martedì 18 agosto 2015

Sicilia separata dall'Italia, secondo il prof.Luttwak? Con storica lucidità... è meglio divenire la 51° stella!



           Sicilia separata dall'Italia, secondo il prof.Luttwak? Con storica lucidità... è meglio  divenire la 51° stella!

Nulla accade a caso, specie in Sicilia. Il 1943 ritorna, con i bòssoli di cannone inglesi -e americani- lasciati dalle armate alleate sul suolo della patria siciliana, in quella fatale estate di settantadue anni fa. L'estate in cui esplose in Sicilia il separatismo, in cui dopo un secolo la bandiera rossa e gialla sventolava dai tre punti cardinali dell'isola, "benedetta" dall'AMGOT.  La "Sicilia liberata", il primo giornale del mondo libero nato a Palermo nell'agosto 1943 a cura dell'ufficio propaganda degli Alleati,  Sicilia liberata fatta di uomini liberi e anelanti ad uno stato che ricalchi le orme dell'Isola ribellatasi a Carlo d'angiò, la terra dei Vespri., dove nasce la pianta dell'onore.

Così l'intervista del professore Edward Luttwak, noto studioso ed esperto "operativo" di politica internazionale, cittadino USA ma di origine ebraico-romena, che da bambino visse in Sicilia a Bagheria (e dove torna spesso di recente), sul Venerdì di Repubblica del 14 di questo mese, invita i siciliani esplicitamente al separatismo dall'Italia. Al separatismo... se lo avessimo scritto noi o qualunque altro indipendentista, pur cittadini italiani "federali", saremmo stati anche penalmente perseguibili. Il professor Luttwak è americano, quindi... rileggete:

"Rialzando con orgoglio il loro vessillo indipendentista sanguinante, i siciliani si riuniscono in assemblea e dichiarano la loro separazione da Roma. Non vogliono più un soldo da chi li ha asserviti e distrutti. Il loro capo, che vedrei bene indossare un elmetto, prima di tutto dichiara che in ogni caso non vorrà essere rieletto, poi procede al licenziamento di tutti i dipendenti pubblici della Regione, sarà riassunto solo chi ha intenzione di lavorare. Viene dato spazio all'iniziativa privata, al commercio, al turismo, alla cultura. Viene incoraggiato il co-investimento. Vengono ristrutturati i porti eliminando la burocrazia, viene alacremente costruito un hub aeroportuale internazionale nella piana di Enna. L'isola non sarà più governata dalla mafia, dalla politica, dai Calogero Sedara, ma dai siciliani veri, compresi i suoi nobili, come ai tempi di Federico II. E di nuovo stupirà il mondo."

Questa la "ricetta perfetta per la Sicilia" che il professore dice di possedere. E' un personaggio ben noto da noi, il Luttwak, e siccome è scrittore di libri di storia, non cita fonti senza senso, anzi i riferimenti hanno delle note specifiche, per chi ha orecchie per sentire, occhi per vedere e naso per intuire. E Luce fra le tenebre della situazione sociale e politica siciliana attuale.
Chiariamo che per conto nostro, l'analisi dell'illustre politologo è del tutto corretta, sui mali endemici dell'isola. E anche la soluzione non farebbe una grinza, se non vi fossero delle "correzioni" (il virgolettato è mitopoietico) che il professore sa, perchè non è sprovveduto ma in questo contesto ha evitato di precisare.

Primo, la Sicilia dal 1410 non ha un "capo", e per noi il "capo" è un Re, residente nel proprio territorio. A parte il fatto, ma qui l'analisi ci porterebbe troppo lontano e non necessita ora di vergàre un trattato storiografico, che di Re autoctoni, se si eccettua Ducezio, la Sicilia non ne ha mai avuti (remember il discorsetto del Principe di salina a Chevalley, nel Gattopardo... citato dal nostro accademico, guarda caso, con Sedàra...), in quel 1410 muore Martino il vecchio, ultimo sovrano de jure e de facto dell'isola. Il nipote Federico de Luna figlio dell'appena defunto Martino il giovane dovrebbe cingere la corona, ma è illegittimo (la madre Tarsia Rizzari nobile catanese, a Catania risiedevano i Sovrani per tutto il XIV secolo, era l'amante del Re) e non vi è stato tempo -o possibilità: Martino muore un giorno prima del decreto con cui il Papa Benedetto XIII avrebbe legittimato l'erede... un caso?-  di renderlo successore lecito. Nel 1412 un convegno di principi spagnoli si riunisce a Caspe, senza invitare nessun rappresentante della corona di Sicilia  -la Regina Bianca di Navarra   era una Evreux, che significa di lignaggio ebraico... come Luttwak...- solo il Vescovo di Tarragona votò per Federico almeno qual Re di Sicilia: ma i potentati, soprattutto San Vicente Ferrer, decisero che la prestigiosa corona andasse a Ferdinando di Trastamara, che era comunque discendente di Eleonora d'Aragona (il cui volto  è quello del busto reliquiario di Sant'Agata, e il cui corpo riposa a Catania in Duomo).

Così da seicento anni la Sicilia non ha più un Re proprio (un "capo"), ma dei Viceré. Neppure il periodo borboniano fu esente: vero è che Carlo III si fece incoronare Re di Sicilia a Palermo e pure ungere con l'uso medievale, nel 1735, ma scappò subito a Napoli e poi a Madrid a cingere la corona di Spagna, lasciando il regno all'infante Ferdinando IV (III di Sicilia), che come I delle Due Sicilie soppresse nel 1816 dopo secoli il Regnum Siciliae, provocando nei siciliani indipendentisti del XIX secolo quell'odio incancellabile che li gettò con gioia, presto tramutatasi in delusione cocente, tra le braccia della dinastia unificatrice italiana di Savoja, tramite il Fratello massone Giuseppe Garibaldi (che a differenza di quanto si crede, fu puro di cuore, non così il suo "cerchio magico").  Questi fatti il professor Luttwak li sa, supponiamo: come ben sa che la Costituzione repubblicana del 1948 sancisce l'Unità e indivisibilità politica del territorio italiano, ed è la stessa costituzione che ha inglobato come legge lo Statuto "federalista" del 15 maggio 1946, concesso da Re Umberto II ("octroyè", il termine esatto) inevitabilmente mercè la guerra civile separatista del 1943-46 tra il popolo siciliano e lo Stato unitario. Il professore conosce, e dovrebbero ricordare tutti i competenti in materia, che il periodo d'oro dell'indipendentismo in Sicilia finiva nel febbraio 1944, quando l'AMGOT riconsegnava l'isola al governo nazionale,tra le vivissime, vibranti -e inutili- proteste del leader del MIS Andrea Finocchiaro Aprile,  che scrisse ai potenti del tempo , da Roosevelt a Churchill (egli e tutti costoro erano iniziati alla nobile confraternita della Frammassoneria, guarda caso...) chiedendo che la Sicilia rimanesse sotto l'ombrello protettivo degli Alleati, o quantomeno -nel memorandum inviato alla conferenza  di San Francisco- fosse permesso con referendum di autodeterminarsi. Ma la "colpa" del blocco dell'Isola incatenata all'Italia in realtà si deve a Stalin -e quindi all'ideologia comunista, vera nemica dell'indipendentismo siciliano, come ben sapevano i padri del Movimento del 1943-  che, tramite il ministro Vischinsky calato a Palermo nel dicembre 1943 e convenuto con Montalbano, Li Causi e altri esponenti del PCI siculo, diede il "niet" assoluto alla separazione politica della Trinacria dall'Italia. Come sarebbe stato confermato sia a Yalta che a Postdam, poco dopo.

Come si vede la realtà storica è molto più complessa delle parola in libertà di marinettiana memoria, e se questo un fine analista come il prof. Luttwak lo sa, pretendiamo troppo se debbano saperlo anche i siciliani còlti e "federalisti"? Dovrebbero sì. Anche il richiamo alla nobiltà che oggi in Sicilia si occupa d'altro, per un nuovo risorgimento, non è casuale: nobili veri e autentici furono i capi del Movimento indipendentista nel 1943, Lucio Tasca conte d'Almerita da Palermo, già Sindaco, che scrisse un libretto fondamentale, "Elogio del latifondo"; a Catania erano nobilissimi i capi operativi dell'EVIS, l'esercito separatista, i Principi Paternò Castello di Carcaci, Guglielmo e Francesco detto Franz. E sempre senza che ciò fosse un caso, si incontravano "sotto le volte azzurre" della loggia massonica del professore Santi Rindone, cui tramite nasceva il MIS a Catania (a Palermo era ancora CIS, in breve si fusero) in una sacrestia di chiesa, dedicata alla Trinità  (l'Occhio che tutto vede...), in via Vittorio Emanuele.  Tutto torna, come anche il controverso discorso "mafia".

Il governatore civile dell'AMGOT in Sicilia (poi a Napoli, poi a Milano), l'avvocato-colonnello Charles Poletti, morto quasi centenario qualche anno fa, in una celebre intervista al docente Gianni Puglisi da Palermo del 1993, dichiarò: "Io non ho mai avuto a che fare con la mafia! Con il separatismo sì, quello esisteva... la mafia è una invenzione intellettuale!". E Luttwak nell'articolo di Deaglio, che è collega perspicace, afferma, alla domanda se la mafia a quei tempi era "roba" della Cia: "Stupidaggini! Non è mai esistito alcun patto scellerato. Cretinate, come quella che a Portella della Ginestra spararono cecchini della Nato. La Nato allora non esisteva nemmeno".    Sono argomentazioni storicamente convincenti? Per noi sì, relativamente a quel periodo storico, per tanti motivi che è fuori luogo analizzare in questa sede.

Alfine, cui prodest l'intervento "a gamba tesa" del professore a pro della Sicilia? In un articolo interessante (http://www.lavocedinewyork.com/Luttwak-La-Sicilia-vada-via-dall-Italia-e-punti-sul-separatismo-I-grillini-al-timone/d/13893/), il collega e attento analista nonchè compartecipe della comune sicilianità Giulio Ambrosetti, ha notato -come già precisato da Enrico Deaglio- che l'anno scorso Luttwak sostenne esplicitamente il giovine sindaco del Movimento 5 Stelle di Bagheria, che poi venne eletto a furor di popolo. Passim che la cittadina del palermitano sta a cuore al nostro eroe, ma c'è dell'altro? Forse, sotto il sole immenso siciliano. Luttwak è il grand commis del Movimernto 5 Stelle che molto probabilmente vincerà le prossime elezioni regionali in Sicilia e governerà l'isola (con reddito di cittadinanza e tutto il resto)?

Siccome le idee corrono e scorrono come i fiumi che da noi disseccano ma poi magicamente ricompajono (vedi L'Amenano o l'Oreto...), perchè non tornare alla federazione della Sicilia con gli Stati Uniti? Fu l'idea del Movimento per la 49° stella nel 1943-46, che ebbe base in Sicilia ed era ben visto da molti in USA. Era parte di una idea del separatismo che voleva direttamente federarsi con l'America. Pure il celebre Salvatore Giuliano, in rotta col MIS, fondava il MASCA, un movimento che propugnava l'annessione dell'isola direttamente agli USA: siamo negli stessi anni in cui vincono i socialcomunisti alle regionali del 1947 e nessun separatista di senno è "rosso", anzi sono tutti conservatori, specie il popolo (che nel referendum del 1946 votava in massa per il Re, pure Finocchiaro fece campagna per Umberto...). Cicli storici? Non v'ha più destra nè sinistra ora ma serve una vera aristocrazia, intellettuale prima, tendente al ritorno alla terra poi. E inneggiante alla vecchia bandiera, non quella ufficiale della Regione ma quella dell'Evis. E' ben diverso. Ma la bandiera dell'Evis è la stessa di quella di Porto Rico e, anche, di Cuba del suo fondatore, Josè Martì (che fu un luminoso scrittore affiliato alla Massoneria).

La Repubblica Italiana non crediamo possa concedere neppure la possibilità che la Sicilia, sia pure per un ipotetico referendum si pronunci per l'indipendenza de facto dallo Stato nazionale: come la Costituzione spagnola, non prevede che la Catalogna (che ha fatto questo percorso nel novembre 2014, seppure con minore partecipazione, e si prepara a rifarlo a settembre di quest'anno) si separi, così la Sicilia, che ha già uno Statuto che se applicato (ha ben detto Ambrosetti) sarebbe ben più remunerativo sotto il profilo economico della separazione politica.  Ma se proprio si vuole, si scelga il modello Porto Rico: "stato non associato", "libero stato", "territorio non incorporato" che ha scelto di stare de facto con gli Stati Uniti, ma che ha un suo Governatore.  E che questo Governatore-Presidente, in regola con la tradizione dei "Re non siciliani", possa essere il professore Luttwak, noi lo vedremmo più che bene. E non stiamo scherzando.

L'unica possibilità che ha la Sicilia di "liberarsi" dall'Italia secondo noi è questa perchè, per motivi a chi di dovere noti e che risalgono sempre a quella famosa estate del 1943 (e al cosiddetto "armistizio lungo" firmato a Malta dal Fr. Badoglio e dal Gen.Eisenhower il 29 settembre), nessun governo italiano potrebbe opporsi ad una libera volontà dei siciliani di divenire "stato non incorporato" degli USA: di fatto se non di diritto, la 51° stella (se Porto Rico non lo diventa prima).

Tornerà la Luce in terra di Trinacria? Con le parole del giornalista che, nel film di John Ford "L'uomo che uccise Liberty Valance", del 1962 (pellicola che ricorda moltissimo la Sicilia di quegli anni... Ford era un irlandese!), risponde al Senatore Stoddard (James Stewart) che svela come non fosse stato lui ad uccidere il celebre bandito ma un amico nascosto (John Wayne, che era massone...), "qui siamo nel West, Senatore, e se la leggenda diventa realtà, vince sempre la leggenda!"

                                                                                                                          Francesco Giordano