venerdì 8 novembre 2013

Strano caso di sicilianismo in Cassazione, moneta complementare e visioni dell'Isola




Strano caso di sicilianismo in Cassazione, moneta complementare e visioni dell'Isola

E' stata pubblicata il 30 ottobre u.s., ne hanno parlato alcune testate giornalistiche, la sentenza della VI Sezione Civile della Cassazione, su un interessante "caso Sicilia". Sostanzialmente la Suprema Corte ha definitivamente rigettato una richiesta di condanna dello Stato italiano per la separazione della Sicilia... argomento curiosissimo e "succulento" per i sicilianisti, gli indipendentisti, i secessionisti di Trinacria, quasi tutti silenti; mentre i giornali, da Repubblica edizione di Palermo al Fatto quotidiano, sino al nostro LinkSicilia, dipingono l'autore del ricorso come un signore anziano, stravagante, eccentrico, ai limiti della follìa. E certamente stravagante e particolare lo è. Il suo nome è Giuseppe Mignemi.
Nessuno però si prende la briga di dire chi è, chi è stato Giuseppe Mignemi, nella storia della città di Catania come in quella dell'Indipendentismo idealistico e puro della Sicilia. Noi che lo conosciamo e abbiamo anche conosciuto bene alcuni suoi amici e sodali, forse possiamo dire qualche parola. Egli ha circa novant'anni, ed è perfettamente lucido: qui il link ad un nostro video, in cui interviene alla imponente manifestazione di Forza d'Urto e dei Forconi alle Ciminiere il 2 febbraio 2012, la quale doveva preludere (e così non fu) alla rivolta dell'Isola contro il potere centrale: http://www.youtube.com/watch?v=qv5rnJqfDYY

Aggiungiamo che l'ingegnere Mignemi, come è noto comunemente nella nostra etnèa città, laureatosi al Politecnico di Torino, è stato professore nell'Istituto tecnico "Archimede" di Catania, per molti anni. E negli anni Sessanta del XX secolo, era notissimo perchè in via Etnea declamava scandalizzando i benpensanti, sul cosiddetto "sacco edilizio" del corso Sicilia: fu lui a denunziare le trame corruttive del malaffare e delle bustarelle che ammorbarono l'aere dei sindaci allora democristiani e favorenti la vergognosa speculazione dei costruttori che vide l'abbattimento, nel 1956-58, di due antichi anche se fatiscenti quartieri di Catania, San Berillo e Crocefisso della Buona Morte (quest'ultimo sempre confuso col primo; noi lo precisammo pubblicando nel 2003 una breve monografia sulo scomparso rione adiacente la Stazione centrale), e il sorgere della zona bancaria, ancora oggi vergognosamente incompiuta, come si può notare dai progetti, tutti finiti in un nulla di fatto (l'ultimo nei primi mesi del corrente anno) per sanare le "voragini" di corso Martiri della Libertà, che hanno le radici politico-economiche in quell'intreccio di intrallazzi all'epoca denunziato, anche con un apposito giornale, dall'Ingegnere Mignemi. Il quale subì pure il carcere per aver svelato nomi e cognomi dei responsabili: anche se molti anni dopo ha avuto la rara soddisfazione, in vita, di aver riconosciuta la veridicità delle sue accuse.

Giuseppe Mignemi però non è stato solo il Savonarola della Catania corrotta e democristiana degli anni Sessanta: nel periodo 1943-46 dell'ultima guerra civile che vide il popolo della Sicilia contrapporsi allo stato unitario nazionale, attraverso il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, guidato da Andrea Finocchiaro Aprile, leader carismatico con Santi Rindone e Lucio Tasca Bordonaro, della riscossa separatista dell'Isola, egli giovane studente (insieme al fratello) militò nell'EVIS, l'esercito di ragazzi idealisti e guasconi che salì sul monte Soro e nelle zone fra Cesarò e Randazzo e si contrappose, in virtù di una guerriglia impari contro le soverchianti Forze Armate di Badoglio, Bonomi, Parri e poi De Gasperi, al governo unitario. L'EVIS deve la sua fama più giornalistica al leggendario Salvatore Giuliano, che la pubblicistica ha descritto come bandito mentre fu un idealista puro e se vogliamo, al "netto" degli omicidi dei Carabinieri i quali in quei giorni non erano per nulla teneri verso le popolazioni e considerando che egli stesso fu una incolpevole vittima di agguato in cui non ebbe colpa se non di portare il pane per sfamare la propria famiglia, un eroe dell'Indipendentismo, ieri come oggi: ma nella Sicilia orientale erano i giovani come Mignemi, Nino Velis, Michele Papa, Pippo Amato, Carmelo Rosano e molti altri, che abbracciavano la bandiera separatista con immenso amore. Proprio Michele Papa, nostro caro amico rimpianto scomparso nel 2002, pubblicava un volume, "Storia dell'EVIS", dove riferiva della partecipazione dei Mignemi alla battaglia indipendentista.

Ecco chi è Giuseppe Mignemi, non uno dei tanti stolidi pazzoidi partoriti dalle fucine di Efesto o dai quattro elementi di empedoclèa memoria. Un appassionato, sanguigno, non un folle.

E se l'età ha naturalmente acuito le sue convinzioni, v'ha pure una logica nella lettura della Sicilia divisa in due Stati, come egli afferma: perchè chi conosce (carenza che dobbiamo colmare assolutamente nelle generazioni più giovani, non basta l'Università o alcuni volenterosi) la storia dell'Isola sa che il Salso e l'Imera dividevano la Sicilia in due settori, quello fenicio-punico e quello siculo-ellenistico, da oltre duemilacinquecento anni. E se ci si obietta che codesti sarebbero sogni da utopista, non lo sono l'offerta della progettata portaerei Archimede (Mignemi ex professore in quell'Istituto, correlazione evidente) agli Stati Uniti, e la mancanza della considerazione di essi che porta alla richiesta di riconversione di Sigonella ad aeroporto civile. La Sentenza della Cassazione riporta che Mignemi, ed è corretto, cita il trattato di Pace: e però egli è troppo acuto, come non lo sono affatto tanti sicilianisti subdoli di vecchio, falsato, conio e dell'ultima ora, per non sapere che le condizioni imposte dall'Armistizio "lungo" firmato nella rada di Malta il 29 settembre 1943 fra l'allora Capo del Governo Pietro Badoglio e il Generale Eisenowher a nome delle potenze Alleate, impone la sottomissione totale dell'Italia, di cui la Sicilia allora come oggi è politicamente parte, alla volontà imperialistica degli Stati Uniti. Che ciò sia o meno un errore, è altra discussione.

Personalmente, dissentendo da Mignemi come dai moderni sicilianisti che bandiscono un antiamericanismo ignorante e del tutto becero e sconfinante col fanatismo, dimostriamo dal punto di vista storico, poichè i documenti, dalle lettere di Finocchiaro Aprile in poi lo testimoniano, che l'indipendentismo siciliano fu sempre filoamericano e filoinglese: anzi, non vi furono filoamericani durante e dopo l'occupazione più ferventi che i veri sicilianisti indipendentisti e federalisti, anche se le loro posizioni emersero divergenti per altri aspetti (vedi il caso del'editore catanese Concetto Battiato, fautore della Sicilia "49° stella" degli US). La visione pro Stati Uniti dell'indipendentismo in Sicilia fu sempre maggioritaria, e non bastano e non basteranno, anche oggi, figure degnissime di militanti morti per la causa, come Antonio Canepa creatore dell'EVIS, e altri, per ribaltare la realtà dei fatti. Quindi ogni discussione sulla presenza delle forze armate degli USA in Sicilia è non solo inutile ma sterile e non avente fondamento storico nella lotta indipendentista, checchè ne dicano gli oltranzisti che ignorano i documenti e travisano a loro piacimento, quasi fosse la fiaba di Giufà, la realtà del sicilianismo.

Per quel che concerne infine la sentenza che ha rigettato definitivamente il ricorso dell'idealista novantenne Mignemi, notiamo, e chi vuole capire capisca, evangelicamente, che gli ermellini della Cassazione -i quali in quel momento rappresentano la suprema autorità dello Stato: non si dimentichi che la stessa Repubblica Italiana è nata da un "parto" della Cassazione, che non l'ha mai ufficialmente proclamata; e lo Statuto Siciliano frutto della guerra civile, anche se attualmente 'sterilizzato', fu inserito nella Costituzione del 1948, preesistendo da due anni, in forma pattizia- hanno respinto le richieste del ricorrente, per "carenza di legittimatio ad processum e ad causam", nonchè di "ius postulandi". Oltre la terminologia giustinianea, per un mero vizio di forma. Ovvero, non sono andati oltre la lettera e la lettura concreta, cioè politica, delle autentiche motivazioni. Non era del resto compito della Cassazione approfondire ciò. Sarebbe stato, o sarebbe, compito della politica alta dirimere la vexata quaestio. Ma quella politica, che permise ad Alcide De Gasperi capo del Governo, il 13 giugno del 1946 di effettuare un vero e proprio colpo di stato per "fondare de facto" la Repubblica, da cui l'alta protesta del Re Umberto II e il suo dignitoso e lungo esilio (su ciò si vedano le confessioni del monistro socialista Romita nell'autobiografia), aveva già deciso che fra gli accordi internazionali, la Sicilia doveva essere inserita nella maniera, segreta naturalmente ma ben delineata in certi passaggi dell'armistizio lungo, più consona agli interessi dei nuovi nostri alleati anglo-americani. E questo non fu un male, anzi. Oggi possiamo dire che è ancora un vantaggio, politicamente e strategicamente discettando.
Colpisce nel testo della sentenza, allorché Mignemi intende costringere lo Stato italiano a separare la Sicilia in due nazioni distinte, la sua volontà per "la creazione di una moneta siciliana a potere costante di acquisto, ritirando la Sicilia Orientale dall'Euro e facendo affluire tutte le tasse dovute al nuovo stato sovrano, in una Tesoreria"... quella moneta, senza elidere la circolazione dell'Euro (che imploderà, se imploderà, da solo), c'è già e sta prendendo corpo concretamente in Sicilia: è il Grano, sistema complementare il cui Progetto Sicilia è stato elaborato dall'amico Giuseppe Pizzino, e con l'onda crescente della petizione popolare, sarà presto adottato dalla Regione Siciliana quale meccanismo che contrasterà efficacemente la crisi economica: https://www.facebook.com/progettosicilia2013.2017?ref=stream

Come si vede, le idee del nostro utopista non sono campate in aria, ma hanno un fondamento, il quale a volte si realizza. La Sicilia sarà liberata acquisendo consapevolezza, pur nelle implicite divisioni della sua essenza psichica, del proprio nulla e del proprio Tutto. Aspettiamo, ma non troppo. Il redde rationem, finanziariamente parlando, è alle porte. E sempre il popolo ha reagito quando è privo della sufficienza (ferma la liquidità e i bancomat, cioè).

Vèngonci in mente le considerazioni che Luigi Pirandello mise in calce, nell'opera omnia mondadoriana dei suoi romanzi, al "Fu Mattia Pascal": "Le assurdità della vita non hanno bisogno di parer verosimili, perché sono vere. All'opposto di quelle dell'arte che, per parer vere, hanno bisogno d'esser verosimili. E allora, verosimili non sono più assurdità".

F.Gio


(Nell'immagine, la Sicilia nel periodo ellenico e punico, divisa dai due fiumi e nelle rispettive sfere d'influenza; qui il link al testo completo della sentenza della Cassazione 24517/13 sul caso Mignemi: http://www.nellanorma.it/wp-content/uploads/2013/10/Cassazione-24517_2013.pdf )
 
 


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