mercoledì 22 febbraio 2012

La federazione Armatori Siciliani esclusa dalla Camera di Commercio di Catania



Riceviamo e pubblichiamo:







FEDERAZIONE ARMATORI SICILIANI 1\3 Largo Lilibeo ,5 – 95123 Catania info@federazionearmatorisiciliani.it
Al Signor Presidente della Repubblica
Al Signor Presidente del Senato
Al Signor Presidente della Camera dei Deputati
Al Signor Ministro Dell’Interno
Al Signor Ministro delle Attività Produttive
Oggetto: Denuncia abusi contro la Federazione Armatori Siciliani Pesca.
Il sottoscritto Carmelo Micalizzi, nato a Viagrande (CT) il 19 maggio 1943, dal 1968,,armatore,nella qualità di legale rappresentante della Federazio-ne Armatori Siciliani, Sindacato autonomo delle Imprese di Pesca,costitui-ta con atto pubblico il 15 luglio 1991,ha ricevuto ad opera di S.E. Prefetto di Catania, nell’anno 1990, la nomina di componente nella Giunta della Camera di Commercio di Catania, e dal 2001,a seguito modifica dal rior-dino delle Camere di Commercio,nella qualità di Componente del Consi-glio incarico svolto fino al 31 gennaio 2012,denuncia quanto segue:
- ad opera di Direttive dettate dalla Regione Siciliana in data 02/02/2012, la Federazione Armatori Siciliani è stata esclusa dal Consiglio della Camera di Commercio di Catania,in violazione del Decreto Presidenziale della Re-gione Siciliana non tenendo in debito conto,che il settore della Pesca è stato incluso nelle note indicate nella pagina 4, art.1 comma 2, del Decre-to Presidenziale del 5 agosto 2010,n.17,pubblicato sulla GURS n.36, del 13 agosto 2010,Supplemento Ordinario,di cui si legge a chiare lettere quanto segue: al comma 2 dell’art.10 della legge 29 dicembre 1993,n. 580 e s.m.i. ,come introdotto dalla presente legge,dopo la parola "Turismo" sono aggiunte le parole " della Pesca ";
- l’Assessorato Regione Siciliana alle Attività Produttive, ha confermato 2 seggi all’Agricoltura, mentre il seggio previsto per la pesca è stato asse-gnato alle piccole imprese il violazione della legge n.580\93,che prevede
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solo nei settori:Dell’Industria,del Commercio e dell’Agricoltura, assicurata la rappresentanza autonoma delle piccole imprese;
3°) Il Presidente dell’ente camerale comunica alla riunione del Consiglio, che al settore dell’agricoltura spettano n.2 seggi,e alla Pesca nessun Seg- gio,precisando:cumulando i parametri spettanti alla pesca, si otterranno n.3 seggi con la denominazione Agricoltura e Pesca,ciò in violazione del Decreto Presidenziale della Regione Siciliana del 05 agosto 2010,art.4 comma 2 pubblicato sulla GURS del 13 agosto 2010, e in violazione della Legge n.580 del 29 dicembre 1993,Riordino delle Camere di Commercio di cui all’art.10.Consiglio,punto 2. Allegato 1 - 1\a La Pesca doveva essere indicato come unico Settore e non mescolato con quello dell’Agricoltura,come previsto dal Decreto Presidenziale succitato.
Lo scrivente denuncia un meccanismo perverso attuato contro lo scrivente, tenuto in debito conto che nelle Camere di Commercio di Agrigento, Messina, Palermo, Siracusa e Trapani, è stato incluso il seggio alla Pesca, mentre Catania è stata escluso il rappresentante del settore pesca, confermando un’assoluta politica vessatoria, contro il sottoscritto nella qualità di legale rappresentante della Federazione Armatori Siciliani, per avere denunciato il malaffare politico-mafioso alla Procura della Repubblica di Catania, poiché il sottoscritto ha sempre protestato e denunciato quanto segue: a) contro lo spreco di denaro pubblico della Regione Siciliana, responsabile in prima persona il Presidente della Regione e gli assessori delle politiche Agricole e delle Attività Produttive: il primo per avere sprecato decine di milioni di euro per la promozione di determinati prodotti ittici, mostrando scarsa competenza nel settore pesca, ed ottenendo scarsi risultati, il secondo per avere distolto il seggio spettante alla Pesca privandosi di fatto di esperienze concrete maturate nel settore;
b) di aver denunciato la Giunta della Camera di Commercio di Catania, alla Procura della Repubblica di Catania, per la cattiva gestione della società SAC spa, che gestisce i servizi dell’aeroporto di Catania,allegato 2
c)il Consiglio della Camera di Commercio di Catania è composto da 32 consiglieri, di cui la maggioranza sono appartenenti alla Conf-Commercio
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di Catania che coalizza decine di settori ottenendo sempre la Presidenza della Camera di Commercio, e il controllo assoluto delle società di gestio-ne, SAC S.p.A. SAC- SERVICE S.r.l. e altre società controllate.
Chiede,L’Autorevole intervento del Signor Presidente della Repubblica,dei Signori Ministri, per far piena luce. chiede altresì la modifica delle leggi che regolano le Camere di Commer-cio, in atto nelle mani di potenti uomini che gestiscono gli enti pubblici e le società di capitale pubblico,come società di loro proprietà,nominando e assumendo personale con stipendi d’oro e nominando amministratori, direttori generali,dirigenti,funzionari e consulenti tutti appartenenti alle loro organizzazioni sindacali.
Catania, 20 febbraio 2012

Carmelo Micalizzi n.q.
Federazione Armatori Siciliani

martedì 21 febbraio 2012

Santa Messa in latino, Catania 26 febbraio 2012 chiesa San Giuseppe al Transito



Si comunica che il 26 febbraio 2012, nella chiesa di

San Giuseppe al Transito di Catania

(piazza Maravigna, dietro l'Anagrafe comunale,

nei pressi del castello Ursino),


nella solennità della I domenica di Quaresima

si svolgerà la S.Messa nel Rito Romano Antico

ore 19

Fra Catania e Roma - Come (non) si celebra, e come si celebra, la Santa Messa














Fra Catania e Roma - Come (non) si celebra, e come si celebra, la Santa Messa



Spinti da un imprevisto nonché da indissolubile sete del Vero, domenica 19 febbraio, nell'intento di assistere alla celebrazione della S.Messa, entrammo nella chiesa intitolata al SS.Crocifisso dei Miracoli, in via Umberto a Catania. Il tempio è noto per essere la sede dell'Ordine dei Gesuiti, i quali un tempo erano i più fedeli figli e guardiani della Chiesa cattolica e del Papa. Iddio vorrà avere misericordia se queste notarelle documentano esattamente il contrario, sia sotto l'aspetto della liturgìa che della dottrina. La funzione sacra si svolge: a celebrarla è il noto p.Gianni Notari ivi parroco, persona già 'celebre' non solo per essere stato, sino al 2010 (anno in cui venne rimosso da tale incarico ed inviato a Catania) , direttore del centro di formazione politica "Pedro Arrupe" di Palermo, ma anche per le sue 'battaglie' a pro degli emarginati, dei senza casa, delle prostitute e degli immigrati, iniziate a Napoli sua città nativa da quando cominciò, nel 1978, l'attività sacerdotale. Oggi padre Gianni Notari è un sessantenne dalla voce suadente, il sorriso pronto, il viso bonario, che continua ad avere un 'ruolo politico' nella capitale dell'Isola. Avevamo già assistito alla Messa celebrata da lui circa due anni fa, poco dopo il repentino arrivo: si vede che lo Spirito Santo -chi è cristiano può credervi- ha voluto ancora spingerci ivi, per documentare quanto segue.
Piena la chiesa, soprattutto di gente di mezza e tarda età. L'omelìa, con tono indubbiamente da docente di Antropologia quale è, la inizia citando "La Repubblica" (noto quotidiano della sinistra radical-chic) ed un articolo di Stefano Rodotà (altro esponente di quella sinistra intellettuale, che usa piazzare i figli in posti di potere salvo poi ad ergersi paladina dei diritti degli ultimi...), argomento i "bond della morte": da lì una lunghissima filippica, in stile prettamente gesuitico, che contorcendosi intorno alle parole, giunge alla melensa conclusione, in un quadro piuttosto vago di ecumenismo perbenista adatto del resto al quartiere di cui il sacerdote è parroco. Ciò non è tutto: si sa, padre Notari è un fedele del comportamento liturgico postconciliare: quindi non esita a far salire, dopo i consueti tamburelli e canti, dei bambini attorno a lui vicino all'altare, compresi dei genitori -pubblicamente elogiati- con una infante di tre giorni (da notare che la chiesa era freddissima), per rimanere attorno a lui. Ordina , con fare sicuro, di recitare il 'Padre Nostro' tenendosi rigorosamente per mano tutti (chi scrive e chi lo accompagnava rifiutano, come è ovvio...); infine giunge il frangente sacro della distribuzione della Comunione, e lì spunta la vera anima del sacerdote gesuita progressista: chiama un suo coadiuvatore laico e gli suggerisce di dividere l'Ostia dall'altare, mentre lui... lestamente, si reca verso la porta della chiesa, col calice! E molta della gente che già si era spinta verso l'altare, fa dietrofront per andare a prendere il Pane della Vita dal celebrante... alla porta! Immancabile l'appello economico a favore di alcuni senza tetto ricoverati in parrocchia: del resto ultimamente comune, ed irritante, a molte comunità. Concludendo la funzione, il sacerdote si 'salva' facendo recitare un'Ave Maria, in italiano naturalmente.
Alla fine della Messa, non contento, padre Notari si piazza nuovamente all'ingresso della chiesa, e cerca di salutare tutti, di stringere la mano a tutti. Noi con velocità e dal lato opposto al suo usciamo, altrimenti non avremmo potuto evitare di proferire delle parole che un sacerdote non dovrebbe mai sentirsi dire. Un rito che di cattolico ha molto molto poco, che contrasta con le direttive ultime del Santo Padre Benedetto XVI, un rito che nell'omelia e nella liturgìa lungi dal purificare rende tutto l'imbarazzo ed il malcostume di questi quarant'anni nefasti, precisamente di nefasta interpretazione, del post-Concilio. Ciò senza nulla togliere alla interiore sincerità del sacerdote: quasi certamente padre Notari è convinto in cuor suo di essere nel giusto: ed è questo il dramma, l'assioma terrificante che stride fra una liturgìa quasi bimillenaria, ed un comportamento -e dei suggerimenti 'politici'- che non sono congrui con la preghiera e la teologia, come alcuni dopo la funzione ci hanno manifestato, che dovrebbero essere predicati in una chiesa cattolica. Lo stile infatti fu notato da almeno la metà dell'uditorio, e non certo apprezzatissimo: e però, da una città tollerante, adeguatamente sopportato con rassegnazione. No, così non si celebra la Santa Messa.
Qualche settimana fa, Roma, chiesa della Trinità dei Pellegrini. Sacra funzione pomeridiana: celebra Don Marco Cuneo (ligure, uno dei preti più apprezzati per fedeltà alla tradizione), assistito dai diaconi in cotta e stola, anch'egli rivestito dei paramenti tradizionali. La Santa Messa è svolta nel Rito Romano Antico, secondo il motu proprio "Summorum Pontificum" voluto nel 2007 da Benedetto XVI, per un ritorno alla autentica tradizione, liturgica e dottrinale, del Cristianesimo. La Messa è tutta in lingua latina, e quasi del tutto si partecipa stando in ginocchio, sulle assi consumate dai secoli dell'antico tempio. Vi sono turisti, fedeli 'tradizionalisti', abitanti del quartiere, alcuni esponenti della antica nobiltà romana. Il celebrante è assorto nella completa contemplazione del Dio uno e trino, "versus Deo". La Comunione Santa è alla balaustra, due volte (le particole debbono essere consumate completamente). Infine si legge il prologo del Vangelo di Giovanni: "In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum... in ipso vita erat, et vita erat lux hominum; et lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt". La sacra funzione, in quella chiesa che è specialmente concessa dal Santo Padre, si celebra quotidianamente e con costante fedeltà. Passione sentita, misticismo allo stato puro, portano il fedele -aiutato dal senso e dalla competenza del Sacerdote il quale in tal caso è davvero unito al popolo dei cristiani, non con le parole ma con i fatti- a sentirsi "unicum" con la spiritualità del Rito di sempre. La liturgìa, la lingua latina, sono ottime vie verso la Luce. Nessun canto se non quelli gregoriani, nessuna 'invasione' dell'altare, che del resto è rivolto a Dio: solo silenzio, attenzione, contemplazione. Sì, così si celebra la Santa Messa.
Se avessimo voluto diventare protestanti, lo avremmo fatto. Se pensiamo alle funzioni sacre dei Cristiani ortodossi, con il loro fasto fascinoso ed il loro amore per il Dio ignoto, non sfugge la suggestione verso quel rito mai mutato. Ma da liberi pensatori e sempre in cammino verso la Luce, nati nel Battesimo abbiamo scelto di rimanere cristiani e cattolici secondo la Tradizione. Grazie soprattutto all'attuale Pontefice, la riscoperta e la bellezza del rito tradizionale, che attrae molti giovani, sarà la primavera del presente millennio. I cascàmi del protestantismo in cui, volenti o nolenti, ci siamo imbattuti, sono destinati a perire. Il significato del prologo del Vangelo di Giovanni, non perirà.
(F.Gio)


Nelle immagini: la chiesa del Crocefisso dei Miracoli di Catania e quella della Trinità dei Pellegrini di Roma

sabato 18 febbraio 2012

Sulla manifestazione di Forza d'Urto e Forconi a Catania, 18 febbraio 2012









































Sulla manifestazione di Forza d'Urto e Forconi a Catania, 18 febbraio 2012


La manifestazione che nella mattina del 18 febbrajo è stata promossa a Catania da Forza d'Urto, Comitato dei Forconi, e varie sigle aggregatisi, si è svolta da villa Bellini sino a piazza Università, in un clima di compostezza e di civile confronto. Così potrà dire la cronaca ufficiale: aggiungendo che delle migliaja di partecipanti alle precedenti riunioni, in questo caso si è riscontrato un numero nettamente minore di aderenti: nonostante i reiterati appelli che i siti di Ferro, Scarlata e Crupi hanno ripetuto via internet. Ci fu aria di festa di paese: bandiere siciliane garrenti, consapevolezza nei partecipanti, anarchici convinti, indipendentisti senza tentennamenti: grande spiegamento di forze dell'ordine. Piccole 'foto segnaletiche' dei politici locali con slogan del tipo: "non ricandidatevi mai più", sorrette da giovani entusiasti. Ci siamo permessi di immaginare... che i suddetti politici, ben sapendo in anticipo di essere (giustamente e meritamente) scherniti in pubblico, abbiano usato le armi solite a loro confacenti, onde lecitamente coartare molta gente dal partecipare alla manifestazione, 'pilotandola' in altri luoghi, in altre riunioni. Evidentemente, se ciò è vero, la missione ha avuto buon esito.
I 'celerini', come venivano appellati negli anni Cinquanta (l'epoca del siciliano Scelba), già da venerdì notte (lo abbiamo riscontrato di persona) presidiavano in armi piazza Università. Il corteo di oggi era, abbiamo appreso da funzionari della Prefettura per accordi con l'organizzazione, autorizzato a fermarsi ivi: ma alcuni tentarono, invano, di spingersi con gli striscioni in piazza Duomo. Il che fu lestamente e senza colpo ferire impedito, con le buone maniere, dalle soverchianti forze di polizia.
Il riassunto del tutto lo trasse, come altre volte, la personalità che tra i 'capi' di quella che deve essere una rivoluzione culturale per modificare l'assetto sociale dell'Isola, la quale può anche dirsi 'rivolta dei nuovi Vespri' (laddove si rammenti sempre che la campana del Vespro suonò in Palermo, Catania e Messina nella pasqua del 1282 col sangue de' Francesi Angiojni sgozzati dai coltelli degli esasperati siciliani, non delinquenti ma eroi, esprimenti la forza virile ed il carattere fiero dell'autentico popolo di Sicilia...), è colui il quale ha più serietà e carisma di altri, e strategìa della situazione, ovvero Giuseppe Richichi, leader dell'AIAS autotrasportatori e creatore di Forza d'Urto, col suo gruppo presente perché uomo di principi: "Così non si conclude. O si fanno le cose seriamente, oppure tutto ciò è inutile".
Concordiamo su tutta la linea. Il recentissimo trattato UE-Marocco, siglato dal presidente del consiglio d'Italia ed approvato al Parlamento europeo, sancisce la morte dell'agricoltura in Sicilia dal mese di maggio, data dell'inizio delle importazioni delle merci dall'antico paese del Maghreb. La Sicilia è essenzialmente terra agricola, turistica e mineraria: negli ultimi tempi, anche si muovono i pensieri di chi non vuole più emigrare, ma sente la necessità di costruire nell'Isola del Sole il proprio presente ed il futuro di figli e nipoti. Com'è stato nei secoli dei secoli: la Terra Promessa di Mosè, è qui. Quando ciò sarà chiaro alla più gran parte delle genti, il velo potrà scoprirsi. Per il momento, meno parole e più fatti, ha da essere la scelta. Il resto può anche tacersi.
F.Gio.







Nelle foto (da noi scattate): alcuni momenti del corteo, con G.Richichi dietro lo striscione di Forza d'Urto.

giovedì 16 febbraio 2012

A Roma città eterna si è presentato ufficialmente il movimento culturale "Alienismo": radici siciliane, visione mondiale






















A Roma città eterna si è presentato ufficialmente il movimento culturale "Alienismo": radici siciliane, visione mondiale



















In una Roma innevata e tra le coltri di ghiaccio che hanno ricoperto la Capitale (Villa Borghese era davvero uno spettacolo: ma le strade furono adeguatamente spazzate), si è svolta il 12 febbrajo u.s. la manifestazione "Viaggio tra le vie dell'Arte", patrocinata dalla Società Umanitaria ospitante, ed organizzata dall'Associazione Akkuaria, Artisti e Creativi, AICS. L'anima di tutto è come sempre Vera Ambra, autentico vulcano di idee, che ha fortemente voluto l'iniziativa. Nell'ambito della quale si è presentata l'edizione 2012 del premio letterario che il comune di Butera intotola a Fortunato Pasqualino, organizzato da Akkuaria, ed il nuovo movimento culturale denominato Alienismo (vedi al link http://www.alienismo.it/vera_ambra_note.htm ). Di seguito riportiamo il testo dell'intervento dello scrittore e giornalista Francesco Giordano, tra i fondatori del movimento:

Intervento di Francesco Giordano alla Società Umanitaria, Roma, nell'ambito della manifestazione Viaggio tra le vie dell'Arte
Mi sia consentito, nel profferire alcune parole, rendere inizialmente pubblico elogio alla Società Umanitaria, che si degna di ospitare la nostra rassegna culturale: è per me motivo di particolare orgoglio parlare qui nella città eterna e nella sede di tale antica e prestigiosa associazione, la quale -come molti sapranno- nasce alla fine del XIX secolo, per volontà dell'ebreo Mosé Loria che, dopo aver fatto fortuna in Egitto, decise di investire il suo cospicuo patrimonio a pro degli ultimi e degli indigenti, fondando a Milano la Società Umanitaria. Alla cui crescita e sviluppo, nel corso del XX secolo, hanno collaborato nomi illustri, da Arturo Toscanini a Victor De Sabata a Maria Montessori, sino alla rinascita nel dopoguerra ad opera di quella figura fulgida di democratico integerrimo che fu Riccardo Bauer, il ricostruttore dell'Umanitaria in tempi difficili. Per noi la Società Umanitaria, qui sapientemente diretta dalla dottoresa Elena Cordaro ed a livello nazionale del professor Amos Nannini, è un pentalfa di Luce per gli ultimi che è guida e segno di Libertà, di Eguaglianza e soprattutto di Fraternità universale dei popoli.
Perciò singolarmente e come Associazione Akkuaria, siamo felici d'esser qui!
Se da una parte la ricerca della forma, in Poesia, è il senso di tutte le cose "De sensu rerum", affermava il grandissimo filosofo calabro Tommaso Campanella in una sua celebre opera, dall'altra ciò si scontra còll'alienazione che nel vissuto quotidiano di oggi, si coglie nell'essere umano, non più alla mercé dell'Elemento, ma brìcciola di se stesso. Non più amato verso l'Amato, ma alterato da Lui, quindi senza un luogo. "Amo il mio Amato e il mio Amato è mio", dice un noto verso del Cantico dei Cantici. Non è più purtroppo così, o lo è per pochi. Occorre quindi ri-costruire, questo può essere un grande insegnamento della Storia, non solo delle pietre, degli insigni monumenti che ci circondano, in gran parte lasciati a noi figli d'Italia, dall'impero romano. Il senso del possesso è alienante e però irresistibile, come la massima fusione.
Ma ricostruire si può nella magìa del nulla? Nel verticale ascetismo, che è una ascesa, dell'Essere verso l'intimo, il sublime Sé? Già il poeta e sacerdote Antonio Corsaro, nel suo movimento verticalista, ponendosi sulla scia di Valéry, aveva tentato, e con successo, tale scalata; qui la si rivede e la si pronuncia ex novo, con parole (la Parola che crea, che è nihil in ex nihilo) sussurrate quasi, disgregate e ricomposte di repente. Per cui vi è l'Alienismo.
Gesù fu il primo e l'ultimo degli Alienisti, si potrebbe dire: ebreo secondo la legge ed anche illuminato da quell'Amore che ha creato il Cristianesimo in cui molti di noi si riconoscono: "Voi chi dite che io sia?", afferma nel Vangelo: è una 'provocazione alienista'... come quando i suoi parenti lo indicano per màtto, poiché egli esce dagli schemi del fariseismo e va verso gli ultimi... Non è senza significato che noi qui discettiamo di Alienismo a Roma: nella Roma che fu dei Cesari, ma anche -passi il lecito campanilismo- dei catanesi che la elessero a capitale ideale, catanesi illustri, scrittori quali Giuseppe Villaroel ed Ercole Patti (forse ultimamente poco rammentati), i quali pure possono essere noverati fra i precursori del nostro movimento.
Alienismo che in quanto movimento d'Arte, di cultura in senso onnicomprensivo, accoglie ed avvolge come spirale ascendente ogni forma di sapere e di filosofìa intima e slanciata verso la Luce infinita. Alienismo il quale, se può tenere conto delle riflessioni dello scrittore Fortunato Pasqualino ("Semel in anno licet insanire: qualche volta nella vita bisognerebbe concedersi un po' di gaio folleggiamento ogni giorno. Lo raccomandano taluni psicologi: delirate, alienatevi, e sarete salvi; o, se non altro, sarete meno depressi, meno angosciati, meno soli. Si riscopre così la funzione terapeutica e liberatrice della dilettevole follia"), nel medesimo tempo le sublima volgendo, come usava dirsi un tempo, il cuore oltre l'ostacolo, di là da quelle colonne d'Eracle, varcate le quali o si intravvede il mistico Triangolo con le lettere della lingua universale oppure, come le ali di Icaro, si finisce senza rimedio nelle tenebre.
Così il grande poeta e sacerdote Antonio Corsaro, che consideriamo con gli altri artisti il 'padre nobile' dell'Alienismo, lui che dal mondo di lassù sicuramente ci guarda e coll'enigmatico sorriso che lo caratterizzava, benignamente ammicca, scriveva in una sua lirica: "Ogni speranza finisce \ tra vita e morte \ ogni apparenza delude \ sul punto di finire. \\ Sono un cerchio una retta una curva? \ Ogni linea si dissolve \ tra fuoco e cenere \ scintillando morendo \ con esperte apparenze. \\ In una ferita dello spazio \ incarnata parola \ in una ferita del tempo \ la parola incarnata svanisce..." Era un alienista ante litteram, un cercatore del divino, un seguace del tempo senza limiti, innamorato della Luce: "Nato tra le rocce, vissuto lungo il mare, delirante \ come una nuvola di vento, \ nato dal dolore, vissuto tra le sciare, ansioso \ come un'onda lunare, \ ... resto ancorato, tra lo spercchio delle acque e le scogliere, \ a un porto d'amore"
Forse ognuno di noi ha necessità di raggiungere quel porto di cui troppo sovente, negli ultimi tempi, si rùppero le gòmene. Ancorati bisogna, e se è necessario legati come Ulisse all'albero di maestra, a sentire il canto delle Sirene senza cedere alle loro lusinghe: follìa? Alienazione? E' il porto d'amore.
Quel che accadrà al movimento degli Alienisti è scritto fra le pietre, il mare e il cielo terso del millennio corrente. La loro bussola è l'Amore (Roma letta al contrario, è Amor...). Ciò che turbina nei loro cuori, è il segreto della forza che tutti li anima in un mistico segno, in arcana unità.
Francesco Giordano
 
Nelle foto: Villa Borghese innevata, Vera Ambra ed il manifesto dell'Alienismo; foto di gruppo degli "Alienisti ed Akkuariani": da sin. a dx, Vera Ambra, Giuseppe Lucca, Francesco Giordano, Sergio De Angelis, Maria Tripoli, Antonella Salamone, Claudio Cerronis

mercoledì 8 febbraio 2012

La Sicilia dei guerrieri: chi é Giuseppe Richichi, creatore di Forza d'Urto





















La Sicilia dei guerrieri: chi é Giuseppe Richichi, creatore di Forza d'Urto










Quando le grandi correnti della Storia si mettono in movimento, le coscienze collettive delle masse si scuotono, creando ampli flussi di maree: ma queste non si possono governare senza la mano degli uomini, di quelle figure importanti che il grande studioso dei personaggi eminenti, Tommaso Carlyle, così definiva: "la storia di tutto ciò che l'uomo ha compiuto nel mondo, è la storia dei grandi uomini che hanno lavorato quaggiù. Essi sono stati i condottieri, i modellatori, i patroni, e in un senso più largo i creatori di tutto ciò che la massa generale degli uomini ha potuto sforzarsi di fare o raggiungere" (Gli eroi).
Abbiamo incontrato uno di costoro, generato dalla nostra unica terra di Sicilia, la cui forma triangolare o del cuore, la rende per naturale predisposizione matrice di eroi, da quel misto di popoli invitti e conturbanti che la abitano sin dalle età primeve, ad oggi. Ultimamente si è fatto un gran baccano, dopo le recenti proteste, sul movimento "Forza d'Urto", su quello dei Forconi ed altri collegati. Sono emerse delle figure di riferimento, alle assemblee: abbiamo osservato, secondo le antiche massime egizie (la Sicilia e l'Egitto faraonico hanno una lunga consuetudine fraterna: l'obelisco sull'elefante di Catania è una delle tante testimonianze), in silenzio e con attenzione. Abbiamo compreso che se tra costoro c'è una figura che corrisponde al tipo ideale e reale del termine, del 'capo', costui è Giuseppe Richichi, leader indiscusso dell'AIAS, l'associazione degli autotrasportatori che da anni è la prima in Sicilia nel settore, non nuova a manifestazioni anche forti in difesa dei diritti della categorìa. Adesso il riferimento è più ampio, l'intiero popolo siciliano.
Quindi era doveroso incontrare di persona, fuori dalla cagnara delle manifestazioni, Giuseppe Richichi, che subito s'impone quale uomo di molti fatti e poche parole. Decisamente non è un politicante, e ciò ha molta importanza.
Abbiamo scoperto un signore sessantenne estremamente concreto ma sognatore, un viaggiatore dell'Ideale la cui unica stella polare è la Sicilia ed il benessere del popolo siciliano, specie le classi più umili. Richichi non è, come molti altri oggi come ieri, un venditore di fumo o un cincischiatore di verbi: quando parla misura le parole e sa esprimersi con molta oculatezza, pervaso da un inestinguibile amore per la terra di Sicilia, per le sue naturali ricchezze, per le potenzialità territoriali e umane che può donare nel mondo come Nazione autonoma ben più che entità federata allo Stato italiano. Egli è un autodidatta, un costruttore di realtà: quando ci ha parlato dei progetti realizzati e da realizzare, dalle navi ad una rete unica dell'autotrasporto in Sicilia che possa debellare per sempre l'assistenzialismo della Regione e colmare la fame del lavoro, attraverso una corretta e seria gestione delle risorse e dei fondi a disposizione del pubblico come del privato, noi avemmo la percezione plastica che non era un manager fricchettone di Confindustria (ahi quanto vergognosamente screditata ai suoi vertici!) a sgranare dati e cifre, ma un uomo autenticamente d'onore dedito alle qualità più importanti della Tradizione di Sicilia: la famiglia, il lavoro, la patria, il senso della concretezza.
E' un uomo umile, Giuseppe Richichi: ma anche perfettamente conscio del suo potere. Da signore qual è, lo amministra con cristiana discrezione, non avendo bisogno di urlare, con antico savoir fare da vecchia Sicilia. Scrive delle note giornalistiche in buon italiano, le pubblica nel sito del consorzio, con una chiarezza di espressione da cui dovrebbero prendere esempio tanti giovani, e moltissimi colleghi, i quali invano frequentano le tanto decantate (e meravigliosamente inutili) scuole di Giornalismo con tanto di Laurea e Master, per poi ravvoltolarsi in fraseggi scialbi e vuoti d'ogni sostanza. Giuseppe Richichi ha la licenza elementare ma sa esprimersi in modo trasparente, così da farsi capire dall'analfabeta e dal docente universitario: è ciò che raccomandò Marconi, ovvero l'inventore della radio, ad un giovane cronista (Silvio Gigli), approssimandosi egli alla professione giornalistica.
E' anche un creatore, Giuseppe Richichi, di quelle follìe che per ferrea volontà dell'indomita razza dei siciliani, mai piegati dagli invasori in tremila anni di civiltà in nome del vetusto e moderno simbolo della Triquetra, si tramutano in fatti concreti e tangibili. Nel 2000 plasma l'AIAS e da allora l'autotrasporto dell'isola, almeno nella parte orientale, fa capo a lui. Recentemente ha inventato "Forza d'Urto" (distinto dal movimento dei Forconi), e siamo certi che con le idee da capo che ha in mente, idee che hanno un profondo radicamento nel sociale, nella cultura e nell'economìa, il movimento si imporrà. Quando gli abbiamo spiritosamente fatto osservare che il logo di Forza d'Urto (creato da lui come tante altre cose) ricorda la bandiera siciliana della 'grande rivoluzione' del gennaio 1848-aprile 1849, quella dell'indipendenza dell'isola (che allora dichiarò decaduti i Borboni ergendosi, come era stata nei secoli, a Stato sovrano autonomo), Richichi sorride; è il suo modo di approvare con gentile bonomìa. Qualcuno lo ha definito "il re dei camionisti", altri "il James Hoffa di Sicilia", ma egli se ne frega e tira dritto. Se proprio i colleghi giornalisti -dovevano essere anche siciliani e còlti, e ce ne sono- desideravano stabilire paralleli storici, si può pensare a lui come ad Achille Lauro, che dal nulla creò un impero armatoriale; oppure ad Aristotile Onassis.
Queste corrispondenze in ogni caso non tengono conto dell'uomo Richichi, poco noto e che merita di essere conosciuto alle genti. Una persona che mentre ti parla guardandoti negli occhi mette la mano sulla Bibbia, fa paura ai poteri forti ed incute rispetto alle masse. Agli uni desta inquietudine perché non è possibile abbattere chi s'affida al Libro della Legge Sacra con sincera fedeltà; agli altri dona una garanzìa di equità: meglio, di giustizia sociale.
Vi sono dei murales, nella sede dell'AIAS, ideati anche da Richichi: lo rappresentano come persona e come idee: in uno, da scatola aperta emerge l'arcobaleno che sgorga di aerostati, vetture, stelle, bussole e sogni; in altro, il vortice trascina con sé gli autoveicoli pesanti: ciò che può accadere se finisce, come un dì potrà finire, l'alimentazione basata sul petrolio; in un terzo v'ha Pitagora, il sommo iniziato che dal silenzio del Triangolo sacro indicò la via del perfezionamento attraverso il numero, anima divina.
La nostra Sicilia, che avrebbe diritto di essere uno Stato, ha necessità di grandi uomini che siano eroi e quindi animati da quella sacra follìa del bene comune, la quale possa creare il nuovo risorgimento del nostro popolo. Giuseppe Richichi è uno di questi uomini, fedele al vecchio proverbio siciliano per cui "'a megghiu parola è chìdda ca nun si dici". Lo abbiamo esortato a continuare a combattere. Non ne aveva bisogno, lui è da tempo, da sempre, un guerriero.
F.Gio


Nelle immagini: un murales nella sede dell'AIAS; la sede AIAS alla zona industriale di Catania; il logo di Forza d'Urto; il Presidente dell'AIAS Richichi, a sinistra nella foto, ad una manifestazione in Catania a Gennaio.

lunedì 6 febbraio 2012

Considerazioni sulla Festa di Sant'Agata 2012: via di San Giuliano rifatta ed inutilizzabile... e se non fosse stato per il tesoro...



Considerazioni sulla Festa di Sant'Agata 2012: via di San Giuliano rifatta ed inutilizzabile... e se non fosse stato per il tesoro...




Da tanti anni non assistiamo alla tradizionale salita di San Giuliano del fercolo di Sant'Agata. Anticamente era svolta, " a 'cchianàta", come è denominata dai catanesi autentici, in orari rispettabili: un tempo... Adesso ciò che è accaduto desta un senso di tristezza ma anche induce ad inevitabili riflessioni.
Se da un lato chi, Sindaco e Prete (in questo caso Mons.Barbaro Scionti, dal pulpito del Duomo), hanno apostrofato alcuni devoti contrari alla decisione del capovara di non effettuare, stante la pericolosità della pioggia, la salita e proseguire per la cattedrale il mattino del 6, coi termini "violenti", "vergognosi" e "delinquenti da perseguire penalmente", dall'altro -per ammissione in intervista televisiva dello stesso capovara Baturi (succeduto ad Alfio Rao -si dice che la famiglia Rao sia 'discendente' da Sant'Agata... il cui cognome era appunto Rao...)- si apprende che il meccanismo che trasporta il fercolo "risale agli anni Trenta"... e non si comprende per quale cagione non sia stato quantomeno modernizzato...inoltre tutti sanno che, dopo l'improvvisa (a noi automobilisti e pedoni catanesi ben nota da almeno due anni) scoperta dello slittamento delle ruote nelle basole di via di San Giuliano tratto da via Manzoni a via dei Crociferi, queste sono state smontate, picchetate e rimontate e lestamente riconsegnate con strombazzamento dei politici il 2 febbraio, in tempo per la salita... che non c'è stata!
Colpa della pioggia... diranno i benpensanti... Ma allora, tanto urlare sul "grattamento" universitario (sì, perché si è scomodato persino un dipartimento universitario e l'assessore al ramo, che è un professore, lo ha ben detto ai tg locali... i quali beninteso adesso si guardano dal ricordare ciò, proni al potere...) del basolato lavico quattro giorni prima perfettamente rifatto, non servì a nulla, ergo già si sapeva che la salita non poteva essere effettuata. O no? Oppure ci si vuol far credere che la pioggia e della cera sparsa dovunque sono le motivazioni autentiche?
Insomma, meno male che il meccanico il quale ha rimediato solo dei graffi durante i tumulti, ha potuto così cavarsela. Ma saranno stati degli scalmanati coloro che hanno protestato: stupidi però no, e neppure noi che possiamo a mente fredda obiettivamente analizzare la vicenda. La festa, come si sa, è "autogestita", diciamo con un eufemismo. Non esiste (ed alcuni cittadini pochi giorni fa lo hanno denunziato) un regolamento comunale che ne disciplini le normative: ciò è una vera vergogna. Le forze dell'ordine sono state presenti (eravamo in giro), ma più per forma che nella sostanza.
Le povere monache benedettine, come anni fa quando la via dei Crociferi è stata architettonicamente massacrata da quei restauri obbrobbriosi che adesso ne deturpano il senso architettonico (chi sta ai piedi di via Alessi non vede più il prospetto del tempio di San Benedetto...), sono rimaste prive di intonare il canto che all'epoca il Maestro Tarallo scrisse per la vergine invitta. Ma sappiamo bene che le Sorelle hanno lo stesso pregato con fervore.
Poi in Chiesa, mentre il busto era ancora nelle mani dei devoti (che volenti o nolenti sono il popolo, tutto il popolo, specie gli ultimi, quelli che Agata la pura, la vergine, ama più di tutti...) col sacco e senza sacco, la reprimenda dell'eccellentissimo Monsignore.
Legittimo, è a casa sua.
Ma l'affare poteva essere risolto in modo diverso, più democratico, più popolare: più cristiano. Bastava scendere Sant'Agata, il busto reliquiario solamente, dal fercolo e portarlo a spalla, come accade il 17 agosto, nella salita, poi girare per via Crociferi, fermarsi dalle Suore Benedettine, e proseguire, sempre a spalla, verso il Duomo. Ma... c'è il tesoro, sul busto di Agata. Il tesoro, il tesoro!!! Par di sentire l'eduardiana Filumena Marturano: "i denàra, a chisto pienze tu, a i denàra"... Ecco il vero motivo delle discordie, della fiera volontà del capovara, dei sottaciuti silenzi dei politici e dei prelati.
Qualcuno potrà dire malignamente che se il popolo dei devoti, a forza, mettendo da parte il capovara ed i suoi, avesse sceso il busto di Agata (che nel volto è la Regina Eleonora d'Angiò, ci ha insegnato il compianto padre Santo) e lo avesse portato a braccio nella salita, alla fine del percorso l'oro sarebbe stato forse di meno... ma chi lo sa?
Nel XIX secolo ci fu chi dentro il Duomo rubò il tesoro di Sant'Agata, per questo motivo vi sono da allora le artistiche cancellate in ferro. Il tesoro è del popolo o della Chiesa? C'è un film famoso, "Operazione San Gennaro" del 1966, in cui un gruppo di malviventi dal cuore d'oro ruba il tesoro (in verità mai trafugato) del Santo partenopeo, durante il festival della Canzone Napoletana (e mentre Sergio Bruni, la Voce di Napoli, intona "Bella"...), per restituirlo poi... alla Chiesa, quindi al popolo! E' il serpente che si morde la coda.
Ma sono anche gli uomini, la forza dei grandi uomini che manca in questo momento a Catania ed in generale. Ci fosse stato sulla vara Padre Santo D'Arrigo o Padre Pignataro o Monsignor Nicolò Ciancio, le cose si sarebbero svolte secondo la tradizione, ed anche se Sant'Agata fosse stata scesa e portata a spalla dai fedeli, nessuno (perché quei sacerdoti conoscevano tutti i "carùsi" uno ad uno, e li facevano filare con lo sguardo) si sarebbe azzardato a toccare anche un solo filo dello strabordante tesoro che il simulacro della insigne giovinetta ha indosso, compresa la croce di cavaliere della Legion d'Onore di Bellini, che la famiglia all'epoca donò.
I politici fanno, e continueranno a fare, il loro sporco gioco. La Chiesa senza uomini di polso e valore ed anch'essa purtroppo in balìa degli eventi, non ha saputo ben gestire il momento. C'è una immensa crisi etica, continuano a ripetere il Santo Padre e da noi il Cardinale Bertone, il quale però ha espresso fiducia nei giovani. Delusi dalla mancata salita, ma non solo da quella. La salita è un simbolo di ciò che non c'è più, la serietà (si pensi appunto alla strada appena ricostruita, ed assurdamente... impraticabile!). Grumi di energìe pericolosamente tumultuanti, col movimento di protesta dei giorni scorsi, che si sommano e si accavallano e si frammischiano. Attenzione a non usare, da parte delle autorità dello Stato (ma dov'è, in queste occasioni, lo Stato...? C'è, e lo sappiamo bene quando...) troppo la mano pesante per delle sciocchezze che possono innescare, più di quanto il moto non sia già in atto, la violenza nella rivoluzione che deve essere pacifica. La Sicilia è la terra del Vespro.
Ed a Palermo (supposta patria di Sant'Agata, secondo alcuni) come a Catania, non si scherza nell'usare i coltelli. Ieri come oggi. Perciò che la Santa Patrona "insegni la violenza", no, non è così neppure eufemisticamente, caro Monsignore. La violenza nasce quando un popolo, gli ultimi del popolo, vengono loro sì violentati da chi è forte con i deboli e debole con i forti; da chi spadroneggia nella politica, approfitta e poi abbandona non mantenendo le promesse giurate e spergiurate.
Per fortuna c'è Sant'Agata, che sa vendicare le offese. NOPAQUIE, tale è il significato. Ne sa qualcosa Federico II, il grande imperatore, che diciotto anni dopo aver evitato di sterminare i catanesi perché a lui ribelli, atrocemente moriva: quella scritta, non è un caso, gliela fece notare sul breviario, un monaco benedettino. E' un monito da non dimenticare mai, specie ultimamente. Sant'Agata sa e vede, e protegge il suo popolo, stanco da troppe ipocrisìe e bugìe che da tante parti si spargono. "Per noi prega, prega di lassù", cantiamo con le parole del notissimo inno, versi di quel fine poeta che fu Padre Corsaro: il noi è "pro multis effundetur", non per tutti; è il "noi" degli ultimi di Gesù, che si sedeva con pubblicani e prostitute, ed ai potenti diceva solo di dare il denaro ai poveri, e dopo sperare nell'Eternità.
Sant'Agata come è stata in quasi due millenni, è e sarà il simbolo del riscatto del popolo di Catania e della Sicilia intera, oltre le polemiche, le (inutili e dannose oltreché pericolose) contrapposizioni risolte col buon senso, nella visione della unità e non della disgregazione delle genti.
(F.Gio)

venerdì 3 febbraio 2012

Viaggio tra le vie dell'Arte 2012: a Roma il 12 febbraio si presenta il movimento 'Alienismo'



VIAGGIO TRA LE VIE DELL'ARTE

L'11 e 12 febbraio 2012 a Roma, presso la sede della Società Umanitaria, in via U. Aldrovandi 16, si svolgerà la dodicesima edizione di Viaggio tra le vie dell'Arte. Dunque un altro traguardo importante che già si preannuncia ricco di novità e sorprese.I lavori del convegno inizieranno alle ore 16 di sabato 11 febbraio e proseguiranno a partire dalle 9,30 per tutto il giorno domenica 12 febbraio.




PROGRAMMA

11 Febbraio dalle ore 16.00 -20.00
Benvenuto e saluti della dott.ssa Elena Cordaro
Responsabile della sede di Roma della Società Umanitaria
Apertura della mostra "Intreccio di emozioni" di Luigi Marocco
E-book la nuova editoria del futuro Presentazione del progetto di editoria digitale
con Vittorio Frau, Paolo Tortorici e Giovanni Tomei
Fantasy Way alla riscoperta del fantastico - presentazione del progetto editoriale dedicato al mondo del fantastico, a cura di Antonella Salamone e Savio Pagano

"Concatenazione di complicate coincidenze" incontro con Claudio Cerronis

“Un animale per amico” Progetti di Attività Assistite con gli Animali e di Pet-therapy
a cura di Antonella Dalmonte, Presidente Associazione Ethos 3000 onlus
"Incontro con il disegno" a cura di Maria Casarotti
***

Domenica 12 Febbraio 2012 ore 10,00 - 13.00
Premiazione del Primo Contest on.line di arti visive e Poesia "Denunciamo e ricordiamo" a cura del Blog Dominio Mentale diretto da Giovanni Donato

Presentazione ufficiale della 4a edizione del Premio Internazionale Fortunato Pasqualino
Interventi di: Francesco Giordano, Vittorio Frau, Angela Agnello, Sergio Belfiore, Sergio De Angelis.
Presentazione e firma del Manifesto "Alienismo" Movimento Artistico e di Pensiero
Interverrà: Vera Ambra, Maria Tripoli, Adriana Battaglia, Beppe Costa, Francesco Giordano, Augusto Monachesi, Savio Pagano, Giuseppe Lucca, Klem D'Avino



Ore 16.00 - 20.00Incontro con gli autori di Akkuaria: Andrea Michetti, Annamaria Locatelli, Bojana Bratic, Beatrice Gradassa, Danilo Caccamese, Daniele Brinzaglia, Fabio Ognibene, Gabriella Pison, Laura & Federica, Maria Tripoli, Milly Nale, Massimo Triolo, Renata di Sano

La manifestazione di Forza d'Urto alle Ciminiere di Catania: i nuovi 'vespri siciliani' continuano - tre video -
















La manifestazione di Forza d'Urto alle Ciminiere di Catania: i nuovi 'vespri siciliani' continuano - tre video -







Siamo stati nel pomeriggio del 2 febbraio alla manifestazione del movimento Forza d'Urto, nel salone delle Ciminiere di Catania, la nostra città. Per dare una idea del tenore dell'incontro, inseriamo (qui si direbbe 'postiamo') due foto e tre video da noi girati, con gli interventi delll'ottantottenne leader di cento battaglie di legalità della città etnea degli anni Sessanta nonché antico indipendentista, ing.Giuseppe Mignemi, e dei capi del movimento, Giuseppe Richichi Presidente dell'AIAS e Mariano Ferro del Movimento dei Forconi.
Mai assistemmo a manifestazione che univa la folla al chiasso alla rabbia all'entusiasmo, soprattutto all'amore per la Sicilia ed alla voglia di riscatto di quest'isola dalla trimillenaria civiltà. Di solito il popolo siciliano, la storia insegna, si sveglia ogni cento anni per ribellarsi all'oppressore di turno. Questo è uno di quei momenti storici. La rivolta delle donne, dei padri di famiglia, di tutte le classi sociali vessate dalla politica (presente nessun esponente di partiti: molti invece tra anarchici, estremisti, indipendentisti numerosi, qualche fròllo arnese che tenta di riciclarsi; e naturalmente molta polizia in borghese...) che non ha più la capacità di comprendere quando la misura è colma, continua. Il nostro pensiero lo abbiamo già detto in questo blog.
Ribadiamo la solidarietà e l'adesione alla rivolta ideale, culturale e sociale che abbiamo denominato 'nuovi vespri', per il risorgimento della Sicilia.
Le iniziative che il Movimento prenderà e quale sarà la sua sorte, saranno oggetto della costante nostra attenzione.
(F.G.)