giovedì 22 dicembre 2011

Elogio della tradizione in “Cavalleria rusticana” e “Civitoti in Pretura”, al Don Bosco di Catania








Elogio della tradizione in "Cavalleria rusticana" e "Civitoti in Pretura", al Don Bosco di Catania
 
Per la XXI stagione teatrale al "Don Bosco" di Catania, il gruppo d’Arte "Sicilia Teatro" diretto con la consueta attenzione da Tino Pasqualino, ha dato alle scene nei giorni scorsi due celeberrimi atti unici, che costituiscono indubbiamente l’ossatura del teatro di ambientazione siciliana: "Cavalleria rusticana", dalla novella di Giovanni Verga, e "Civitoti in Pretura", del Martoglio. L’allestimento scenico del dramma verghiano, regista la giovane Elisa Franco (anche attrice nella parte di Santuzza) è stato particolarmente curato, con le dipinture in bianconero a simboleggiare quel mondo perduto della autentica sicilianità contadina che lo scrittore catanese vòlle rappresentare in prosa, e Mascagni mettere in opera (con le conseguenti liti legali che insorsero contro lo stesso Verga). E se dal 1884, anno della prima rappresentazione scenica nell’allora lontanissima Torino, "Cavalleria rusticana" è presente sui palcoscenici di tutto il mondo, soprattutto mercè l’indimenticata ed unica interpretazione di quel genio della tragicità che fu Giovanni Grasso, gradì assai l’odierno pubblico catinense la riproposizione affatto tradizionale, fedele al testo ed anche con indulgenze cinematografiche (se F.Gambino-compar Alfio ispiràvasi a Grasso, la Gna Lola- St.Micale richiamava alla memoria la nota versione in pellicola anteguerra del dramma, con la diva Doris Duranti…), dell’atto di forte valenza simbolica, laddove il fuori scena del classico omicidio del fedigrafo Turiddu Macca è preceduto da intensi recitativi, alternati a brani mascagniani classici (il coro del vino, il rientro di Alfio). Una dramma, quello di "Cavalleria rusticana", che deve interessare a nostro avviso sempre più il teatro italiano e quello siciliano in particolare, non solo poiché amato dal pubblico, ma anche per la soverchia presenza nei cartelloni di esotismi ed esterofilìe di autori ignoti che rischiano, pur nella loro importanza e senza dimenticare la sperimentazione, di far disperdere la tradizione antica e rinnovata, della narrativa isolana.
Sulla medesima linea di ripresa dell’antico uso si mosse "Civitoti in Pretura", che vide in Cicca Stonchiti (Rita Biondi) e Messer Rapa (G.Di Benedetto), i personaggi centrali del chiassoso e divertentissimo testo martogliano, come è noto completamente intessuto di vocaboli vernacolari del quartiere catanese della Civita, un tempo sede di pescatori e basso popolo. Bisognò che la ironica dose di equivoci lessicali, aventi terminologie ora desuete ma ancor comprensibili alla gran parte del pubblico, si declamasse in tutta la sua interezza, e una buona dose di temperamento ‘colorito’ si estrinsecasse in sala, perché l’atto scendesse verso la farsa: del resto, aspetti che il pubblico del teatro in lingua siciliana, almeno la più gran parte di esso, apprezza e gradisce.
Così la continuità del gruppo d’arte "Sicilia Teatro" segue la tradizione, ma anche sceglie di vagare con autori d’oltralpe e di caratura mondiale. I prossimi appuntamenti vedranno in scena il fuori abbonamento "Tra varietà ed operetta" con T.Sapienza e Turi Killer il 14 e 15 gennaio, nonché "Il borghese gentiluomo" di Moliere, il 17, 18 e 19 febbraio.
Francesco Giordano


(foto di F.Gio.)



lunedì 5 dicembre 2011

Considerazioni sulla Messa in Latino a S.Giuseppe al Transito in Catania




 
 
Ieri sera nella chiesa settecentesca di San Giuseppe al Transito in Catania recentemente riaperta al culto, si è celebrata, dopo la conferenza sulla figura del Cardinale Francica Nava, la S.Messa nella forma straordinaria del Rito Romano (detta anche comunemente "messa in latino"), da parte del sacerdote Don Antonio Ucciardo, docente di teologia e cappellano dello SMOM, assistito dai diaconi Serrano e Adernò. Hanno partecipato molti fedeli (il tempio era gremito), lieti dopo mesi dalla prima volta -in seguito a silenti e convinte battaglie- che anche nella città etnea si celebrasse il sacro rito secondo il 'motu proprio' del 2007 di Papa Benedetto XVI: a Monsignor Smedila rettore del vicino santuario mariano di S.M.del'Aiuto, è così subentrato il giovane prete Ucciardo, di fine attenzione liturgica.
Alcune considerazioni: la S.Messa in lingua latina, secondo la tradizione ultramillenaria, è di certo una funzione che ispira alla meditazione ed alla preghiera ben più che la messa nelle lingue nazionali dei vari popoli. I fedeli partecipano soprattutto pregando, e nella preghiera si realizza l'unione con l'ipostasi divina. I canti in stile gregoriano che dalla parte alta del tempio, senza l'assistenza di organo, furono eseguiti da valenti interpreti (l'Agnus Dei, il Pater Noster, ed altri), donano lo spirito affatto misticheggiante della funzione, ove l'incenso è anche 'collante' esorcistico. Ma nel 'deserto degli ultimi quarant'anni', come ha detto esplicitamente il p. Ucciardo nell'omelia riferendosi alla nuova liturgia la quale ha in molti casi stravolto il senso della Santa Messa, è difficile ricostruire. Anche tra i motivati fedeli, senza nessun ausilio di messalini col testo intiero (i quali ci dicono siano in arrivo, e saranno venduti a chi ne faccia richiesta), ove non abbiano quelli della nonna, risultò a nostra indagine visiva pressoché impossibile di rispondere, oltre all' "et cum spiritu tuo" ed al "Dominus vobiscum". Meno male che alla fine, dopo l'"Ite Missa est", la lettura in senso del tutto purificante, del prologo del Vangelo di Giovanni, le parole della Luce (sempre in Latino, naturalmente!), pose il suggello alla intensa funzione. Molto v'ha da fare, molto rimane. Che la S.Messa nella lingua tradizionale della Chiesa Cattolica si espanda e vada verso il popolo, come nei secoli passati: e non sia solo serbata per elìtes e cultori nostalgici! Non accada che una funzione così pregna di afflato mistico sia 'riservata' ai soliti noti, ma da parte dei responsabili si utilizzino le moderne tecniche (e tecnologìe) per diffonderne la partecipazione, in molti sensi, non soltanto nella presenza fisica. Può servire l'aggancio a conferenze, incontri culturali: e però ci si metta d'impegno a chiamare i giovani, le nuove leve, non solamente colti studiosi (di una certa età). E' l'autentico spirito del motu proprio che deve essere esaltato, anche oltre la celebrazione. L'alternativa, che a noi può anche andar benissimo ma a lungo raggio si rivela asfittica, è costituire l'ennesimo cenacolo: con la differenza che in quello evangelico gli Apostoli (che erano laici, non sacerdoti...) secondo lo spirito della Pentecoste, andarono per tutte le genti ad annunziare la Buona Novella. Questa a nostro parere, è la pietra angolare: 'battere sullo stesso terreno', ci si passi il termine, la S.Messa in italiano. Molto difficile, non impossibile, per chi crede.
Appuntamento il 1° gennaio per i fedeli che anche a Catania desiderano partecipare alla S.Messa in lingua latina, sempre nella chiesa di S.Giuseppe al Transito (piazzetta Maravigna, di fronte l'Anagrafe) alle 18,30, nel giorno dedicato alla S.Madre di Dio; sarà cantato il solenne Te Deum.
(F.G.)


Nella foto e nel breve video: alcuni momenti della funzione sacra.


video

venerdì 2 dicembre 2011

Santa Messa in Latino e conferenza sul Cardinal Nava a San Giuseppe al Transito di Catania, 4 dicembre 2011

La Confraternita di San Giuseppe al Transito e San Giovanni Battista
e la Nobile Arciconfraternita dei Bianchi
in collaborazione con il
Sovrano Militare Ordine di Malta e il
Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Spagna)

Sono lieti di invitare la S.V. all’incontro sul tema
La Riforma della Riforma:
l’Episcopato Francica Nava
tra i Pontificati di Leone XIII e San Pio X

Nell’83° Anniversario del pio transito
dell’Em.mo Card. Giuseppe Francica Nava di Bondifè
Arcivescovo di Catania

Relatori:
· Prof. Avv. Antonino Blandini, storico e giornalista.
· Rev.do don Antonio Ucciardo, docente di Teologia presso l’ISSR San Luca di Catania,Cappellano Delegazione SMOM e Nobile Arciconfraternita dei Bianchi.

Moderatore
Prof. Giuseppe Adernò


Seguirà la celebrazione della
Santa Messa in Rito Romano Antico
nella II Domenica di Avvento
Presterà servizio il “Collegio Liturgico Card. Francica Nava”

DOMENICA 4 DICEMBRE 2011
ORE 17,00

Chiesa di San Giuseppe al Transito
P.zza Maravigna - Catania

martedì 8 novembre 2011

Successo della II edizione del Premio internazionale di Poesia Antonio Corsaro




































Successo della II edizione del Premio internazionale di Poesia Antonio Corsaro



Un premio di poesia che si tiene nel suo luogo più autentico, ovvero nel 'tempio della memoria', una biblioteca pubblica, è quanto di massimamente armonico si possa imaginare. Così nella biblioteca comunale di Tremestieri etnèo, ariosa e luminosa nella sua struttura nuova ispirata all'antico, si è svolta la II edizione del concorso internazionale di poesia dedicato alla memoria di quel maestro, sacerdote poeta, che fu Antonio Corsaro, figura notevole della Letteratura italiana del Novecento, che ebbe nella città di Catania stabile dimora. L'evento è stato patrocinato dal Comitato Provinciale dell'AICS di Catania - Settore Cultura e dal Comune di Tremestieri Etneo.


Per l'iniziativa instancabile ed altamente laudevole di Vera Ambra, anima e presidente dell'associazione culturale Akkuaria la quale da anni persegue la riscoperta e la valorizzazione della Letteratura in senso autentico e che proprio da padre Corsaro fu incoraggiata a pubblicare la sua prima raccolta di liriche, l'iniziativa ha avuto luogo col successo che conviene a coloro che si raccolgono, invero una folta e qualificata élite, intorno al focolare della Poiesis, della Parola indiatasi nel verso.


In questo senso, dopo i saluti del direttore della Biblioteca dottor D'Urso, hanno relazionato il critico letterario Sergio Collura e lo studioso dell'opera di Corsaro, Francesco Giordano. La voce di Sergio Collura ha intrattenuto mirabilmente l'uditorio, vagando con la nobiltà che è congeniale all'oratore sul concetto di Letteratura e sul significato del verso, della Parola nella visione altamente poetica che ogni ispirato deve o dovrebbe avere, specificando che se non si comunica all'altro il messaggio insito nella Poesia, essa è nulla, e solo la Poesia autentica, egli ha precisato ricordando il giovane lirico Cesare Cellini, può salvare l'Uomo.Francesco Giordano ha scelto di illuminare la figura di Antonio Corsaro poeta e sacerdote, dopo una breve disamina biografica, leggendo alcune liriche tratte dalla raccolta "Il figlio dell'Uomo", ove egli opera una indagine finissima e temperata dalla alta sensibilità che lo contraddistinse, sul significato dell'esistenza dell'Uomo simbolo, Gesù che è negli altri; altresì dando lettura di altra lirica dove il poeta manifesta il suo amore per la terra nativa, "tra il sole e le sciare". Autore, tra le moltissime composizioni, dell'Inno a Sant'Agata che si canta ogni anno durante le celebrazioni per la Patrona di Catania, Antonio Corsaro sempre fu fiero della sua sicilianità, pur essendo uomo di visione internazionale. Dando lettura inoltre di una lirica verticalista (frangia estrema della poesia che vide in Corsaro il suo 'teorico), il relatore ha inteso informare l'uditorio su codesto aspetto della poeticità del 'prete sciolto', come amò definirsi padre Corsaro: un prete che molto amò la Santissima Vergine. E delle poesie alla Madonna, tratte dal volume "La Vergine", il relatore ha letto alcune, testimonianti l'afflato intenso che il religioso per altri aspetti controcorrente, quale Corsaro fu, ebbe sempre per la Madre di Dio, la Theotokòs.


La manifestazione ha veduto infine l'intervento di Vera Ambra, che coadiuvata dalle poetesse Gabriella Rossitto (la quale ha letto in modo affatto delicato e sensibile molte delle liriche premiate) e Mariella Sudano, amabile coordinatrice, ha premiato gli autori vincenti.Una manifestazione semplice e pura, all'insegna della Poesia che è visione salvifica e solenne, in un mondo oramai troppo, indubitabilmente, prosastico.




(***)

mercoledì 26 ottobre 2011

Premio Internazionale di Poesia Antonio Corsaro II edizione



Premio Internazionale di Poesia Antonio Corsaro II edizione




Il 5 novembre 2011 alle ore 18.00 si svolgerà presso la Biblioteca G. Calabrò di Tremestieri Etneo - Zona Canalicchio - la seconda edizione del Premio Antonio Corsaro.

Interverranno:
Vera Ambra, Presidente Associazione Akkuaria

Sergio Collura, Critico Letterario

Francesco Giordano, Giornalista


Per l'occasione, alla presenza delle Autorità cittadine, sarà inaugurata presso la stessa Biblioteca una nuova sezione dedicata agli autori di Akkuaria con i libri che saranno donati dall'Associazione. Gli autori presenti firmeranno personalmente le loro copie.

lunedì 10 ottobre 2011

La Comunità delle Suore Benedettine di Catania festeggia gli ottanta anni della Priora Madre Giovanna







La Comunità delle Suore Benedettine di Catania festeggia gli ottanta anni della Priora Madre Giovanna
 
Nei giorni scorsi la comunità monastica delle Suore Benedettine dell'adorazione perpetua del SS.mo Sacramento, presente da un centennio nella città di Catania nel monastero fascinoso e plurisecolare, sempre benedettino, di via Crociferi, ha festeggiato una ricorrenza importante e significativa, per le monache e gli amici che gravitano intorno alla confraternita, spinti dall'Istituto San Benedetto, la prima scuola cattolica nata nella città etnea: gli ottanta anni della Rev.ma Madre Priora Madre Giovanna Caracciolo, che regge le sorti del monastero dal 1986, allorché succedette alla Madre Maria Rosario.
Il 5 ottobre fu dato nella bellissima, e perfetta nella sua conservazione della prima metà del Settecento, chiesa di San Benedetto (tempio di proprietà della Chiesa, per fortuna... e non dello Stato... come gli altri adiacenti!) in via Crociferi, un concerto di chitarra classica tenuto principalmente dal maestro Agatino Scuderi, con la collaborazione del figlio ed altri promettenti esordienti, in onore di 'Nostra Madre', come la Priora, in virtù del carisma mectildiano dell'Adorazione al Santissimo, viene appellata dalla comunità (ella è in effetti la vicaria della Santissima Vergine, essendo la Madonna l'Abbadessa perpetua del Monastero); si udirono musiche di Paganini, Schubert, nonché pezzi di autori specifici per chitarra quali Cardoso, Tarrega e Sainz De la Masa, inframmezzati dalle riflessioni di Nostra Madre, lette da alcune Suore. Il giorno successivo 6 ottobre il Rev.Mons. Gaetano Zito rettore della chiesa celebrò la S.Messa di ringraziamento per il dono della presenza di Nostra Madre Giovanna a capo delle Suore Benedettine: ella ha voluto sottolineare la sua leggerezza e freschezza ed entusiasmo, nonostante l'età, e ribadire lo sforzo che da parte delle Benedettine si compie, specie nella società attuale, per rendere sempre vicine le genti al messaggio cristiano. Alla cerimonia affettuosa hanno partecipato anche gli amici da sempre vicini alla comunità, ed alcuni piccoli alunni dell'Istituto con le loro famiglie. A febbraio di quest'anno in chiesa vi fu la consacrazione perpetua di Suor Veronica, insegnante della scuola dell'Infanzia in Istituto, ed il 25° di Suor Chiara; prossimamente sarà una nuova consacrazione. Recentemente Suor Agata fu eletta Madre Vice; la segreteria e le relazioni pubbliche sono sempre con brillantezza svolte da Suor Annamaria; la comunità cresce, lenta ma inesorabile, secondo la divina volontà.
Ci piace riportare un passaggio delle riflessioni di Madre Giovanna,intorno alla preghiera: "La preghiera non è pensare ma amare. La preghiera è la nostra vita: sia che siamo in chiesa o altrove, noi parliamo con Dio come un bambino dialoga con la sua mamma. Dobbiamo pregare anche quando siamo nell'aridità con tanta fede: fede nella presenza reale, fede attiva, attuale, amorosa, fede nella presenza di Dio nelle persone, negli eventi. La vita prepara la preghiera e la preghiera accompagna la vita. Si prega vivendo e si vive pregando. La preghiera per noi è vitale perché consiste nel trasformare ogni cosa, ogni attimo in un atto di amore a Dio. Pregare significa vivere col cuore innamorato. Pregare è amare, ascoltare, invocare, chiamare per nome la persona amata. E' la preghiera che ci mette in intimo rapporto con il Padre, con il Figlio e con lo Spirito Santo. E' nella preghiera che Dio si manifesta a noi. Non si cresce nell'amore se non si cresce nella fede. Non si cresce nella fede se non si conosce Dio. Non si conosce Dio se non si prega".
Ad multos annos, per Nostra Madre e l'intiera comunità monastica delle Benedettine catinensi e tutti gli amici!


F.Gio.


Nelle immagini: un momento della cerimonia del 5 ottobre 2011; intorno alla Madonna, abbadessa perpetua, Madre Giovanna appena eletta Priora e la Priora emerita Madre Rosario, il 26 giugno 1986.

La Biblioteca Universitaria di Catania ricorda il direttore Salvatore Mirone ad un anno dalla scomparsa














La Biblioteca Universitaria di Catania ricorda il direttore Salvatore Mirone ad un anno dalla scomparsa
 
Con una cerimonia più affettuosa ed informale che strutturata nei canoni dell'ufficialità, si è ricordato la mattina del 7 ottobre, nella sala di lettura della Biblioteca Regionale Universitaria di Catania sita nel palazzo centrale, il compianto direttore della medesima Salvatore Mirone, ad un anno dalla sua scomparsa ed a sedici anni dalla sua quiescenza. Convennero a ricordare l'amico, l'uomo buono e gentile e dai tratti affatto sensibili con tutti, molti che gli vollero bene: fu questa anzi la mòlla che spinse a organizzarne il ricordo.
Relazionarono sulla figura di Salvatore Mirone insigne e brillante bibliotecario e capo della gloriosa biblioteca, nucleo rampollato dalla donazione del Vescovo Ventimiglia nel '700, il prof. Antonino Blandini, che narrò con dovizia di particolari le vicissitudini degli anni del XX secolo in cui Mirone fu al vertice della struttura, la loro intensa amicizia e collaborazione ed il fatto che alla sua tenacia si deve l'acquisizione delle carte Verga e De Roberto; il prof. Silvano Salvatore Nigro, ordinario di Letteratura italiana all'Università di Milano, ha voluto ricordare il Mirone sempre disponibilissimo con gli studiosi, ed alcuni personali aneddoti che ne fecero emergere l'umanità; il dott.Francesco Giordano, giornalista letterario, ha scelto di illuminare la figura di Mirone poeta discreto ma di grande levatura, leggendo alcuni versi di sue liriche tratte dagli "Appunti di Viaggio" pubblicati sulla rivista "Incidenza" (vedi la nota http://letterecatinensi.blogspot.com/2010/03/il-tempo-ritrovato-ovvero-due.html, che la direzione attuale della Biblioteca ha voluto affiggere all'ingresso della sala in ricordo del Mirone), così manifestando quel tratto peculiare dell'uomo, denso di grande nobiltà. Infine la dott.ssa Elena Migneco della Sovrintendenza ne ha ricordato la estrema affezione verso coloro che vedevano la Biblioteca come un luogo di pura ricerca; il Direttore attuale dott.Giovanni Viglianisi, allievo di Mirone, precisando l'approvazione di questi alla nascita della sezione musicale ed al corpus fotografico, ha concluso con l'auspicio che se non la Biblioteca (intitolata al palermitano G.Caruso), almeno la sala di lettura possano essere dedicate al nome dell'illustre estinto. L'uditorio intervenuto apprezzò molto il ricordo dell'amico, particolarmente la vedova prof.ssa Maria Salmeri, che di Mirone fu compagna di vita e d'arte, se così si può dire, avendo anch'ella diretto per trent'anni l'altra grande istituzione della città di Catania, la Biblioteca Civica ex benedettina, nel monastero omonimo. L'amico involato verso le eterne luci dell'Oriente, siamo convinti, del ricordo che in terra ancor si ha delle sue rimpiante qualità, avrà delicatamente sorriso.


F.Gio.


Nelle foto: momenti della celebrazione, e Salvatore Mirone in una foto di alcuni lustri fa.

giovedì 15 settembre 2011

Si discute sulla piazza Duomo chiusa al traffico: ma le palme secolari di piazza Stesicoro sono state abbattute... nella generale indifferenza!




Mentre fa in questi giorni discutere, in una città sonnacchiosa ed indolente come Catania (un vecchio detto, rammentato dall'ei fu professor S.Correnti, dice: "Pedi arsi sù li catanisi... forse per codesta ragione, amano muoversi in auto più che deambulando...), la chiusura al traffico, non del 'centro storico' (il concetto ed il perimetro di questo è ben vasto, e discutibile) ma della piazza del Duomo e di un breve tratto di via Vittorio Emanuele, col conseguente snodo viario deviato in strade adiacenti -e sarebbe stato molto meglio, da parte della pur solerte per altri versi (vedi aumento della TARSU assaj consistente) amministrazione comunale, vietare perennemente al traffico automobilistico sia tutta la via Vittorio Emanuele, da 'sardo' (ossia l'incrocio con via Plebiscito) alla 'statua' (piazza dei martiri), che via Garibaldi sino alle 'chianche' (incrocio con via Plebiscito : tali denominazioni popolari, ben note alla gens che frequenta il centro, non appajono sui fogli locali, vergati da inepte et indocte della storia civica... purtroppo...); mentre si attende dunque tale provvedimento il quale, lungi dal danneggiare la già inesistente poiché morta o moribonda, struttura dei commercianti di codeste vie -a parte i cinesi e gli indiani e mauriziani, che han mezzi diversi di mobilità- renderebbe il vero centro storico di Catania, finalmente libero dallo strangolamento quotidiano delle auto, e vivibile, segnaliamo con la foto qui acclusa, da noi scattata il 25 agosto, la situazione di piazza Stesicoro.
Sin dall'Ottocento, lo documentano le cartoline dell'epoca (chi si reca nella Biblioteca comunale, a parte chi lo possiede, può verificarlo nei bei volumi "Vecchie foto di Catania" del compianto giornalista e storico Salvatore Nicolosi), il lato ovest della piazza fu ornato di palme, che la abbellivano ai lati; rimasero solo quelle antistanti l'ingresso dell'anfiteatro romano, i cui discavi iniziati nel 1904, si conclusero nel 1906: opera meravigliosa di alta cultura, merito del Sindaco illuminato dell'epoca Giuseppe De Felice Giuffrida, socialista 'del cuore' alla De Amicis (sull'anfiteatro, cfr.F.Giordano, "l'Anfiteatro romano di Catania", Boemi 2002). Orbene quelle palme che da almeno cento e più anni ornavano la piazza non ci sono più, tranne una: le antiche phenix canariensis che hanno osservato la nostra storia del XX secolo, sono state tagliate, uccise.... dai giardinieri del Comune.
La 'giustificazione', se tale termine si può usare, ce la diede un Vigile Urbano ivi transitante: erano ammalate del noto parassita che da un pezzo le infestava. Ma non è logico. Molte altre palme del giardino Bellini soffrono dello stesso 'male', eppure continuano a vivere. Inoltre, tale morbo non era talmente nefasto da provocarne il taglio netto: cosa del resto già accaduta anni fa, nel più assoluto silenzio, nella parte sud del piano di S.Nicola, o piazza Dante, davanti l'ex monastero sede delle facoltà umanistiche. Inoltre anche un incompetente, in tempi di crisi, si rende conto della impossibilità di sostituire, per la secolarità delle radici inestirpabili, le vecchie palme con altre, se mai si fosse postulata tale eventualità. Troppo costoso, per le casse comunali. Ma era quindi necessario abbattere le vecchie, e secolari? Proprio indispensabile? Davano forse fastidio a qualcosa o qualcuno, dopo tantissimi anni? Vi è davvero da essere maliziosi...
Il dramma è che nessuno se ne lagna, quasi nessuno se ne accorge. I cittadini, la cui etnìa è mista e non allogena, sono abulici come non mai; i politici di qualunque bandiera -vil razza dannata, i politici, si diceva un tempo- pensano al proprio 'particulare'. Ma tutti, ahinoi tutti, imprecano per quel brevissimo tratto di 'centro storico' (che poi è un sessantesimo del centro storico vero!...), che si è osato chiudere alle automobili. E' proprio il caso di dire che si è come a Costantinopoli assediata dai Turchi nel 1453, durante il cui assalto i teologi discettavano sul sesso degli angeli... mentre la città moriva. Infatti le nostre palme sono morte, e non torneranno più, se non nelle cartoline, ad abbellire piazza Stesicoro innanzi l'anfiteatro. In altri tempi, per fatti del genere sarebbe bastata l'autorevole parola di illustri catanesi, da Mario Rapisardi a Salvatore Santangelo (per citare due nomi fra i tanti), per impedire codesto scempio. Chi uccide una pianta, affonda il coltello infatti nel cuore della Natura. Che, come giustamente afferma il motto agatino NOPAQUIE, non ha pietà per chi impunemente la offende. E se i veri catanesi sono oramai molto pochi, come gli indiani nelle riserve dopo la cattura dei grandi capi ribelli, ogni violenza allo spirito, come le offese allo Spirito Santo, non è perdonata.
F.Gio.

giovedì 11 agosto 2011

Cesare Cellini ricordato da Sergio Collura alla libreria Trinacria di Catania




Nell’ambito del festival mondiale della Poesia



Cesare Cellini ricordato da Sergio Collura alla libreria Trinacria



"La Parola nel Mondo", incontri poetici svoltisi a Catania a cura di Akkuaria, han dato risalto alla
figura del giovane artista prematuramente scomparso – Significato della Parola -
 
Si è svolto nei giorni scorsi, nei locali della libreria Trinacria in Catania –la quale sta continuando a rappresentare il punto d’incontro di poeti, studiosi, letterati: e non è sempre così stato, del resto?- il Festival internazionale di Poesia "Parola nel mondo", iniziativa svoltasi in contemporanea in 65 nazioni, inneggiante alla Pace mondiale attraverso l’opera catartica, insostituibile, della Letteratura in versione lirica. L’interrogativo, che è di Ungaretti, "la poesia può salvare l’Uomo?", appare quanto mai attuale, mentre nel Mediterraneo fioccano bombe per novelli conflitti, i quali lasceranno quel "tutto perduto" (secondo le parole del grande Papa Pio XII), terreno perennemente incolto che ogni conflitto genera.
Ne scriviamo perché tra gli incontri organizzati, mercé la solita e insostituibile vulcanica iniziativa dell’Associazione culturale Akkuaria presieduta dalla scrittrice Vera Ambra (che nella città dell’elefante, ha dato l’impulso alla manifestazione, collegandola alle iniziative mondiali attraverso l’attivismo dei collegamenti Internet), ve ne fu uno a parer nostro di rara e squisita sensibilità: l’incontro e la voce di Sergio Collura, docente di sottile e preziosa preparazione intellettuale, artista critico e poeta come pochi, il quale seguendo il tema della pace mondiale, ha inteso rammentare all’uditorio l’opera poetica di Cesare Cellini, straordinaria figura di aquilotto, "aiglòn", poeta e scrittore involatosi giovane (a soli 28 anni, nel maggio 1993) nel mondo di là, per chi crede, ma lasciando un segno indelebile nella lirica contemporanea. E prima di precisare l’excursus della poesia di Cellini, è necessario colmare una lacuna che Sergio Collura, da quell’uomo raffinato e signore che è, non ha voluto per umiltà prettamente cristiana (anche ciò è sua nota distintiva: una fede vera, silenziosa, non urlata e per questo più forte, possente nella sua intensità) quella sera precisare: egli è un valorosissimo Poeta, un artista anche pittore, noto dappoiché, nel deserto della memoria che oggi alligna (massime a’ piedi del vulcano etnèo e nella città sempre rifiorente), negli anni Ottanta e primissimi Novanta del trascorso secolo XX, se vi fu una figura eminente e luminosa che a Catania riusciva a catalizzare l’attenzione dei giovani (e tra coloro, last but not least, chi scrive) nelle iniziative di classe che organizzava, attraverso le edizioni Tifeo, il Movimento Giovani per un Nuovo Umanesimo, il far intervenire critici come Pampaloni, Spagnoletti, Sanguineti, nelle affollate assemblee, sempre in compagnìa dell’amico ed allievo Cesare Cellini: se vi fu un uomo cosiffatto, questi era ed è Sergio Collura. E fu un onore per lo scrittore e giornalista Francesco Giordano, intervenuto all’incontro, proferire brevissime parole nel presentare al pubblico la sua figura, rievocando il periodo su accennato.
Ma Collura (gà Pierre Ananou in arte…) scelse, rendendo felici coloro che lo conobbero e ne apprezzarono e delicate qualità intellettuali e lo stile, di ricordare Cesare Cellini, la sua arte, la sua traccia importante nella Poesia: intensa, macerata, struggente come ognuno dei versi che si sono letti, ciascuno secondo una cadenza ben precisa ma anche franta, in quell’endecasillabo –ha spiegato Collura, conscio della indecifrabilità della vera Poesia, ma con l’abbrìvio passionale del docente di antica razza, il quale mai dimentica per ciò di essere anche allievo: "homines dum docent, discunt"- che l’artista prima plasmava con attenzione, poi destrutturata al fine di intendere la ricostruzione del pensiero, della cosmicità di esso, in unità inscindibile di microcosmo e macrocosmo. Sul filone dell’Estetica (materia oggi insegnata dall’oratore), Sergio Collura ha poi indugiato nelle letture celliniane di poesie ispirate al desiderio, anelito infinito, di Assoluto, nell’ottica di una ricerca dell’abbraccio finale resasi più densa, insopprimibile negli ultimi giorni, allorché la sentenza spietata dei medici gli dava pochi mesi di vita.
"E nell’arcano silenzio \della mia intimità \ sfamato e dissetato \ dalla Parola \ ho lungamente goduto \ della mia \ pur breve sosta \ nella vita", in "Pronto è il mio cuore": tale riflessione dona conforto, e precisa il senso della poesia, che è Parola. Egli infatti scriveva: "Credo che la Poesia sia essenzialmente parola, "la Parola"… in essa colgo il mistero di me stesso e il mistero di Dio, e i due misteri, uniti nella Parola, nella Poesia cioè, diventano un tutt’uno: capacità creativa, nonostante il tempo e la morte", Ed ancora, in un pensiero definito ai limiti dell’eresia da qualcuno: "Amare la poesia, amare cioè la Parola, è amare la creazione. Credo infatti che il primo poeta in assoluto sia stato ed è Dio. Ritengo la Poesia, "la parola dell’uomo", e riconosco ad essa la stessa dignità della "parola di Dio": ambedue salvano. Se non fosse così, l’incarnazione perderebbe tutto il suo valore, tutta la sua forza". Sono pensieri frammentati dal "Journal intime", degli ultimi giorni di vita, Pasqua 1993: ed è già il poeta illuminato da quel visus non più oscurabile, che lo avrebbe condotto, seguendo il "lancio del ponte verso il tempo" (come in altro verso), a quel "silenzio dell’Eterno", laddove tuttavia "il canto esploderà \ come aurora al suo tramonto" (da Exodus, inediti).
Fra due anni, nel ventennio dalla morte, auspichiamo sia con la giusta ampiezza rammentata la figura straordinariamente attuale, eterea, densa di vera fede di Cesare Cellini: la cui anima sarà stata certamente felice, del piccolo fatto, della grande realtà di un cenacolo di amici i quali, in quel maggio che ne vide la prima fiamma e l’ultimo moccolo, fenice rifiorente dalle spazzate ceneri del tempo, nella città sua lo rammentano, lo rendono vivo in continuo. Questa è la funzione della Poesia, la parola, l’immortalità.



F.Gio


Nella foto, Vera Ambra e Sergio Collura

"Privatizzata" piazza Mazzini a Catania, cestini delle immondizie... al Rotary!



Continua l’attività del Comune sui rifiuti




Privatizzata piazza Mazzini, cestini delle immondizie al Rotary




Il Sindaco e la giunta pensano di affidare ai privati le piazze, simboli per eccellenza
del pubblico – Nasce l’Osservatorio sulla spazzatura: concretezza aleatoria -
 
 
Grandi passi in avanti, ,almeno a giudicare dall’enfasi dei comunicati stampa del Comune, a proposito della questione rifiuti, la quale come è noto seguiamo con la massima attenzione, poiché è da questo aspetto che si coglie, come da altri però in tal modo più incisivamente, il grado di declino, o civilizzazione, dei popoli. Il Comune appalta una delle più antiche e belle piazze d’Italia, la piazza Mazzini, ai privati, lo si sapeva? Qualche giorno fa, in aprile, il Rotary Catania sud –club privato delle elìtes danarose, diciamo per semplificare- ha avuto autorizzazione ad installare, pagandoli il consesso, quattro cassonetti per la raccolta dei rifiuti, apponendovi la targa e impegnandosi per un anno a sostituire i sacchetti della raccolta. Così il Sindaco catanese: " Questa iniziativa sponsorizzata dai privati è un nuovo modo di procedere che consente al Comune di Catania ,a costo zero, di migliorare la qualità dei servizi ,rinnovare l’arredo urbano , registrare maggiori economie , favorire nuovi processi innovativi e la collaborazione tra pubblico e privato ". E l’Assessore all’Ambiente Torrisi: "L’amministrazione comunale sta studiando nuove forme di collaborazione sinergica con gli sponsor privati per la realizzazione di attività legate alla cura del verde pubblico , alla valorizzazione di rotatorie e alla riqualificazione di aree verdi". Singolare la chiusa del comunicato, senza dubbio frutto delle fervidissime ‘menti’ di palazzo degli elefanti: "Cittadini, condomini, imprese, associazioni e altri soggetti privati o pubblici possono adottare aree destinate al verde pubblico, oppure occuparsi della sistemazione e della manutenzione di aiuole." I suoli rimangono di proprietà comunale –per ora-, ma pagano i privati, naturalmente. Il bilancio del Municipio etnèo, come si sa, deve ricorrere alla Cassa Depositi e Prestiti per negoziare mutui, ed aumentare la già esosa ed illegale Tarsu.
Ma non è finita qui. Pochi giorni prima sempre Stancanelli ha avuto la felice idea di inaugurare l’Osservatorio sui Rifiuti, un gruppo diremmo di studio, "a titolo assolutamente gratuito", che "avrà il compito di vigilare sulle modalità di esecuzione del servizio di raccolta dei rifiuti e di pulizia della città" (così il comunicato). Da notare che fra i componenti vi è anche "l’esperto del parco di Monza": cosa ciò abbia a che fare con Catania e la sua realtà ben diversa da quella lombarda, è da comprendere. L’Osservatorio è altra delle idee fantagalattiche della attuale amministrazione, che ben si sposa con la volontà di privatizzare le piazze, le vie, i giardini civici esplicitamente manifestata, anche se in modo quasi velato (per non urtare la sensibilità delle masse?), col provvedimento di piazza Mazzini. Abbiamo fortografato i cestini privati quivi adagiati. Belli, eleganti, degni del Rotary. Di per sé la piazza, per cura dei commercianti del luogo, è pulita. Vi immaginate il privato impettito ed incravattato rotariano che rimprovera un catanese ‘marca liotro’ che getta una cicca a terra, magari abitante dietro, nelle vie Plebiscito o adiacenti, e quest’ultimo il quale mogio si contrisce con la coda fra le gambe? Chi vuole prendere in giro, con tali asserzioni, l’amministrazione comunale del Senatore di Regalbuto installato all’ombra di Agata e di Bellini? E dove sono le cosiddette opposizioni di sinistra e pseudodestra, pronte a mostrarsi nei momenti preelettorali e poi imboscate tra i loro effluvi affaristici?
La privatizzazione della città, pezzo per pezzo, è in atto. Si dirà che codesta è una tendenza dell’amministrazione statale: vero, e proprio per ciò bisogna contestarla anche aspramente. Ciò che è pubblico e tale divenne dopo l’Unità nazionale, deve rimanere e dall’amministrazione locale esser gestito. Nulla vi è di più pubblico e comune delle piazze. Se le si privatizza, passo dopo passo, non ci si può meravigliare che anche i singoli si impossessino della cosiddetta ‘giustizia’, alla Bronson –per citare una serie di pellicole degli anni Settanta- per fare da soli. Dall’acqua che pubblica deve rimanere, alle piazze, il passo è breve. Ciò sia chiaro almeno da parte nostra, dovrebbe essere compito della politica, quella vera. Proprio quel che nella morente Catania, da almeno un ventennio, manca. Da un ventennio, si precisa: ben oltre la tanto decantata, e col senno del poi falsa, ‘primavera’ della città. Chi vuole intendere, intenda.


Bar.Sea.



(Pubblicato su Sicilia Sera n°339 del 31 luglio 2011)


Nella foto, il cassonetto... privato... (!!!...)

Premio letterario Fortunato Pasqualino e Akkuaria, Butera 2011







Il Comune del nisseno celebra un suo figlio


Il Premio letterario Fortunato Pasqualino e Akkuaria a Butera, grande successo


Afflusso notevole da ogni parte d’Italia e dall’estero per una importante manifestazione nel ricordo dello scrittore siciliano – Fecondità della Letteratura e speranza nel futuro -  



Nella consapevolezza che l’amore per la Letteratura deve essere universale, non già confinato entro limiti angusti e distruttivi; nel sole indorante l’unicità del tramonto delle terre sicule; in codesto clima del mite nostro maggio, si svolse nei giorni scorsi la terza edizione del Premio internazionale di poesia e narrativa dedicato a Fortunato Pasqualino, scrittore nativo di Butera (poi trasferitosi a Roma, dove è morto nel 2008), città che ha fortemente voluto il ricordo del suo illustre figlio, ospitando affettuosamente la manifestazione. Iniziativa che, come molte altre le quali ultimamente si registrano, nasce per impulso volontà vulcanica e ferrea di una donna, anzi di un cenacolo formato prevalentemente da donne, secondo l’antica Tradizione della Magna Mater che –in particolare nell’antica Trinacria- era venerata quale datrice di mèssi, fons honoris di luce, zòlla ultima cui aggrapparsi nel misterioso cammino della vita. Vera Ambra, anima e fulcro dell’Associazione "Akkuaria" che ha fornito l’essenziale moto organizzativo alla cerimonia, con Angela Agnello di Gela ed i componenti della giurìa (Gabriella Rossitto, Mariella Sudano) e coloro i quali intervennero per contribuire all’evento (la regista e scrittrice Sara Aguiari, lo studioso e giornalista Francesco Giordano), fecero sì che il residence "Le Viole" di Butera, comune ridente e principesco (i principi buteresi erano i primi del Parlamento siciliano in età normanna), pullulante di intervenuti, abbia registrato una iniziativa fresca e simpatica, giovane e brillante, soprattutto feconda di sviluppi futuri. Tale infatti si caratterizzava la presenza del Sindaco di Butera Luigi Casisi, eccellente anfitrione che con gentilezza ha ospitato i numerosi intervenuti i quali da ogni parte d’Italia, sino alla lontana Croazia, discesero in territorio buterese per l’incontro intitolato a Fortunao Pasqualino, impreziosito dalla presenza della vedova dello scrittore signora Barbara Olson; il presidente del Consiglio comunale buterese Carmelo Labbate ha precisato la continuità e conservazione storica della memoria buterese nel mondo, unita dalla poesia; così l’excursus intenso dello studioso Francesco Giordano ha voluto individuare nella "custodia delle carte, ovvero l’archivio Pasqualino" un punto nodale da perseguire: istituire in Butera un centro studi al letterato dedicato, ove si conservino le sue testimonianze. Vera Ambra ha tenuto le fila della brillante manifestazione, col solito stile scevro da fronzoli e denso di passione, di entusiasmo e di verità imprescindibili: quelle verità che si è donati, col riconoscimento dei disegni, alla classe elementare della scuola buterese che ha ricevuto il giusto riconoscimento: dalla gioja dello sguardo dei piccoli, dalla loro innocenza, scaturisce il futuro per tutti, la purezza del percorso letterario, che mai deve arrestarsi. Con l’attenta lettura dell’attore Emanuele Puglia (nonché gli interventi del cantastorie Barbera), la serata ha avuto degli aspetti artistici notevoli. Segnaliamo le opere, edite nel volume antologico delle edizioni Akkuaria, di Marta Lìmoli, attrice che alla bellezza unisce rara aristocraticità di stile e vena letteraria da incoraggiare e secondàre, il racconto-frammento "La sola cosa" ("Cosa fare della propria vita era un interrogativo soltanto suo, presente come un ritornello pari a quelle gocce sull’asfalto, che scoppiavano disintegrandosi in gocce sempre più piccole… gli sguardi rapidi della pioggia notavano soltanto l’incarnato tenue, strapazzato dalle intemperie…"); la poesia "Tic tac" di Giuseppe Lucca, artista musicale dalle finissime sensibilità ("Allorché sprovvisti di competenti abilità \ d’ingegno e d’azione \ ciondolanti creduli entusiasmi \ acconcerebbero ad un modo … l’umana condizione e l’eterna natura di Dio"), nonché la poesia "La nota rotta" di Giovanni Coppola, che all’impegno sociale associa con garbo intensi voli poetici ("Tutto sembra immobile \ nei giorni di Adamo \ solo l’offerta della materia sottratta \ all’ordine cosmico degli elementi… nulla è stabile \ nelle dipendenze del dolore \ la vita è apparizione di ombre \ che indicano il sobborgo dell’inutile ricerca"). Per quel che concerne la figura di Fortunato Pasqualino scrittore, questo irregolare della letteratura come qualche autorità nel campo lo ha definito, la linea mediana è tra saggezza e sapienza. E’ una consapevolezza che parte dalla sua solitudine intellettuale di ‘zingaro’, come amava definisi, unitamente all’afflato assolutamente cristiano, cattolico anzi seppure in modo anche qui fuori dagli schemi però entro l’ambito di una fede vera, schietta, sincera, quasi pànica, al limite del boschivo, di contro al mondo roboante del sapiente: di colui cioè che ha studiato molto e sfoggia come una catena di gemme, i grani del proprio scibile. Questo non mancava, anzi ne era ben provvisto, al nostro autore: il quale tuttavia –fors’anche in virtù della lontananza con la terra siciliana, con il nucleo antico e nobile di Butera dalle prestigiose origini normanne e principesche- sentiva meglio rispondente al proprio animo la saggezza del contadino, della gente primigenia, assai meglio della sapienza di colui che, tronfio, crede di più non apprendere e, come i sofisti che Socrate si divertiva a far cadere in aspra contraddizione, si crogiola nel proprio nulla. La Sicilia di Pasqualino è già negli anni Settanta una terra disgiunta dalla sua anima bimillenaria, che è nei campi: egli visse primariamente il distacco del dopoguerra, l’emigrazione e le connesse umiliazioni dell’esule e allorquando tornava, s’accorgeva della cràsi insanabile tra urbanizzazione ed abbandono della sana e tenace vita contadina. Quel percorso che oggi i maggiorenti della politica, in modi e forme adatte al XXI secolo, cercano necessariamente di invertire e sempre più si dovrebbe, puntando sulle coltivazioni indispensabili, egli lo intravvide e nel mentre notava che era attorno "terra bruciata", da profeta invocava il ritorno alla Natura, come novello Virgilio, il ricongiungimento alla terra madre. Solo quel ritorno, vieppiù in tempi di accelerata decadenza delle economìe, potrà salvare l’isola nostra, il cui destino scritto dalla storia è sul mare e tra le terre feconde. A tale anima feconda di letterato, Vera Ambra artista, poetessa e scrittrice ha voluto èrgere attraverso il premio letterario che molti riunisce nell’afflato di umanità e solidarietà, il monumento autentico che né vento né acque né fuochi possono scalfire, poiché edificato nei cuori: solo tale costruzione può osare di sfidare l’impietosità del tempo e sperare di valicare le porte Scee, di ciò che non tramonta.


Barone di Sealand


(Pubblicato su Sicilia Sera n° 339 del 31 luglio 2011)

Nelle immagini, alcuni momenti della manifestazione

venerdì 1 luglio 2011

Santa Messa in latino a San Giuseppe al Transito

Il 25 giugno u.s., nel tempio dedicato al transito del patriarca San Giuseppe sito nel centro antico, di matrice settecentesca come tutte le costruzioni di Catania, città fenice sette volte distrutta e sette ricostruita, celebràvasi la Santa Messa secondo la forma straordinaria del rito Romano, ovvero seguendo il motu proprio "Summorum Pontificum" del Santo Padre Benedetto XVI, il quale ordina la celebrazione della funzione sacra in lingua latina, nel solco della Tradizione bimillenaria della Chiesa Cattolica Apostolica Romana.
Alla funzione, tenuta in occasione dei vespri della solennità del Corpus Domini, alle 19,30 (iniziata invero col quarto d'ora accademico di ritardo...) convennero numerosi ed interessati fedeli. Celebrò Monsignor Carmelo Smedila rettore della chiesa e del vicinissimo santuario mariano-parrocchia di Santa Maria dell'Aiuto, da cui il movimento s'irradia; il coro si prodigò con molta passione; la funzione è stata coadiuvata dal collegio liturgico Cardinal Nava diretto da Piersanti Serrano, con Fabio Adernò ed i bravi e volenterosi ragazzi del gruppo.
Ciò posto, e felicitandoci -dopo tante silenti battaglie da parte di alcuni, pochi ma decisi, volenterosi, tra cui anche chi scrive...- poiché finalmente anche nella città di Agata protomartire si è iniziata la celebrazione delle Sante Messe in lingua latina (ad Acireale, come si sa, è prassi consolidata da tempo, ogni domenica), ci permettiamo di fare alcune segnalazioni, utili e circolanti fra i fedeli dopo la funzione: manca un calendario preciso, almeno per i prossimi sei mesi, delle Messe (molti han chiesto, invano); il foglietto che laudevolmente era stato fotocopiato e lasciato sui banchi, se riportava i passaggi salienti della Messa ed i momenti ove ci si deve inginocchiare, tralasciava aspetti normali dell'Ordinario (il "et cum spiritu tuo", ad es.) che son naturali per chi ha il retroterra classico, ma lasciarono imbarazzati quanti, almeno un quaranta per cento, erano -come è noto, non per loro colpa...- digiuni della abitudine antica.
Inoltre, e ciò sia detto senza polemica veruna, nell'omelia il caro Monsignor Smedila si è soffermato sulla figura di Giovanni Paolo II (??..), sull'importanza del Concilio Vaticano II (???...), mentre nessuna parola, neppure alla lontana, ha speso sulla bellezza, sulla gioja, sulla importanza del celebrare egli stesso insieme ai convenuti la sacra funzione in lingua latina ottemperando agli ordini del Pontefice, per giunta in una solennità così importante come la festa del Corpo di Cristo. Chi vuol comprendere, comprenda.
In ogni caso, come usa dirsi, il primo passo è fatto. Qui un nostro video ne documenta alcuni momenti salienti. Speriamo che si proceda per passione e per volontà (e non per costrizione agli ordini superiori giunti da alto loco...), come insegna la sequenza: "Quod non capis, quod non vides, animòsa firmat fides, praeter rerum òrdinem", ciò che non vedi, non comprendi, te lo conferma la fede oltre la natura. Laus Deo.
(FGio)

video

giovedì 16 giugno 2011

Sabato 25 giugno ore 19,30 S.Messa in rito Romano antico a S.Giuseppe al Transito in Catania



Comunichiamo che sabato 25 giugno, alle ore 19,30, nella chiesa di San Giuseppe al Transito (piazza Maravigna), sita nel centro storico di Catania, dietro via Garibaldi, verrà (finalmente.... dopo tanta attesa....) celebrata la S.Messa secondo il rito Romano antico, ovvero in lingua latina, ottemperando agli ordini del Santo Padre Benedetto XVI espressi nel motu proprio "Summorum Pontificum". L'occasione sono i primi vespri della solennità del Corpus Domini. Celebra il rettore del tempio e del santuario mariano dell'Aiuto, Monsignor Carmelo Smedila, parteciperà il collegio liturgico Cardinal Nava, diretto da Piersanti Serrano.
Invitiamo tutti i catanesi a partecipare numerosi alla funzione (ed a munirsi di Messale adeguato... magari scovato in qualche vecchio cassetto!) la quale vede la città di Agata di nuovo invocare l'Onnipotente nella lingua della Tradizione. Deo gratias!
(F.G.)

martedì 14 giugno 2011

Successo di "Commedianti" del Gruppo d'Arte Sicilia Teatro, che continua a fine luglio con "Miseria e Nobiltà" a Nicolosi



























Al Teatro Don Bosco

Conclusa la XX stagione del Gruppo d’Arte Sicilia Teatro, si continua a Nicolosi
con "Miseria e Nobiltà"


Lo spettacolo "Commedianti" è l’ennesimo successo di Tino Pasqualino e Turi Killer –
Prossima la 21° stagione con opere di Verga, Martoglio e Plauto -
 
Si è conclusa nei giorni scorsi la XX stagione teatrale del Gruppo d’Arte Sicilia Teatro, diretto con attenzione e maestrìa da Tino Pasqualino, compagnìa che da qualche tempo ha come base operativa l’ampia sede del teatro Don Bosco, in viale Rapisardi a Catania. Bisogna dire che reggere venti stagioni, per lo più imperniate sul teatro di tradizione siciliana quindi dialettale (o vernacolare o meglio ancora, in lingua siciliana), con vasto concorso di pubblico, con numerosissimi abbonati e partecipazioni speciali, con diversi spettacoli fuori abbonamento e numerose presenze extra stagionali, è già una vittoria, nel frangente attuale che vede la debàcle inarrestabile del teatro inteso in senso onnicomprensivo. La bravura degli attori, tra cui spicca l’innata comicità venata dal drammatìsmo del mitico Turi Killer, nonché la facondia di Gaetano Di Benedetto, han fatto sì che la stagione sia stata partecipata e abbia riscosso concreti consensi.
"Commedianti", lo spettacolo in due atti dello scrittore belpassese Pippo Spampinato (presente in sala) che ha chiuso metaforicamente il sipario della stagione, altro non è che una commedia dell’arte inserita nel classico filone degli equivoci, ma innovata da alcune situazioni specifiche del Novecento (il patronato di beneficenza, il furbo che ne approfitta per lucrare la somma che si intende elargire), con echi neppur tanto velati delle ‘pièces’ scarpettiane ed eduardiane, trasposte nella tradizione che fu degli indimenticabili Grasso e Musco. A questo riguardo, ci preme aggiungere che, mentre da parte di altre compagnìe e filoni i quali pensano e si reputano, per il fatto di snobbare o quantomeno di purgare la lingua siciliana da incisioni e popolarismi innestati nella quotidianità più viva, ad altezze superiori, il pregio indiscutibile e che rende affatto benemerito il Gruppo d’Arte Sicilia Teatro di Tino Pasqualino, è proprio quello di percorrere la strada opposta: rimanere vicino cioè e massimamente far risaltare, attraverso forme esplicate in modi differenti, l’anima antica e nuova, il genio sublime del popolo rendendolo come una eco che non si spegne nel silenzio dell’indifferenza, ma si ripercuote nella memoria degli spettatori mercé la mediazione del palcoscenico, per giungere al suo vero obiettivo, la perpetuazione dell’autentico percorso, il fiume nascosto delle genti.
Non si dimentichi che l’inimitabile Giovanni Grasso, il più grande attore tragico che l’Italia ebbe tra il XIX ed il XX secolo, autore financo dei primi films –allora muti-, dopo aver recitato alle corti di Re e Tzar, non si crogiolò sugli allori della bòria, ma tornò silente nel cuore dei quartieri popolari della sua Catania, dònde nacque e laddove prima di morire poté ritrovar se stesso. E la gente di ogni condizione sociale lo ha ben compreso, poiché l’interclassismo, se ancora codesto termine è lecito adoprare, è pure caratteristica del numeroso e composito pubblico richiamato dalla compagnìa del Sicilia Teatro: per cui l’ennesimo apprezzamento di "Commedianti", laddove ha furoreggiato quale prim’attore Turi Killer, le cui qualità dialettiche e gestuali rimembrano la più pura tradizione degli attori comico-drammatici della Sicilia, altro non è che l’ennesimo tassello di un cammino brillante e mirato non già e solo a far ridere, come con modestia asserisce Tino Pasqualino, ma a far da catarsi innanzi alle situazioni del quotidiano.
L’estate non vedrà frenare l’impegno della compagnìa: mentre infatti si aprirà ad ottobre la XXI stagione teatrale, sempre al Don Bosco (in programma i classici "Cavalleria rusticana" e "Civitoti in Pretura", nonché l’interessante "Miles gloriosus" di Plauto, e l’immancabile operetta), il 29 luglio alla villa di Nicolosi alle 21,15 la compagnìa darà lo spettacolo "Miseria e Nobiltà", divenuto oramai repertorio consolidato, con protagonisti affiatati e collaudati Turi Killer e Gaetano Di Benedetto, sempre per la regìa di Tino Pasqualino. Risate quindi nella classica farsa di Scarpetta, ma anche anello d’unione tra le stagioni teatrali: percorso apprezzato, e senza alcun dubbio benefico.
Francesco Giordano



Nota: il video e le immagini sono dell'autore dell'articolo




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giovedì 26 maggio 2011

Lo spettacolo "Commedianti" il 27, 28 e 29 maggio al Teatro Don Bosco di Catania



Riceviamo e volentieri pubblichiamo:


Venerdì 27 Maggio alle ore 21,15 il Gruppo D’Arte Sicilia Teatro, diretto da Tino Pasqualino andrà in scena al Teatro Don Bosco di Viale M.Rapisardi n.56 a Catania con l’ultimo appuntamento della XX Stagione Teatrale con lo spettacolo teatrale dal titolo "COMMEDIANTI" di Pippo Spampinato, prenderanno parte allo spettacolo il mitico comico Turi Killer, Geatano Di Benedetto,Fiorella Tomaselli,Filippo Russo,Carmela Trovato,Rita Biondi,Luna Piazza,Michele Torrisi,Silvana Nassetta,Kevin La Rosa,Giuseppe Pezzino,Gino Santagati.
Scene di Giuliano Coco,Costumi Sartoria Beneventano,Trucco Sara Lattuga.
Lo spettacolo sarà replicato: Sabato 28 Maggio alle ore 17,30 e 21,15 e Domenica 29 Maggio alle ore 17,30 e 21,15


Note sullo spettacolo
"Commedianti" è una commedia brillante, leggera e allegra, in più di un momento, anche farsesca. Vuole solamente divertire e funzionare da scacciapensieri.
Come uno specchio deformante, ora concavo e ora convesso, riflette alcuni aspetti del viver quotidiano di persone che oggi possano esistere nella città di Catania, come sono sempre esistiti in ogni tempo e in ogni altra città del mondo.
La vicenda si svolge nei primissimi anni di questo nuovo secolo e prende le mosse da una lodevole iniziativa intrapresa da un immaginario Patronato di beneficenza, con l’elargizione di una considerevole somma di danaro da assegnare a beneficio di quella che risulterà essere la famiglia più bisognosa della città. L’operazione benefica è intercettata da uno scansafatiche di professione che con uno stratagemma volge il generoso gesto a vantaggio suo e della sua famiglia. Però una serie di inaspettate peripezie, coinvolgendo tutti i personaggi in una girandola di situazioni imprevedibili, rendono assai faticosa l’appropriazione del consistente gruzzolo.
Trattasi, insomma, di una delle innumerevoli varianti dell’arte di arrangiarsi di tutti i tempi, dove destrezza, furbizia, spudoratezza e una dose, anche, di disonestà si mescolano, talvolta, a placare davvero la nostalgia o il sogno di una condizione umana meno grama, più vivibile.
Per informazioni rivolgersi: 095 221804 338 7663469

venerdì 20 maggio 2011

Tutti inSIeme verso il futuro: 26 maggio a Catania



Riceviamo e volentieri pubblichiamo:


Giovedì 26 Maggio 2011 ore 17.00 presso la Sala Biblioteca della Chiesa della Consolazione - Via Milo 11a - Catania le associazioni Akkuaria, Artists & Creatives, 25 Novembre Giornata Mondiale contro la Violenza alle Donne e il Comitato Provinciale di Catania dell'A.I.C.S. Settore Cultura stanno promuovendo un libero incontro-dibattito per discutere l'attuale situazione eco-ambientale e i motivi che vedranno protagonista la popolazione italiana chiamata ad esprimere la propria volontà al prossimo referendum del 12 e 13 giugno 2011.
L'occasione questo incontro nasce dall'esigenza di promuovere uno scambio reciproco di conoscenze, idee e riflessioni.

mercoledì 11 maggio 2011

L'Associazione Giovani e Tradizione di Acireale organizza a Roma il Convegno sulla S.Messa in latino



Segnalataci dall'amico Piersanti Serrano (che partecipa alle assise), genius loci del Collegio Liturgico Cardinal Nava il quale tante benemerenze riscuote in Catania città nativa ed ovunque si perpetui la Tradizione della Chiesa, pubblichiamo la locandina del convegno organizzato dall'attiva e solerte associazione "Giovani e Tradizione" di Acireale (a cui si deve la celebrazione ogni domenica della S.Messa in lingua latina nella 'città dalle cento campane') in Roma, sul motu proprio che secondo la volontà del Santo Padre, ha rinnovellato nell'antico solco, la vita liturgica del cattolicesimo romano. Catania aspetta ancòra la S.Messa latina... confidiamo non per molto. "Una speranza per tutta la Chiesa", il titolo: speranza che facciamo nostra, nel mese dedicato alla Vergine Madre, Regina del Cielo, ed invocando l'Angelo Custode...

(FGio)

mercoledì 4 maggio 2011

Premio letterario Fortunato Pasqualino 2011









A Butera cerimonia di premiazione del Concorso letterario Fortunato Pasqualino







Sabato 14 Maggio 2011 alle ore 17.00 presso il Residence "Le Viole" - Piazza Castello - Buterasi svolgerà la Cerimonia di chiusura della 3a Edizione del Concorso Internazionale di Poesia e Narrativa



PREMIO FORTUNATO PASQUALINO



Interverranno:



Luigi Casisi, Sindaco Comune di Butera
Raffaele Lombardo, Presidente della Regione Siciliana
Sebastiano Missineo, Assessore Regionale Beni Culturali e Identità Siciliana
Giuseppe Federico, Presidente Provinciale Caltanissetta
Carmelo Labbate, Presidente del Consiglio Comunale di Butera
Giovanna Donzella, Assessore alla Cultura Comune di Butera
Giuseppina Carnazzo, Dirigente Settore Cultura Comune di Butera
Vera Ambra, Presidente Associazione Akkuaria
Giorgio Russello, Presidente Associazione Artists & Creatives
Fisicchia Caterina, Insegnante
Nino Amico, Storico
Francesco Giordano, Giornalista




Ospiti gli attori: Natalia Silvestro, Carlo Barbera ed Emanuele Puglia


In Giuria:Angela Agnello, Gabriella Rossitto, Giulia Passino, Mariella Sudano, Sergio De Angelis, Vittorio Frau



Ingresso libero:Maggiori informazioni su http://www.premiofortunatopasqualino.it/

Catania muore lentamente.... dov'è il nuovo Sottosegretario al Lavoro Nello Musumeci? Dove la 'primavera' di Enzo Bianco?













Cronachetta d'inizio maggio: Catania muore lentamente.... dov'è il nuovo Sottosegretario al Lavoro Nello Musumeci? Dove la 'primavera' di Enzo Bianco?



Mattina del 3 maggio: lavoratori bloccano via Vittorio Emanuele altezza Duomo in Catania, gridando: "Sindaco facci arrestare": hanno la tuta gialla, sono i pulizieri della vicenda della diminuzione delle ore di lavoro, del contratto a brevissimo tempo, dello stipendio da fame.... di fronte l'edificio municipale, sotto la 'funcia' dell'elefante, bivaccano ancora gli sfrattati del tristemente celebre 'palazzo di cemento' di Librino (quartiere che sarebbe bene elevare, per le molte migliaia di abitanti, a comune autonomo); qualcuno accende il braciere e arrostisce pesce.... una donna vende limoni e lattughe, per protesta, innanzi il portone comunale.... tutto ciò sotto lo sguardo distratto e indifferente dei Vigili Urbani, e delle forze dell'ordine.... Non è Abdijan, né Kampala nè il Senegambia: è Catania, città metropolitana, 'pupilla' del governo fino al periodo scapagniniano ed oggi esaltata da alcuni quale modello di virtù, alle ore 12 dell'anno 2011 giorno dei SS.Filippo e Giacomo, in pieno sole di primavera. La gente passa, guarda, scuote la testa, e prosegue. Chi va alla 'pescherìa' per rifornirsi del fresco pescato dei marinaj, chi prosegue per le faccende.
Era una bella città, Catania, fino agli anni Ottanta. Attenzione, fino agli anni Ottanta. Prima della 'primavera'....
Pochi giorni fa, fine aprile, giura nelle mani del presidente Berlusconi il Sottosegretario al Lavoro Nello Musumeci, esponente de La Destra-Alleanza Siciliana. E' il politico più noto nella città etnea, il più votato, molto amato seppur uomo di destra, dalla cosiddetta sinistra, che ancor oggi per lui quasi stravede (non così gli ex compagni di An, per non dire del vecchio MSI...). Ma tace, innanzi alla situazione disastrosa della città. Tace il suo sito, tace tutto ciò che lo circonda. I sottosegretari, si sa, sono figure eminentemente politiche: neppure presenti nella carta Costituzionale -per coloro i quali non lo sapessero-, rappresentano da molti decenni la moneta di scambio del potere: in questo caso, il riconoscimento del sostegno che il partito di Storace ha dato e dona al governo, in funzione eminentemente anti-finiana.
Ma Catania , la città di Nello Musumeci il militellese (quivi ha studiato è cresciuto ed ha vissuto fino alle soglie degli anni Novanta; la Presidenza della Provincia, l'elezione all'Europarlamento e varie vicende, lo hanno mutato: era tuttavia nell'ordine delle cose che ciò accadesse, forse...), Catania se ne frega (meglio sarebbe dire "si nnì fùtti") di codeste vicende politiche e dei politicanti. La città ha un altissimo tasso di non votanti: vero, molti votano quando c'è da votare, ma per interesse. I voti d'opinione sono pochissimi. L'economìa è in gran parte, ha recentemente affermato il Procuratore capo facente funzioni, 'lubrificata' dall'illecito, dal traffico di stupefacenti, dal commercio illegale: in una parola, similare a quella che un soldato ricoverato all'ospedale Vittorio Emanuele disse al Principe Umberto nel 1941 in visita in città: dall'intrallàzzo. Quell' 'intrallazzo' che i quaranta e più anni di governo della Democrazia Cristiana, sapevano pudicamente, se si eccettuano sfacciataggini, e cristianamente velare. Ora emerge tutto, come la mòta del tubo di scarico che si spàcca. Solo che la DC, come prima il Fascismo, era lo Stato: quello Stato che 'produceva' lavoro. Da circa diciotto anni, come si sa purtroppo, lo stato nelle sue varie articolazioni pubbliche (amministrazioni comunali provinciali regionali e nazionali) è 'morto': vive da zombie attraverso i prelievi fiscali e balzelli. Non dona più nulla di positivo. Rimangono i politici, ed i loro appannaggi. I quali politici, un tempo si 'prodigavano' in varii modi per collocare i singoli, nell'apparato stale o locale: ora neppur più lo fanno, tranne che per i loro ascari, e per giunta a tempo limitato e con contratti (eccettuati i portaborse) da vergogna per chi li propone e chi li accetta. Quando vi sono, i contratti.
La scena di piazza Duomo descritta sopra meriterebbe, anche solo per lustro e decoro civico, come un tempo si scriveva, un intervento autorevole. Ma gli esponenti della 'primavera' catanese degli anni Novanta del XX secolo, Enzo Bianco -troppo impegnato nella guerra a Lombardo ed interna al PD- e Nello Musumeci, con la sua fresca nomina (nessun atto abbiamo letto ha a questa seguitato...), stanno alla larga da piazza Duomo. Ossia dal centro sacrale della città, dove c'è l'elefante, il Municipio, il Duomo, con Sant'Agata e Bellini.
Vero anche questo: Il Duomo non ha ospitato i poveretti che negli scorsi giorni di pioggia, han trascorso la Pasqua sotto le tende: non c'è il Cardinale Dusmet (anzi c'è in Duomo, ma è mummificato), il benedettino che ripeteva: "fin quando avremo un panettello lo divideremo col povero", colui che vendette la croce pastorale per sfamare i catanesi; La Chiesa etnea però qui non ha colpe specifiche. Deve intervenire la pubblica amministrazione, i politici, se ci sono. Ma non ci sono proprio. Non 'possono fare nulla', diranno gli ipocriti. Però incassano stipendi, denari pubblici. Il Sindaco propone di elevare la già gravosa Tarsu, nel mentre paga profumatamente i dirigenti, di cui uno in particolare, percepisce 750 euro al giorno.... Molti catanesi, la gente comune, agli 'assedianti' del Duomo, gli sfrattati, i senza casa, offrono cibi, aiuti pratici, per tirare avanti. Vi sono donne e bambini. Quella gente non ha bandiere di partito: è un simbolo. Simbolo del Vangelo dei poveri, degli ultimi. Scandalo per coloro che scelgono Mammòna ed ancor si stracciano le vesti perché Gesù sedeva a mensa con prostitute e pubblicani. Vergogna perché questa gente è nostra, non sono immigrati. Simbolo di molti che sono al limite di sopravvivenza, ma per pudore, per stile, per amore alla Madonna (vogliamo pur affermarlo, nel mese mariano), tengono duro. Non cedono, se hanno anche un minimo spazio. Senza aiuti, senza raccomandazioni. Senza politici.
Ma abbiamo il nuovo Sottosegretario al Lavoro. Quale è il vero volto di Catania? A chi il novello beato Giovanni Paolo II si rivolgeva nel 1994, affermando: "Alzati Catania e rivestiti di luce!" ? A chi?
Dispiace che da parte di Nello Musumeci nessun segnale concreto di aiuto a quei poveretti che stazionano in Duomo, ignorati dal Sindaco, giunga. Egli è persona che sa svolgere quando vuole, bene la sua parte, lo conosciamo da lungo tempo. Ma forse la nuova mansione non gli consente di occuparsi più -ed è anche capogruppo in consiglio comunale- della 'sua' città. Dispiace anche che taccia in tal senso Enzo Bianco. Eppure i due sono i 'dioscuri' della arcinota 'primavera'.... I catanesi osservano.
Meno male che c'è Sant'Agata. Sta lì da milleottocento anni, tranne il periodo di esilio costantinopolitano. E' una certezza. E il caro Scapagnini, con le brutte avventure di salute che ha passato, lo sa bene. Sul prospetto del Duomo, è scolpito: NOPAQUIE, il che significa : Non offendere la patria di Agata perché essa ne vendica le offese.
Da monarchici, rammentiamo e qui s'innesta benissimo, il mòtto dell'Ordine della Giarrettiera: Honni soit qui mal y pense.
F.Gio



(Nelle foto: Nello Musumeci e Berlusconi al giuramento, Enzo Bianco, e una nostra istantanea del Duomo, come è oggi...)

martedì 26 aprile 2011

Riapre a Catania la chiesa di San Giuseppe al Transito













Chiusa dal terremoto del 1990


Riapre la chiesa di San Giuseppe al Transito nel centro storico catanese



Con la celebrazione dei primi Vespri in latino, onoranti il Patriarca sposo della Madonna, il tempio è ora attivo – Necessità della Santa Messa in lingua latina in tale luogo, dopo molte attese -



"Gloria et divitiae in domo ejus: et justitia ejus manet in saéculum saéculi", ‘nella sua casa gloria e ricchezza, la giustizia nei secoli con lui rimarrà’: il Salmista non poteva esprimersi con più perfezione e la Tradizione della Chiesa universale non poteva cesellare al meglio le laudi del Patriarca San Giuseppe, castissimo sposo della Vergine Myriam, secondo la lettura dell’Evangelo. Tale incipit ci pare necessario, plaudendo alla riapertura del tempio catinense di San Giuseppe al Transito, avvenuta nel pomeriggio del 18 marzo u.s., vigilia della festa solenne del padre putativo di Gesù, l’Unto. Con grande concorso di folla, dopo restauri duranti un ventennio (la chiesa, grande e decorosa dalla ampia facciata settecentesca, costruita nel secolo XVIII, sin dal terremoto del dicembre 1990 era chiusa per i restauri), il tempio che s’affaccia nel pieno della Catania settecentesca, in piazza Maravigna (dietro via Garibaldi ed angolante con via Transito, dirimpetto agli uffici comunali), ha un triste destino di sofferenza statica legato ai terremoti. Catania strenuamente colpita come le altre volte dai cataclismi naturali, riportava notevoli danni dal tremuoto che il 20 febbrajo del 1818 scuoteva la città in moto ondulatorio: di tutte le chiese, quella dedicata al transito di San Giuseppe fu colpita in modo irreversibile. La famiglia, di nobilissima schiatta e benemerita della città da secoli, dei Paternò Castello, dedicavasi nel secolo XIX al restauro del tempio. Oggi, sul tetto del riaperto luogo sacro, lo stemma gentilizio dei Paternò attesta della loro mano e della storia ‘giuseppina’ che vede il XXI secolo rinnovato il culto del Santo Patriarca, nella Catania fedele al messaggio del cattolicesimo. I fondi per il restauro furono attinti da quelli stanziati all’epoca per la ricostruzione: mentre la Confraternita di San Giuseppe al Transito e San Giovanni Battista, governata dall’ing.Salmeri, ha in cura l’amministrazione del tempio. Il quale è stato sì ristrutturato nelle parti essenziali, ma abbisogna ancora di cure ed attenzioni; si vorrebbe che tale luogo divenisse centro di iniziative culturali, come apprendemmo in loco, di vario genere. Vedremo se le laudevoli intenzioni si tradurranno in realtà. Alla funzione, intervennero molte persone che gremirono l’ampia navata: tra essi notammo gli ex assessori Orazio D’Antoni, da sempre attento alla realtà del quartiere, e Giovanni Vasta.
Così il rettore della chiesa, Monsignor Carmelo Smedila che governa da più di quarant’anni la parrocchia-santuario mariano di Santa Maria dell’Aiuto, ha voluto degnamente officiare la riconsacrazione del tempio, affiancato dall’Arciprete della Cattedrale catinense Mons.Barbaro Scionti e dal canonico G.Maieli, con una processione solenne, che ha percorso il breve tratto che separa le due chiese (vie Consolato della Seta e Santa Chiara) sino alle funzioni vespertine.
Secondo la tradizione infatti i Primi Vespri in onore di San Giuseppe erano cantati: e la corale Cantemus Domino ha eseguito mirabilmente codeste preghiere, in stile tridentino seguendo la volontà espressa nel motu proprio del Pontefice Benedetto XVI invitante al ripristino delle sacre funzioni nella lingua ufficiale della Chiesa, che è il latino, laddove ve ne sia richiesta dai fedeli; il collegio liturgico "Cardinale Nava" presieduto con la consueta maestrìa ed attenzione da Piersanti Serrano (ottimo maestro delle cerimonie), ha svolto in modo brillante le operazioni. E nondimeno, la Messa si disse, l’indomani, sempre secondo il rito ordinario in lingua italiana. Il lettore ricorderà come da queste colonne, or un anno fa, annunziammo la prossima celebrazione della Santa Messa in lingua latina anche a Catania. Purtroppo i tempi della Chiesa, e qui ci riferiamo non alla fervida volontà dei fedeli e dei devoti ma al corpo ecclesiastico dei gerarchi sacerdotali, non coincidono quasi mai con i desideri del popolo: le richieste ufficiali e scritte al Monsignore di cui sopra, il quale ha dottrina e competenza necessarie per officiare il rito, dopo alcuni fuochi fatui ed inserzioni –ci si consenta il termine- nel ‘novus ordo’ di parti del vecchio rito secondo il validissimo Messale del Beato Giovanni XXIII (quello preso a riferimento da Papa Benedetto nel motu proprio), sino ad oggi non trovarono piena e fissa applicazione. Sarà che al Vescovado son certi della volontà del gruppo di fedeli, ben noto alla capace attenzione dell’Arcivescovo Metropolita Gristina, nell’attendere la celebrazione della Santa Messa secondo il volere del Santo Padre; sarà che il prossimo trasferimento della parrocchia di Santa Maria dell’Aiuto nella chiesa di San Giuseppe al Transito, per causa dei lavori di restauro e consolidamento del santuario, i quali debbono iniziare a breve, indurrà il caro Monsignor Smedila a rendersi pienamente necessaria la celebrazione dell’Ufizio divino, poiché nella ‘casa’ di San Giuseppe è perfettamente installato, ed ora restaurato, l’altare orientato perfettamente verso il Sacramento, quindi agevole per la celebrazione eucaristica tradizionale….sarà. Ma non si può oltre pensare di attendere, o permettere che i fedeli di Acireale molto giustamente ogni domenica abbiano la loro Messa in lingua latina, e Catania la dilettissima patria di Agata protomartire, manchi a codesto dovere, a tale indiscussa volontà dei fedeli e pontificia. Del resto, come possiamo affermare con sicurezza, il desiderio e comune consenso, senza creare frizioni per nessuno (chi vuole intendere, intenda…) è quello di una funzione in lingua latina, al mese: può bastare, almeno come inizio. Ma che si inizi, finalmente, almeno nella sacra memoria dell’oramai riconsacrata voce del castissimo sposo: "Giuseppe, figlio di David, non temere di accogliere in casa Maria come tua sposa: poiché ciò che è nato in lei, viene dallo Spirito Santo" (Matt.1,20). La Santa Messa (per chi vi crede, sia nelle lingue nazionali oppure nella lingua dei Padri), è questa: "de Spiritu Sancto est".
Bar.Sea.
 
Nelle foto: Momenti della funzione nella chiesa del Transito; nel video, un brevissimo frammento della celebrazione


(Pubblicato su Sicilia Sera n°338 del 24 aprile 2011)





video

Conferenza di Anna Ruggeri e Antonella Fede al Sacro Cuore di Catania: il fanciullo e le leggi



Brillante conferenza al Sacro Cuore


Il fanciullo e la donna tra le leggi


Anna Ruggeri ed Antonella Fede Maci, cassazioniste ed esperte nel diritto di famiglia, hanno affrontato con eleganza e forbito eloquio tali argomenti importanti e di grande attualità -




Nei locali dell’istituto Sacro Cuore di via Milano 47 in Catania, storica scuola delle Suore Domenicane, si svolse nei giorni scorsi, a cura dell’Associazione ex allieve –presieduta dalla attenta prof.ssa Quattrocchi- una brillante e densa conferenza sul tema "Il ruolo delle donne nella protezione del fanciullo, in sede giudiziaria e nell’ambito mediatico". Al colto ed qualificato uditorio, s’intrattennero a spiegare con acume ed intelligenza due relatrici che nel quotidiano disvelano le arcane sorti della italica legislazione, nonché s’impegnano a combattere possenti battaglie per i diritti dei cittadini, e dei soggetti più deboli, sovente donne e bimbi, in particolare: l’avvocato Anna Ruggeri e l’avvocato Antonella Fede Maci. Di Anna Ruggeri, estremamente nota in tutta l’isola ed in Italia per la sua attività professionale che la rende celebre nonché per gli interventi densi di passione ed entusiasmo, per le numerose conferenze, gli scritti, l’attività intellettuale che da lungo tempo la vede in trincea, oltre l’ambito giuridico, nulla si può dire se non a laude dell’impegno notevolissimo e spontaneo che in ogni sua azione profonde, con generosità e dedizione. Chi ha la ventura di conoscerla, può ciò ampiamente constatare. Così incamminata nella medesima via, Antonella Fede Maci (anch’ella cassazionista), continua a costruire il suo spazio professionale e culturale, con notevole successo e grazia. Sia Anna Ruggeri che Antonella Fede sono componenti del direttivo dell’osservatorio nazionale per la Famiglia, ed è anche in tale veste che hanno descritto la situazione a volte triste, a volte tragica della donna e del fanciullo innanzi alla legislazione, ma soprattutto a fronte delle problematiche reali che la concretezza dei fatti, più delle asettiche, norme, deve in qualche modo risolvere.
L’eloquio coinvolgente e affascinante nella sua arguta piacevolissima musicalità, di Anna Ruggeri, ha così fornito all’uditorio letture che riteniamo estremamente importanti: ben la metà delle querele per violenza sessuale spòrte da donne (e tale reato è l’unico che non può essere ritirato dopo la manifestazione scritta di esso) risultano false, inventate, venendo le querelanti perseguite sovente per calunnia; inoltre, la situazione terrificante dello strapotere delle assistenti sociali e quella, di un ventennio fa, del Tribunale dei Minori di Catania (che la Ruggeri, notoriamente esperta nel diritto di famiglia, ha definito con icasticità "un califfato in territorio cristiano"), ora mitigatasi nell’obbligo di render noti gli atti un tempo secretati, ha reso con evidenza plastica talune situazioni spaventevoli di disagio nelle quali i minori, senza colpa alcuna ed affidati all’arbitrio di persone che nulla comprendevano della loro situazione di gravità sociale e psicologica, soffrivano degli affidamenti a volte imposti con la violenza, che un semplice documento respinto persino dalla Corte di Appello, poteva avere. L’Ordine degli Avvocati, ha la Ruggeri precisato, con strenua lotta ha posto negli ultimi tempi rimedio a tale vergognosa situazione, la quale è tuttavia sempre in agguato nelle sue insidie, se non si è accorti nella delicatissima questione degli affidi prodromici alle adozioni. Molto sottile altresì la precisazione della relatrice, la quale ha come si sa, partecipato al movimento di liberazione femminile oramai acquisito come fatto notorio nella coscienza collettiva, nello stigmatizzare taluni comportamenti di donne, che squalificano la dignità di essa a mero populismo giungendo a vanificare quelle che dovrebbero essere senza alcuna discussione, delle realtà incontestabili in una società democratica.
Così l’eloquenza morbida e roteante di Antonella Fede Maci, nel velocemente riportare alla memoria le norme che i mezzi di comunicazione televisiva hanno o dovrebbero applicare, nel proteggere i minori dalle trasmissioni dannose per la loro psiche, non ha mancato di sottolineare che di là dalla legislazione, che pure svolge il suo compito, è il nucleo familiare il primo focolare dell’armonìa o della disgregazione psichica del fanciullo, laddove gli si consente anche in età minore del decennio, di poter disporre del televisore aperto a qualsivoglia programma, senza alcun filtro preventivo, per l’assenza o la noncuranza dei genitori, i quali invece devono avere un ruolo di guida e vigilanza (laddove sono in grado di svolgere tale compito). Il breve ma significativo dibattito seguito agli interventi, tra cui si è notata Marinella Fiume nota scrittrice che ha precisato la difficoltà del ruolo dell’insegnante nel svolgere attività di mediazione fra i genitori sovente iperprotettivi, ed i ragazzi, sempre moderato con simpatia da Anna Ruggeri, ha concluso la serata, di gran pregio poiché argomentazioni di tale rilevanza non è frequente siano affrontate in modo tanto chiaro, semplice e nel medesimo tempo concreto, come Anna Ruggeri ed Antonella Fede hanno fatto, con il loro rigore e la loro femminile signorilità. Udendole, ripensammo ai versi di Ada Negri (I grandi, da Tempeste): "Amo i ribelli, che morsi nel cuore \ da un’angoscia suprema, \ avvinti da un divin laccio d’amore \ a chi piange, a chi trema… disser l’inno delle età venture, \ sublimi nel delirio \ de l’ideale; e, ceppi o corda o scure, \ sorrisero al martirio".
Bar.Sea.


(Pubblicato su Sicilia Sera n°338 del 24 aprile 2011)