mercoledì 28 agosto 2013

Nasce la moneta Grano di Sicilia.... per opera di Giuseppe Pizzino: la Regione Siciliana la adotti come divisa complementare, se non vuole vergognarsi più di quanto merita...







Nasce la moneta Grano di Sicilia.... per opera di Giuseppe Pizzino: la Regione Siciliana la adotti come divisa complementare, se non vuole vergognarsi più di quanto merita...

"Diciamo dunque che l'isola di Sicilia è la perla del secolo per abbondanza e bellezze; il primo paese del mondo per bontà di natura, abitazioni e antichità d'incivilimento. Vengonvi da tutte le parti i viaggiatori e i trafficanti delle città e delle metropoli, i quali tutti a una voce la esaltano, attestano la sua grande importanza, lodano la sua splendida bellezza, parlano delle sue felici condizioni, degli svariati pregi che si accolgono in lei e dei beni d'ogni altro paese che la Sicilia attira a sè. Nobilissime fra tutte le altre furono le sue dominazioni; potentissime sovra tutt'altre le forze domate dai siciliani a chi lor facesse contrasto. E veramente i re della Sicilia vanno messi innanzi di gran lunga a tutti gli altri re, per la possanza, per la gloria e per l'altezza de' proponimenti". Con questo elogio, che oggi sappiamo essere storicamente vero, nel 1139 il geografo arabo Edrisi, iniziava il libro (kitàb) dei suoi viaggi dedicato alla Sicilia. Allora era evidente lo splendore dell'isola mediterranea: neppure il nascente stato inglese aveva un Parlamento, e la Sicilia se ne dotava con i Normanni, del cui regno l'attento scrittore marocchino lodava il governo, in particolare del dominus Ruggero II, che si incoronava pochi anni prima, nel Natale 1130 -ma con alterigia maggiore di Carlo Magno, perchè nei mosaici della Martorana è Gesù stesso che lo investe-, Re di Sicilia, dopo avere umiliato financo la potenza temporale del momento, la Chiesa cattolica, perchè nel regno isolano e dell'Italia del sud (chiamato anche regnum siciliae) era lui, e non il Pontefice, a nominare i vescovi, in virtù dell'apostolica legazia, per ottenere il cui privilegio il genitore di Ruggero, il Gran Conte, non esitò ad incarcerare il Papa, perchè fosse chiaro chi aveva le redini del comando in Sicilia. I Normanni non scherzavano.

Tutta questa premessa non tanto per dire come siamo malridotti quasi novecento anni dopo -fatto già notorio urbis et orbis- ma per sottolineare che, nello squallore della societas politicante che una minoranza di elettori, alle ultime elezioni regionali del 2012 (ha votato solo il 47 % degli aventi diritto, fatto mai accaduto dal 1946, e sempre da tenere presente...) ha inviato al governo regionale, esiste e continua a lottare una classe di uomini, imprenditori, liberi professionisti, impiegati, operaj del braccio e della mente, che non si rassegna al declino sociale ed etico dell'isola del sole.
Uno di costoro è Giuseppe Pizzino di Brolo, già inventore del marchio di camicie "Castello", conosciuto in tutte le realtà europee del tessile, che ha chiuso per strangolamento economico nel 2010. Il buon Pizzino non demorde, come tanti siciliani: ma lui si spende in prima persona, e sin dall'anno scorso (coadiuvato in questa "contagiosa follìa", per dirla con Pirandello, da alcuni amici, tra cui, immodestamente, chi scrive...) si è messo in testa di creare lavoro per i siciliani, attraverso la immissione nel mercato di una moneta complementare chiamata Grano, in ossequio all'antica tradizione sicula. Qui il link al sito dove ci sono tutti i dettagli di quello che è denominato "Progetto Sicilia", scaturito dall'omonimo libro stampato nel settembre 2012, un volume che, ne siamo convinti, fra non molti lustri sarà citato nei manuali di economia monetaria mondiale quale esempio salvifico di rilancio della struttura economica di un popolo (e speriamo di vederlo, con l'amico Pippo, dato che ci abbiamo messo anche qualche stilla del nostro sapere...): https://www.facebook.com/progettosicilia2013.2017?ref=stream

Dopo aver raggiunto moltissimi siciliani che hanno aderito al progetto e desiderano presentare al Parlamento dell'isola una petizione, con migliaia di firme, popolare per l'introduzione della moneta complementare Grano non sostitutiva ma in prima fase, di supporto all'Euro, Pizzino ha voluto dare il segnale tangibile del suo operato. E una mattina spunta improvviso dalla sua residenza a petto delle Eolie, a Catania (lui è globetrotter e gira l'isola senza problemi) e ci pòrge una moneta, chiusa nella plastichina di rito. E' il grano, fresco di conio, stampato e fiammante. C'è in una facciata (verso, per chi si intende di numismatica) la triscele, tre stelle e la scritta "proprietà Regione Siciliana", e nell'altra (recto) il disegno della Sicilia con la evidente divisione in nove province, la scritta "Valuta Siciliana 2014 - 1 Grano" e, alternate da stelle, le iniziali dei nove capoluoghi dell'isola. La guardiamo, la soppesiamo: è in ottone, del peso di circa 7 grammi, dimensioni della moneta da due Euro. Per chi è affascinato dai simbolismi, basti rammentare che l'ottone è lega di rame e zinco: e se il rame giallo-rosso è dono di Venere nonché rappresenta i colori della Sicilia espressi nella sua bandiera, lo zinco biancoazzurro echeggia la spuma e lo smalto del nostro sicelide mare... del Tirreno che vede le Eolie fumanti, dell'Jonio con la maestosa Etna torreggiante, del canale di Sicilia glauco di tramonti affricani....

"Proprietà Regione Siciliana", leggiamo. E sorge spontanea la questio: "Pippo, ma questa è la "tua" moneta, non della Regione, che ancora non ti ha neppure dato il benchè minimo segnale di riscontro.... l'hai pagata tu, di tasca tua...." Ma Pizzino sorride. "La pazzia è contagiosa", aveva ragione Pirandello. E ci sentiamo responsabili di averlo spinto un pochino anche noi su questa china.... La verità è che con questo gesto, il quale verrà ufficializzato alla presentazione, nelle prossime settimane, della Associazione Culturale Progetto Sicilia, che promuoverà in tutti gli ambiti l'adozione del sistema monetario complementare, Giuseppe Pizzino ha inteso dare uno schiaffo morale alla intiera classe politica regionale siciliana, che sebbene riscuota ogni mese -ciascun deputato all'ARS- circa 14 mila Euro, non ha respiro a medio o lungo termine e non sente la vergogna del proprio immobilismo nel non fare mentre l'economia isolana sta morendo irrimediabilmente.... un privato, un imprenditore che fu all'avanguardia nel suo settore, mette mano al portafogli e spende di suo per lanciare un progetto, fa coniare una moneta privata e sceglie di mettere nella dicitura non "Dollaro -o Sterlina- Siciliana di Pizzino" (come avrebbe fatto, glissando l'umiltà, un fondatore di micronazione come diverse ce ne sono nel mondo... e alcune perfettamente legittime, vedi il Principato di Sealand riconosciuto de facto dalla Corona Britannica, il Principato di Hutt River in Australia, o altri...), ma "Proprietà della Regione Siciliana".... mentre la proprietà e l'uso della moneta sono suoi, finora.... a questo punto, o la Regione Siciliana attraverso le modalità spiegate nel libro "Progetto Sicilia", adotta prima o poi il Grano come moneta complementare, o Pizzino fonda una banca (o un microstato...) e fa circolare la moneta! Non è uno scherzo, è già accaduto e succede in molte realtà nel mondo, basti fare ricerche specifiche su Internet.

Il Grano siciliano coniato da Pizzino, che dovrebbe essere moneta regionale (sulle origini e la scelta del termine, si rimanda al capitolo "Nota storica" a pag.89 del suddetto volume), ha il diametro di mm 26: più lo si osserva, più ci si rende conto di quanto, e ciò fortunatamente, la gens sicula non sia mutata dall'epoca normanna, allorchè si creò non solo la realtà di uno stato unitario siciliano (c'era già con i Kalbiti, ma la cristianità lo rese coeso), ma anche quanto certe scelte di alcune classi a pro del popolo, non siano mutate. Solo ed esclusivamente per il pubblico bene.

Lo spieghiamo alfine con un esempio del secolo dei Lumi: a Catania , nelle suggestiva via de' Crociferi, v'ha una fontana posta all'ingresso della ex villa Cerami, da qualche decennio sede della Facoltà di Giurisprudenza , sino alla fine degli anni Cinquanta del XX secolo di proprietà della famiglia dei Principi Rosso di Cerami, la cui ultima erede fu Dama d'onore di Sua Maestà la Regina Elena Pietrovich Niegosch Savoja. In quella fontana (ora lordata dai deliquenti graffitari.... ma la Sovrintendenza ai monumenti dov'è??) i Principi Cerami, il cui massimo rappresentante è celebre nella storia della riedificazione di Catania assieme a Ignazio Biscari, per aver a proprie spese, contribuito alla ricostruzione di pubbliche strade e palazzi, fecero incidere, con la data dell'evento (1722), una scritta latina a mo' di indovinello, ammonitrice: "Publico, non a publico, hic publicus". Pare superflua la spiegazione italica. E' un po' ciò che sta facendo, o tempora o mores, Giuseppe Pizzino col propugnare l'adozione della moneta complementare. Perciò lo sosteniamo, come all'epoca saremmo stati fraternamente sodali coi Cerami e coi Biscari, veri illuminati di un tempo che fu, ma che non del tutto svanisce, se lo si vive con l'entusiasmo della poesia.

F.Gio

Nelle immagini: la moneta Grano, la copertina del libro "Progetto Sicilia", e la fontana settecentesca di villa Cerami a Catania (scattata da noi...)

domenica 25 agosto 2013

L'odissea del mercatino delle pulci di Catania: sospeso per la seconda domenica, "rinasce" dal 1° settembre in piazza Dante.... per quanto tempo?





L'odissea del mercatino delle pulci di Catania: sospeso per la seconda domenica, "rinasce" dal 1° settembre in piazza Dante.... per quanto tempo?

Il modo di intendere della attuale, restaurata amministrazione comunale di Catania retta da Enzo Bianco, si comprende sin dall'inizio, e dalle piccole cose: forte con i deboli e debole con i forti. Non ci spieghiamo in altro modo, il divieto di allestimento, per la seconda domenica consecutiva, del tradizionale mercatino delle vecchie cose (detto anche delle pulci o anticaglie), che dal mese di aprile, dopo lo sgombero da piazza Grenoble e vie limitrofe per le proteste degli abitanti, si svolgeva in corso martiri della libertà, chiudendo per mezza giornata la strada e consentendo a circa cinquecento operatori, di vivacchiare e guadagnarsi qualcosa con il sistema del riciclo.

Domenica 25 agosto infatti, sin dalle ore antelucane e come già successo la scorsa domenica ma questa volta in modo più pressante, le forze dell'ordine comunali, i Vigili, coadiuvati da un gruppo di agenti di Polizia e da due volanti dei Carabinieri, hanno impedito forzatamente persino l'allestimento dei banchetti dei venditori, i quali invero erano in numero minore della domenica precedente quando era stato permesso di attrezzarsi ma non di vendere.

La Polizia, con attenta solerzia, ha -come anche la domenica precedente- proceduto a effettuare delle videoriprese, verso le ore 5,20, che serviranno presumibilmente da supporto identificatorio alle autorità onde evitare problemi. Tutto legittimo e nell'ambito dell'ordinanza comunale facente riferimento alla riunione di giunta del 29 luglio, allorchè è stato deciso non solo l'ennesimo spostamento del mercatino nell'area di piazza Dante, detta anche di S.Nicola, luogo storico e cuore dell'antica Catania, sede nei giorni feriali delle Facoltà universitarie entro l'ex monastero -dove fra l'altro già anni fa il mercatino era stato, e si rivelò scelta assai infelice...-; ma anche si era intenzionati a stroncare l'illegalità di un mercato il quale, fra zingari e abusivi, si è reso sempre più ingestibile. In teoria nulla da eccepire.

E' tuttavia sempre la pratica a scrivere la storia, e non i manuali dei generali o degli studiosi: pertanto, non solo da attenti cronisti ma anche da frequentatori ventennali dello storico mercatino, ci permettiamo di fare osservare alle autorità competenti -non già l'Assessore Mazzola, avvocato attento alle cause dei più deboli come è noto in città, ma soprattutto al Sindaco Bianco, che fu Ministro degli Interni- che Catania non si può gestire a corrente alternata, impiegando il pugno di ferro contro gente inerme e nient'affatto pericolosa per la cittadinanza quali sono i bancarellari del mercatino, e persino gli zingari abusivi (i quali invero, riciclando dai cassonetti dell'immondizia varii oggetti e vendendoli, compiono un utile servizio sociale nonchè apertamente svergognano il consumismo infame della perversa nostra civiltà occidentale), mentre si tutelano e in qualche modo si tacitano scempi come la incompiuta piazza Europa, o si dice in modo quasi esplicito (vedi l'intervista rilasciata pochi giorni fa dal Sindaco ad un noto quotidiano locale) che si è sull'orlo del dissesto finanziario, perchè le casse comunali sono molto più deficitarie di quel che ci si attendeva; o si abbatte un ponte come quello del tondo Gioeni, senza che la cittadinanza (come da alcuni colleghi della stampa locale è stato denunziato) possa conoscere l'ammontare della spesa, l'inizio e fine lavori e sia stata edotta prima sul progetto di massima...

In questa situazione, ci sono anche le divisioni. I bancarellari del mercatino che furono impediti di svolgere le loro attività di vendita di merce usata giorno 25, erano in pochi, la massa non si è presentata, perchè già ebbe evidentemente l'invito a non procedere. L'opera di mediazione da anni esplicata, in questo settore, dall'ex assessore e consigliere comunale, in quota PDL-FI, Gianni Vasta, se da un lato risulta meritoria perchè molti lo riconoscono come punto di riferimento dei venditori ambulanti, dall'altra ha creato delle discrepanze non secondarie. In tutto questo bailamme l'evidenza è una: mentre Catania, già in ginocchio come comunità civica dopo le disastrose amministrazioni del fu Scapagnini e del buon avvocato Stancanelli (il quale era noto per negare persino l'evidenza dei fatti...), soggiace alla decadenza più totale non solo per la assenza di liquidità, ma anche per la mancanza di pathos sociale -vedi la situazione vergognosa delle spiagge libere: sabato 24 ci trovammo a visionare, dalla strada, la civica numero 1: il lettore immagini quale degrado e delinquenza osservammo alle ore 19,10 della sera... figurarsi al buio.... tutto senza controlli e a cielo aperto...- possiamo fregiarci di un Sindaco che usa il pugno di ferro coi bancarellari del mercatino delle anticaglie alla ricerca di una legalità a convenienza (come tutti sanno, quartieri popolatissimi come Librino, San Giorgio, Pigno, ignorano il concetto medesimo di legalità, e non per colpa degli abitanti...), istituisce l'Assessorato alla Bellezza e ai Saperi (una volta era detto della Pubblica Istruzione, poi della Cultura.... sempre più disgregato...) sul cui operato è carità civica sorvolare, e non ripristina neppure le strisce pedonali in strade centralissime come viale XX settembre e via Etnea.... siamo davvero al tracollo.

La storia del mercatino continua infine: come nel famoso film "Totò cerca casa", da domenica 1 settembre, le nuove norme di disciplina e l'ennesimo trasferimento in piazza di S.Nicola, all'ombra della cupola settecentesca di quell'uomo illuminato che fu il Cavaliere di Malta Stefano Ittar, vedrà la rinnovata e (crediamo non conclusa: a parer nostro la "soluzione finale" nella mente dei geni di palazzo comunale è 'deportare' il mercatino nella già suggerita area di San Giuseppe la Rena.... ma questo non può e non deve dirsi...perchè si sa che i deportati poi muoiono...) palingenetica metamorfosi di questa realtà e dei suoi affezionati. I quali, similmente agli "habitué" delle cosiddette "case chiuse", resisteranno tenacemente. Sperando che non sia emessa una nuova legge Merlin....
Francesco Giordano

Nelle immagini, nostre: il mercatino a corso martiri libertà, da aprile ai primi di agosto;  come si presentava la strada domenica 25 agosto...

Nota: questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano online LinkSicilia: http://www.linksicilia.it/2013/08/lodissea-del-mercatino-delle-pulci-di-catania-sospeso-per-la-seconda-domenica-rinasce-dal-1-settembre-in-piazza-dante-per-quanto-tempo/

sabato 10 agosto 2013

L'indipendentismo siciliano è sempre stato filoatlantico: le proteste contro il MUOS sono in contrasto con la storia di ieri e di oggi






L'indipendentismo siciliano è sempre stato filoatlantico: le proteste contro il MUOS sono in contrasto con la storia di ieri e di oggi

Mentre le truppe degli Stati Uniti d'America, nell'ambito della "operazione Husky" ossia l'invasione della Sicilia, nella calda estate di settant'anni fa, entravano senza colpo ferire in Palermo il 22 luglio che li accolse senza difendersi, nonchè gli Inglesi occupavano le piazzaforti, munitissime ma misteriosamente lasciate indifese da alti ufficiali e soldati del Regio Esercito Italiano, di Siracusa e Augusta (il che fu davvero impressionante per gli Alleati), pochi giorni dopo il generale Alexander, per mezzo del colonnello Poletti Governatore civile dell'Isola per conto dell'alto comando Alleato, riceveva un memorandum sul "diritto storico della Sicilia all'indipendenza". Quel memorandum era stato elaborato con altri, dall'onorevole Andrea Finocchiaro Aprile, fulgida figura di deputato prefascista e a 65 anni, leader riconosciuto dai vertici e successivamente dal popolo, del nascente movimento indipendentista, meglio separatista, di Sicilia. Furono gli Anglo-Americani ad accogliere, permettere, incoraggiare, supportare anche economicamente nelle prime fasi, la vita dei palermitani Comitati per l'Indipendenza della Sicilia (che sarebbero diventati, dall'idea dei catanesi Rindone, Carcaci e Gallo), con l'accordo degli esponenti agrari Tasca di Bordonaro, Cammarata, La Motta e numerosi altri deputati liberali silenti durante il regime fascista, i capi del MIS. Gli Alleati nella capitale siciliana pubblicavano il 6 agosto 1943 il primo giornale a cadenza quotidiana della stampa libera dai regimi dittatoriali, "Sicilia liberata", e riattivavano Radio Palermo, che nei primi tempi era "voce delle Nazioni Unite": la radio diede quasi immediatamente notizia dell'occupazione di Catania da parte delle truppe del generale Montgomery. Operazione propagandistica fondamentale in un momento cruciale della guerra.

Il Movimento Indipendentista nacque così sotto l'egida protettrice degli occupanti alleati, intanto costituitisi nell'AMGOT, i quali direttamente governarono la Sicilia fino al febbraio 1944, data del passaggio alla nuova amministrazione italiana di Badoglio (che il 25 luglio 1943 d'accordo con Re Vittorio Emanuele aveva sostituito l'oramai vinto Duce), momento assai funesto per i separatisti siciliani, che auspicarono in seguito più volte "la rioccupazione della Sicilia da parte delle Forze Armate degli Alleati", e combatterono con veemenza i governi del CLN, in particolare le correnti comuniste e socialiste, stigmatizzate più volte da Finocchiaro Aprile, sia nei pubblici comizi che nelle note "missive diplomatiche" ai vertici dei governi di Londra e di Washington, come un pericolo per la nascente democrazia in Sicilia e, di riflesso, in Italia.

Questa è storia. Come è storia che fu il Commissario del Popolo dell'URSS Vishinskii, giunto a Palermo nel dicembre 1943, a bloccare ogni velleità separatista anche degli sparuti gruppi anarco-insurrezionalisti della sinistra isolana, perchè a Stalin premeva che la Sicilia rimanesse nell'orbita dello stato nazionale unitario. Così il Duca di Carcaci nelle sue Memorie rammenta che alla Conferenza di San Francisco del marzo 1945, quando Finocchiaro Aprile a nome del MIS inviò il famoso Memoriale, esso sia stato oggetto di voto favorevole di USA e Gran Bretagna per una discussione volta all'autodeterminazione del popolo siciliano all'indipendenza: ma il veto del rappresentante dell'URSS ne bloccò l'iter. Ecco chi è stato, storicamente parlando, il vero nemico dell'indipendenza della Sicilia, in quella fase storica, che poteva aprire una pagina nuova nel nostro avvenire: il comunismo.

Non gli Stati Uniti d'America, su cui Finocchiaro Aprile e i vertici del movimento indipendentista contavano; non la Gran Bretagna, secolare amica della Sicilia e fautrice, come ricordato dal capo del governo militare alleato Lord Rennel of Road, della Costituzione del 1812 che aprì all'isola le porte della modernità (poi vilmente rinnegata dalla razza maledetta dei Borbone che addirittura nel 1816 soppressero l'autonomia politica isolana: per quella casata i siciliani covarono odio insanabile fino all'impresa garibaldina). Senza contare che i siciliani tutti erano innamorati degli americani, anzi "de' 'miricàni", come si diceva. Ce lo dicono i racconti dei nonni come i rapporti degli inviati militari del tempo. Ed il movimento indipendentista, proprio per questo, era il primo partito dell'isola nel 1944, quando gli altri erano inesistenti o disorganizzati o non creduti dalla popolazione.

In tutti i discorsi pubblici del leader Finocchiaro, in tutte le manifestazioni degli altri esponenti dell'indipendentismo siciliano di quegli anni, anche da parte dei nemici politici comunisti e socialisti (ne scrivono sia Sciascia ne "Gli zii di Sicilia" che il noto Andrea Camilleri, fervente comunista, in un libro intervista) , c'è il diffuso riconoscimento e plateale, della gratitudine verso le truppe Americane, più che verso quelle inglesi, anche per i legami di sangue degli emigrati che tornarono in Sicilia con la divisa a stelle e strisce, viste come liberatrici, dopo anni di bombardamenti e di privazioni. Non solo: dagli Americani si attendeva di tutto, persino di federarsi direttamente. Il "Movimento per la Quarantanovesima Stella", sostenuto da un quotidiano di New York, dal Sindaco di quella città Fiorello La Guardia e da alcuni eterodossi del separatismo del MIS (fra cui l'editore Concetto Battiato di Catania), con il simbolo della Triscele sulla bandiera americana, propugnava l'annessione della Sicilia agli USA come stato. Ne parlò l'avvocato Cipolla al primo Congresso del MIS a Taormina nel 1944. Era un sentire diffusissimo, anche se in virtù dei superiori interessi della Casa Bianca convenne poi mantenere la Sicilia, seppure con l'ampia autonomia dello Statuto, nello stato di fatto di una federazione con l'Italia. Ma rimasero qui le truppe Alleate.
Insomma se erano affatto minoritarie le correnti di sinistra, che poi con Antonino Varvaro furono espulse dal MIS, così come era un anarchico sostanzialmente l'ex agente dei Servizi Segreti inglesi preofessor Antonio Canepa, morto misteriosamente nel giugno 1945 in un conflitto a fuoco con i Regi Carabinieri in quel di Randazzo ed a capo dell'Esercito Indipendentista, un gruppo di ragazzi che fecero della lotta armata la loro vita e di codesta esperienza se ne riverberarono a lungo, la forza dell'indipendentismo separatista siciliano era filoatlantica, massonica (affiliati alla nobile confraternita della Massoneria, che è faro di Libertà e di Tolleranza da sempre, furono non solo Finocchiaro Aprile, che era 33 del RSAA, ma anche i nobili Guglielmo e Franz di Carcaci Paternò Castello, Santi Rindone il chirurgo di Catania, il barone Tasca Bordonaro e Cammarata di Palermo, gli Ardizzone e altri; solo Gallo e pochissimi tra i vertici del MIS pare non fossero massoni...), e anticlericale, poichè le venature di codesto sentimento si colgono di frequente negli scritti e nei discorsi del leader, che non voleva vedere la Sicilia ridotta a una mera provincia suddita del potere d'oltre Tevere. In una intervista al Corriere della Sera del gennaio 1994, lo storico illustre Giuseppe Giarrizzo, afferma: "Il suo progetto (di Finocchiaro) piu' che alla mafia, era legato alle sue origini massoniche, ai contatti con le logge statunitensi e agli interessi Usa per una maggiore presenza nell' isola". Gli apporti dei cosiddetti "uomini d'onore", se ci furono (il noto "don" Calogero Vizzini venne nominato dagli Alleati Sindaco di Villalba e Giuseppe Genco Russo Sindaco di Mussomeli; per non dire delle oramai leggendarie e fruttuosamente indagate da pubblicisti, tresche del famoso gangster Salvatore "Lucky" Luciano), non sono documentabili storicamente in modo definitivo anche se permangono segnali, quindi è improprio soffermarvisi.

Qui importa rimarcare che tutto il movimento indipendentista del 1943, e fino all'estinzione (quando in effetti rimase in mano a gruppuscoli di estremisti comunisteggianti) negli anni cinquanta, fu sempre alleato di ferro degli Stati Uniti d'America e della Gran Bretagna. Negli ultimi sessant'anni è anche vero che i rimasugli dei movimenti indipendentisti in Sicilia hanno vagolato perchè partecipati da elementi filocomunisti o genericamente socialisteggianti, ma sempre nell'alveo di un progressismo distorto che, alla bisogna, rivela il proprio volto antiamericano (non dissimile in fondo dal comunismo stalinista): come è nel caso dell'affaire MUOS di Niscemi.

La Regione Siciliana col suo attuale Presidente, volente egli o nolente, ondivago o poco serio, ha chiuso il caso: il MUOS si può fare, non è competenza della Regione occuparsi di fatti di politica estera a norma del vigente Statuto, sinchè si è parte dello stato italiano. La competenza è del Ministero della Difesa. Il quale in un comunicato qualche giorno fa ha rassicurato affermando che le antenne satellitari della Marina Militare USA installate sul territorio siciliano, densamente popolato e discusse perchè suppostamente pericolose per la salute pubblica come da alcuni studi, non entreranno in funzione sinchè non sarà del tutto accertata la loro neutralità sulla salute delle vicine popolazioni.

Finis. Le proteste dei cosiddetti attivisti no MUOS, dei gruppi anarcoidi, di estremisti, che hanno fatto allarmare persino alcuni Deputati USA i quali hanno informato il Presidente Obama preoccupati dell'antiamericanismo che costoro diffondono in Sicilia, sono del tutto inutili. Sbatteranno contro un muro di gomma e, nella migliore delle ipotesi in un frangente storico in cui siamo sulla difensiva verso le crescenti ingerenze della Cina e del mondo arabo (lèggasi le recenti dichiarazioni del lucidissimo, nonagenario dottor Henry Kissinger, già Segretario di Stato), saranno segnalati come sovversivi. Giustamente.

Ci rammarichiamo pertanto, e qui la nostra posizione è a livello personale nondimeno espressa in privati colloqui, che perfino alcuni movimenti sicilianisti siano affetti da questa febbre antiamericana che non solo ignora la storia, antica e moderna, del separatismo siciliano, il quale fu sempre filoatlantico tranne alcune frange minoritarie subito eliminate; ma anche (la misera partecipazione alla sfilata no MUOS del 9 agosto u.s. lo dimostra... non furono che un migliaio, anche se la stampa connivente ha gonfiato il novero) che gruppi di facinorosi pseudostalinisti non rispettino le idee e gli intendimenti del popolo siciliano -coltivando il proprio orticello elettorale-, il quale mai è stato e sarà contro i popoli di Stati Uniti e Inghilterra. E' una questione psicologica e sociale, oltreché politica e di salute pubblica. Ciò potrà spiacere ad alcuni, ma l'antichità ci ha insegnato che "amicus Plato, sed magis amica veritas". Alla Verità rendiamo onore, unico fuoco sacro.

La buonanima di Andrea Finocchiaro Aprile, colui che scriveva a Corder Hull, Segretario di Stato Usa: "il nostro popolo brama di vedere eretta la Sicilia a stato sovrano indipendente a regime democratico repubblicano, sotto la garanzia americana..." (4\12\1943), e alla signora Eleanor Roosevelt, con molta chiarezza, affermava: "è nostro proposito di prendere a modello per la Sicilia l'ordinamento costituzionale degli Stati Uniti, come ho più volte dichiarato, e d'intrattenere con essi i migliori e più intimi rapporti politici ed economici. Saremmo lieti e orgogliosi se la Sicilia potesse essere la longa manus degli Stati Uniti in Europa" (15\2\1945), si starà rivoltando nella tomba. La Sicilia era, è forse assecondando il suo auspicio, "la longa manus degli Stati Uniti in Europa". Ciò è garanzia di libertà. Ma questo gli ascari antiatlantici siculi non lo capiscono, nè crediamo lo capiranno. Annuit coeptis.

Francesco Giordano