martedì 31 dicembre 2013

Buon 2014... e mangiamo sempre siciliano!




Raggruppamenti indipendentisti ed elezioni europee... l' "Opira dì Pupi"



Come ad ogni occasione ludica elettorale che si rispetti, vieppiù questa del 2014 che vede l’Europa nel vortice delle critiche per essere del tutto usurocratica ai suoi vertici, soggiacenti i popoli spremuti come limoni per le rapaci imposizioni che la UE e la BCE impongono, in termini di fiscal compact e bilanci, alle nazioni componenti, specie alle più deboli (Italia Grecia Spagna e Portogallo in testa), si moltiplicano le manovre in vista delle competizioni dette volgarmente “le europee”, che si terranno nella primavera. E citiamo queste perchè sono certe: chi narra di probabile voto nazionale, o ritorno alle urne per le province siciliane non del tutto soppresse, è nel regno delle probabilità. Le “europee” invece sono stabilite.
E siccome si è capito, da parte dei sinarchi mondiali, che la gente comune in genere si sta svegliando dal torpore, molto lentamente e con un processo in certe località più rapido, in altre più lento (è questione di psicologia del profondo, avrebbe detto Adler), si inventano ogni novità per darla a bere alle pecore-elettori. Considerando che siamo in Sicilia, chiamiamola con il nobile appellativo di “Opira dì Pupi”. Da secoli il “pupo” in latta e legno, simbolo dell’Isola nostra, ha appassionato e suscitato emozioni per generazioni; illuso,travolto sentimenti… ma tutti sapevano che lo spettacolo finiva oltre il sipario, e dopo l’obolo, in ogni caso volontario (girava col piattino uno della compagnia), il pegno finiva lì.
Ora no, ora l’Opira continua, e il salasso è quotidiano. Ma andiamo per ordine, e chi vuole intendere, evangelicamente, intenda. Il lettore altresì accolga i frequenti incisi in lingua siciliana (ma quando impareremo ad usarla in modo pedissequo in verbis et in scriptis?), poichè sono indispensabili per l’argomento.
Pùllulano movimenti sicilianisti, in Trinacria: separatisti, indipendentisti, federalisti. Specie nei momenti di crisi riemergono, come l’Oreto sotterraneo o il Simeto: “nunc fluit”, scriveva Ovidio. ‘Colpa’, o merito, della scomparsa de facto del MIS di Finocchiaro Aprile, di Lucio Tasca, di Alliata di Montereale, di Restuccia, di Rindone, di Turiddu Giuliano (in verità egli ebbe anche un suo movimento, il M.A.S.C.A., anelante alla pura e semplice annessione agli USA), alla vigilia delle elezioni del 1948 che videro il trionfo della DC e il quarantennio ed oltre democristiano nella terra degli dèi. Si legge anche di rassemblement sicilianisti, che raggrupperebbero non i movimenti sparsi -ed è vero che ciò è deleterio per la causa indipendentista, o federalista che dir si voglia, posto che lo Statuto Speciale del 1946 per quanto legge dello Stato repubblicano avente natura pattizia, è e rimane sostanzialmente inapplicato- ma i singoli aderenti, per non si capisce bene quali fini. Spuntano Orlandi in gualdrappe luccicanti e Angeliche in vesti sfolgoranti. Tutto lecito e rispettabile, per carità. Ma, signori miei, ci sono le elezioni europee alle porte: “e ccì vulìti fari cògghiri quattru vòti a sti carùsi”? Bandiera Siciliana che sventola
Perfettamente legale. Ad alcuni, da noi interpellati del mondo sicilianista, parve pure comprensibile. Passim. Tuttavolta sia consentito di fermamente dissentire da tali metodologie strategiche da “industriali del ficodindia”, le quali hanno lo scopo, a nostro modesto parere, di raccattare il disperso consenso dei siciliani indipendentisti e pseudo separatisti (consensus universorum che fu grande patrimonio del precedente Presidente della Regione, il quale lo utilizzò spudoratamente a propro uso e consumo scegliendo, come noi gli scrivemmo, di essere Ntoni Malavoglia invece che Timoleonte…e così lo danneggiò e lo dissolse) per improbabili avventure nelle urne, aventi l’unico scopo di lucrare il lauto stipendio mensile di deputato europeo, con tutti i corollari (portaborse, favoritismi, segretariati e quant’altro) che ne conseguono.
A codeste manovre crediamo che non solo noi sicilianisti, ma anche tutti coloro che han senno e intuizione, e sono molti, diranno un no grande e solenne. Forse, come quel no perfettamente lecito e legale che si disse in maniera eloquentissima il 28 ottobre 2012 alle regionali, allorchè il 53% dei siciliani non si recò al voto, così manifestando il proprio spregio per una classe politica antitetica alla volontà della gente. Il significato di quella maggioranza che non è andata alle urne, caso mai accaduto dal 1946 in sì grande vastità, è ben più profondo di quanto si pensi. E se i siciliani han rifiutato di scegliere i propri rappresentanti, delegando alla minoranza, figuriamoci alle europee. Probabilmente non capiterà, ma l’andazzo è quello, il segnale è dato.
Ai sicilianisti, indipendentisti federalisti e separatisti, non abbiamo necessità di suggerire di non farsi abbindolare da personaggi che ammantandosi d’un populismo becero e squalificato perchè non certificato dalla propria storia che anzi li declassa (si chieda ai candidati, quando si sapranno, da dove provengono, cosa hanno promesso e non mantenuto, oltrechè in quali ambiti hanno esercitato la loro professione, e si capirà…), rifiutando certe trappole “ppì sùggi”. Anzi, il sicilianista libero e non servo di quel che si dice “l’ammùccu”, può affermare: “chiuttòstu ca chìssi, mi fazzu turcu”. Appunto. Come era uso dire prima della leva obbligatoria, “megghiu porcu ca surdatu”. Non sono queste le antiche leggi della Sicilia, siamo arcistufi di certi “lupacchiùni”, oramai li conosciamo e li “schifiàmu”. Basta, si coltivino il loro orticello di “cucùzzi di Natàli” e non sfregino la gloriosa bandiera della Sicilia con i colori intrisi del sangue di chi, dal 1091 al 1946, pugnò per l’Indipendenza Nazionale. Innanzi a certi traccheggi, gridano vendetta pure i morti. Ma i siciliani liberi la risposta la sanno dare, perchè sono un popolo civilissimo e grande. Nonostante gli inganni e le calunnie.
A Catania nel XIX secolo era famosissima l’ “Opira dì Pupi” di don Angelo Grasso, il cui figliolo fu il più grande attore tragico degli ultimi cent’anni, ossia Giovanni Grasso. “Donn’Ancìlu” faceva parlare i pupi in modo incredibile. Conosciamo i “pupari”: e parlino quindi, i “pupi”. L’Opira comincia… signori, applaudite!
Francesco Giordano

(articolo pubblicato sul quotidiano online LinkSicilia: http://www.linksicilia.it/2013/12/raggruppamenti-indipendentisti-ed-elezioni-europee-lopira-di-pupi/)

giovedì 19 dicembre 2013

Progetto Sicilia a Palermo, 19-23 dicembre 2013, per la moneta Grano



Associazione "Progetto Sicilia" - Comunicato Stampa

Il 17 dicembre, innanzi al Dirigente del Dipartimento Autonomie Locali, servizio elettorale, dell'assessorato alle AA.LL. della Regione Siciliana in Palermo, l'associazione "Progetto Sicilia" ha depositato i documenti necessari per l'ufficialità della legge di iniziativa popolare che propone il sistema monetario complementare Grano.

Ora possiamo dire che è anche sanzionato dal crisma della legalità il progetto per la moneta della prosperità siciliana: non ci sono più dubbi.

E' il frangente giusto e necessario perchè i siciliani agiscano, apponendo la loro firma per rendere effettiva, come mai sinora è stato attuato a norma dello Statuto speciale di autonomia della nostra regione, una legge voluta dalla gente, senza acquiescenza verso i novanta signori deputati dell'Assemblea Regionale, che fu il glorioso Parlamento più antico del mondo, di cui abbiamo il prestigio di vantarci ma che è caduto nel decadimento totale per l'ignavia dei suoi inquilini. Però se essi dormono, i siciliani possono fare le leggi e loro, obtorto collo, saranno costretti a discuterle, approvarle, o respingerle.

Come in questo caso. Abbiamo già diverse migliaia di firme; perchè il progetto della moneta complementare, ideato dall'imprenditore Giuseppe Pizzino e chiamato Grano in onore del sacro frutto della sicula terra, possa essere pienamente operativo, è indispensabile che i siciliani i quali dimorano o transitano per la capitale si soffermino a firmare la petizione.

Giuseppe Pizzino e un gruppo di amici di "Progetto Sicilia" saranno con un gazebo, a cui è stata data l'autorizzazione ufficiale, in piazza Indipendenza a Palermo, dal 19 al 23 dicembre. Si può e si deve firmare la petizione per la moneta della prosperità, che darà lavoro a migliaia di siciliani e risolleverà la disastrata economia dell'isola.

Noi stiamo facendo la nostra parte, la Storia è in cammino e ci conforta. Nella prima Costituzione dell'evo moderno in Europa, imitata e copiata da molti, ovvero quella promulgata in Sicilia nel 1812 dal Parlamento libero (e dal Vicario Generale del Regno Francesco, poichè Re Ferdinando, che poi la revocava, non volle assumersene l'onore), si scriveva (capo XXII): "ogni cittadino siciliano, che non fosse membro del Parlamento, potrà avanzare una sua domanda, querela, o progetto di legge per lui, o in nome del pubblico, al Parlamento per mezzo di un membro del medesimo: se la domanda, progetto o querela riguardi un oggetto pubblico, il membro di una delle due Camere che ne sarà incaricato non potrà ricusarsi di leggerlo pubblicamente alla Camera; se riguardi un oggetto particolare, si darà ad un comitato per discutersi se debba accettarsi o ricusarsi". Questa la fonte legislativa e storica della legittimità popolare a legiferare, a cui si ispirarono i padri costituenti dello Statuto del 1946 attualmente vigente e legge dello Stato poichè parte integrante della Costituzione repubblicana. Con i logici aggiornamenti, ciò dà il diritto ai cittadini di essere protagonisti del proprio destino, ai siciliani in particolare, che possono vantare duemila e cinquecento anni di storia gloriosa.

La moneta grano è una divisa complementare, perchè non si mette in discussione l'Euro: però i suoi simboli rendono attuale e senza tempo la cosiddetta "questione della Nazione siciliana". Il nostro progetto è pertanto vòlto alla prosperità dei siciliani tutti, senza distinzione di ceto e razza, con particolare attenzione agli ultimi ed ai bisognosi, cui è riservata la proposta del reddito vita, assolutamente fattiva come l'impiego lavorativo di molte migliaia di donne e uomini disponibili ad impegnarsi secondo le linee illustrate più volte da Pizzino e dai componenti del Progetto Sicilia, le quali verranno di continuo spiegate.

La città dei Vespri, che ha resistito alle cannoniere degli stranieri e da secoli innalza il gloriosissimo vessillo giallo e rosso, l'unica nostra bandiera ornata della sacra triscele per cui è bello vivere e morire, vedrà il suggello della iniziativa popolare della moneta grano, che sarà legge regionale, a Dio piacendo, nel 2014.

L'animo nostro è nelle mani del Signore!

Associazione "Progetto Sicilia"

mercoledì 18 dicembre 2013

La mancata protesta dei Forconi, tutto previsto. E sugli indipendentisti siciliani...


La mancata protesta dei Forconi, tutto previsto. E su gli indipendentisti siciliani…

 
PERCHE’ LE PIAZZE SICILIANE NON SI SONO RIEMPITE? PERCHE’ MARIANO FERRO SI E’ DISSOCIATO DALLA MANIFESTAZIONE A ROMA? PERCHE’ GLI INDIPENDENTISTI I SICILIANI NON GLI HANNO CREDUTO? L’ANALISI DI FRANCESCO GIORDANO

forconi a ctE’ finita come doveva finire la cosiddetta, tanto sbandierata, rivolta nazionale dei “Forconi”. La sintetizziamo con una celebre battuta di Franco Franchi: “a schifìu”. Non poteva essere diversamente, del resto. I prodromi dell’insuccesso popolare c’erano tutti, anche se il peggior sordo, o cieco, è colui che si rifiuta di sentire o vedere. E guarda caso, tali soggetti si annidano tra coloro, la gran maggioranza, che hanno le greppie sicure nel proprio conto corrente bancario o postale, o non hanno problemi a mettere insieme il pranzo con la cena, o si baloccano con teorie politiche desuete e sovente condannate dalla Storia (chi ancora ciancia del comunismo, per esempio, scorra la pubblicazione, edita da un pool di storici francesi nel 1997 (nel 1998 in Italia), “Il libro nero del comunismo”, un volume che dovrebbe essere adottato nelle scuole pubbliche, onde capire chi furono coloro i quali, ammantandosi di una ideologia sanguinaria, non solo snaturarono la originaria concezione socialista, ma la uccisero nella loro orgia di assassini. Cioè quei che hanno la situazione economica più o meno certa, non si smuovono perchè non conviene loro: chi non ha nulla e nulla avrebbe da perdere, è conservatore per natura e non fa ghigliottine politiche in piazza. Il sinistrume becero è altresì avido di poltrone e posti sindacalizzati.
Che altro poteva accadere, se non il nulla?
Nessuno strato popolare ha quindi appoggiato la rivolta delle piazze che in Italia ha avuto l’etichetta dei “Forconi”, etichetta del resto di matrice siciliana, se è vero che i comitati si definiscono “del 9 dicembre”. L’attuale Governo ha avuto facile modo di stroncare ogni velleità di ribalderie, con le circolari del Ministero dell’Interno ai Prefetti e Questori ove si fece divieto di assembramenti nelle piazze e di bloccare la pubblica circolazione, pur salvaguardando il diritto alla protesta costituzionalmente garantito. Le esplosioni ribellistiche di Genova, di Torino e di Milano e Cerignola e altre piazze, furono facilmente sedate, essendo opera di facinorosi. Così il gruppo di CasaPound che a Roma ha tolto la bandiera dell’Unione Europea, fu manganellato senza pietà (vedasi il video pubblicato dal Corriere.it) da quegli stessi poliziotti la cui matrice ideologica, spesso, non è nelle linee generali lontana dai ragazzi picchiati. Questo fa parte del “grande gioco”, avrebbe commentato Kipling.
Riguardo la Sicilia, come il Continente italiano, era già tutto scritto: gli accordi del Governo nazionale con gli autotrasportatori italiani e siciliani, siglati dal Ministro Lupi e qui da noi dal Sottosegretario Castiglione, hanno ottenuto la revoca del progettato sciopero dei camions. E basta così: allorchè gli automezzi pesanti i quali trasportano tutte le derrate indispensabili e i carburanti, non hanno scioperato, era palese l’inanità della protesta.
Non per i “Forconi”, i quali hanno ottenuto, fatta salva la buona fede di alcuni tra cui ci piace citare Franco Crupi, che ha pure beccato una denuncia perchè ha diviso dei volantini al casello autostradale di San Gregorio senza autorizzazione (denunzia che lo stato ‘nato dalla resistenza’ ha elevato in base all’articolo 17 della Costituzione, e passim: ma, ciò che più colpisce, e chi vuole capire capisca, in forza di tre Regi Decreti, di cui uno del 1931 e due del 1940, il secondo emanato durante la guerra…!!!.. lo scriviamo per averlo letto dal foglio che Crupi ci ha mostrato firmato dal Questore), quella visibilità a loro utile, ma hanno pure verificato che la gente, anche e soprattutto quella bisognosa, non era con loro.fORCONI ct
Per formare venerdì 14 dicembre un corteo a Catania, dove come in tutta l’isola le proteste hanno avuto carattere pacifico e rispettoso delle ordinanze, è intervenuta Forza Nuova, che riesce a raccogliere un centinaio di aderenti. Altrimenti sarebbero stati solo una decina , i cosiddetti “Forconi”. Da qui la decisione del loro capo, Mariano Ferro, di non andare a Roma. Giusto temere le strumentalizzazioni: ma cosa mai avrebbero ottenuto, a fronte della forza non già del Governo, ma della assenza della popolazione che non ha condiviso il loro modo di protestare, non si intuisce.
“Mandiamo a casa i politici” è uno slogan accettabile: però, siccome siamo in regime democratico parlamentare, almeno sinora, si pongono due questioni: o si sostituiscono i politici con altri politici, oppure si sceglie la strada con scaltrezza e obliquamente indicata da Beppe Grillo, che non casualmente giorni fa invia una lettera aperta ai capi di polizia, Carabinieri ed Esercito: schieratevi con la gente e non contro chi protesta. E se la gente ora è stata poca, in futuro non si sa. Intanto il messaggio è lanciato a chi di dovere. Se fossimo stati negli anni Sessanta del XX secolo e si avesse ancora un minimo di memoria storica e capacità di discernimento politico, ciò sarebbe stato letto come fu il “golpe” del 21 aprile del 1967 in Grecia. Quello cosiddetto dei “colonnelli”, Papadopulos, Makarezos e Pattakos (che era generale). Forse che in Grecia oggi, data la miseria dilagante nella Patria di Aristotile e Senofonte, se una dittatura garantisse stipendi certi, pensioni minime e reddito di cittadinanza, la popolazione non l’appoggerebbe? Alba Dorata docet. Ma questo può farlo anche una repubblica parlamentare: che però è avida del sangue dei cittadini, almeno attualmente.
Insomma, o si continua col regime dei politici, riformabile quanto si vuole e deprecabile quanto si deve, o c’è la dittatura. E qui non facciamo distinzioni di sostanza ma di forma, poichè non sappiamo se, nell’attuale frangente sociale, sia più auspicabile una dittatura militare o l’attuale democrazia decadente. Crediamo tuttavia che a livello nazionale il messaggio inconscio sia stato recepito. E che la gente, pur stufa della attuale classe politica a tutti i livelli, non intenda -per ora- sostituirla con un regime militare-poliziesco. In Sicilia, peggio che mai. Nell’Isola tutti i protestatari dimenticano, o fingono di dimenticare (ma non lo dimentica il Governo nazionale nè i politici di professione) che alle elezioni regionali del 28 ottobre 2012 il 53% degli elettori, cioè la maggioranza, non è andato a votare. Questi i fatti. E si affannano a rimediare, cripticamente, a tale aperto vulnus democratico.
Tra “forconi”, populisti, liste civiche, unioni di sicilianisti nate ex novo (ce ne occuperemo a breve) si avvicinano le europee. Anche i “forconi”, qualcuno vocifera, intendono formare un partito, una lista. Non è bastata l’esperienza deludente delle regionali dell’anno scorso? E’ ora di tornare a prendere di nuovo in giro i cittadini, specie gli ignoranti e anche i bisognosi, con la fiaba dei “ludi cartacei”, definizione di quell’uomo sotto il cui Governo furono emanati i Regi Decreti anzidetti (oh, era una dittatura, guarda un po’…). Neppure il classico “pusticéddu” però ora, stante il fallimento dell’economia, i politici possono far balenare tra le promesse. Illegalmente, s’intende. I siciliani, che hanno una concezione della ‘legalità’ su cui sono stati scritti romanzi, lo sanno e fanno loro il gesto dell’ombrello. Nel modo più cònsono, ovvero disertando le urne.
Ultima notazione, sugli indipendentisti siciliani: taluni hanno deprecato il loro dissenso dalla mancata rivolta dei “Forconi”. Forse perchè sapevano come andava a finire? Forse perchè fu troppo incentrata sull’Unità nazionale, tema da sempre indigesto ai “separatisti”? Forse perchè il popolo siciliano sa di essere un mondo a sè e di antica civiltà, e non ha necessità di dimostrare il proprio disgusto in maniera plateale? Palermo non si è mossa, Messina non pervenuta; di Catania alcuni, ripetendo una frase stupida, han detto che è “puttana”. Ma le puttane, e bisognerebbe avere rispetto per le lavoratrici del sesso, almeno si fanno pagare, magari non tanto, ma si fanno pagare. In questo caso “non s’acchiappa nènti”. Niente dai “Forconi”, niente dai politici (tranne ai raìs collettori di voti… ma il loro gioco è scoperto oramai). Per cui, che motivo si ha per protestare? O per andare a votare? Sano realismo, nulla più. Il realismo di chi vive in un’Isola le cui ore sono la più gran parte, irradiate dal Sole. Astro del quale il dies natalis coincide con la nascita del Divin Bimbo, che ci apprestiamo a celebrare, i cui doni liberali sono la forze della gente nostra.
Francesco Giordano

(Articolo pubblicato sul quotidiano online LinkSicilia: http://www.linksicilia.it/2013/12/la-mancata-protesta-dei-forconi-tutto-previsto-e-su-gli-indipendentisti-siciliani/)

martedì 3 dicembre 2013

Progetto Sicilia presenta la moneta complementare Grano: Sciacca 6 dicembre 2013 ore 9,30, Noto 8 dicembre 2013 ore 10,30





Continua per tutta la Sicilia la presentazione del Progetto ideato da Giuseppe Pizzino, per l'adozione della moneta complementare Grano: i prossimi appuntamenti a Sciacca, sala Blasco del Comune agrigentino, e a Noto, sala convegni dell'ex Convento dei Gesuiti, il 6 e l'otto dicembre 2013.
Tra i relatori, come a Messina, Francesco Giordano (storico e studioso di letteratura), Santo Fortunato (medico bioeticista), Azzurra Ridolfo (ricercatrice, Università degli Studi di Palermo), Nancy Mirenda (presidente di Progetto Sicilia), relazionerà Giuseppe Pizzino (imprenditore).