martedì 15 dicembre 2015

Santa luna e santu suli, spettacolo natalizio con Alfio Patti, Mascalucia e San Gregorio (Ct), 21 e 27 dicembre 2015


Riprendiamo dal blog: https://alfiopatti.wordpress.com/2015/12/14/santa-luna-e-santu-suli-nuvena-di-natali/

SANTA LUNA E SANTU SULI, NUVENA DI NATALI


Il nuovo spettacolo natalizio di Laura De Palma (voce e chitarra) Alfio Patti (voce e chitarra) e Flaminia Castro (mandolino e percussioni).
Dopo Trecastagni, i prossimi appuntamenti sono previsti per giorno 21 dicembre alle ore 18,30 (for 18,45) presso l’Auditorium di Mascalucia,  e per giorno 27 dicembre a San Gregorio, presso l’Auditorium “A.Dalla Chiesa” alle ore 20,30 (for 21). INGRESSO GRATUITO
Dall’annunciazione al pellegrinaggio e alla nascita di Gesù attraverso i canti della tradizione natalizia. Dalla nascita di Dio fattosi uomo, l’influenza della religiosità nei canti e nella poesia siciliana. Durata dello spettacolo un’ora e un quarto.
Santa luna e santu suli

lunedì 14 dicembre 2015

Concerti a San Nicolò la Rena, Catania 16-18 dicembre 2015 ore 20,30





Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Carissimi amici,
sono lieto di invitare tutti voi ai due eventi musicali che la Rettoria della Chiesa di San Nicola l'Arena vuole offrirvi nell'imminenza del Santo Natale.
Il primo dei concerti sarà per il 16 dicembre alle ore 20,30 organizzato in collaborazione con il Centro di Musica Antica-Fondazione Pietà de Turchini di Napoli che svolge attività di valorizzazione artistica e ricerca del patrimonio musicale.
Emanuele Cardi e Gianfranco Nicoletti
eseguiranno brani per due organi di Arcangelo CorelliJohann Christian Bach, John Stanley,Pedro José BlancoLuigi Cherubini

***
        
Il secondo appuntamento è per il 18 dicembre ore 20,30 con il coro
Imago Vocis

Diretto da Salvatore Rescail coro ci presenterà una serie di brani tra tradizione, storia e modernità nel panorama delle musiche natalizie.
Sono certo che non mancherete a questi nuovi appuntamenti, occasione preziosa per prepararci alle celebrazioni natalizie e per scambiarci cordiali auguri per un sereno e gioioso Natale.
Un caro saluto
Gaetano Zito

Rettore Chiesa di San Nicola l'Arena

lunedì 30 novembre 2015

La morte di Giuseppe Giarrizzo, storico e Maestro: il ricordo di uno dei tanti discepoli






        La morte di Giuseppe Giarrizzo, storico e Maestro: il ricordo di uno dei tanti discepoli

Lo andavamo a trovare periodicamente, nella sua stanza da emerito in fondo al corridojo nord del monastero: oramai in pochi. L'ipocrisìa che si legge nei comunicati sulla morte del maestro e professore Giuseppe Giarrizzo, scomparso a 88 anni, lasciamo cadere come le foglie al vento e come avrebbe fatto lui, con un sorriso volterriano. Eravamo in pochi ultimamente,  ma continuavamo a chiamarlo Preside: e però Preside non lo era più dal 1998, e non c'è più neppure la "nostra" Facoltà di Lettere, dove abbiamo stuidiato e siamo cresciuti, soppressa dalle mutazioni ministeriali con un anonimo dipartimento studi umanistici. Giarrizzo lo storico, il Maestro di intiere generazioni, l'uomo disponibilissimo sempre coi giovani studiosi aventi volontà di apprendere, il socialista del cuore, rapisardiano e deamicisiano, con una inclinazione dolce verso il cristianesimo, se ne è andato all'alba del 28 novembre u.s.. Era nato a Riposto, di famiglia modestissima, nello stesso paesino ridente sul mare etneo in cui nacque l'altro grande storico siciliano, Santi Correnti, scomparso anch'egli qualche anno fa, con cui il nostro ebbe rapporti contrastanti (di Correnti pure fùmmo discepoli).   Entrambi però innamoratissimi della storia mondiale e siciliana in particolare, entrambi allievi di Santo Mazzarino.
Lo avevamo incontrato prima dell'estate con la promessa di rivederci presto, scambiandoci come sempre notizie, conversazioni brillanti sulle ultime novità della ricerca (Tempio e la storiografia siciliana del '700, la Massonera su cui ha scritto un indispensabile e documentatissimo volume, i rapporti Chiesa latomismo tra il XVIII e XIX secolo...). Davamo per acclarato che superasse i 90 anni, anche se ultimamente ci avvertiva: "ricordatevi che ne ho quasi 88, oggi ci sono e domani non so..." Non lo rivedremo più in fondo a quella stanza a pontificare da augusto conoscitore della grande Storia, quella davvero con la "S" majuscola che i giovani d'oggi non possono apprendere, perché di Maestri come lui non ve ne sono più.
L'Università di Catania, a cui ha dedicato oltre cinquanta anni di vita accademica (e trenta da Preside di Lettere), lo ha commemorato come dovuto: siamo stati alla cerimonia laica, il 30 nell'aula Mazzarino dell'ex monastero, presente la salma in momenti di viva commozione tra coloro che gli vollero bene -assenti le ultime generazioni, che non sanno chi fu- : parlarono il Rettore Pignataro, il Sindaco Enzo Bianco, il sodale professor M.Aymard con cui Giarrizzo strinse il legame francese,  l'allievo ed ex preside Jachello: quest'ultimo usò termini molto schietti, affermando di essere stato cooptato da Giarrizzo in Ateneo e dovere a lui tutto se stesso: così dichiarando che il Maestro era anche un cosiddetto "barone", il cui potere tuttavolta derivò dal suo immenso prestigio intellettuale. I funerali religiosi si svolsero nella cattedrale ripostese: ultimamente egli riscoprì la religione antica, anche a causa della perdita dell'amatissima moglie Maria.
Era un unicum per tantissime ragioni, il Preside Giarrizzo: storico notomìsta del "mezzogiorno senza meridionalismo", di lucidissime analisi dell'Europa illuminista e della restaurazione, la cui fama è pressoché mondiale. Per lui essere storico era un impegno civile, che negli anni ottanta del Novecento trasfuse anche in politica. Ma bisogna anche dire che negli ultimi anni, pur presente sempre e attento alla conservazione dell'immenso patrimonio storiografico e documentario della Cultura catanese e siciliana, egli era un sopravvissuto a tempi del tutto diversi dai suoi: che fine farà adesso la Società di Storia Patria per la Sicilia orientale, di cui era il dominus incontrastato? Chi pubblicherà il corposo archivio di documenti anche inediti, tra cui molte lettere del Rapisardi, che egli curava e che ci mostrava a volte con malcelato orgoglio? Chi difenderà il futuro della Biblioteca Civica, cui teneva come le pupille dei suoi occhi, con la veemenza di cui era capace?
Nessuno potrà sostituirlo, nessuno ha oggi l'immensa cultura e la sconfinata erudizione che aveva lui, per cui noi già all'epoca (non era necessario essere per forza del suo corso, si andava ad assistere alle lezioni come se si andasse a sentire Erodoto o Tucidide: infatti pochi rammentano che egli nasce storico classico, per poi specializzarsi nel Settecento europeo) continuavamo a consultarlo come se attingessimo all'Oracolo di Delfi: ed era questo Giarrizzo fino a che la Nera Signora non lo rapisse a tutta la comunità degli studiosi da Oriente a Occidente, un fiume in piena a cui ogni interessato poteva cogliere il più bel fiore, esattamente pari al mòtto dell'Accademia dei Lincei che lo vide suo affiliato.
Non aveva peli sulla lingua, specie negli ultimi tempi, e si esprimeva liberamente con molta chiarezza su diverse tematiche anche di attualità, non lesinando critiche e frecciate anche acute, ma sempre con stile e signorilità da uomo d'altri tempi. La sua disponibilità per la ricerca non venne mai meno: un episodio fra tanti, quando negli anni Novanta avevamo fondato e dirigevamo la rivista letteraria e storica "La Fenice", lui fu tra i collaboratori più prestigiosi, e aderì fraternamente a mostrare il proprio pensiero con grande entusiasmo. Bibliofilo attentissimo, lo ammiravamo già da studenti ginnasiali mentre incedeva sicuro e felpato nelle sale di lettura della Biblioteca Civica, aggregata all'ex Monastero, con grande sicurezza a' tempi della direzione di Maria Salmeri: epoca di grande prestigio per quelle venerande istituzioni.  Fino a quando la sua figura passeggiava tra quelle sale, eravamo tranquilli, era lui l'incarnazione autentica dei vetusti Abati dell'antica reggia spagnolesca, l''aveva fatta riadattare con l'architetto De Carlo in modo simbolico -per chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire- e semplice: si deve al suo vaticinio la rinascita di quell'immenso complesso monastico, che quasi talismanicamente "proteggeva" con la silente presenza fisica, da grande iniziato.

Ora che l'eterno Oriente ha circonfuso nel manto delle stelle supreme l'anima del vecchio storico catinense, non potremo più avvalerci dei suoi preziosi suggerimenti e incoraggiamenti anche se ne seguiremo gli insegnamenti, ma siamo certi che dalla Luce divina in cui dimora coi grandi che tanto amava, continuerà a sorriderci còlla sua ironia brillante e razionale. Fraternamente, a rivederci, Preside e Maestro!

        "Amar gli uomini io sento; e chi può mai
        gli uomini amar se troppo in lor s'implica?
        Da lontano io però, dall'alto forse,
        li miro, e sovra il lor capo infelice
        Santi Ideali, il vostro lume invoco"
    M.Rapisardi, epigrammi XI
                                                                                                            Francesco Giordano

Le LL.MM. Vittorio Emanuele III ed Elena ricordati a Catania con una S.Messa solenne a San Camillo






        Le LL.MM. Vittorio Emanuele III ed Elena ricordati a Catania con una S.Messa solenne a San Camillo

Una Santa Messa in suffragio delle anime delle loro Maestà Vittorio Emanuele III Re d'Italia ed Elena del Montenegro, Regina della Carità e Rosa d'Oro della Cristianità, è stata celebrata domenica 29 novembre nella chiesa di San Camillo dei Mercedari ai Crociferi, in via Crociferi in pieno centro storico cittadino a Catania, nel cuore di una strada altamente suggestiva per la storia cittadina (basti pensare che a villa Cerami adiacente, sede della facoltà di giurisprudenza, abitava la Principessa Cerami, dama d'onore di S.M. la Regina).  Alla sacra funzione, organizzata dalle Guardie d'onore alle Reali tombe del Pantheon romano, delegazione di Catania, officiata dal rettore canonico Gianni Romeo nonché dal vicario episcopale della diocesi catanese Mons. Genchi, hanno preso parte numerosi fedeli e persone legate all'ambiente monarchico, che hanno inteso celebrare la memoria degli augusti sovrani di Casa Savoja i quali -come è stato ricordato nelle intenzioni di preghiera-, morti in esilio dopo aver tanto benemeritato della Patria, dal Re Vittorioso alla Regina che con amorevole cura si prestò personalmente a soccorrere, tra gli altri eventi, i terremotati di Messina nel 1908 come i feriti della grande guerra, attendono il giusto ritorno in Patria con il riposo delle loro mortali spoglie al Pantheon di Roma.
Tra i partecipanti alla Messa, l'onorevole avv.Enzo Trantino, già sottosegretario agli Esteri del governo nazionale e storico esponente della Destra monarchica; l'avvocato Giovanni Vanadia delegato catanese degli Ordini dinastici della Real Casa di Savoja; il dott. Filippo Marotta Rizzo, responsabile regionale di Alleanza Monarchica Stella e Corona; il dott. Testoni Blasco delegato SMOM; il dott. Francesco Giordano, segretario del Circolo dell'Informazione di Catania e componente dell'associazione culturale Akkuaria, che il 4 novembre u.s. ha organizzato e tenuto la conferenza in memoria della prima guerra mondiale, nella sagrestia della chiesa di San Camillo. Il barone Beniamino Sorbera de Corbera, a nome della Commenda dell'Ordine di Nostra Signora della Mercede che ha avuto in gestione il tempio, ha voluto ricordare come sia importante celebrare la memoria dei nostri Re, e valorizzare l'importante chiesa di San Camillo che rappresenta fondamentale riferimento per il mondo cattolico, mariano e monarchico della città etnea.
                                                                                                                          ***

martedì 24 novembre 2015

Due articoli sulla conferenza del 4 novembre riguardante la grande guerra, su La Sicilia e Prospettive


Pubblichiamo due articoli, rispettivamente apparsi sul quotidiano La Sicilia del 19 novembre 2015 e sul settimanale diocesano Prospettive del 22 novembre 2015, relativi alla conferenza sulla grande guerra, tenutasi il 4 del mese corrente nella sacrestia della chiesa di San Camillo dei Mercedari ai Crociferi, via Crociferi Catania. Ringraziamo sentitamente l'affettuoso prof.Antonino Blandini, studioso di storia patria e autore degli interventi, per la fedele cronaca dell'evento, nonché i direttori delle testate, per la cortese disponibilità. 




sabato 7 novembre 2015

Celebrata a Catania la Vittoria nella grande guerra con una importante conferenza a San Camillo







                 Celebrata a Catania la Vittoria nella grande guerra con una importante conferenza a San Camillo 

Nella splendida cornice della settecentesca sacrestia della chiesa di San Camillo ai Crociferi, ubicata nella scenografica via omonima, chiesa adesso intitolata ai Mercedari che ne gestiscono l'uso, ospiti -mercè la gentile disponibilità del Barone Sorbera de Corbera-  dell'Ordine dedicato a Nostra Signora della Mercede, si è svolto il 4 novembre l'incontro organizzato dall'Associazione Akkuaria, relativo al ciclo "Le giornate della memoria", dedicato appunto alla prima guerra mondiale, di cui il 4 novembre è giornata fatidica, poichè rammenta la Vittoria in quell'immenso conflitto; essendo anche festa delle Forze Armate e dell'Unità nazionale.
Allietata da pubblico folto e altamente qualificato, la serata si è svolta secondo il più perfetto rito della commemorazione dei nostri gloriosi caduti, in nome dell'Italia emanuelina e di quel popolo che pugnò e morì per la Patria: al suono della Marcia Reale, della Leggenda del Piave e del bollettino della Vittoria (riportato dalla voce del Maresciallo Diaz), i convenuti nel rituale attenti, si aprì la serie di interventi, coordinati dal primo relatore, dott.Francesco Giordano, storico e saggista. Egli ha voluto ricordare alcuni nomi di eroi che fecero la storia di quei tre anni di sofferenza e gloria, da Enrico Toti al generale Cascino, l'eroe della "valanga che sale"; dal Grappa al Carso al Piave ove rifulse la grandezza tragica dei semplici fanti, tutto secondo le ferree leggi di guerra dietro le quali, al comando supremo, stava il Re, Vittorio Emanuele III,  che giustamente venne detto Soldato poiché come umile fantaccino calcò le trincee e rimase al fronte per tutta la durata della guerra, incarnando lo spirito autentico della Nazione: a tal proposito egli lesse la poesia "Per il Re" di D'Annunzio. Così come fu precisato che popoli diversissimi per indole e linguaggi, si trovarono in quella tragica circostanza amalgamati e uniti sotto il glorioso tricolore e nella bigia uniforme di soldati,  scrisse altro combattente poi famoso, Ungaretti, ritrovaronsi quale culla avita, mescendo il pane della unità italiana mai sino ad allora raggiunta, che fu commistione di sangue, Luce oltre la tenebra della perduta Parola. Medesimemente egli volle ricordare il sacrifizio di Carlo Delcroix, grande invalido e fondatore dell'Associazione Mutilati, profondamente cristiano e aedo di quel dolore che non fa perdere mai la speranza, perchè essa si disvela come una catarsi cosmica nel desiderio di vivere anche nelle sventure, se vi è Amore.
Vera Ambra, a cui si deve l'idea delle iniziative commemoranti le guerre, ha parlato a nome dell'Associazione Akkuaria e della omonima casa editrice, della antologia di scritti sul primo conflitto, che è stata presentata di recente a cura della omonima casa editrice, e annunciato che il percorso di recupero della memoria continuerà con altro volume di testimonianze sulla seconda guerra.
Infine il noto oratore, già esponente del partito monarchico, avvocato Nello Pogliese, cassazionista, ha affascinato l'uditorio dispiegando la sua analisi in stile tacitiano non solo sul filo della nostalgia per le testimonianze di prima mano avute dai reduci di quel conflitto, ma anche analizzando con metodologia sociologica le cause che dalla triplice alleanza al passaggio all'Intesa, promossero l'intervento italiano e, inevitabilmente, non mancando di far notare la pochezza del momento storico attuale, a fronte della importanza della Patria italica nella politica estera, specie negli anni tra le due guerre. Egli infine precisò che seppure nostri nemici, gli austro-tedeschi ebbero le loro ragioni per entrare in guerra, e si avventurò nella ricerca delle cause del disastro di Caporetto, cui seguì la gloriosa avanzata del 1918 con la vittoria a Trento e Trieste.
La serata riescì infine a riportare l'attenzione ed i cuori verso un periodo storico solo apparentemente distante, le cui conseguenze tuttavia sono tremendamente attuali e permangono nella coscienza collettiva.
                                                                                                                                F.P.

Qui il video della conferenza su Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=TX6GW4VjWyI

venerdì 16 ottobre 2015

Incontro sulla teologia della liberazione, chiesa di Sant'Agata alla fornace, Catania 20 ottobre 2015 ore 17,30




Riceviamo e pubblichiamo:


Concerti a San Nicolò l'Arena, Catania 22 ottobre 2015 ore 20,30





Riceviamo e pubblichiamo:


Concerto in programma per giovedì 22 ottobre alle ore 20,30 presso la chiesa di San Nicola l'Arena, Catania realizzato in collaborazione con il Festival Internazionale del Val di Noto "Magie Barocche"
Il programma prevede musiche di Vivaldi, Handel e Gonelli eseguite dal prestigioso gruppo
Ensemble Pian & Forte
Gabriele Casone, Matteo Frigé tromba
Antonio Frigé organo
Alessandra Gardini soprano

giovedì 8 ottobre 2015

Circolo dell'Informazione di Catania, incontro inaugurale e proiezione del film "Professione reporter" di M.Antonioni, Catania coro di notte ex monastero dei Benedettini, 12 ottobre 2015 ore 16,30


INAUGURAZIONE DEL CIRCOLO DELL’INFORMAZIONE
CON “PROFESSIONE REPORTER” DI ANTONIONI

Il Circolo dell’Informazione di Catania, nato dalla collaborazione di giornalisti e professionisti che operano a Catania, inaugurerà la propria attività e l’anno sociale il 12 ottobre 2015 alle ore 16,30, nella sede del Dipartimento di Scienze umanistiche allocata nell'ex  monastero dei Benedettini, sala del Coro di notte.
L’evento, che prevede la proiezione del film di Michelangelo Antonioni “Professione Reporter” (a 40 anni della sua realizzazione,1975) è organizzato in collaborazione con il dipartimento umanistico dell’Università, ospite il direttore della fotografia Luciano Tovoli che ricorderà Antonioni e la lavorazione del film. L’iniziativa è rivolta anche agli studenti e a tutta la città (accesso libero alla proiezione) ed è introdotta dai professori Fernando Gioviale docente di storia del teatro e dello spettacolo, dal prof. Alessandro De Filippo docente di storie e critica del cinema e dalla giornalista e docente Maria Lombardo.
Il Circolo dell’Informazione e il direttivo del sodalizio saranno presentati dalla presidente, giornalista Anna Maria Agosta. L’associazione vuole essere una presenza nella città, un punto d’incontro sostenuto dai giornalisti e dai cittadini impegnati nei settori della cultura e del sociale, che vogliono rimettere in gioco i valori, la storia e la memoria che hanno caratterizzato la crescita, l’evoluzione ed anche l’involuzione del centro etneo. Si vogliono sensibilizzare in modo attivo le istituzioni e chiunque voglia dare una parte del proprio tempo ed abbia voglia di fare per la rinascita di Catania e non solo. I suggerimenti possono essere segnalati al nostro indirizzo email: circolodellastampact@libero.it , all'interno del sito "Circolo dell'Informazione di Catania", https://sites.google.com/site/circolodellastampadicatania/
  La scelta di inaugurare con “Professione reporter” è indicativa dell’obiettivo dell’associazione di mettere in discussione la figura del giornalista e l’evoluzione del suo ruolo. Il film interpretato da Jack Nicholson e Maria Schneider è legato al periodo della maturità di Antonioni ed è considerato uno dei più belli e misteriosi del regista ferrarese. A 40 anni dalla sua uscita il film resta poco conosciuto perché ha avuto una difficile vicenda distributiva. Pertanto rivedere – per i più giovani, vedere per la prima volta - ”Professione reporter” rappresenta un evento.
Il Circolo dell’Informazione ha in programma una serie di altri  incontri che saranno illustrati dalla presidente e pubblicati sul sito.

Link alla pagina del Sito del Circolo: https://sites.google.com/site/circolodellastampadicatania/home/eventi-e-attivita


mercoledì 7 ottobre 2015

La Sicilia al cinema, San Gregorio di Catania, 16 ottobre - 6 novembre 2015

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:


“LA SICILIA AL CINEMA”, Cinema dedicato alla Sicilia. Quattro Venerdì da vedere.
 
Presso l’Auditorium “Carlo Alberto Dalla Chiesa” di San Gregorio di Catania Via Carlo Alberto,6,
si terrà, promossa dall’Associazione Culturale “Radiusu” e patrocinata dall’Assessorato alla Cultura e allo Spettacolo del Comune di San Gregorio, una rassegna cinematografica con performance musicali ed interventi di saggisti e scrittori.
IL PRIMO APPUNTAMENTO VENERDÌ 16 OTTOBRE, ALLE ORE 18,00, CON “IL PREFETTO DI FERRO” con Giuliano Gemma, intervento della DOTT.SSA IOLE DI SIMONE, saggista, esperta in sistemi mafiosi introdurrà il film per spiegare il passaggio dal brigantaggio alla mafia. Quindi ALFIO PATTI, L’AEDO DELL’ETNA, si esibirà con brani siciliani riguardanti l’argomento, infine sarà proiettato il film.
INGRESSO GRATUITO E APERTO A TUTTI
Gli appuntamenti si ripeteranno il 23 e 30 ottobre e il 6 novembre con film che tratteranno diverse tematiche e sfumature della Sicilia.
 
Per tutti e quattro gli incontri si esibirà con cunti e canti, l’Aedo dell’Etna Alfio Patti.

Catania rende omaggio a Giuseppe Mazzini, 23-24 ottobre 2015

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:


martedì 29 settembre 2015

Successo del Buk festival dell'editoria a Catania








                      Successo del Buk festival dell'editoria a Catania

Evento importante all'insegna della cultura e del mondo del libro, in una società che più non legge e dove sovente si privilegia la tecnologìa alla "libridine" della carta stampata. Ma finché ci sarà quel brivido in più che consentirà a qualunque essere umano di appartarsi per sfogliare il classico libro, la speranza della Luce non morirà nel mondo e la Saggezza, la Forza e la Bellezza trionferanno nei cuori di ciascuno.
Sintetizziamo così il Buk festival della piccola e media editoria svoltosi a Catania nella corte e nelle sale di palazzo Platamone nella sua II edizione nazionale, dal 18 al 20 settembre u.s., che ha veduto la foltissima presenza di pubblico interessato nonché importanti iniziative culturali.
Tra le quali ci piace segnalare l'inaugurazione, venerdì 18 alle 17: fu presentata la antologìa di scritti sulla Grande Guerra "Alle spalle un cielo plumbeo come addensamento di vapori in maggio" edita da Akkuaria, che ha veduto l'intervento dello studioso e scrittore Francesco Giordano -fra gli autori e collaboratori del volume- , il quale ha voluto ricordare, tra gli eroi che si batterono per l'ideale di una grande Patria comune nel compiere l'impresa che chiudeva il Risorgimento nazionale, la figura fulgida di Carlo Delcroix (rammentato nella antologia con dovizia di particolari), combattente e grande invalido, fondatore dell'Associazione Mutilati e dell'Unione Italiana Ciechi. La guerra 1915-18, ha altresì precisato Giordano, fu vinta per la fermezza dell'umile fante nel contrastare la violenta ferocia del nemico austro-tedesco e non ultimo, per la volontà tenace di Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III che a Peschiera in un momento di gravissima difficoltà per le nostre truppe, seppe difendere l'onore e il valore della Nazione innanzi agli Alleati e finì col conseguire la grandiosa vittoria di Trieste e Trento. Tutto ciò è simboleggiato dalla "medaglia coniata nel bronzo nemico", che è ricordata nel libro, segnacolo di eroismo e di orgoglio che non tramonta.
Domenica 20 vi fu l'evento centrale del Buk festival con la presentazione, molto affollata come tutti gli appuntamenti di Vera Ambra anima delle Edizioni Akkuaria e della omonima associazione, del premio internazionale di Poesia dedicato alla figura di Antonio Corsaro, sacerdote poeta e illustre operatore culturale di rilievo nazionale del secolo XX. Sulla sua figura lo studioso Francesco Giordano, che ne ha brevemente tracciato un ricordo inframmezzato da riminiscenze personali e letterarie, ha da tempo intrapreso opera di ricerca intorno alla importanza della poetica: nel volume antologico si riporta un saggio inedito sulla mariologìa nei versi di Corsaro, e altro sui varii aspetti della visio mundi dell'artista il quale, tra le altre molteplici attività, scrisse nel 1951 il celebre "Inno a Sant'Agata", ancora cantato in tutte le occasioni e festività della Patrona catanese.
Un plauso infine al Comune di Catania che ha messo a disposizione la prestigiosa sede istituzionale dell'ex convento benedettino di palazzo Platamone, che si affaccia sulla strada più bella della città, via Vittorio Emanuele già corso Reale, e alle infinite e vulcaniche iniziative di Vera Ambra e di Akkuaria, che sanno coinvolgere, appassionare e tenere desta la fiamma del Sapere, in un universo ove ciò diviene sempre più difficile.
                                                                                                                                     ***
(Nelle immagini alcuni momenti della manifestazione)

giovedì 10 settembre 2015

Concerti a San Nicolò la Rena, Catania 14 e 15 settembre 2015 ore 20,30




La Rettoria della chiesa monumentale di San Nicolò la Rena ci comunica, e abbiamo il piacere di riportare:

Cari amici,
è per me un particolare onore e piacere invitarvi al terzo ciclo di concerti che segnano la ripresa, dopo la pausa estiva, delle attività nella chiesa di San Nicola l'Arena.
Questo ciclo di concerti è segnato dalla significativa collaborazione con il Festival Internazionale del Val di Noto "Magie Barocche", alla sua quinta edizione e al suo decimo anno di attività.

Vorrei sollecitare la vostra partecipazione per il primo evento di lunedì 14 settembre

L'esaltazione di Mardocheo

Si tratta della riproposizione dell'opera del musicista catanese Giuseppe Geremia, Oratorio sacro scritto in onore dell'abate Hernandez del Monastero di San Nicola l'Arena ed eseguito per la prima volta il 14 settembre 1776 e poi una seconda nel 1780. Da allora, torna a San Nicola, per l'identica data appunto il 14 settembre, giorno in cui i benedettini solennizzavano il "Santo Chiodo".

Il secondo appuntamento è per il 15 settembre

Trattando il mirabile strumento

Il concerto offrirà musiche per uno due e tre organi costituenti quel "mirabile strumento", come scrisse Goethe, che è l'organo di Donato del Piano inaugurato grazie a Magie Barocche nel 2005


Ancora una volta, i concerti sono offerti gratuitamente e inizieranno puntualmente alle ore 20.30.
Vi sono grato per l'attenzione che vorrete prestare al presente invito e per la diffusione che ne farete.

In attesa di incontrarvi, invio un cordiale saluto.

Gaetano Zito
Rettore Chiesa di San Nicola l'Arena
Catania

(nella immagine, il musicista catanese Giuseppe Geremia 1732-1814)

martedì 8 settembre 2015

Akkuaria al Buk festival dell'editoria, Catania palazzo Platamone 18-20 settembre 2015




La seconda edizione del Buk Festival letterario di Catania è sul nastro di partenza e prenderà il via venerdì 18 settembre a partire dalle ore 17.00.
Questi gli appuntamenti con Akkuaria:
VENERDÌ 18 settembre ORE 17.00 – Sala Refettorio
1915-1918 Memorie e testimonianze della Grande Guerra. 
Presentazione dell’antologia “Alle spalle un cielo plumbeo come addensamento di vapori in maggio” Memorie e testimonianze dal fronte.  Interverranno: Vera Ambra, scrittrice, Erberto Accinni, curatore della collana “1915-1945 La storia vista con altri occhi”, Francesco Giordano, giornalista-saggista,  Antonio Bonelli, Società Storica Fiumana – Associazione Akkuaria
DOMENICA 20 SETTEMBRE – Sala Refettorio
Ore 10.30 – Sala Refettorio
8 settembre ’43: Due marinai a confronto e altri fatti di guerra
Due dei tanti italiani coinvolti nella infausta giornata hanno raccontato nei loro diari quanto hanno visto. Uno è il ventenne Emilio Ambra: arruolato di leva e stanziato in forza a Venezia, si trovò a dover scegliere se andare con i fascisti o con i partigiani. L’altro è Federico Accinni, imbarcato sull’incrociatore Attilio Regolo, vide e visse l’affondamento della Corazzata Roma, e la tragedia che ne seguì. 1352 marinai morirono con la loro nave, altri 25 perirono giorni dopo a causa delle ustioni e furono sepolti nel cimitero di Mahon.  – Associazione Akkuaria
Interventi di Vera Ambra ed Erberto Accinni
(In questo intervento faremo una panoramiche sui romanzi che parlano delle due guerre e in questa occasione innestiamo la presentazione del romanzo di Giuliana)
Ore 11.30 – Sala Refettorio
Booktrailer d’Autore 
Proiezione dei bootrailer in concorso al Gold Elephant World – International Film & Music Festival 2015. A seguire, presentazione collettiva degli autori dell’Associazione Akkuaria – Associazione Akkuaria
Ore 12.30 – Sala Refettorio
Cerimonia di Premiazione del Concorso Internazionale di Poesia Antonio Corsaro
Padre Antonio Corsaro era un prete scomodo, saggista e poeta di livello internazionale, che prediligeva gli umili, i poveri ma anche gli artisti e letterati. Morì il 18 agosto 1995. A vent’anni dalla sua scomparsa questo premio internazionale di poesie è a lui dedicato – Associazione Akkuaria 
Intervento critico di Francesco Giordano, giornalista-saggista.

giovedì 3 settembre 2015

martedì 18 agosto 2015

Sicilia separata dall'Italia, secondo il prof.Luttwak? Con storica lucidità... è meglio divenire la 51° stella!



           Sicilia separata dall'Italia, secondo il prof.Luttwak? Con storica lucidità... è meglio  divenire la 51° stella!

Nulla accade a caso, specie in Sicilia. Il 1943 ritorna, con i bòssoli di cannone inglesi -e americani- lasciati dalle armate alleate sul suolo della patria siciliana, in quella fatale estate di settantadue anni fa. L'estate in cui esplose in Sicilia il separatismo, in cui dopo un secolo la bandiera rossa e gialla sventolava dai tre punti cardinali dell'isola, "benedetta" dall'AMGOT.  La "Sicilia liberata", il primo giornale del mondo libero nato a Palermo nell'agosto 1943 a cura dell'ufficio propaganda degli Alleati,  Sicilia liberata fatta di uomini liberi e anelanti ad uno stato che ricalchi le orme dell'Isola ribellatasi a Carlo d'angiò, la terra dei Vespri., dove nasce la pianta dell'onore.

Così l'intervista del professore Edward Luttwak, noto studioso ed esperto "operativo" di politica internazionale, cittadino USA ma di origine ebraico-romena, che da bambino visse in Sicilia a Bagheria (e dove torna spesso di recente), sul Venerdì di Repubblica del 14 di questo mese, invita i siciliani esplicitamente al separatismo dall'Italia. Al separatismo... se lo avessimo scritto noi o qualunque altro indipendentista, pur cittadini italiani "federali", saremmo stati anche penalmente perseguibili. Il professor Luttwak è americano, quindi... rileggete:

"Rialzando con orgoglio il loro vessillo indipendentista sanguinante, i siciliani si riuniscono in assemblea e dichiarano la loro separazione da Roma. Non vogliono più un soldo da chi li ha asserviti e distrutti. Il loro capo, che vedrei bene indossare un elmetto, prima di tutto dichiara che in ogni caso non vorrà essere rieletto, poi procede al licenziamento di tutti i dipendenti pubblici della Regione, sarà riassunto solo chi ha intenzione di lavorare. Viene dato spazio all'iniziativa privata, al commercio, al turismo, alla cultura. Viene incoraggiato il co-investimento. Vengono ristrutturati i porti eliminando la burocrazia, viene alacremente costruito un hub aeroportuale internazionale nella piana di Enna. L'isola non sarà più governata dalla mafia, dalla politica, dai Calogero Sedara, ma dai siciliani veri, compresi i suoi nobili, come ai tempi di Federico II. E di nuovo stupirà il mondo."

Questa la "ricetta perfetta per la Sicilia" che il professore dice di possedere. E' un personaggio ben noto da noi, il Luttwak, e siccome è scrittore di libri di storia, non cita fonti senza senso, anzi i riferimenti hanno delle note specifiche, per chi ha orecchie per sentire, occhi per vedere e naso per intuire. E Luce fra le tenebre della situazione sociale e politica siciliana attuale.
Chiariamo che per conto nostro, l'analisi dell'illustre politologo è del tutto corretta, sui mali endemici dell'isola. E anche la soluzione non farebbe una grinza, se non vi fossero delle "correzioni" (il virgolettato è mitopoietico) che il professore sa, perchè non è sprovveduto ma in questo contesto ha evitato di precisare.

Primo, la Sicilia dal 1410 non ha un "capo", e per noi il "capo" è un Re, residente nel proprio territorio. A parte il fatto, ma qui l'analisi ci porterebbe troppo lontano e non necessita ora di vergàre un trattato storiografico, che di Re autoctoni, se si eccettua Ducezio, la Sicilia non ne ha mai avuti (remember il discorsetto del Principe di salina a Chevalley, nel Gattopardo... citato dal nostro accademico, guarda caso, con Sedàra...), in quel 1410 muore Martino il vecchio, ultimo sovrano de jure e de facto dell'isola. Il nipote Federico de Luna figlio dell'appena defunto Martino il giovane dovrebbe cingere la corona, ma è illegittimo (la madre Tarsia Rizzari nobile catanese, a Catania risiedevano i Sovrani per tutto il XIV secolo, era l'amante del Re) e non vi è stato tempo -o possibilità: Martino muore un giorno prima del decreto con cui il Papa Benedetto XIII avrebbe legittimato l'erede... un caso?-  di renderlo successore lecito. Nel 1412 un convegno di principi spagnoli si riunisce a Caspe, senza invitare nessun rappresentante della corona di Sicilia  -la Regina Bianca di Navarra   era una Evreux, che significa di lignaggio ebraico... come Luttwak...- solo il Vescovo di Tarragona votò per Federico almeno qual Re di Sicilia: ma i potentati, soprattutto San Vicente Ferrer, decisero che la prestigiosa corona andasse a Ferdinando di Trastamara, che era comunque discendente di Eleonora d'Aragona (il cui volto  è quello del busto reliquiario di Sant'Agata, e il cui corpo riposa a Catania in Duomo).

Così da seicento anni la Sicilia non ha più un Re proprio (un "capo"), ma dei Viceré. Neppure il periodo borboniano fu esente: vero è che Carlo III si fece incoronare Re di Sicilia a Palermo e pure ungere con l'uso medievale, nel 1735, ma scappò subito a Napoli e poi a Madrid a cingere la corona di Spagna, lasciando il regno all'infante Ferdinando IV (III di Sicilia), che come I delle Due Sicilie soppresse nel 1816 dopo secoli il Regnum Siciliae, provocando nei siciliani indipendentisti del XIX secolo quell'odio incancellabile che li gettò con gioia, presto tramutatasi in delusione cocente, tra le braccia della dinastia unificatrice italiana di Savoja, tramite il Fratello massone Giuseppe Garibaldi (che a differenza di quanto si crede, fu puro di cuore, non così il suo "cerchio magico").  Questi fatti il professor Luttwak li sa, supponiamo: come ben sa che la Costituzione repubblicana del 1948 sancisce l'Unità e indivisibilità politica del territorio italiano, ed è la stessa costituzione che ha inglobato come legge lo Statuto "federalista" del 15 maggio 1946, concesso da Re Umberto II ("octroyè", il termine esatto) inevitabilmente mercè la guerra civile separatista del 1943-46 tra il popolo siciliano e lo Stato unitario. Il professore conosce, e dovrebbero ricordare tutti i competenti in materia, che il periodo d'oro dell'indipendentismo in Sicilia finiva nel febbraio 1944, quando l'AMGOT riconsegnava l'isola al governo nazionale,tra le vivissime, vibranti -e inutili- proteste del leader del MIS Andrea Finocchiaro Aprile,  che scrisse ai potenti del tempo , da Roosevelt a Churchill (egli e tutti costoro erano iniziati alla nobile confraternita della Frammassoneria, guarda caso...) chiedendo che la Sicilia rimanesse sotto l'ombrello protettivo degli Alleati, o quantomeno -nel memorandum inviato alla conferenza  di San Francisco- fosse permesso con referendum di autodeterminarsi. Ma la "colpa" del blocco dell'Isola incatenata all'Italia in realtà si deve a Stalin -e quindi all'ideologia comunista, vera nemica dell'indipendentismo siciliano, come ben sapevano i padri del Movimento del 1943-  che, tramite il ministro Vischinsky calato a Palermo nel dicembre 1943 e convenuto con Montalbano, Li Causi e altri esponenti del PCI siculo, diede il "niet" assoluto alla separazione politica della Trinacria dall'Italia. Come sarebbe stato confermato sia a Yalta che a Postdam, poco dopo.

Come si vede la realtà storica è molto più complessa delle parola in libertà di marinettiana memoria, e se questo un fine analista come il prof. Luttwak lo sa, pretendiamo troppo se debbano saperlo anche i siciliani còlti e "federalisti"? Dovrebbero sì. Anche il richiamo alla nobiltà che oggi in Sicilia si occupa d'altro, per un nuovo risorgimento, non è casuale: nobili veri e autentici furono i capi del Movimento indipendentista nel 1943, Lucio Tasca conte d'Almerita da Palermo, già Sindaco, che scrisse un libretto fondamentale, "Elogio del latifondo"; a Catania erano nobilissimi i capi operativi dell'EVIS, l'esercito separatista, i Principi Paternò Castello di Carcaci, Guglielmo e Francesco detto Franz. E sempre senza che ciò fosse un caso, si incontravano "sotto le volte azzurre" della loggia massonica del professore Santi Rindone, cui tramite nasceva il MIS a Catania (a Palermo era ancora CIS, in breve si fusero) in una sacrestia di chiesa, dedicata alla Trinità  (l'Occhio che tutto vede...), in via Vittorio Emanuele.  Tutto torna, come anche il controverso discorso "mafia".

Il governatore civile dell'AMGOT in Sicilia (poi a Napoli, poi a Milano), l'avvocato-colonnello Charles Poletti, morto quasi centenario qualche anno fa, in una celebre intervista al docente Gianni Puglisi da Palermo del 1993, dichiarò: "Io non ho mai avuto a che fare con la mafia! Con il separatismo sì, quello esisteva... la mafia è una invenzione intellettuale!". E Luttwak nell'articolo di Deaglio, che è collega perspicace, afferma, alla domanda se la mafia a quei tempi era "roba" della Cia: "Stupidaggini! Non è mai esistito alcun patto scellerato. Cretinate, come quella che a Portella della Ginestra spararono cecchini della Nato. La Nato allora non esisteva nemmeno".    Sono argomentazioni storicamente convincenti? Per noi sì, relativamente a quel periodo storico, per tanti motivi che è fuori luogo analizzare in questa sede.

Alfine, cui prodest l'intervento "a gamba tesa" del professore a pro della Sicilia? In un articolo interessante (http://www.lavocedinewyork.com/Luttwak-La-Sicilia-vada-via-dall-Italia-e-punti-sul-separatismo-I-grillini-al-timone/d/13893/), il collega e attento analista nonchè compartecipe della comune sicilianità Giulio Ambrosetti, ha notato -come già precisato da Enrico Deaglio- che l'anno scorso Luttwak sostenne esplicitamente il giovine sindaco del Movimento 5 Stelle di Bagheria, che poi venne eletto a furor di popolo. Passim che la cittadina del palermitano sta a cuore al nostro eroe, ma c'è dell'altro? Forse, sotto il sole immenso siciliano. Luttwak è il grand commis del Movimernto 5 Stelle che molto probabilmente vincerà le prossime elezioni regionali in Sicilia e governerà l'isola (con reddito di cittadinanza e tutto il resto)?

Siccome le idee corrono e scorrono come i fiumi che da noi disseccano ma poi magicamente ricompajono (vedi L'Amenano o l'Oreto...), perchè non tornare alla federazione della Sicilia con gli Stati Uniti? Fu l'idea del Movimento per la 49° stella nel 1943-46, che ebbe base in Sicilia ed era ben visto da molti in USA. Era parte di una idea del separatismo che voleva direttamente federarsi con l'America. Pure il celebre Salvatore Giuliano, in rotta col MIS, fondava il MASCA, un movimento che propugnava l'annessione dell'isola direttamente agli USA: siamo negli stessi anni in cui vincono i socialcomunisti alle regionali del 1947 e nessun separatista di senno è "rosso", anzi sono tutti conservatori, specie il popolo (che nel referendum del 1946 votava in massa per il Re, pure Finocchiaro fece campagna per Umberto...). Cicli storici? Non v'ha più destra nè sinistra ora ma serve una vera aristocrazia, intellettuale prima, tendente al ritorno alla terra poi. E inneggiante alla vecchia bandiera, non quella ufficiale della Regione ma quella dell'Evis. E' ben diverso. Ma la bandiera dell'Evis è la stessa di quella di Porto Rico e, anche, di Cuba del suo fondatore, Josè Martì (che fu un luminoso scrittore affiliato alla Massoneria).

La Repubblica Italiana non crediamo possa concedere neppure la possibilità che la Sicilia, sia pure per un ipotetico referendum si pronunci per l'indipendenza de facto dallo Stato nazionale: come la Costituzione spagnola, non prevede che la Catalogna (che ha fatto questo percorso nel novembre 2014, seppure con minore partecipazione, e si prepara a rifarlo a settembre di quest'anno) si separi, così la Sicilia, che ha già uno Statuto che se applicato (ha ben detto Ambrosetti) sarebbe ben più remunerativo sotto il profilo economico della separazione politica.  Ma se proprio si vuole, si scelga il modello Porto Rico: "stato non associato", "libero stato", "territorio non incorporato" che ha scelto di stare de facto con gli Stati Uniti, ma che ha un suo Governatore.  E che questo Governatore-Presidente, in regola con la tradizione dei "Re non siciliani", possa essere il professore Luttwak, noi lo vedremmo più che bene. E non stiamo scherzando.

L'unica possibilità che ha la Sicilia di "liberarsi" dall'Italia secondo noi è questa perchè, per motivi a chi di dovere noti e che risalgono sempre a quella famosa estate del 1943 (e al cosiddetto "armistizio lungo" firmato a Malta dal Fr. Badoglio e dal Gen.Eisenhower il 29 settembre), nessun governo italiano potrebbe opporsi ad una libera volontà dei siciliani di divenire "stato non incorporato" degli USA: di fatto se non di diritto, la 51° stella (se Porto Rico non lo diventa prima).

Tornerà la Luce in terra di Trinacria? Con le parole del giornalista che, nel film di John Ford "L'uomo che uccise Liberty Valance", del 1962 (pellicola che ricorda moltissimo la Sicilia di quegli anni... Ford era un irlandese!), risponde al Senatore Stoddard (James Stewart) che svela come non fosse stato lui ad uccidere il celebre bandito ma un amico nascosto (John Wayne, che era massone...), "qui siamo nel West, Senatore, e se la leggenda diventa realtà, vince sempre la leggenda!"

                                                                                                                          Francesco Giordano



venerdì 24 luglio 2015

Incontro sulla sovranità siciliana a cura di Terra e Liberazione: "benvenuti nell'incubo!"




       Incontro sulla sovranità siciliana a cura di Terra e Liberazione: "benvenuti nell'incubo!"

"Benvenuti nell'incubo!" Potrebbe essere questo il condensato dell'incontro tra la "litigiosa famiglia" degli indipendentisti siciliani, svoltosi giovedì 23 luglio, nei locali dell'Istituto di Cultura Siciliana di Catania, ospiti di Salvo Barbagallo. L'occasione fu la presentazione, da parte del professore palermitano Elio Di Piazza, de "I quaderni di Zabut", primo fascicolo di un sodalizio della capitale dell'isola, che analizza la situazione dei movimenti detti "sicilianisti", o autonomisti o indipendentisti che dir si voglia, nel solco di una antica tradizione sempre rinnovata, con metodologia da ricerca scientifica e di "schedatura" sociale, se si intende leggerla in tal senso.
L'anfitrione tuttavolta dell'evento, il vulcanico Mario di Mauro di Terra e Liberazione, che ha patrocinato e voluto la serata, si è more solito -da trent'anni la Fratellanza che vede come leader il simpatico e sanguigno ramacchese, è frontista per la salvaguardia della libertà e la giustizia in Sicilia, pur avendo posizioni che a molti parrebbero estremistiche- lanciato, e ci par questo il punto da sottolineare, in una impietosa analisi, da incubo appunto, delle condizioni attuali della politica isolana. Se Di Mauro avesse una mezz'ora di tv sulle reti nazionali, cosa che lui disdegna ma che meriterebbe, le denunce sociali sulle piaghe e le corruttele della politica della Trinacria forse potrebbero avere qualche risposta. Dalle miniere sicule, svendute ignominiosamente di recente al socio privato della Regione "per distrazione", sono queste le motivazioni di economia politica del governo Crocetta -che come qualcuno ha rammentato fu voluto, per la prima volta dal 1946, dalla minoranza dei siciliani che si recò alle urne alle regionali del 2012- , alla condanna della "zarina" Monterosso, all'inganno dei finanziamenti agevolati alle imprese, le illuminanti disamine del nostro documentatissimo tribuno, mostrano un quadro impietoso della Sicilia "colonia" di una Italia di "fratelli coltelli", che intende vieppiù schiacciarla, anche seguendo il contesto internazionale. Per non dire della denuncia presentata sempre contro il Presidente Crocetta, che definì gli attivisti no Mous "mafiosi", e che potrà avere positivi sviluppi per le vittime.
Tra i presenti, chi narrava di moneta complementare o "sovrana" (Pizzino e il grano), chi ebbe nostalgie neoborboniane, chi rammentò i tempi del MIS di Finocchiaro Aprile e degli agrari... la rissosa, irascibile, famiglia dei "sovranisti" siciliani si ritrova a volte:  seppure divisa da molte vicende (c'è chi aderisce ai no Muos e chi crede che la presenza USA in Sicilia sia una garanzia di libertà, ad esempio...), accomunata dall'immenso amore "ppiì la terra nostra", la Sicilia, e con la fiamma longànime ed ideale, dell'indipendentismo.  Che è, a parer nostro, in primis nello spirito. Dònde le dispute, non inutili ma politicamente pregne, sulla lingua siciliana e la sua importanza oggidì e la consueta,  ottusa ignoranza del popolo che si è lasciato plagiare da decine e decine di anni di propaganda mefitica antisiciliana: senza dimenticare che i nemici peggiori della nostra terra stanno purtroppo fra noi, e sono i figli degeneri che ne spargono veleno, mentre alcuni -i còrsi per esempio- vedono in maniera più obiettiva le nostre vicende.
Atteso che codesti appuntamenti, come è intuibile, si concretizzano allorquando all'orizzonte vi è aspettativa di rinnovo del Parlamento siciliano, come pare che debba accadere a breve (quantunque il nostro angolo di analisi veda come inutile trastullo i cosiddetti ludi elettorali...), costruire necesse est: ad esempio, un fronte cremazionista laico indipendentista, laddove chi volesse scegliere nel frangente ultimo, di avere accanto solo la sicàna bandiera (che più che quella regionale è la bandiera di combattimento dell'EVIS...) e un sermone di fratello autenticamente sicilianista, potrà sceglierlo in ogni comune siciliano, in assoluta libertà: senza religioni turibolari ma con il cuore verso la Luce, la nostra Luce.
Dunque, di là dalle divisioni ideologiche, utile intrecciare i nodi d'amore per la comune Patria siciliana: il filo rosso è più che millenario, e fintanto che esisteranno sacerdoti di codesto fuoco, l'ideale resterà vivo e perenne.
                                                                                                          F.Gio

(nella foto, Mario Di Mauro e Elio di Piazza in un momento della conferenza)

lunedì 20 luglio 2015

Presentazione de I quaderni di Zabut a cura di Terra e Liberazione, Catania 23 luglio 2015 ore 18

Riceviamo e pubblichiamo:

GIOVEDI’ 23 LUGLIO ore 18 A CATANIA (VIA DI STEFANO 23)*
L’ISTITUTO “TERRA E LIBERAZIONE” PRESENTA IL PRIMO NUMERO DE “I QUADERNI DI ZABUT” -PUBBLICATI DAL CENTRO ZABUT DI PALERMO- DEDICATO A “LA SICILIA, TRA AUTONOMIA E INDIPENDENZA”.
Interverranno gli autori prof. Elio Di Piazza e dott. Salvatore Giampino
Coordinano i lavori Mario Di Mauro e Salvo Barbagallo.
Ingresso libero.
*Sala incontri dell’Istituto per la Cultura Siciliana.
info: www.centrozabut.wordpress.com – www.terraeliberazione.wordpress.com


lunedì 13 luglio 2015

Alla Grecia è mancata la Paidèia: e la Sicilia non è l'Ellade italiana...





       Alla Grecia è mancata la Paidèia: e la Sicilia non è l'Ellade italiana...

In quell'opera indimenticabile, per chi ha percorso le strade del liceo classico in Italia, che è "l'educazione di Ciro", scritta da Senofonte, uno dei più famosi discepoli di Socrate, è instillato, nell'insieme degli insegnamenti morali, un principio indelebile, che manca ai greci di oggi, in riferimento alla tragica situazione economica in cui si trovano: la paidèia, che in italiano si traduce in 'educazione'. La Paidèia è essenziale ai popoli ma appare chiarissimo che, come l'ha perduta il popolo italiano, l'ha parimenti perduta quello greco. E' vero che un proverbio del paese ellenico dice a proposito degli italiani e greci "una faccia una razza", infatti così è anche nella politica, sia ieri che oggi.
Premessa inderogabile per la comprensione del frangente odierno è tuttavolta la questione razziale, o delle etnìe come si dice adesso con termine meno connotato. Così noi siciliani serbiamo poco o punto del sangue delle stirpi elleniche, corinzie calcidesi e doriche che ci colonizzarono tra l'ottavo e il settimo secolo a.C. specie nella parte orientale, medesimamente la composizione razziale dei greci attuali è turco bizantina, non più ellenica pura, per le vicende politiche e di devastazione dei territori che quelle popolazioni hanno subito negli ultimi due millenni (basti scorrere un semplice atlante storico per rendersene conto: ma evidentemente la storia si dimentica troppo spesso!). Pure nel linguaggio sono cambiati, in Grecia esiste la "khatarèvussa", il linguaggio antico e letterario, e quello moderno e popolare, la "dimotikì".  A dimostrazione di come ha inciso profondamente sulle popolazioni delle isole e del continente sia il periodo bizantino, sia quello turco tataro fino al XIX secolo ed al nuovo nazionalismo (che poi fu un portato delle potenze occidentali, da cui lo stato greco è stato letteralmente "inventato", si pensi a Lord Byron e alla ultima dinastia regnante ellenica).  Per estendere il parallelo alla Sicilia, il linguaggio greco fu corrente nell'isola anche per un secolo dopo la conquista romana (III secolo a.C.), ma già negli anni di Augusto e Tiberio, ovvero di Cristo per scendere fino al martirio di Agata (251  e.v.) le iscrizioni e il linguaggio sono quasi esclusivamente latine: il greco torna in Sicilia nella forma bizantina, dal VI al IX secolo, per poi essere travolto in parte dall'invasione mussulmana e serbato dai monaci basiliani fino alla conquista normanna (XII secolo), con la quale convivranno le tre lingue dell'isola, latino arabo greco, sino a Federico II il tedesco, nella cui epoca e grazie alla koinè creatasi alla corte, nasceva la lingua italiana, della cui genesi ricorda Dante, il primo fiume fu "loquatur sicilianum", la lingua siciliana.  Dal XIV secolo, subito dopo il Vespro, in Sicilia fu fortissima l'immigrazione dalla Spagna che cangiò molto l'etnìa isolana, con presenze catalane castigliane frammiste alle autoctone: il periodo dei Vicerè è la scaturigine della forma mentis siciliana di oggi.
E qui torniamo al dilemma e allo scioglimento di esso: l'accordo che i capi dell'Europa e degli stati hanno letteralmente imposto al governo di Tsipiras è non solo giusto ma necessario, indispensabile: si pensi a un capofamiglia che fa debiti per vent'anni a destra e a sinistra con le banche, non paga nessuno, gli pignorano le case che ha, poi torna dalle banche e chiede nuovi prestiti: come minimo, verrebbe cacciato a calci. I greci, da furbacchioni qual sono ed avendo eletto il più furbacchione sulla piazza a capo del governo, Alexis Tsipiras (un tipo scravattato, con la camicia fuori dai pantaloni: ma chi può dare fiducia, ha scritto bene un economista italiano, nei luoghi che contano delle aristocrazie del denaro, a colui che si presenta con la camicia sbracalata?) credevano di fare lo stesso servizio: ma nè la grande Germania (che è sempre una nazione ammirevole), ne gli altri stati del nord, sono fessi e ben conoscono le astuzie levantine e turchesche e bizantine de' greci (e in parte di molti popoli del sud Europa e mediterranei), per cui l'offesa pseudo orgogliosa dell'inutile referendum del 5 luglio, con cui i greci si espressero per il no alle politiche di austerità della cosiddetta Troika, si è trasformata in un vero boomerang, con conseguenze ben più dure da pagare per loro: e il premier greco ha dovuto cedere su tutta la linea perchè altro non aveva da fare. Una canzone del periodo fascista modulava : "contro Giuda, contro l'oro, sarà il sangue a far la storia", ma la storia col sangue (lo abbiamo visto in Tunisia e in Egitto e in parte lo vediamo in Libia) la fanno i popoli giovani, mentre quello greco (e quello italiano, peggio) son popoli vecchi, anzi psicologicamente vecchissimi, oltrechè etnograficamente: un popolo, quello greco, abituato a vivere di stipendio fisso e con pochi risparmi privati accumulati (mentre v'ha da dire che il popolo italiano ha miliardi di euro di risparmi liquidi in banca e di più come beni immobili) e diciamolo, scialacquatore, che per questo ora si ritrova alla fame: ma non può chiedere come l'esempio di cui sopra, linee di credito all'infinito dopo aver sperperato e non onorato i debiti! Pertanto la linea dura tedesca e del gruppo maggioritario dell'Eurozona è non solo giusta ma anche troppo buona: se non fosse stato per le pressioni degli Stati Uniti dovute alla loro strategia mondiale, nessuno avrebbe speso un centesimo per tenere la Grecia nell'Euro, da cui sarebbe stata cacciata meritatamente. Ce la sorbiremo, mantenendola (come l'Italia ha già fatto e farà, purtroppo: si sa, noi popolo di Fantozzi, "com'è buono lei...").
Infine, è del tutto inesatto il paragone di taluni della situazione della Sicilia a quella greca : lorsignori -che potevano leggere e riflettere prima di sproloquiare- dimenticano che l'elettorato attivo dei siciliani nelle elezioni regionali ultime dell'ottobre 2012 ha de facto sconfessato l'intiera classe politica locale, non andando in maggioranza a votare: si recò infatti alle urne in quel giorno solo il 47% degli aventi diritto, caso mai successo dal 1946, e questo vuol dire che i siciliani sono assolutamente razionali e non intendono più dare mandato, se non nella loro minoranza di privilegiati e interessati ai favoritismi, alle classe politica della Regione. Per cui Roma la commissari o ne sopprima nelle linee guida lo Statuto, frutto di secoli di lotta e derivante dalla Costituzione inglese del 1812, non è scelta che può spettare alla maggioranza del popolo siciliano: se la democrazia è -come è- il governo delle maggioranze, qui siamo guidati da minoranze di minoranze, le cui scelte saranno pure rilevanti ma non politicamente nè eticamente valide.     A differenza dei greci che andarono in massa a votare il 5 luglio "no" alla troika e ora si ritrovano con una serie di provvedimenti che peggio per loro non potrebbe essere, i siciliani nell'ottobre 2012 in maggioranza han detto: no, votate voi minoranza interessata, noi non partecipiamo a questo scempio, abbiamo anche un governo nazionale? Faccia la sua parte!
Non esiste nelle carte dell'Unione Europea, infine, che la Grecia (o qualunque altro popolo) debba essere "mantenuto" a vita dagli altri stati: c'è invece nell'articolo 38 dello Statuto speciale della Regione Siciliana (statuto frutto della guerra civile 1944\46 fra lo Stato e l'Isola) emanato il 15 maggio 1946 regnante S.M. Umberto II di Savoja e parte integrante della Costituzione della Repubblica Italiana che lo accolse nel 1948, un articolo, il 38, il quale dice che "lo Stato verserà alla Regione annualmente una somma a titolo di solidarietà nazionale", da impiegarsi per lavori pubblici: quell'articolo nasce quale risarcimento dei danni che la forzata Unità nazionale fece con la mancanza per molti decenni di infrastrutture logistiche che fiorivano al nord italia (coi proventi dei banchi di Napoli e di Sicilia) ma erano assenti da noi (battaglia combattuta da Andrea Finocchiaro Aprile e la sparuta pattuglia di parlamentari indipendentisti in seno all'assemblea Costituente).   Quindi è lo Stato italiano che deve aiutarci per legge, non l'UE che deve aiutare la Grecia per carte documentate: fin quando esisterà lo Statuto potremo precisarlo a voce alta.
Questo è quanto. Con le parole di un grande fratello nostro e dell'umanità, l'ateniese Platone (nel Liside, 220a): "Sovente diciamo di tenere in gran conto l'oro e l'argento, ma non è esatto: quello che noi teniamo in gran conto è ciò che appare come lo scopo in vista del quale ricerchiamo l'oro e ogni altro strumento".
                                                                                                                        F.Gio

venerdì 12 giugno 2015

Un articolo su "La Sicilia" sulla conferenza tempiana all'Archeoclub di Catania



Il quotidiano "La Sicilia" ha pubblicato martedì 9 giugno c.a., un articolo a firma Maria Rosa Vitaliti, che riporta la cronaca della conferenza su Domenico Tempio tenuta da Francesco Giordano per l'Archeoclub della città dell'elefante.
Lo riportiamo qui, ringraziando la giornalista, il direttore del quotidiano e la prof.ssa Liuzzo dell'Archeoclub, per la cortese attenzione e disponibilità.

lunedì 8 giugno 2015

Corriere di Catania versus Barone di Sealand (...)


  Corriere di Catania versus Barone di Sealand  (...)

Forse qualcuno dei benevoli lettori del blog noterà il cambiamento di nome, da "Barone di Sealand..." a "Il Corriere di Catania...": nulla accade a caso.  Dopo alcuni anni, abbiamo deciso -e senza pensarci troppo su- di modificare l'intestazione del blog, ispirata a una celebre micronazione quale il Principato di Sealand, a cui comunque rimaniamo legati da amicizia e affetto, con il nome della importante testata giornalistica nata a Catania nel 1879, per opera di quel grande uomo politico che fu Giuseppe De Felice Giuffrida. Il 'logo' della testata è quello originale, aggiunto alla immagine dell'augusto Monastero.
Avremmo potuto creare un sito giornalistico come tanti altri (avendone titolo professionale), ma non ci pàrve il caso per tante ragioni. Meglio ricordare liberamente, così, "affinchè gli avvenimenti non si disperdano nella dimenticanza", ci insegnò il primo grande storico, Erodoto di Turi.
 La luce del secolo diciannovesimo a Catania: oltre Vincenzo Bellini, De Roberto, Verga, Capuana, vi erano soprattutto l'Abate Dusmet Vescovo etneo, Mario Rapisardi il Vate della Poesia italica, De Felice il "tribuno" socialista del cuore, con in comune un grande Amore: quello verso i poveri, gli ultimi, i nostri fratelli della città, della Sicilia, dell'Italia, del mondo, che hanno più bisogno. E' lo stesso messaggio di Cristo, l'annunzio regale a Myriam che lo esalta nel Magnificat. La Luce genera la Luce, per un mondo giusto e perfetto, innanzi tutto libero.
Servono altre motivazioni? Satis est, e buona lettura...

La stagione concertistica estiva a San Nicolò la Rena: il concerto della Cappella musicale del Duomo




              La stagione concertistica estiva a San Nicolò la Rena: il concerto della Cappella musicale del Duomo

La chiesa monumentale di San Nicolò la Rena di Catania, fulcro dell'antichissimo monastero dei Benedettini che fu la reggia sacra della città nei secoli dei Vicerè in Sicilia, ha dopo anni di trascuratezza avuto il dono di ottenere una nuova rettorìa, nella persona del sac.prof.Mons. Gaetano Zito, stimatissimo negli ambienti culturali nazionali e locali per le sue doti di storico e responsabile dell'Archivio Diocesano (egli fra l'altro dirige l'Associazione degli archivi ecclesiastici italiana); poiché da anni scriviamo su la valorizzazione e conservazione di tale tempio augusto, non possiamo che gioire perchè la sensibilità dei responsabili, affidò a tale figura meritevole un compito così importante. E il nuovo rettore si è subito messo all'opera : venerdì 5 giugno si inaugurò la stagione concertistica estiva della chiesa -che, per chi non lo sapesse, svolge comunque funzioni religiose- la Cappella musicale dei Duomo di Catania, fondata e diretta dal noto studioso Mons.Nunzio Schilirò, che onora Bronte suo paese natale, ha tenuto un concerto di musica sacra dal titolo "A Cristo per Maria", ove furono svolti diversi brani di argomento mariano ed eucaristico.
L'avvenimento fu gradevole e gradito al numeroso pubblico intervenuto, anche perchè è stato "partecipato" dalla canora voce dell'organo monumentale della chiesa, settecentesco, opera del noto organario Donato Del Piano, restaurato un quindicennio fa dalla ditta Mascioni, e tipicamente liturgico nelle sue espressive sonorità. L'organista, il bravo e valente canonico Giuseppe Maieli, ha dovuto faticare non poco per coordinarsi con il direttore del coro e gli elementi, fisicamente lontani dall'organo poichè assisi sull'altare centrale, ma a dispetto delle difficoltà tecniche il  concerto riescì del tutto positivamente.
Importanti per l'esecuzione e graditi dai presenti, furono il "Salve Regina" scritto dal giovanissimo Bellini nei suoi anni catanesi, prima del volo napolitano ed europeo che lo renderà il Cigno della musica mondiale, nonchè la cantata 147 di Bach e il sensibilissimo "Ave verum" di Mozart, denso di echi arcani. La passione trasfusa da Mons.Schilirò che inserì nel programma alcuni suoi brani -sue sono pure le trascrizioni per coro- coinvolse al fine non solo nei canti in lingua siciliana dedicati alla Madonna (o Maria mmaculata , Ninna nanna ri Maria), seguendo del resto una tradizione millenaria di culto che la nostra gente ha sempre avuto per la Theotokòs (la Sicilia venera in particolare l'Odigitria come Magna Mater e protettrice dell'Isola,  devozione che andrebbe vivificata), ma anche trasportando l'uditorio nella corale cantata, popolarissima, "Dell'Aurora tu sorgi più bella".
Monsignor Zito comunicò infine che gli appuntamenti concertistici, ad ingresso libero, continueranno con il prossimo, 18 giugno alle 20,30, secondo un calendario che sarà comunicato e che noi saremo lieti di diffondere e seguire. Quando la città, pur tra mille e mille eventi ombrosi, vede realizzarsi la catena delle "pietre vive" verso la redenzione dei cuori e dello spirito, la Luce torna, e mai s'arresta specie nella notte.
                                                                                                                        F.G.

Il video dell'evento: