martedì 29 aprile 2014

Sicilia Liberata suggerisce: non votiamo alle Europee e divertiamoci con questa farsa pirandelliana. E se qualcuno sconfigge i "nemici" della Sicilia, ben venga

Riceviamo e pubblichiamo: 




        Sicilia Liberata suggerisce: non votiamo alle Europee e divertiamoci con questa farsa pirandelliana. E se qualcuno sconfigge i "nemici" della Sicilia, ben venga.

Le elezioni europee si avvicinano, la data del 25 maggio è alle porte. Noi sicilianisti e indipendentisti federali le attendiamo con interesse, ma senza pathos: facciamo de jure parte della nazione italiana e, volenti o nolenti, ne seguiamo gli sviluppi. Dal punto di vista particolarmente siciliano, esse non ci attraggono: non abbiamo, neppure de relato, rappresentanti da inviare in una compagine europea fantoccia, che decide persino il bilancio fiscale degli stati membri (così fa con l'Italia,  che ha addirittura modificato la Costituzione per inserire un innaturale e illogico pareggio di bilancio che serve a pagare delle tasse assurde agli eurocrati di Brusselle), e tutti i partiti che si presentano al voto sono nemici, se non formali di fatto, della prosperità della Sicilia come stato quasi a sé. Quindi diserteremo, come altre occasioni, le cosiddette urne. Il nostro concetto di Libertà, in Sicilia, dice questo.
Qualche parola però vorremmo spenderla, al riguardo. Come l'antica saggezza, stiamo sulle rive del fiume   -da noi i fiumi sacri erano e sono il Simeto, l'Oreto, il Platani, il Salso, l'Alcantara sin dall'antichità pre ellenica-   per veder passare il cadavere del nostro nemico.  E questo attuale governo nazionale è certamente "nemico" della Sicilia, perchè non solo frutto di manovre di palazzo degne della peggiore DC degli anni Settanta, ma anche per essere sostenuto da una finta opposizione. Ma è tutto finto, al parlamento romano. Del nostro Parlamento panormita neppure dissertiamo, perchè espressione di una minoranza di minoranza: il 28 ottobre del 2012, ultima data elettorale delle regionali in Sicilia, votò (per la prima volta dal 1946, non era mai successo!!!) il 47 per cento degli aventi diritto, la maggioranza, il 53 per cento dei siciliani, non si è recata a votare. Quindi di fatto i 90 sono delegittimati, dal Presidente in giù. Chi ci rappresenta, dato che i Siciliani hanno deciso in maggioranza di non dare la fiducia a nessuno dei partiti in lista?   Siamo in piena dittatura democratica della minoranza, almeno in Regione Siciliana. E per giunta questa assemblea regionale delegittimata contrae un mutuo trentennale i cui effetti tutti i siciliani pagheranno, per spese correnti, cosa vietata costituzionalmente. Addirittura poche settimane fa il governo nazionale non votato da nessuno ha tentato persino la riforma del titolo V e delle autonomie regionali: qualcuno, seppur timidamente, ha ricordato a Roma che la Sicilia ha un diritto statutario indiscutibile, noi diciamo del tutto federale, all'autogoverno. E per il momento non se ne è parlato più. Ma i nemici dello Statuto sono sempre in agguato. Gli organi di stampa asserviti al potere e "venduti", tranne pochi casi e lodevoli, non precisano tutto questo esattamente, chissà perché.
Ciò posto, come lo Spettatore  -l'antico giornale settecentesco inglese di Addison, e noi siciliani con l'Inghilterra, e gli Stati Uniti, abbiamo sempre avuto un bel rapporto-   , vedremo come andrà. Ma ci auguriamo che il PD e la coalizione di "centro destra" (con molte virgolette) prendano entrambi una bella batosta, da parte di chi voterà. Dovrebbe vincere Beppe Grillo e il suo Movimento Cinque Stelle le elezioni europee quindi, con un riverbero inevitabile a livello politico nazionale? Sì, potrebbe succedere.
Anche se i cosiddetti "grillini" tutto sono meno che un partito o un movimento che hanno piena consapevolezza della grande Storia della Sicilia e del suo anelito alla Libertà, che mai è cessato, possiamo dire tuttavia che tentano di comprenderne alcune ragioni, forse perchè parzialmente "nuovi" dell'agorà politica e ad essa per molti versi antitetici. Parlano del cosiddetto "reddito di cittadinanza", che noi potremmo avere per tutti i siciliani se solo volessimo. Parlano di rinegoziare in gran parte il debito con l'Europa e cassàrne la metà. Hanno mantenuto la promessa di rinunciare a parte dello stipendio di parlamentari, nazionali e regionali, come avevano detto: non è quello che auspicheremmo noi, ovvero solo il rimborso spese senza diaria, però ci si avvicina. Sono filoatlantici, almeno Grillo e Casaleggio, e non vedono negli USA e nella NATO un nemico, anzi. Parlano di ipotetico ritorno alle monete nazionali e di moneta alternativa, anche se la proposta che a noi pare più consona per le aspettative dei siciliani, la moneta Grano di cui è un ddl all'ARS, vedono con supponenza. Ma in gran parte i loro sono intenti condivisibili. Parlano. Ma almeno lo dicono, e qualcosina han fatto. Altri non dicono e non faranno, li conosciamo.
Al punto in cui siamo, e "cchiù scuru di menzannòtti non pò fàri", come si dice nella nostra lingua, se le truppe dei "portavoce" o "cittadini" del M5Stelle, come i Maccabei biblici, sconfiggeranno il "nemico" della partitocrazia contraria alle popolazioni annidatosi, covo di serpi, nel parlamento di Roma come in quello di Palermo, non potremmo che gioirne.   Dopo vedremo e faremo i nostri conti. Ma sempre con le mani libere, perchè neppure con loro ci mischiamo adesso.
Abbiamo avuto, durante l'ultimo conflitto mondiale e la sconfitta italiana, l'accupazione degli Alleati Anglo-Americani: l'Allied Military Government of Occupated Territory operò in Sicilia dal luglio 1943 al febbraio 1944, mese in cui l'Isola venne, con moltissime proteste da parte di Andrea Finocchiaro Aprile e degli indipendentisti siciliani, "riconsegnata" al governo nazionale italiano. Governatore dell'AMGOT era l'inglese Lord Rennel of Rodd, capo degli Affari Civili Charles Poletti, già governatore di Nuova York. Finocchiaro, da grande leader, aveva capito, e lo scrisse, che era meglio fossimo rimasti sotto l'amministrazione civile e militare Alleata. Da qui il movimento di annessione agli USA detto della "49° Stella".  Dal giorno in cui l'Italia tornava a "gestire" la Sicilia, poichè ha sempre saputo chi sono i siciliani, ci impose il Commissario, allora (1944-1948) Alto Commissario per la Sicilia, dipoi e fino ad oggi Commissario dello Stato. Crediamo sia l'unica regione al mondo, la Sicilia, che ha uno Statuto di fatto federale, quello del 15 maggio 1946 frutto dalla guerra civile allora in atto fra governo italiano (monarchico, non repubblicano) e popolo siciliano, e un Commissario con pieni poteri, anche quello di sciogliere il Parlamento. Questi i fatti: se li si osserva solamente, una situazione che dire paradossale è poco.   Non che la figura del Commissario sia stata sempre negativa, specie ultimamente, anzi: per fare abbassare le penne di cornacchia a certi politicanti nostrani, è stato più che efficace, e auguriamo lo sia ancora.   E', politicamente ma anche filosoficamente se si vuole, lo stesso concetto di "commissariamento" della Sicilia, da settanta anni, che è fortemente opinabile e sarebbe da ridiscutere. Se vi fossero, e non ci sono, menti raffinate qui e di là dal Faro, ovvero in Continente, e se vi fosse, e non c'è, concordia e serenità sociale.
Lasciamo quindi le cose come stanno, altro non c'è da fare per ora. Diciamo ai nostri di non votare, è perfettamente legittimo e democratico non recarsi alle urne e serbare il diritto di voto. E divertiamoci, cullati dal nostro clima fantastico, dal sole, dal mare, dai monumenti architettonici unici al mondo, dalla primavera (abbiamo solo questo di libero... le ricchezze del sottosuolo ce le rubano, quelle agricole sono morte, quelle liquide ce le strappa in tutti i modi il governo...), a vedere i risultati di questa sceneggiata. O pagliacciata. Del resto, ci ha già detto tutto il nostro grandissimo conterraneo, Pirandello Luigi. Che aggiungere di più?

           




Nella foto: Catania agosto 1943, piazza Duomo: crocerossine medicano soldati britannici appena entrati in città

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