lunedì 31 marzo 2014

Nel 732° anniversario del Vespro, il popolo e il Parlamento chiedono congiuntamente che si adotti la moneta complementare Grano da parte della Regione Siciliana






Nel 732° anniversario del Vespro, il popolo e il Parlamento chiedono congiuntamente che si adotti la moneta complementare Grano da parte della Regione Siciliana

A volte i simboli sono importanti, più delle pietre e del sangue. Perchè è con i segni sacri che la Storia si scrive, non con le pagliacciate o le carnevalate. Il 31 marzo del 1282, a sera, sul sagrato della chiesa del Santo Spirito, a seguito di una tentata violenza su nobile fanciulla e della reazione popolare dei presenti verso il soldataccio francese (si narra che medesima violenza negli stessi giorni un francese tentò a Catania e la giovine, Gammazita, pur di non cedergli si gettasse nell'omonimo pozzo), il popolo prima di Palermo, poi di Corleone, infine di tutte le città dell'Isola, si ribellava agli occupanti Angioini, chiedendo il ripristino della sovranità della Sicilia dal dominio napoletano -mai e poi mai , se allora il concetto di Italia non esisteva, poteva essere concepita dai siciliani la sudditanza al Sud italiano, specie dopo che i sovrani Normanni da Palermo lo avevano sottomesso e se ne erano proclamati Re- e la autonoma gestione fiscale. Sì, perchè la rivoluzione del Vespro fu la vox clamantis del popolo che non ne poteva più di pagare le decime e altre gabelle agli usurpatori francesi, come pochi decenni prima aveva tumultuato contro la dinastia sveva di Federico II, mentre i predecessori, demandando alla gestione dei baroni, erano stati finanziariamente più lassisti. Per queste ragioni subito dopo il glorioso Parlamento siciliano fa appello e accoglie la dinastia di Catalogna Aragona, prima con Pietro e poi, proclamandolo Re dell'isola e vessillo della libertà (soprattutto della centralità del Parlamento che non poteva oltre un certo limite chiedere tasse!), Federico III, nel 1296.

Tale excursus storico è qui indispensabile per sottolineare come oggi il popolo siciliano, almeno quei 10 mila cittadini, ma i simpatizzanti sono almeno dieci volte di più, hanno giorno 27 marzo presentato all'Assessorato agli Enti Locali della Regione Siciliana, in virtù dello Statuto del 1946, mai applicato sinora all'articolo 12 che prevede leggi di iniziativa popolare, la proposta per una moneta complementare detta Grano, che si esplichi attraverso i prestiti interni previsti dall'articolo 41 del suddetto Statuto, che è la nostra carta costituzionale e parte integrante di quella nazionale. Lo stesso giorno, come oggi si ufficializza, il deputato al Parlamento siciliano Giuseppe Laccoto, del PD, già insegnante di lettere, ha presentato all'ARS il relativo disegno di legge per chiedere all'assemblea l'istituzione da parte della Regione, a norma di Statuto e per tramite dell'Irfis Finsicilia, della nuova divisa, che vedrà la partecipazione degli investitori siciliani, sosterrà l'economia isolana e soprattutto, come moneta sociale, potrà dare un reddito vita a chi attualmente è in difficilissime condizioni economiche e ne concretizzerà l'esito, oltre ogni annuncio strombazzato dai partiti e mai attuato, per quella che è iniziativa di un gruppo di cittadini, ideazione dell'imprenditore Giuseppe Pizzino, brolese che sta dando anima e corpo in cotale Progetto Sicilia e con lui gli amici che lo sostengono: ma che tale iniziativa veda congiuntamente, anche se finora da un solo de' rappresentanti del Palazzo, la positività tale da proporla all'assemblea incardinandola come ddl, costituisce a nostro avviso una saldatura storica importantissima di quel buon legame che un tempo era la politica, ossia la consonanza fra la volontà civica e il dovere dei rappresentanti di manifestarla nella sede più opportuna, che fra l'altro vanta la più antica vetustà del mondo, più del Parlamento di Sua Maestà britannica, del che dovremmo un po' essere orgogliosi, se non altro.

Forse la primavera dell'eco del Vespro ha auspicato che sboccino i fiori di una aurora novella per la nostra gente: lo vogliamo credere, anche perchè l'alternativa è la guerra sociale che non conviene a nessuno, benchè parti di alcuni settori più nazionali che regionali, lo possano auspicare per tenere sotto controllo le pulsioni delle masse. In tale contesto ci conforta che fra i tanti comuni siciliani che hanno aderito al Progetto Sicilia (il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, tra gli altri, ha definito "molto buono" il progetto, ricevendo Pizzino), quello tirrenico di Piraino abbia emesso, il 6 marzo all'unanimità, una delibera comunale che adotta ufficialmente e promuove il Grano come sistema complementare monetario di supporto e di espansione alla economia isolana. Questa ufficialità, a breve concretata da altri comuni ma che rende onore alla patria del ciclope Piracmone e proviene da una compagine antica e di vetusta civiltà, è significativa e importante perchè salda il percorso di costruzione, o ricostruzione, della sicilianità federata, che fu la realtà politica degli uomini illuminati i quali dopo la guerra civile del 1943-46, accolsero e videro nello Statuto speciale, emesso regnante Umberto II di Savoja nel brevissimo suo spazio effettivo di sovranità giuridica, la forma pattizia che poteva salvare la disastrata situazione sociale della Sicilia, e metterla al riparo dalle derive estremiste, nonchè rendere attuabili le esigenze di un quasi-stato federale, come da allora è la Sicilia. Primo fra costoro, Andrea Finocchiaro Aprile, già deputato prefascista, poi leader degli indipendentisti, che rivendicò sempre per la Sicilia la sua moneta, e prima della morte riconobbe come nel decennio 1950-60 molte opere pubbliche e la stessa questione siciliana, ora vilipesa, furono all'ordine del giorno non solo dei governi italiani dell'epoca, ma anche, mercé il piano Marshall, tenuta in gran considerazione dalla stessa amministrazione americana. La Casa Bianca e tutto il popolo degli Stati Uniti furono e sono sempre vicini alla Sicilia e all'Italia, e l'autentico movimento indipendentista fu sempre e comunque di sentimenti filoamericani e filoinglesi. Se nell'ultimo ventennio lo Statuto è stato dimenticato o qualcuno ne ha fatto strale per inutile e ingannevole propaganda, è dovere della gente chiederne a gran voce l'applicazione e fare proposte, come in codesto caso. Perchè come prima cennavasi, nulla cade dall'alto tranne la divina Provvidenza, e la medesima carta statutaria è frutto del sangue dei martiri indipendentisti non solo del XX, ma anche del XIX secolo, sino al Vespro.

La presentazione del disegno di legge Laccoto, che così spiega all'aula di che parlasi, trattandosi "con tutta evidenza, di una moneta non ufficiale il cui funzionamento si basa sull’accettazione volontaria da parte dei cittadini e degli operatori economici che, siglando il Patto d’interesse generale, si impegnano a scambiare tra loro beni e servizi accettando il Grano come pagamento. Il sistema monetario denominato Grano è l’oggetto di una iniziativa legislativa popolare promossa dall’Associazione di promozione sociale "Progetto Sicilia". Ritenendo utile ed opportuna tale iniziativa legislativa in un momento in cui la Sicilia è attanagliata da una crisi economica senza precedenti. L’introduzione della moneta complementare, che trova il suo fondamento nell’ampia autonomia finanziaria che lo Statuto attribuisce alla Regione siciliana, può costituire una leva per la rivitalizzazione del tessuto produttivo isolano", necessita allo stato attuale, della maggioranza dei deputati per essere approvato.

Aspettiamo ora, e siamo fiduciosi, che i nostri rappresentanti, facciano la loro parte. Ne va del bene della Sicilia e del futuro delle generazioni, a cominciare dagli ultimi e dai più deboli, che sono sempre il fulcro primario delle attenzioni, per noi. Ed è perchè non si diede, come insegna la Storia, il giusto credito o si tartassò troppo la popolazione, che scoppiarono le rivoluzioni del sangue. Ora possiamo evitarne l'effusione con un atto di civiltà e di giustizia sociale che è voluto dal popolo e sostenuto ufficialmente in aula. Queste sono concretezze, le sole che interessano alla gente vera. Anche così, la Sicilia è liberata.

                                                                                                       Francesco Giordano



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