martedì 31 gennaio 2012

La Scozia chiede l'indipendenza nel 2014 per godere delle sue risorse naturali.... e la Sicilia?



































La Scozia chiede l'indipendenza nel 2014 per godere delle sue risorse naturali.... e la Sicilia?
 
Qualche giorno fa il noto quotidiano 'nordista' La Stampa, pubblicava una intervista( http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=322&ID_articolo=207&ID_sezione=713 ) al primo ministro scozzese Alex Salmond, in seguito alla quale egli, dopo aver convocato la stampa di tutto il mondo nelle antiche sale del castello di Edimburgo, ha annunciato l'indizione del referendum per chiedere al popolo scozzese l'indipendenza dall'Inghilterra, nell'autunno del 2014.
Le affermazioni del premier scozzese, capo dello Scottish National Party, sono le seguenti: "vogliamo decidere il nostro futuro in uno Stato più giusto e più ricco. Un Paese che parli con la propria voce al mondo. Vogliamo tornare a far parte della grande famiglia delle nazioni...Nessuno può toglierci il diritto di esprimerci attraverso un referendum consultivo", motivando la richiesta di indipendenza della Scozia così, semplicemente: "La Scozia ha il sesto prodotto interno lordo del pianeta. E’ ricca di risorse naturali. Esporta whisky. Mentre l’economia del Regno Unito frena. E quando le Nazioni Unite sono nate accoglievano 50 Stati. Ora sono 200. Dieci si sono aggiunti dal 2004. Sei sono più piccoli di noi. Parleremo con tutti...Nessuno può preoccuparsi del bene della Scozia più degli scozzesi. Guardate che cosa sta succedendo con la revisione del welfare imposta da Londra. Noi vogliamo università e sanità gratuite, meno tasse per le imprese. Non adeguarci a scelte sbagliate. La guerra in Iraq ad esempio non l’avremmo mai fatta. Ma le relazioni con l’Inghilterra e con i nostri vicini non sono in discussione. E la Regina sarà ancora il nostro Capo di Stato".
Guardiamoci adesso intorno: la nostra patria è la Sicilia, tremila anni di storia e di civiltà, quando ancora in Scozia neppure i Romani erano giunti (e non c'erano nemmeno i Romani che, entrati a Catania alla fine della seconda guerra Punica al comando del Console Marcello trafugarono la meridiana... salvo poi scoprire che a Roma questa non funzionava, perché costruita secondo le coordinate locali...!). Abbiamo uno Statuto frutto di una guerra civile, scaturita dalle lotte del Movimento indipendentista Siciliano, negli anni 1943-46: lo Statuto non è in gran parte applicato ed è ciò che il popolo siciliano chiede dalla sua promulgazione, maggio 1946. Il governo scozzese ha da qualche anno ottenuto una larghissima autonomìa, Sua Maestà la Regina Elisabetta II va regolarmente ad inaugurare il Parlamento edimburghese, pronuncia il discorso di rito e poi torna a Londra. Però il premier scozzese vuole di più, l'autogoverno de facto che non è solo una questione ideale, ma -nel frangente di estrema recessione d'oggi- un atto concreto, di denaro quindi di sopravvivenza del popolo degli antichi Scoti.
E la Sicilia? I recenti tumulti denominati rivolta dei 'nuovi vespri' da molti, il movimento "Forza d'Urto" la cui ampiezza si è estesa sull'intiero territorio italiano; la simpatìa con cui esso è osservato dai leghisti al nord, come le recentissime affermazioni dell'attuale governo italiano, da parte del Ministro Cancellieri (che è stata Prefetto a Catania, non all'oscuro di certe cose... neppure i siciliani dimenticano il suo operato), fanno comprendere come da parte del potere centrale dello stato, vi sia la medesima 'paura' (mettiamo delle piccole virgolette, ma non potrebbe essere che così, non altri termini vi sono per definire quello che è più di uno stato d'animo) che animò i governi di Badoglio, di Bonomi di De Gasperi negli anni 1943-46 combattendo il MIS, partito che ebbe l'incondizionata adesione della più gran parte del popolo siciliano (anche nella Sicilia orientale d'allora, come ha notato lo storico G.C.Marino, scevra da influenze della criminalità mafiosa) e che con la guida del carismatico deputato prefascista Andrea Finocchiaro Aprile, figura incorruttibile ed integerrima di tribuno, chiese a gran voce agli Alleati l'indipendenza dell'isola.
Quella atavica 'paura' che gli stati oppressori in tutti i secoli, dalla Cina che attualmente ancora occupa il Tibet all'Impero romano che distrusse Gerusalemme nel 70 d.C., non cessano di manifestare verso i popoli che anelano alla Libertà, alla Fratellanza universale, alla Eguaglianza dei diritti di ciascuno intesa come giustizia sociale quindi distribuzione equa delle ricchezze, non sottrazione di esse dalle viscere della terra del popolo di Sicilia, verso il nord. Come si agirebbe a Roma se le accise sulla benzina estratta e raffinata in Sicilia (non si risolve ciò in tavoli tecnici...), venissero distribuite ai siciliani attraverso un contributo di solidarietà inteso come reddito minimo garantito, dovuto alla riccheza del sottosuolo, come vivono i popoli di Libia, degli Emirati Arabi, del Qatàr? Ciò è assolutamente possibile, solo spezzando le catene del giogo che ci tiene avvinti allo stato unitario di Roma; lo hanno compreso in Scozia, dove il Premier Salmond non a caso, cita le ricchezze naturali; lo ha compreso il popolo, bloccando la circolazione della benzina e dei prodotti alimentari di Sicilia nei giorni scorsi, attraverso la protesta dei 'nuovi vespri': lo ha compreso (crediamo di sì, avendo contezza della persona) il Presidente della Regione Raffaele Lombardo; lo hanno compreso ed agiranno di conseguenza, i politici siciliani di ogni partito e schieramento, fedeli più all'interesse delle genti di Trinacria che non ai loro capi di Roma? Lo vedremo.
Certo in Sicilia un leader che possa guidare pacificamente e senza drammi un referendum di indipendenza il quale pure, per motivi storici, conservi la coesione con l'Italia (si badi: indipendenza, non separatismo puro, così in Scozia come in Sicilia... forse i Fratelli scozzesi hanno ben letto le storie della nostra isola!), dando perciò piena e vera attuazione allo Statuto, come fu Andrea Finocchiaro Aprile, manca: egli era elegante, occhiali a pince-nez e stile inappuntabile, radicale di vecchio stampo, altissimo dignitario della Massoneria (33° del RSAA, già facente parte di quel Supremo Consiglio riconosciuto dalla giuridizione sud degli USA), incorruttibile e fustigatore, alla Costituente, del malcostume dell'allora nascente classe politica repubblicana. Sconosceva il senso del denaro come lo si intende oggi, ed era d'alto ideale; sostegno alla sua persona ed al MIS vennero da parte del celebre colonnello Poletti capo dell'AMGOT in Sicilia (anch'egli massone di obbedienza scozzese) e di Lord Rennel Road dell'Amministrazione britannica, che vedevano con simpatìa il movimento separatista; moltissimi giovani militarono col partito indipendentista, altri (Canepa, Rosano) furono uccisi dai Carabinieri nel noto agguato di Randazzo. Le parole di Finocchiaro Aprile erano scintillanti e chiare, senza contorcimenti:
"La nostra aspirazione è quella dell'elevazione della Sicilia a stato sovrano indipendente...è nostro desidero che l'isola svolga la sua vita futura nell'orbita delle alleanze puramente inglesi o abbia la garanzia della sua sicurezza in un gruppo di stati, o nella Società delle Nazioni" (a W.Churchill, 20 sett.1943); "Noi possiamo e vogliamo vivere da noi e così progredire sule vie della civiltà. L'industrialismo del settentrione ci ha ostacolati e sfruttati in ogni modo e questa condizione di cose dovrà una buona volta cessare" (a A.Eden, 4 dic.1943).
Oggi abbiamo visto nell'ultima protesta, che lo Stato italiano e taluni esponenti locali (in primis Confindustria ma anche i sindacati) hanno del tutto ingiustamente marchiato di 'mafiosità', padri di famiglia disoccupati e donne disperate, giovani studenti e vecchi senza pensione e dal triste avvenire, tuttavia coscienti di un fatto che oramai appare incontrovertibile, ben più che ai siciliani della metà del XX secolo: le ricchezze e risorse locali non debbono essere più stornate e mùnte da 'stranieri', ma godute dal popolo siciliano. Quando alcuni dei nostri politicanti sinceri e non codardi, desiderosi di vedere la Luce dello zenith e non essere bruciati fra le Colonne della vergogna e dell'ignomìnia, si comporteranno di conseguenza, ciò sarà meglio per tutti. Non invochiamo, ma il Supremo Artefice dovrebbe mandarlo, per la Sicilia un Ghandi... ma almeno un emulo degno di Finocchiaro Aprile potremmo averlo e, nel giallo e rosso di Sant'Agata e di Santa Rosalìa, ce lo meriteremmo.
F.Gio.


Nelle immagini: le bandiere di Sicilia e di Scozia; Andrea Finocchiaro Aprile, leader dell'indipendentismo siciliano; l'attuale Premier scozzese Alex Salmond
 
 
 

lunedì 30 gennaio 2012

La rivolta dei nuovi vespri: i pescatori di Sicilia sospendono, temporaneamente, la protesta



Riceviamo e pubblichiamo (aggiungendo che nel finesettimana lo storico mercato della pescherìa di Catania, ha ripreso la sua antica e nuova vita...):


FEDERAZIONE ARMATORI SICILIANI info@federazionearmatorisiciliani.it
Al Signor Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Signor Ministro delle Politiche Agricole
Al Signor Presidente delle Regione Siciliana
Al Signor Prefetto di Catania
Al Signor Questore di Catania .. Al Signor Ammiraglio (CP) Direzione Marittima di Catania
Al Signor Direttori Organi di Stampa e TV
Oggetto: Temporanea sospensione della protesta dei Pescatori Siciliani.
La Federazione Armatori Siciliani, comunica quanto segue:
-In data odierna il Comitato Provinciale delle marinerie catanesi,sospendono la protesta e contestualmente riprendono l’attività di pesca per dare la possibilità alle istituzioni Regionali e al Presidente Raffaele Lombardo,di intervenire presso il Governo centrale,al fine di sostenere le sacrosante richieste della categoria.
-Il Comitato ,ha istituito una commissione di pescatori e armatori di tutta la Sicilia; -- il Comitato si recherà alla regione Siciliana e al Ministero delle Politiche Agricole per un incontro con il Ministro e con il Direttore Generale della Pesca,per cercare di ottenere la modifica di alcuni decreti ,e D.D.G. Direttore e la sospensione della licenza a punti in merito a determinati infrazioni, alla trasmissione telematica del pescato,al servizio di gestione dell’apparato blue – box ,a carico dell’armatore e alle deroghe di pesca al novellame,alla pesca a strascico entro i limiti previsti dalla legge alla cattura accidentale del tonno rosso con i palangari e alla ripartizione delle quote tonno senza discriminazione,con le stesse modalità di alcuni Paesi dell’U.E.,al caro prezzo del carburante ,alla depenalizzazione delle sanzioni penali che macchiano il l l’onestà dei pescatori che svolgono un duro e pesante lavoro per sopravvivere. La categoria tramite la suddetta Commissione di Pescatori,non ottenendo favorevoli riscontri,comunica una nuova protesta dei pescatori siciliani a partire dal marzo p.v.



Catania 27 gennaio 2012



Carmelo Micalizzi n.q. di presidente della Federazione Armatori siciliani

martedì 24 gennaio 2012

Lo 'strano' sciopero della fame dell'artista catanese Savio Pagano

Riceviamo e pubblichiamo, aggiornando che oggi 24 gennajo, Savio Pagano è stato ricoverato al pronto soccorso dell'Ospedale Garibaldi di Catania, in seguito alla sua protesta:


COMUNICATO STAMPA



Savio Pagano Giovane artista catanese, ha iniziato una protesta per amore del suo Paese col digiuno



Le scriventi associazioni culturali che operano a Catania: Akkuaria, Artists & Creatives, 25 Novembre Giornata mondiale contro la violenza alle donne, 51 Pegasi, Dimensione Donna, portano pubblicamente a conoscenza il caso di Savio Pagano, un giovane artista catanese, motivato da sani e forti principi di ideali verso la propria patria, che ha già iniziato il nono giorno di digiuno per affrontare una pacifica e coraggiosa protesta atta a mettere in luce i disagi del Popolo Italiano e degli artisti in particolare. La sua unica arma è il "pensiero" che, tradotto a parole, lo comunica attraverso la sua pagina su facebook.Il gesto - anche se non approvato e condiviso - ha tuttavia ottenuto la massima solidarietà e il pieno sostegno da parte delle nostre Associazioni. La scelta drastica di Savio, fermamente deciso a lasciarsi morire in nome di un ideale patriottico, può essere sostenuta o disapprovata in base ogni singola coscienza, di sicuro però dovrebbe trovare ascolto e partecipazione, poiché, in qualunque modo la si voglia considerare, se un essere umano espone se stesso al punto di mettere a rischio la propria vita, gli altri esseri della sua stessa specie gli devono almeno il diritto di essere ascoltato.
Il problema della società di questo confuso tempo, dove consumismo e corruzione hanno stravolto ogni sano e reale valore della vita, è che le persone hanno perso sensibilità, attenzione, capacità di avere comprensione. In queste condizioni difficilmente un gesto di protesta estremo come quello intrapreso da Savio Pagano, può incontrare un reale e totale ascolto.Diverso è per questo giovane, dacché lui è un artista, lui è un poeta. E chi come lui confida nella penna e consegna i propri sentimenti a un foglio che altrimenti sarebbe rimasto spoglio, è verosimile ascoltare e guardare l’intero universo con una sensibilità, un fervore, un’acutezza maggiore della comune gente. E con una tale forza interiore che si denota l’evidente levatura della spiritualità, ed è prevedibile che un giovane poeta come Savio Pagano, davanti la realtà dei seri problemi che hanno investito il Paese, decida di sacrificare la propria vita per il bene del popolo del suo paese.
Molto ancora ci sarebbe da dire su questo argomento, molti gli esempi che si potrebbero riportare elencando quanti sono stati gli artisti che hanno scritto una pagina di storia, grazie un loro gesto altruistico. Preferiamo invece concludere questa riflessione, scrivendo che Savio Pagano è un giovane innamorato d’orgoglio per la propria Patria Italia; stregato da quello scorcio di terra chiamata Sicilia che emerge dal mare; inebriato dalla pietra corvina che abbraccia ed erge la sua Catania, una città dove la grazia si appropria dell’anima.
Vera Ambra, Associazione Akkuaria


Giorgio Russello, Associazione Artists & Creatives


Sara Aguiari, Associazione 25 Novembre


Maria Tripoli, 51 Pegasi Dimensione Donna



Savio Pagano nasce il 2 aprile 1983 a Catania, dove tutt'oggi vive e opera.Ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti di Catania dove ha conseguito la Laurea specialistica in Scultura.Fin da giovane rimane affascinato dal mondo dell'arte e del cinema e da tutto ciò che è "fantastico". Crescendo segue la tecnologia di pari passo, facendone uno strumento d'espressione all'avanguardia. Le sue competenze, tecnologiche, visive e manuali sono molteplici, tutte accomunate da una sola parola: PASSIONE. "Scultore di Sogni" come ama definirsi – bruciando la candela da ambo i lati – dedica la sua vita all'arte scrivendo, scolpendo, fotografando, progettando, organizzando e affinando le tecniche. Confermato per quattro anni dalla Electronic Arts come scenografo e monstermaker nei progetti Hellgate London, Dead Space, Dragon Age, Dead Space 2, ha lavorato anche per Koch Media nel progetto Risen, Lucca Comics & Games Srl ed Etna Comics.
Maggiori info su:www.akkuaria.com/saviopagano



Contatti:

Vera Ambra cell 3394001417

Sara Aguiari 349 3416415

La rivolta dei nuovi vespri continua: pescatori siciliani a Palermo il 26 gennaio ed a Catania il 24



Riceviamo e volentieri pubblichiamo:




FEDERAZIONE ARMATORI SICILIANI info@federazionearmatorisiciliani.it
Catania 23 gennaio 2012
Al Signor Questore di Catania
Alla DIGOS di Catania
------- Ai Signori Direttori Organi di Stampa
Oggetto:Comunicazioni.
In riferimento alla manifestazione di protesta della categoria degli armatori e pescatori siciliani,in merito si fa presente quanto segue:
Giovedi 26 gennaio 2012,i pescatori,si recheranno a Palermo presso Palazzo dei Normanni e presso Palazzo d’Orleans,in attesa di ricevere notizie dal Presidente della Regione Siciliana.
La partecipazione è unanime di tutti gli armatori e pescatori siciliani.
La partenza prevista alle ore 7,00 da Porto di Catania,a bordo di autobus,punto di incontro partecipanti dalle ore 10,30 in Piazza Indipendenza Palazzo dei Normanni.
Carmelo Micalizzi 3313148624
Martedì 24 gennaio 2012,dalle ore 11,15 i Pescatori in corteo si recheranno in corteo a Piazza Duomo di Catania per incontrare il Sindaco.

Perché la cultura siciliana sostiene la rivolta dei 'nuovi vespri'







Riportiamo il comunicato (il cui autore è lo scrittore e giornalista Francesco Giordano), già presente nella homepage del sito akkuaria.com dal 19 al 24 gennajo, in nome di quella rivolta ideale dei nuovi vespri, che dalla Sicilia in queste ore sta dilagando in tutta Italia:


Perché la cultura siciliana sostiene la rivolta dei 'nuovi vespri'


Narrando dell'insurrezione dei Vespri nel noto suo volume, l'insigne storico inglese Steven Runciman ha scritto che la rivolta della popolazione siciliana del XIII secolo contro l'oppressione angioina "non fu soltanto un dramma isolato di cospiratori e tagliagole... ma fu uno di quegli eventi storici che mutarono il destino di nazioni e di istituzioni di rilievo mondiale". Poiché, come si sa in ogni dove, la civiltà moderna inizia nel Mediterraneo, ed in Sicilia.
A volte la ruota della storia, come il decimo arcano dei Tarocchi, torna a girare e ciò accade quando l'esaperazione giunge al culmine, quando i popoli sono estremamente e singolarmente vessati. Così le genti d'America si ribellarono alla iniqua pressione fiscale nel secolo XVIII e nacque, dopo un breve conflitto, la gloriosa Unione degli Stati nord americani, suggellata dalla illuminata sua Costituzione; così dopo un terrificante e devastante conflitto, nel recente XX secolo in Sicilia durante l'occupazione nasceva l'indipendentismo, dal cui sangue e valore (1944-46) sgorga l'attuale Statuto della Autonomia della Sicilia: il quale nei fatti ci consentirebbe di governarci nè più ne meno di uno degli stati federati statunitensi, se avessimo avuto dei politici degni di questo nome e non già servi dello Stato nazionale, da cui nessuno auspica la separazione poiché sarebbe assurdo ed insensato, ma il massimo grado di autogestione, in primis quella finanziaria.
Ecco perché le attuali proteste dei movimenti "dei forconi", "forza d'urto", e similia, hanno tutto il nostro sostegno e la massima solidarietà da parte di Akkuaria. Il mondo della cultura mondiale, e quella di Sicilia in particolare, non può che essere al fianco delle rivendicazioni degli uomini di terra di mare e di trasporto, nel sostenere non solo le loro legittime richieste, ma anche e soprattutto nell'invocare a gran voce quella rivoluzione culturale, pacifica (non pacifista) delle masse che dovrà necessariamente portare ad uno scontro frontale con la "casta" dei poteri forrti della politica, della grande industria, della imprenditoria vero fomite della criminalità e non viceversa poiché essa medesima facente monoblocco con la subdola imposizione fiscale che non può accettarsi, pur nelle comprensibili emergenze, da un governo che non segue il corso degli eventi dei popoli, perciò rischia anche suo malgrado di esserne travolto. Difficilmente le genti di Sicilia si ribellano: se in questi giorni le proteste apartitiche ed in nome solamente del tricuspide ed antichissimo simbolo della Triquetra (al centro dell'isola ammantata del patrio tricolore... ciò ha senza dubbio un grande significato), hanno riscosso unanimi consensi dalle masse, a cominciare dalle donne d'ogni età e condizione sociale, v'ha da riflettere e sostenere quell'onda immensa che può trasformarsi nella grande marea che travolgerà gli inetti ed i sordi al richiamo della coscienza.
Chi vede, in silenzio ascolta. "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti", ammoniva il Maestro divino: la Chiesa dell'Apostolica legazìa e degli ultimi sa e non dimentica la storia.
Intellettuali, donne e uomini d'arte e cultura, Poeti, sono sulle barricate col movimento che dalla protesta per motivi apparentemente pratici, si muta e dovrà mutarsi in rivolta ideale contro il sistema dell'oppressione dell'uomo sull'uomo, finché il riscatto del popolo siciliano, nella sua completa autogestione, non si compia, in nome di quei valori di Libertà, di Tolleranza, di Fratellanza che sempre furono la gemma regale dei venticinque secoli della nostra intramontabile civiltà.
Catania 19 gennajo 2012

lunedì 23 gennaio 2012

La rivolta dei Vespri in Sicilia continua: la voce dei pescatori
















La nostra più ampia solidarietà alle categorìe sociali di terra, di mare e dei trasporti riunite nel movimernto "Forza d'Urto", espressione della ampia rivolta ideale del popolo siciliano contro l'oppressione del potere politico ed economico: abbiamo detto a chiare lettere il nostro pensiero nella homepage del sito http://www.akkuaria.com/ . Qui riportiamo, come ricevuti, gli ultimi comunicati degli armatori delle marinerie di Sicilia, sede di Catania:



FEDERAZIONE ARMATORI SICILIANI SEDE LEGALE SICILIA – CATANIA info@federazionearmatorisiciliani.it Tel.095 8996707 – 331 314 86 24
Catania 21 gennaio 2012
Al Signor Prefetto di Catania
Al Signor Questore di Catania .. Ai Signori Direttori Organi di Stampa
Oggetto:Comunicazione manifestazione pescatori siciliani.
Si comunica,di avere ricevuto l’adesione dei grossisti dei mercati ittici all’ingrosso di Catania, Acitrezza e Riposto.Si comunica altresì,che la protesta degli armatori continua a tempo indeterminato, tenuto conto che con il prodotto pescato gli armatori non riescono a coprire tutte le spese di gestione del motopeschereccio.
La Categoria denuncia l’incapacità dei politici italiani e di tutti i dirigenti della Direzione Generale della pesca Marittima presso il Ministero delle Politiche Agricole, a non sapere gestire con professionalità e onestà il settore,di non sapersi opporsi a tutte le normative comunitarie che penalizzano la flotta peschereccia italiana ed in particolare i pescatori siciliani,con criteri giusti considerato che 80% della flotta è composta della piccola pesca costiera,la categoria chiede;
Un Politica della pesca uguale ai Paesi appartenenti all’U.E. in riferimento alla distan-za della fascia costiera,alla pesca del tonno,alle deroghe del novellame,alla pesca a strascico entro i limite consentito nelle altre marinerie dell’Adriatico,alla depenaliz-zazione delle infrazioni,e alla giusta regolamentazione degli attrezzi di pesca,agli aiuti previsti per le calamità naturali e al bonus per il prezzo del caro gasolio.
Si comunica altresì che lunedi 23 e martedì 24 gennaio p.v. i manifestanti in corteo si recheranno il 23 dal Signor Prefetto di Catania, e Martedi 24 p.v. dal Signor Sindaco di Catania.Inoltre la Categoria si sta organizzando per continuare la Protesta a Roma.
Carmelo Micalizzi n.q. di Presidente . . della Federazione Armatori Siciliani



PROTESTA PESCATORI:


SI DENUNCIA LA PRESENZA DI COMITATI D'AFFARE GESTITI DALLA POLITICA A "PESCA" DI FINANZIAMENTI U.E. TRAMITE PROGETTI MAI REALIZZATI E/O REALIZZATI SOLO IN PARTE CHE DOVREBBERO SERVIRO ALLO SVILUPPO DEL COMPARTO MA CHE IN REALTA' SERVONO SOLO A DISTRIBUIRE INCARICHI CONSULENZE E DISTRIBUZIONE DI FONDI NERI ALLA POLITICA. I PESCATORI NON CHIEDONO SOLDI, CHIEDONO SOLO COMPETENZA NELLA GESTIONE DEL COMPARTO E DELLA MATERIA PESCA MARITTIMA PROFESSIONALE, CHIEDONO DI SENTIRE LA VOCE DEL POPOLO DEI PESCATORI PRIMA INIZIATIVE TECNICHE, CHIEDONO COMPETENZA E COMPETITIVITA', CHIEDONO DI ESSERE UNA CATEGORIA PROTETTA PERCHE' CONTINUANDO DI QUESTO PASSO LA PESCA RISCHIA DI SCOMPARIRE.

CHI FARA' IN FUTURO IL PESCATORE?


FABIO MICALIZZI

ASSOCIAZIONE PESCATORI MARITTIMI PROFESSIONALI(presidente regionale)

sabato 14 gennaio 2012

Presentati dalla casa editrice Akkuaria i nuovi ebook








Presentati dalla casa editrice Akkuaria i nuovi ebook


Nella simpatica cornice del Deluxe luxury coffee, locale sito in via Toselli dietro piazza Trento in Catania, è stata presentata la sera di venerdì 13 gennaio (se il XIII arcano è la morte, l'inverso come noi lo intendiamo, è immortalità) non soltanto la rassegna di ideazioni grafiche di Vera Ambra, che è l'anima e la creatrice della casa editrice e del sito Akkuaria, ma anche i primi 12 ebook prodotti appunto dalla predetta casa editrice, in collaborazione con una nota azienda informatica catanese. L'occasione, che ha riunito un folto gruppo di amici accomunati dalla passione per la Letteratura, se è scaturita dalle belle foto in bianconero, rappresentanti l'angoscia dell'Essere chiuso in gabbie immaginarie, ovvero le "Amnesìe di Eros", tema della serata -in onore del dio d'Amore si lèssero delle poesie da parte degli intervenuti, còlla solenne conclusione di una lirica tempiana densa d'erotismo, declamata da uno dei partecipanti- ha voluto essere il primo appuntamento del 2012 da parte degli amici di Akkuaria e di Vera Ambra, nella consapevolezza che la produzione libraria, cartacea e digitale, deve evolversi di pari passo in maniera conforme ai tempi.
Fra gli ebook (i quali hanno attualmente un notevole successo mondiale, e presto o tardi si diffonderanno anche in Italia affiancando la produzione cartacea), da segnalare il volume di liriche, di notevole successo, "Pegaseium nectar" di Vera Ambra (di cui è disponibile la traduzione in spagnolo), ed il saggio pubblicato lo scorso anno "Domenico Tempio cantore della Libertà" di Francesco Giordano, con una antologìa di liriche del sommo poeta del secolo XVIII.
Nel terzo millennio, la voce della Poesia, della Letteratura, dell'Amore è viva più che mai, "novus ordo ab antiquo".

martedì 10 gennaio 2012

Le amnesie di Eros, di Vera Ambra, a Catania



Riceviamo e volentieri pubblichiamo:






Carissimi,
all'insegna di un nuovo anno che sicuramente sarà foriero di grandi novità per tutti noi, ho il piacere di proporre dal 13 al 20 Gennaio 2012 presso i locali di Delice Theluxury Coffee, in via Pietro Toselli 16c, un'esposizioni di alcuni miei elaborati grafici facenti parte dell'opera virtuale "Le amnesie di Eros"
Sul tema dell'Amor che move il sole e le altre stelle” - per dirla con Dante - alla gioia di convivere con tutti voi la serata, vi invito a portare le vostre poesie d'amore preferite... così da condividerle insieme.

Non mancate vi aspetto.
vera ambra

mercoledì 4 gennaio 2012

Mario Rapisardi , nel centenario della morte, 4 gennaio 1912-2012

Mario Rapisardi , nel centenario della morte, 4 gennaio 1912-2012
Questo blog nasce 'rapisardiano', ovvero nei suoi primi passi, onora e rende omaggio alla figura di quel Vate della Poesia dell'Umanità, che per l'Italia del secolo XIX (ed anche dopo) fu Mario Rapisardi, catanese. Dell'opera sua, osannata e vituperata in vita quanto dimenticata in seguito poi riscopertta a cura dei discepoli, poscia novellamente coperta da oblìo, come è nella natura delle opere dell'uomo, rimane oggi il messaggio immortale; delle opere, la più gran parte sono di attualità, come le Poesie Religiose (chi vuole può qui http://letterecatinensi.blogspot.com/2009/01/mario-rapisardi-le-poesie-religiose.html leggere il testo integrale), i Poemi e Poemetti, le Ricordanze.
Moriva cent'anni fa, esattamente alle 16,30 del 4 gennajo 1912, nell'"aerea casa" dell'alto Borgo, in via Etnea a Catania, mentre il meriggio avanzava, e azzurreggiava "il mare immenso", l'Jonio cantato nelle sue poesie. Ad assisterlo pochi e fidati amici: Tano Ardizzoni, Alfio Tomaselli (che sarà il curatore delle memorie del Maestro), e la "creatura unica", Amelia Poniatowski Sabernich, che dalla nativa Firenze accettava di scendere in Sicilia per essere la compagna dell'uomo impareggiabile, in spregio alle allora severissime e dure convenzioni sociali che vedevano con sdegno un separato, convivere. Gli chiusero gli occhi dopo anni di "arteriosclerosi", si disse: ma era il mal di vivere del Poeta, che lo rapiva alla vita quasi sessantasettenne, lui ch'era nato in via del Penninello il 25 febbrajo del 1844. Un mese prima per i tipi del Sandron, dopo lunghissimo travaglio, era stato stampato il volume (anzi, il volumone!) della edizione definitiva delle opere complete; Concetto Pettinato, giornalista di razza e catanese d'altrettanta schiatta, allora giovane (dirigerà poi il "La Stampa" nel 1944 nella RSI, e ne pagherà lo scotto), scrisse a proposito delll'opera, sul Giornale di Sicilia del 31 dicembre 1911: "il Rapisardi non fu anticristiano, è vero: anzi amò fervidamente la figura di Cristo, che il Carducci non amò né comprese mai. Ma fu qualcosa di molto peggio: fu anticattolico. E gli italiani sono scettici, ma sono ad un tempo tradizionali", invocando per le liriche rapisardiane il premio Nobel "al primo vero idealista e filantropo che abbia partorito la razza italiana".
Moriva Mario Rapisardi, con gli ultimi versi sulle labbra, stampati l'indomani su tutti i giornali: "E sull'animo mio vasto, infinito \ lago nell'invernale ombra sopito \ la gran giornata della morte \ albeggia".
La sua Catania, fatto unico con Vincenzo Bellini (una città che non celebra mai vivi nè morti, tranne se geni: e se di geni ve ne son sempre pochi, nell'Ottocento furono appunto il Cigno per la musica ed il Vate per la Poesia), lo onora immensamente: la salma viene trasportata il giorno dopo in Comune sulla 'carrozza del Senato' (anche questo un fatto unico), poi l'omaggio del popolo. scuole e istituzioni chiudono per lutto: il Duomo chiude per protesta contro colui che considera il "Lucifero", titolo del celebre poema (non molti anni dopo di ben altri e veri 'luciferi', si sarebbero notati nelle sacre sale non solo delle cattoliche chiese, ma financo in Vaticano!). Il sette l'imponente corteo di circa centocinquanta mila persone percorre via Garibaldi sino a piazza Palestro, dove si tengono i discorsi commemorativi prima della deposizione: in cima al corteo, annotano i giornali locali, alla testa delle autorità tutte dal Sindaco al Rettore dell'Università dove per tanti anni il Rapisardi, fondatore della Facoltà di Lettere (egli che mai conseguì la laurea, nominato "per chiara fama" dal Ministro della P.I. De Sanctis...), Federico De Roberto, il celebre scrittore, amico del Poeta e anima nobilissima di uomo e letterato. Ma Rapisardi non venne tumulato per ben nove anni: solo il 9 gennaio 1921 il Comune si decise a costruire la tomba sua, che si vede oggi nel piazzale centrale. Anche ciò il Poeta aveva antiveduto. Era anticlericale, il Rapisardi: e come notò Pettinato, questo non viene perdonato da certa stirpe di bigotte biscie. Oggi possiamo dire che, nelle sue opere, vide in anticipo di un centennio il Concilio Vaticano II, di cui l'antico chierichetto che serviva messa, l'autore giovane dell'Ode a Sant'Agata e il cantore di quella "Palingenesi" che gli valse da parte di Victor Hugo l'appellativo di "precursore dell'avvenire", avrebbe approvato gli assunti. Era Frammassone (e la Massoneria, società di libero pensiero, ne onorò la figura), ma distingueva sempre l'Uomo puro dai faccendieri e dai trafficanti; perciò fece sempre "parte a se stesso". Ed a Cristo in ultimo, pur titano ed impenitente, poteva egli laicamente confessarsi: al prete no, non poteva: lo si può capire.
Noi qui da fedeli d'Amore verso il Vero, il Bello, l'Ideale, nonché catanesi, riteniamo di compiere il nostro dovere: perciò abbiamo scelto di consegnare al lettore, nel video che segue, onde celebrare degnamente il centenario della di lui dipartita verso l'Eterna Luce, i capoversi VIII, XII, XXI e XXII del poemetto "L'impenitente", apparso prima sulla "Nuova Antologia" del 1 ottobre 1900, poi nella edizione definitiva delle opere (la musica di sottofondo è il I tempo della Sinfonia 9 di A.Bruckner). L'ultima parola è il nome del Messìa di Galilea, non è un caso. Sono versi che segnano succintamente il percorso filosofico, umano e spirituale dell'Uomo e del Poeta Rapisardi: e dalle brume del tempo, egli riemerge dopo un secolo, trasumanato. Onore al Maestro, che la Luce dell'Inifinito sempre accompagni la Parola!
F.Gio.

video