di Sicilia. Quelle Carte costituzionali furono scritte col sangue dei patrioti isolani e sono molto degne, forse più dello Statuto del 1946, della nostra storica epopea.
Basti segnalare che nello Statuto del 1848 l’articolo 2 recita: “la Sicilia sarà sempre Stato indipendente”… Sempre, vuol dire sempre…!
Così la Costituzione del 1812, a proposito del finanziamento dei Deputati, allora divisi all’uso britannico in Camere dei Pari e dei Comuni -non si sala d'ercoledimentichi che quella fu la Costituzione che aprì l’Isola al mondo moderno perchè abolitrice della feudalità, del maggiorascato, dei fidecommesso, rivoluzionaria e quasi ‘eversiva’ dell’antico ordine feudale siciliano il quale, se non andò in pezzi da subito, venne disgregato negli anni a venire mercé quel fenomenale documento, come attesta la realtà dei fatti e comprovano tutti gli storici della Sicilia, specie gli stranieri, britannici in testa- precisava, al Capo VI paragrafo 10: “Qualunque persona eletta sia come rappresentante di un distretto, sia di una città o terra parlamentaria, dovrà recarsi in Palermo a proprie spese; qualora le università volessero dai sopravanzi contribuire alle dette spese, saranno in tal caso in libertà di farlo; ben vero la sovvenzione non potrà eccedere un’oncia al giorno, e ciò dovrà farsi col consenso del consiglio civico”. In altri termini, se i Pari ovvero i Signori, era logico avessero i mezzi per gestire quella carica, era anche normale l’avessero i Deputati dei Comuni ossia i rappresentanti di città e distretti siciliani, perchè erano eletti (si stabilisce in altro capo del documento), in base alla rendita personale, al proprio patrimonio: ma qualora abbisognassero di un contributo, la costituzione stabiliva che solo i Comuni (università) potevano darlo, in misura ridotta e dopo l’assenso di tutta l’assemblea dei consiglieri.
Pensate se oggi uno qualunque dei Deputati siciliani debba pagarsi l’onore di essere tale dalle proprie tasche, senza sperare rimborsi dalla Regione; se osasse chiedere finanziamenti al proprio Comune di pertinenza, questi gliene concederebbe pochi (un’oncia al giorno, come dire dieci euro…) e solo dopo che il Consiglio comunale verifichi se costui lo meriti…!
Siamo nel medioevo oggi, o nel 1812-13? Ognuno tragga le conclusioni. Siamo nella “dittatura” oggi o in quel tempo?
Lo Statuto del 1848, scritto fra l’altro basandosi sulla Costituzione del 1812 (che richiama in più punti), in frangenti di grande eccitazione politica e fremiti di libertà mondiale, teneva lievemente conto della mutazione dei tempi e dei problemi che i Deputati e Senatori rappresentanti del popolo Siciliano (così in quella carta erano nominati), ma non mutava atteggiamento a proposito dei finanziamenti ad essi. Neppure cennava ai Senatori per questo tema, essendo essi come i Pari del 1812 perfettamente in grado di autofinanziarsi, ma per i Deputati, similmente al documento pregresso, precisava all’articolo 15: “Potranno i Comuni concedere ai Rappresentanti per il periodo delle sessioni una indennità non eccedente tarì venti al giorno, tranne a coloro che risiedono nella Capitale“. Già nel 1848, come si nota e piacerà a qualcuno oggi, i Deputati di Sicilia erano formalmente appellati “Rappresentanti”, perchè questo e solo questo erano e dovevano essere, portavoce o rappresentanti del loro popolo: per alcuni di costoro che ne avevano necessità -ma anche la carta costituzionale quarantottesca definiva l’elezione essere deliberata per censo e rendita personale, quindi era sempre minimo il numero di coloro che potevano ricorrere ad un eventuale contributo o rimborso dei Comuni- i consessi civici potevano dare venti tarì al giorno (un pochetto più della misera oncia del 1812, ma neppure tanto differente: si intuisce da ciò che erano più cifre simboliche che altro), aggiungendo la novità che i residenti in Palermo ne erano esclusi.
La logica regnava sovrana in quei giorni di ideali, non l’arzigogolo delle ruberìe legalizzate. E del resto come potrebbe essere stato diversamente, se fra i capi dell’insurrezione sicula del 1848 vi furono, e citiamo solo due nomi altissimi, Ruggero Settimo e Michele Amari, i quali poi scontavano con l’esilio la prova di libertà contro la tirannide, e fu proprio fra Malta e Parigi (dove poi vide la luce) che l’illuminato Amari scrisse quell’opera che valicherà i secoli, ovvero la “Guerra del Vespro”, nonchè la “Storia dei Musulmani di Sicilia”! Questi erano gli uomini, davvero d’onore, allora. Si aggiunga infine che i lavori del Parlamento sia nel 1812-13 che nel 1848-49 erano stabiliti non dover durare un quinquennio come oggi, ma convocarsi l’assemblea almeno una volta all’anno, e per non più di tre mesi; 0 (5)l’ufizio di Deputati e Senatori (nel 1848) era stabilito in due e sei anni, rieleggibili. Ma sempre senza alcun indennizzo pubblico, come abbiamo visto.
Per chi è cristiano, citiamo San Paolo, lettera prima a Timoteo (6,9-10): “Quelli invece che vogliono abbondare in ricchezze, cadono nella tentazione, nei lacci, in molte cupidigie insensate e funeste che sommergono gli uomini nella rovina e nella perdizione. Infatti la radice di tutti i mali è l’amore per il denaro. E alcuni che hanno cercato di averlo si sono smarriti lontani dalla fede e si sono trafitti con innumerevoli tormenti”.
Non troviamo altra spiegazione, pure laicamente, all’ingordigia dei nostri attuali Deputati regionali i quali sono peraltro garantiti dalle leggi dai loro immediati predecessori nei decenni precedenti esperite riguardo i loro “stipendi”, che questa paolina, di un convertito alla Luce: “la radice di tutti i mali, l’amore per il denaro”. Ma forse quel 53 % di Siciliani, cioè la maggioranza, e non lo si dimentichi mai, che nell’ottobre del 2012 non è andata a votare -caso mai accaduto dal 1946- ha compreso questo, che i nostri rappresentanti vanno a Palermo solo perchè assetati di denaro per se medesimi, e non li ha più votati? La gente non è stupida o “ammùccalapuni” come poteva esserlo negli anni passati. Sarà pure in parte mentalmente corrotta, collusa, connivente, complice: ma stupida, no.
Quale soluzione allora? Il governo attuale e il Parlamento tutto, non si autocastreranno finanziariamente, è impensabile, oltre le chiacchiere da salotto: non prima almeno di aver svolto più della metà della (falsa, poichè sono stati votati, tutti, dalla minoranza dei siciliani) legislatura, con l’unico scopo di maturare i requisiti pensionistici. Il “caso” dei deputati pentastellati, che comunque conservano un rimborso spese di 2500 euro che è pure una enormità (se avessero letto le Costituzioni siciliane predette, e i loro ‘santoni’ approvavano, potevano scegliere di imitare dignitosamente i predecessori del XIX secolo…), è isolato e non sarà imitato dalla ‘casta’. Unica via è una legge di iniziativa popolare, che raccolga le firme, almeno diecimila, dei siciliani tutti, onde riportare la situazione dei deputati al Parlamento siciliano alle condizioni dettate dalle Carte costituzionali del 1812 e del 1848.
E nessuno ci dica che ciò è antimoderno: poichè negli Stati Uniti, nazione all’avanguardia del progresso, i Deputati e Senatori del Congresso finanziano essi stessi la loro campagna elettorale, e i loro “supporters” pagano di tasca propria le reclàme durante il periodo della propaganda. Vada a rappresentare i Siciliani chi ha la rendita personale per farlo, e alla Regione Siciliana non sia consentito di dare un solo euro, o grano (se si intende adottare la moneta complementare di cui si parla molto ultimamente), a costoro. Se poi i Comuni intendono finanziare chi rendita personale non ha o l’ha minima, si deliberi al consiglio comunale e si verifichi la cifra e l’operato del beneficiario del sussidio. Non palermitano, certo, perchè per fare due passi nella medesima città fino a palazzo Reale può andarvi a piedi. Se invece un Deputato di Misilmeri o di Acireale deve andare lì a rappresentare i siciliani, presenti dipoi gli scontrini del biglietto dell’AST ai comuni propri, e questi glieli rimborseranno. bandiera siciliana
E pace. Fantapolitica, vi pare? Ma è una nazione civile, quella che ci permettiamo di delineare. Lo era la Sicilia nel 1812, lo era nel 1848 in piena guerra, volete che non lo sia nel 2013? E citiamo sempre esempi nobili: qualche settimana fa al Parlamento britannico si dibattè su l’eventuale sostegno agli USA per quella che si profilava essere una azione militare, poi per fortuna abortita, contro la Siria: ebbene il Premier Cameron è stato costretto a dire al Presidente Usa Obama che no, il Parlamento di Sua Maestà si oppone in maggioranza ad un eventuale finanziamento di missione militare, perchè…. ci sono i disoccupati britannici prima, da aiutare! Il tutto in diretta tv.
Questo è un popolo. Se vogliamo, prendiamo esempio. Se vogliamo. E senza dimenticare che furono i biondi Normanni con gli occhi chiari, cugini dei Normanni che contemporaneamente combattevano ad Hastings, a fondare il Parlamento (“Curiae generales”) in Sicilia nel XII secolo. Forse i Normanni violentavano le donne, come alcuni scherzosamente dicono, ma almeno erano civili politicamente: si pensi alle monete con scritte cufiche, latine, greche, della sicilia degli Hauteville. Cerchiamo di essere seri e liberarci dalle catene. Se vogliamo.
Francesco Giordano
 
 


 

mercoledì 2 ottobre 2013

lunedì 16 settembre 2013

Undici settembre 2013, a Barcellona indipendentista noi c'eravamo





Undici settembre 2013, a Barcellona indipendentista noi c'eravamo
Barcellona, Catalogna, 11 settembre 2013, ore 17,14: noi c'eravamo. E non diciamo "noi" con la pomposità del plurale majestatis, perchè siamo stufi dell'autoreferenzialismo fine a se stesso. Lo scriviamo con umiltà e consapevolezza, da siciliani, ma soprattutto, da giornalisti. Ce lo siamo chiesti, ed abbiamo intravisto subito la risposta. E' quella che avrebbe dato Erodoto, uno che c'era, o Senofonte nella memorabile ritirata dei Diecimila: nei momenti cruciali della Storia si è protagonisti, testimoni, cronisti, ovvero, oggi si dice (che brutto termine... perchè non "cantori dell'Ignoto", pascolianamente...) giornalisti.

Fu un frangente dovuto alla passione indipendentista che fece incrociare le nostre strade con gli amici di "Gent de la Terra" (qui ringraziamo calorosamente Teresa e Ramòn Vilardell Jové per l'affettuosa accoglienza) che è tra le organizzazioni dell'Assemblea Nazionale Catalana, i quali vollero lo scrivente e Salvatore Musumeci del rinnovato MIS (che però non ci fu per impegni di lavoro) alla "Diada", come si dice in catalano, ovvero la imponente catena umana la quale ha ricoperto tutta la Catalogna dei colori giallo e rosso della bandiera indipendentista. E' la nostra medesima bandiera, sono i colori del drappo dell'EVIS e della ufficiale di Sicilia. Noi l'avevamo sulla pelle: una camicia gialla e rossa confezionata dalla gloriosa ditta Castello dell'altro amico indipendentista, nonchè fautore della moneta complementare (di cui abbiamo parlato a Barcellona, interessato lo stesso Presidente Mas), Pippo Pizzino. Quindi la Sicilia indipendentista partecipò. Ma c'era anche il "raccoglitore di storie".

Non si può descrivere l'entusiasmo che cogliemmo il pomeriggio dell'undici, mentre i rintocchi delle campane coinvolgevano emotivamente e passionalmente l'oltre un milione di persone in tutta la nazione catalanofona. Noi eravamo nel cuore della catena (l'idea è presa in prestito dai paesi baltici che nel 1990 ebbero l'indipendenza dall'URSS) in quella piazza de Catalunya in Barcellona, storicamente pregna di significati nostalgici, e ci guardavamo intorno, con lo sfolgorìo dei termini "llibertat" e "independencia" rimbombanti senza confini. Nel nostro piccolo, come i missionari nei secoli passati, eravamo in rappresentanza della Sicilia già separata dalla Natura, stato de facto con lo Statuto pattizio del 1946.... ma quanto distante ancora il nostro cammino dal loro! C'erano anche, organizzati in uno stand, gli indipendentisti sardi e della Corsica; quelli della Scozia e dei paesi Baschi; gli italiani del nord invece (con quel brutto accento) pensavano a fare moneta con i loro negozii in città... nessuno del tramontato "secessionismo" leghista... Sotto l'arco di Trionfo, numerosi stand dimostrativi propagandavano ciò che è stato, ci si spiegava, un lungo travaglio esplicativo, ma che finalmente è sceso sin nella psicologia collettiva: mentre sino a un decennio fa la classe media catalana e barcellonese era tiepida verso l'indipendentismo, ora tutti gli strati sociali, dal tassista ex franchista all'opulento riccastro, parteggiano per l'autodeterminazione.

Barcellona è una grande città, un milione e seicentomila abitanti, frequentatissima dai giovani che ivi convergono da tutto il mondo per le borse di studio universitarie, o semplicemente per godere della "bella vita" notturna; è la seconda città "gay friendly" d'Europa dopo Amsterdam (ma in giro anche la notte, non vedemmo nessuna ostentazione, come da noi...), è pulitissima e immensa, difficile da girare a piedi se non si è abituati, con strade grandissime in stile londinese; una città a misura di ciclista, con moltissime bici che l'Adjuntamento (il Comune) mette a disposizione di tutti, e che poi si depositano nelle rastrelliere (oh Palermo, oh Catania...), con ordinate piste ciclabili nei due sensi. E' una città religiosa, anche se non come un tempo (la Madonna di Monserrat, eguale alla nostra di Tindari, è molto venerata, così il celebre Cristo di Lepanto), di grande cultura, con moltissime librerie (un quartiere alla moda, Gracia, ne ha una trentina, oltre negozi raffinati e di gustosi manicaretti),voglia di conoscere, di sapere, cosmopolita: per dare l'idea, noveràmmo ben sette lingue (contando il siciliano, naturalmente) conversando a pranzo con gli amici, che si utilizzarono... E soprattutto, mentre tutti qui ricordano la situazione economica positiva della Catalogna, noi riscontrammo le lamentele degli indipendentisti che dicevano loro essere in crisi come nazione, perchè c'è il 25% della disoccupazione e di un quarto è calato il costo della moneta. E noi a spiegare che la Sicilia, nella realtà quotidiana, è ben peggio socialmente che la Grecia, e se non fosse per le pensioni e gli stipendi che mantengono due o tre famiglie ciascuno, e per l'immenso commercio in nero, la società siciliana sarebbe già caduta: questo avverrà presto purtroppo, come più volte ribadito da diverse analisi, se non si pone rimedio alla deriva.

Ma l'entusiasmo dei catalani, e di oltre la metà dei barcellonesi giovani (l'altra parte è tiepida o unionista con la Spagna: il ministero dell'Interno di Madrid ha parlato di 400 mila partecipanti volendo sminuire, gli indipendentisti dell'ANC di 1,600 mila partecipanti alla catena: di sicuro oltre il milione), è tutto per l'indipendenza, e lo notammo dalle piccole cose. Come ben si sa nel mondo indipendentista siciliano, o sicilianista, noi si ha difficoltà persino nello stampare una maglietta con la scritta "free Sicilia". Ma a Barcellona migliaia di euro sono stati investiti per i cosiddetti gadget: non solo bandiere e magliette, ma grembiali, spille, copricapi, ombrelli, accendini, persino carte d'identità del nuovo stato catalano sono vendute e prodotte. E' vero che nei tempi d'oro, la Lega al nord Italia si è mossa in questo senso. Ma la domanda che ponemmo è (della Lega lo sapevamo): qui chi paga? I catalani indipendentisti ci risposero quasi unanimemente che sia i partiti separatisti, che la gente, finanziano in modo spontaneo la propaganda. Dalle loro espressioni fideistiche, non avemmo dubbi a crederlo. E se è vero che fu un lungo processo anche storico, con la scelta della data, il 1714, di una sconfitta militare (abbiamo visitato il Museo celebrativo dei martiri catalani sterminati dalle truppe di Filippo V, e il loro generale la cui testa venne esposta mozzata per ben 12 anni nella pubblica piazza in segno di scherno...), è anche evidente che le differenze di posizione trovano in Catalogna la base unitaria nell'indipendentismo poichè esso è un processo relativamente giovane e nato dopo la dittatura franchista nelle forme attuali (anche se ha avuto manifestazioni pregresse nei decenni precedenti) e marcatamente laico e progressista. Non comparabile, adesso che ci siamo stati letteralmente in mezzo ne siamo del tutto consapevoli, sia per la koinè linguistica, che soprattutto per le sovrastrutture internazionali e geopolitiche, leggère in Catalogna e invece molto pesanti, anzi diremmo fondamentali per la Sicilia cuore del Mediterraneo da tremila anni per la strategia militare e politica delle Potenze nei tempi, con la situazione siciliana. In altra occasione approfondiremo il tema.

Qui è bello registrare la pàssio che un popolo fieramente caloroso come il catalano, elegante, discreto (i catalani non ti chiedono mai chi sei e cosa fai: per loro l'ospite è sacro, come i Feaci con Ulisse, nel vero senso del termine...) esprime nel "dìa de la indipendencia". Anche se vi sarà una consultazione popolare presto, e non potrà essere che una ratifica della volontà della maggioranza della gente catalana di separarsi dalla Spagna, il Presidente Mas vuole giungervi per via strettamente democratica. Questo è un bene ma anche un calcolo, perchè è perfettamente logico che il governo di Madrid il quale, come nella Costutuzione italiana è sancita l'indivisibilità dello Stato (ma da noi v'ha la contraddizione in termini dello Statuto, nato prima della medesima Costituzione.... non l'unica stortura giuridica italica purtroppo, per cui l'Alta Corte Siciliana fu soppressa ad hoc...), ha anch'esso come cardine l'unità spagnola e non concederà la separazione, almeno nella forma. C'è anche tra gli indipendentisti chi teme un casus belli, un attentato (dice nulla l'undici settembre come data? Dopo la strage in USA, entrarono in vigore leggi severissime in molti stati, che non sono abolite tuttora, anzi...) che possa dar luogo al governo centrale di intervenire militarmente e stroncare nella repressione la volontà sovrana di un popolo in cammino libero. A noi siciliani, che ben siamo abituati alle trame oscure, questi discorsi stimolano un abbòzzo di sorriso. Quando la buonanima di Finocchiaro Aprile nelle allocuzioni pubbliche parlava del "caro Winston" e del "mio amico fraterno Franklin Delano", sapeva quello che diceva. Non erano, come qualcuno adombra, trame da incappucciati, ma discorsi molto serii. Del resto, gli "incappucciati" e gli avversari di essi ci sono anche in Catalogna. E sono fieramente indipendentisti, come anche parte della Chiesa cattolica. Però, a parte gli orditi all'ombra della Sagrada Famiglia di Gaudì, resta indelebile la lotta sorridente di un popolo, diverso da noi ma con molte similitudini storiche, con i Re in comune (i sovrani catalani del XIV secolo che furono Re di Sicilia.... provate a parlare agli indipendentisti catalani dei Borboni o di Juan Carlos.... che per loro sono degni solo di essere dei caganer...del resto, anche per la storia siciliana, non ci fu dinastia più nefasta di quella borboniana, negli ultimi cinquant'anni del loro dominio) e che, anche se ha i "butiflé", i nostri "ascari" ovvero traditori e venduti al governo romano, vulgata con cui si designano coloro che, più prosaicamente, noi chiameremmo politicanti pappòni, è per la propria storia e per le convergenze parallele, più libero.

Noi, per un complesso di cose, abbiamo perduto la coscienza di codesta libertà. O più serenamente, siamo stati liberati. E "ci" liberiamo, quando vogliamo. Per amore o per forza. In Catalogna ci siamo sentiti pienamente catalani. Lo diceva anche un grande conterraneo del XVIII secolo, il Conte di Cagliostro: "tutti i popoli mi sono cari, in ogni luogo è la mia casa...". Ed è giusto così: "rimani con noi, Signore, perchè viene la sera... ", ricorda il Vangelo. Però... sull'aereo di ritorno, era inevitabile ripensare alle parole della bella canzone di Dalla, che è un moderno manifesto del nostro essere: "E fra un greco, un normanno e un bizantino, io son rimasto comunque siciliano..."


Francesco Giordano *

* Le foto allegate, sono state scattate da me...

(Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano online LinkSicilia: http://www.linksicilia.it/2013/09/barcellona-indipendente11-settembre-2013-noi-ceravamo/)