venerdì 24 luglio 2015

Incontro sulla sovranità siciliana a cura di Terra e Liberazione: "benvenuti nell'incubo!"




       Incontro sulla sovranità siciliana a cura di Terra e Liberazione: "benvenuti nell'incubo!"

"Benvenuti nell'incubo!" Potrebbe essere questo il condensato dell'incontro tra la "litigiosa famiglia" degli indipendentisti siciliani, svoltosi giovedì 23 luglio, nei locali dell'Istituto di Cultura Siciliana di Catania, ospiti di Salvo Barbagallo. L'occasione fu la presentazione, da parte del professore palermitano Elio Di Piazza, de "I quaderni di Zabut", primo fascicolo di un sodalizio della capitale dell'isola, che analizza la situazione dei movimenti detti "sicilianisti", o autonomisti o indipendentisti che dir si voglia, nel solco di una antica tradizione sempre rinnovata, con metodologia da ricerca scientifica e di "schedatura" sociale, se si intende leggerla in tal senso.
L'anfitrione tuttavolta dell'evento, il vulcanico Mario di Mauro di Terra e Liberazione, che ha patrocinato e voluto la serata, si è more solito -da trent'anni la Fratellanza che vede come leader il simpatico e sanguigno ramacchese, è frontista per la salvaguardia della libertà e la giustizia in Sicilia, pur avendo posizioni che a molti parrebbero estremistiche- lanciato, e ci par questo il punto da sottolineare, in una impietosa analisi, da incubo appunto, delle condizioni attuali della politica isolana. Se Di Mauro avesse una mezz'ora di tv sulle reti nazionali, cosa che lui disdegna ma che meriterebbe, le denunce sociali sulle piaghe e le corruttele della politica della Trinacria forse potrebbero avere qualche risposta. Dalle miniere sicule, svendute ignominiosamente di recente al socio privato della Regione "per distrazione", sono queste le motivazioni di economia politica del governo Crocetta -che come qualcuno ha rammentato fu voluto, per la prima volta dal 1946, dalla minoranza dei siciliani che si recò alle urne alle regionali del 2012- , alla condanna della "zarina" Monterosso, all'inganno dei finanziamenti agevolati alle imprese, le illuminanti disamine del nostro documentatissimo tribuno, mostrano un quadro impietoso della Sicilia "colonia" di una Italia di "fratelli coltelli", che intende vieppiù schiacciarla, anche seguendo il contesto internazionale. Per non dire della denuncia presentata sempre contro il Presidente Crocetta, che definì gli attivisti no Mous "mafiosi", e che potrà avere positivi sviluppi per le vittime.
Tra i presenti, chi narrava di moneta complementare o "sovrana" (Pizzino e il grano), chi ebbe nostalgie neoborboniane, chi rammentò i tempi del MIS di Finocchiaro Aprile e degli agrari... la rissosa, irascibile, famiglia dei "sovranisti" siciliani si ritrova a volte:  seppure divisa da molte vicende (c'è chi aderisce ai no Muos e chi crede che la presenza USA in Sicilia sia una garanzia di libertà, ad esempio...), accomunata dall'immenso amore "ppiì la terra nostra", la Sicilia, e con la fiamma longànime ed ideale, dell'indipendentismo.  Che è, a parer nostro, in primis nello spirito. Dònde le dispute, non inutili ma politicamente pregne, sulla lingua siciliana e la sua importanza oggidì e la consueta,  ottusa ignoranza del popolo che si è lasciato plagiare da decine e decine di anni di propaganda mefitica antisiciliana: senza dimenticare che i nemici peggiori della nostra terra stanno purtroppo fra noi, e sono i figli degeneri che ne spargono veleno, mentre alcuni -i còrsi per esempio- vedono in maniera più obiettiva le nostre vicende.
Atteso che codesti appuntamenti, come è intuibile, si concretizzano allorquando all'orizzonte vi è aspettativa di rinnovo del Parlamento siciliano, come pare che debba accadere a breve (quantunque il nostro angolo di analisi veda come inutile trastullo i cosiddetti ludi elettorali...), costruire necesse est: ad esempio, un fronte cremazionista laico indipendentista, laddove chi volesse scegliere nel frangente ultimo, di avere accanto solo la sicàna bandiera (che più che quella regionale è la bandiera di combattimento dell'EVIS...) e un sermone di fratello autenticamente sicilianista, potrà sceglierlo in ogni comune siciliano, in assoluta libertà: senza religioni turibolari ma con il cuore verso la Luce, la nostra Luce.
Dunque, di là dalle divisioni ideologiche, utile intrecciare i nodi d'amore per la comune Patria siciliana: il filo rosso è più che millenario, e fintanto che esisteranno sacerdoti di codesto fuoco, l'ideale resterà vivo e perenne.
                                                                                                          F.Gio

(nella foto, Mario Di Mauro e Elio di Piazza in un momento della conferenza)

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