giovedì 31 gennaio 2013

Come i politici fanno scappare gli investimenti dalla Sicilia: lettera aperta di Giuseppe Pizzino

 











               Come i politici fanno scappare gli investimenti dalla Sicilia: lettera aperta di Giuseppe Pizzino

Non ci sono parole per definire la vicenda che narriamo, racchiusa nella lettera aperta dell'imprenditore brolese Giuseppe Pizzino, accaduta in questi giorni. Forse la Sicilia è irredimibile, come dicono alcuni? Non vogliamo, non possiamo, non dobbiamo crederlo. Sia per noi che per i nostri figli. Ma si legga pure:

 Lettera aperta di Giuseppe Pizzino: come i politici fanno scappare via gli investimenti dalla Sicilia, ovvero istigazione a delinquere verso chi vuole creare lavoro, chi vuole lavoro nella nostra Isola.

“Sono Giuseppe Pizzino, imprenditore di Brolo, già creatore del marchio “Castello camicie” conosciuto in tutto il mondo per il “made in Sicily”, e da due anni impegnato nel Progetto Cottonet che mira alla reintroduzione della coltura del cotone, quindi la creazione di duemila posti di lavoro, attraverso una filiera cotoniera, in Sicilia. La storia che racconto è realmente successa,  ieri 29 gennaio 2013 a Palermo, presso l’Assessorato all’Agricoltura della Regione prima, dopo nella sala blu di Palazzo d’Orleans alle ore 15. E’ molto difficile scrivere l’accaduto senza intercalare per ogni riga la parola vergogna, schifo o peggio: ci proverò chiedendo scusa in anticipo per qualche termine sicuramente adeguato ai personaggi ma fuori dal galateo o dal linguaggio collegiale. Il titolo o l’oggetto non può che essere: istigazione a delinquere.
 Incomincio dall’ultima mezz’ora, raccontando l’incontro con l’Assessore Cartabellotta davanti Palazzo d’Orleans alle ore 15. Questo incontro è avvenuto a seguito di telefonata, alle ore 14, da parte dell’Assessore, che si era   allarmato per quanto successo alle ore 13,30 presso il suo assessorato (dove avremmo dovuto vederci, alle ore 12  e dove invece abbiamo trovato tale Dottor Bellante, qualificatosi quale capo di gabinetto).

L’incontro con l’assessore, come detto, avviene alle ore 15 di ieri davanti la sede del Governo. Cartabellotta prova a parlare in strada. Gli chiedo allora se fosse per caso impazzito nel pensare di discutere una questione di tale importanza, come quella dell’inserimento del termine “cotonicoltura” nell’ordinamento agrario regionale, quindi riprendere dopo decenni la coltivazione del cotone in Sicilia, in Piazza Indipendenza tra blindati dei carabinieri e poveri cristi, come me, che protestavano con un lenzuolo bianco molto rappresentativo della realtà che viviamo in cui c’era scritto: “Dio ci ha dato la vita e voi politici ce la state togliendo”.

La mia irritazione ha subito effetto e Cartabellotta chiede se la sala blu di Palazzo d’Orléans, fosse disponibile per discutere.  I custodi dicono che è disponibile e ci incamminiamo lungo il corridoio. Nel breve cammino il ‘politico di razza’ accenna a un tentativo di discolpa dicendo: “Ma per un piccolo disguido non è il caso di essere così arrabbiati…”; evito di ribattere e lo invito a fare strada svelto verso la sala blu. Arrivati lì, prima che potesse parlare lo invito a stare ad ascoltare, senza interrompere, al fine di evitare di peggiorare la situazione già di per sè molto grave e tesa.

Gli racconto, con il sangue agli occhi, come si era svolta la mia mattinata. Ovvero: sono partito, insieme con Sergio Corbino da Brolo, alle ore otto, diretti all’aeroporto Falcone e Borsellino, per l’arrivo di un imprenditore svizzero, anni 70, a capo di una multinazionale, che dà lavoro a circa diecimila lavoratori, partito all’alba dal suo paesino della Svizzera per prendere un aereo che da Malpensa l’avrebbe portato a Palermo, e di un ingegnere biellese, anni 65, che da Torino era arrivato poco prima di lui. Era la loro seconda volta in Sicilia, a ottobre avevamo incontrato a Catania i docenti e i ricercatori delle facoltà di agraria delle Università di Reggio Calabria e Catania, che avevano fatto parte del Progetto di Ricerca scientifica, per certificare la validità operativa del progetto.

A Gela invece avevamo incontrato un nutrito gruppo di agricoltori che si erano impegnati a coltivare già da questa primavera un primo lotto di quaranta ettari che nel corso dei prossimi anni sarebbero diventati diecimila. Questi due signori -pensate un poco- avevano mandato per iscritto, nostro tramite, sia al Presidente che all’Assessore una manifestazione di interesse per investire a Gela, pensate un po’, proprio a Gela, nel nostro progetto che si chiama Cottonet molti milioni di euro che sarebbero serviti per realizzare una filiera cotoniera che in cinque anni avrebbe dato lavoro, si lavoro a circa duemila persone: proprio a Gela, città del nostro Presidente, a cui pure era stata inviata per conoscenza la stessa documentazione, più volte, otto in tutto.

Felici ci rechiamo all’appuntamento fissato con l’assessore per le ore 12; durante il tragitto, mettendo le mani avanti, li preparo a un eventuale ritardo che sicuramente sarebbe accaduto. All’ingresso, ore 11,45, ci registriamo, lasciando i nostri documenti, dicendo che avevamo appuntamento con l’assessore, confermano e ci indicano il secondo piano, appena arrivati comunichiamo il fatto al signore alla porta che gestisce il traffico verso gli uffici di competenza. Alle 13,10 i nostri due partner si allontanano, fortunatamente, per una pausa caffè mentre io e Sergio Corbino veniamo invitati a entrare per essere ricevuti dall’assessore. Lasciamo detto all’usciere di fare entrare gli altri appena fossero ritornati. Entrati nel grande ufficio siamo ricevuti da Bellante che si scusa per l’assenza dell’Assessore, assente per altri impegni, e ci invita a spiegare quale è il nostro problema poiché era stato incaricato di risolvere per delega.

Chiedo, allibito, se avesse almeno visto le otto comunicazioni che precedevano la loro fissazione di un nostro appuntamento e se era al corrente della nostra tematica. Risposta: “Sono qui da solo venti giorni e sono all’oscuro di tutto”. Chiedo perché ci ha fatto attendere un’ora e mezza per dirci che l’assessore non ci avrebbe ricevuto e che lui era all’oscuro di tutto. Risposta: solo ora gli era stato detto del nostro incontro e chi aveva gestito l’incontro era irreperibile.

Gli spiego, molto velocemente avendo terrore dell’arrivo dei signori venuti apposta uno dalla Svizzera l’altro da Torino, e della pessima figura che ci attendeva, quale era il problema e scopro che ignorava la parola cotonicoltura, anche il significato. Perdo letteralmente la pazienza e lo mando a quel paese nel peggiore dei modi tanto che la condivisione dell’accaduto si è estesa a tutto il secondo piano: solo il pensiero delle mie figlie mi ha frenato dal prenderlo a calci nel deretano per tutto l’assessorato. Urlando come un ossesso esco e scendo verso l’uscita dove incontro gli investitori di prima, ai quali minimizzando l’accaduto spiego che l’assessore purtroppo era stato chiamato per un’urgenza e non avrebbe potuto ricevere.
 Evito di riportare i freddi commenti dei miei, ormai ex, partner non certo accalorati come i miei esternati con tutta la foga possibile: gli ospiti, con signorilità savoiarda e schifo svizzero chiedono di congedarsi velocemente per riuscire almeno a prendere il primo volo disponibile per scappare via dalla Sicilia, rifiutando anche il mio passaggio per l’aeroporto: prendono un taxi alla rotonda e in pochi minuti erano spariti con i loro milioni che avrebbero rappresentato duemila posti di lavoro.

Duemila posti di lavoro nei prossimi cinque anni che volavano via verso la Costa d’Avorio o la Turchia. Alla mia rabbia si contrapponeva la loro fredda risolutezza nello scappar via quanto prima possibile da questo posto, schifati, solo schifati, nemmeno una parolaccia, nessuna recriminazione. Questo è la prima parte del mio racconto, fatta urlando in modo passionale e accalorato al Caltabellotta. Concludo dicendo al politico che era una figura di m… storica, epica, irreversibile, aggiungendo che lui era (…….)Ha provato a scusarsi quante più volte ha potuto, comprendendo quanto fosse stato una …( lui stesso lo ha ammesso) e chiedendo di fare qualsiasi cosa per riparare all’accaduto, sarebbe partito subito per la Svizzera per scusarsi e per provare a rimediare a quella che i due signori che erano venuti per investire in Sicilia hanno definito “ uno schifo”.

Non esiste alcuna chance che questo sia possibile, tanto erano sdegnati e ansiosi di andar via  dalla Sicilia. Nessun appello per una vicenda apertasi il 20 ottobre del 2012 con una lettera formale dove si manifestava l’intenzione di investire subito, entro marzo 2013, milioni di euro pro Sicilia e pro Siciliani. Fine. Concludo la mia giustificata performance dicendogli che il Professor Ballatore, di cui lo stesso era stato direttore dell’Istituto che porta il suo nome si stava rivoltando nella tomba e che dal cielo lo avrebbe maledetto per tutta la vita.
 Ho voluto spiegare all’assessore il motivo per cui comunque ho voluto incontrarlo, potere strappare e buttargli in faccia nell’ordine la “Manifestazione d’interesse” il Progetto di ricerca scientifica che ha per titolo “Reintroduzione della coltura del cotone in Sicilia” eseguito da Cottonet in collaborazione con le facoltà di Agraria delle Università di Reggio Calabria e Catania, il cui costo per Cottonet relativo al primo anno di ricerca è stato di circa duecentomila euro e di circa euro cinquantamila il costo a carico della Regione Siciliana relativo al secondo anno di ricerca sperimentale. Totale duecentocinquantamila euro buttati via grazie a questi emeriti …., che hanno anche rischiato di mandarmi in galera per avermi istigato a delinquere. Abbiamo perso duemila posti di lavoro a Gela, bravi, complimenti a Cartabellotta e mi dispiace, bravo anche Crocetta.

Quando nel 1982 moriva assassinato dai criminali il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, una mano anonima scrisse in un muro di Palermo: “Qui muore la speranza dei siciliani onesti”. Non vogliamo mai credere che sia così, ma certi avvenimenti ci fanno pensare con grande tristezza a tanti momenti bui per la nostra Sicilia che tanto amiamo, e non vogliamo né svenduta né vedere depauperata dai nostri figli che se ne vanno perché non c’è lavoro.
 Quei signori sotto Palazzo d’Orleans avevano ancora il lenzuolo bianco scritto con pennarelli blu e rossi che recitavano “ Dio ci ha dato la vita e i politici ce la vogliono togliere”: sembra che siano frasi enfatiche, esagerate, no amici che protestate sotto la sede del Governo, no, avete ragione sono dei criminali veramente, non solo istigano a delinquere me che lotto per fare una attività che darebbe lavoro a migliaia di siciliani, ma istigano anche voi al suicidio o a fare azioni non controllate perché a causa loro, per la loro inerzia, strafottenza, incapacità, arroganza, ignoranza si perde il lavoro che ci potrebbe essere, che c’è.
 Dio benedica, e soprattutto aiuti con la protezione della Madonna dell’Odigitria, la Sicilia ed i siciliani!

p.s. consultare sito www.cottonet.it per verificare cosa hanno significato due anni di lavoro di ricerca.

Seguirà:
 denuncia penale da parte del sottoscritto presso la procura di Palermo per istigazione a delinquere.
 Citazione civile richiesta danni materiali e di Immagine da parte dei soggetti interessati.
 Denuncia presso la Corte dei Conti per danni erariali subiti dalla Regione Siciliana.
 Lettera aperta a tutti i mezzi di informazione.
 Denuncia dell’accaduto a : Presidenza Assemblea Regionale Siciliana, Presidenza del Governo della Regione Siciliana, Gruppi Parlamentari presso l’ARS, Presidenza Provincia di Caltanissetta, Sindaco Comune di Gela, Organizzazioni Sindacali e Organizzazioni Imprenditoriali


e qui l'articolo uscito, dopo linksicilia (http://www.linksicilia.it/2013/01/cotonicoltura-arriva-linvestitore-svizzero-ma-lassessore-lo-bidona/), anche su
http://palermo.blogsicilia.it/lassessore-da-buca-a-imprenditore-venuto-dalla-svizzera-in-fumo-2000-posti-di-lavoro-a-gela/163739/

la denuncia dell'imprenditore giuseppe pizzino
L’assessore dà buca a investitore svizzero: in fumo 2000 posti a Gela
.
Agricoltura31 gennaio 2013
di Ettore Ursino

Il refrain è ripetuto come un mantra da decenni. “Se in Sicilia non si creano le condizioni favorevoli non attireremo mai gli investitori”. E’ vero: Senza piccioli non si canta messa. Figuriamoci se può esserci sviluppo o futuro. C’è da rosicare, dunque, quando si presenta qualcuno disposto a mettere mano al portafogli e a scucire un bel po’ di quattrini per investirli dalle nostre parti e lo si fa scappare perché non ha ottenuto le dovute risposte dalla pubblica amministrazione. O peggio ancora, quando va via arrabbiato di brutto, perchè  piantato in asso, nonostante un appuntamento fissato da giorni.

E’ quanto successo a due imprenditori: uno svizzero e un piemontese. A ottobre scorso, i due hanno sottoscritto una formale manifestazione d’interesse per il progetto “Cottonet”, della società Sicily srl che, dopo due anni di sperimentazione, da marzo avrebbe dovuto iniziare a reintrodurre la coltivazione del cotone nella piana di Gela. Gli imprenditori  erano pronti a finanziare l’iniziativa, mettendo sul piatto 5  milioni di euro . L’investimento avrebbe creati duemila posti di lavoro, attraverso una filiera cotoniera.

Tutte le tessere erano a posto. Così come quasi tutti gli ostacoli erano stati superati. Per tagliare il traguardo, ne mancava solo uno: la Regione Siciliana. Che come quasi sempre accade si è rivelata un ostacolo insormontabile. E così, mesi e mesi di contatti, trattative, riunioni, incontri e sopralluoghi sono andati in fumo, insieme al sostanzioso investimento.

L’epilogo negativo della vicenda si è avuto nella tarda mattinata di martedì scorso 29 gennaio, quando i due potenziali investitori hanno atteso invano di essere ricevuti a Palermo dall’assessore regionale all’Agricoltura, Dario Cartabellotta. Ad accompagnarli, c’erano Sergio Corbino, amministratore della Sicily srl e Giuseppe Pizzino, imprenditore di Brolo, già creatore del marchio “Castello camicie” conosciuto in tutto il mondo per il “made in Sicily”.

E’ lo stesso Pizzino con una lettera aperta a rendere pubblica la vicenda che ha inizio all’aeroporto Falcone-Borsellino dove è previsto l’arrivo dei due potenziali soci finanziatori. Si tratta di “un imprenditore svizzero, di 70 anni, a capo di una multinazionale, che dà lavoro a circa diecimila lavoratori, partito all’alba dal suo paesino della Svizzera per prendere un aereo che da Malpensa l’avrebbe portato a Palermo, e – scrive l’imprenditore di Brolo – di un ingegnere biellese, di 65 anni, arrivato da Torino”.

“Era la loro seconda volta in Sicilia – si legge ancora nella lettera di Pizzino -. Durante la prima, a ottobre, avevamo incontrato a Catania i docenti e i ricercatori delle facoltà di agraria delle Università di Reggio Calabria e Catania, che avevano fatto parte del progetto di ricerca scientifica, per certificare la validità operativa del progetto; a Gela invece avevamo incontrato un nutrito gruppo di agricoltori che si erano impegnati a coltivare già da questa primavera un primo lotto di quaranta ettari che nel corso dei prossimi anni sarebbero diventati diecimila. Questi due signori, pensate un poco, avevano mandato per iscritto, nostro tramite, sia al presidente Crocetta che all’assessore una manifestazione di interesse per investire a Gela”.

Da Cartabellotta, l’imprenditore svizzero e l’ingegnere piemontese intendevano avere delle rassicurazioni su due aspetti fondamentali per il futuro del progetto. Aspetti, peraltro più volte evidenziati nel corposo carteggio inviato in assessorato dalla società: 1) l’inserimento della parola “cotonicoltura” nell’ordinamento agrario siciliano. In mancanza di ciò il progetto della costituenda “Cotonett” non potrebbe vedere la luce, in quanto allo stato attuale un’impresa non può acquistare i semi e prodotti necessari per la coltivazione; 2) sensibilizzare un intervento dell’assessorato presso l’Agenzia per le erogazioni in Agricoltura, nonché presso l’Ue affinchè anche la Sicilia possa essere inserita nel Piano di aiuti comunitari (Pac) per la coltura del cotone.

Le aspettative dei due potenziali investitori sono andate deluse. “Un quarto d’ora prima delle 12, ora dell’appuntamento concordato telefonicamente giovedì scorso con l’ufficio di gabinetto di Cartabellotta, varchiamo il portone dell’assessorato. Soltanto alle 13.30, tale dottor Bellante riceve me e Corbino, visto che i due finanziatori si erano allontanati poco prima per andare a rifocillarsi al bar. Il funzionario si qualifica come capo di gabinetto e si scusa per l’assenza dell’assessore, dovuta ad altri impegni. Presto ci rendiamo conto che il nostro interlocutore è all’oscuro dei termini della questione. Ha confessato addirittura di ignorare la parola cotonicoltura. A quel punto non ci ho visto più dalla rabbia e  solo il pensiero delle mie figlie mi ha frenato dal prendere quel funzionario a calci nel deretano per tutto l’assessorato”.

“Mentre inveivo contro tutto e tutti – aggiunge l’imprenditore brolese – pensavo terrorizzato alla pessima figura che ci attendeva con i signori venuti apposta dal Nord. Con loro ho cercato di minimizzare l’accaduto, spiegando che l’assessore purtroppo era stato chiamato per un’urgenza e non avrebbe potuto riceverci. Evito di riportare i freddi commenti dei miei, ormai ex, partner. Con signorilità savoiarda e schifo svizzero hanno chiesto di congedarsi velocemente per riuscire almeno a prendere il primo volo disponibile per scappare via dalla Sicilia, rifiutando anche il mio passaggio per l’aeroporto”.

Al telefono, Pizzino è amareggiato. Dalle sue parole traspare la delusione e l’amarezza per come sono andate le cose. Ricorre spesso a espressioni colorite. Si arrabbia ripensando all’investimento sfumato e ai duemila posti di lavoro persi. Si accalora quando gli tornano in mente i 250 mila euro spesi in due anni per la ricerca scientifica condotta nell’ambito del progetto che ha coinvolto le facoltà di Agraria delle Università di Reggio Calabria e Catania: 200 di tasca sua, i restanti 50 mila euro a carico della Regione. Va su tutte le furie quando racconta dell’incontro avvenuto sempre ieri, verso le tre del pomeriggio a palazzo d’Orleans, con Cartabellotta che lo aveva contattato dopo essere stato messo al corrente di quanto accaduto precedentemente in assessorato. “Sapevo che sarebbe stato inutile vederci. Tutto era andato ormai a monte, ma almeno gli ho riferito i fatti e mettendolo di fronte alle sue colpe l’ho costretto a chiedere scusa”.

Pizzino è però intenzionato a dare battaglia. Oltre alla lettera aperta  inviata ai mezzi di informazione,  annuncia “la presentazione di una denuncia presso la Corte dei Conti per i danni erariali subiti dalla Regione siciliana e una citazione civile di richiesta danni materiali e di immagine da parte dei soggetti interessati”.

Da parte dell’assessore Caltabellotta nessuna replica ufficiale. Invano abbiamo tentato di sentirlo per  raccogliere la sua versione dei fatti. Per dovere di cronaca, riportiamo quanto dichiarato dall’assessore al sito linksicilia.it

“Il ritorno della coltivazione del cotone in Sicilia non è un fatto privato, ma un fatto pubblico” ha affermato Cartabellotta che sul mancato appuntamento con Pizzino ha aggiunto: “Lo avrei ricevuto, se solo avesse avuto la pazienza di aspettare. Purtroppo una emergenza mi ha costretto ad allontanarmi dall’assessorato nell’ora in cui dovevo riceverli.  Ma c’era tutta la mia disponibilità, tant’è che poi, alle 15, ho incontrato Pizzino. Possibile che questo svizzero avesse tutta questa fretta di prendere l’areo?.

Cartabellotta ricorda che l’assessorato è una istituzione pubblica quindi non “poteva esserci nessuna trattativa privata tra me e l’investitore svizzero che tra l’altro non so neanche chi sia. Quindi nessun investimento è andato in fumo”. “Sono da sempre un fautore del cotonicoltura in Sicilia, vengo dalla scuola di Ballatore, come lo è stato il mio predecessore, Elio D’Antrassi, che ha commissionato uno studio all’Università di Catania. Il governo attuale è assolutamente favorevole. Ma è una politica che deve essere approvata dal governo e dall’Ars. Non è che io posso scegliere gli investitori. Anche perché nel momento in cui questa politica fosse approvata, ci sarebbe un bando pubblico.  Stiamo pensando ad esempio di inserire la cotonicoltura nei prossimi programmi di sviluppo rurale”.

Parole che riaccendono l’ira di Pizzino. “E’ il classico caso della pezza peggiore del buco”, commenta stizzito l’imprenditore brolese  aggiungendo che “l’assessore dimostra di essere un ignorante perché non ha capito niente del progetto. Se avesse letto il voluminoso incartamento che gli abbiamo inviato saprebbe che i due imprenditori non chiedevano soldi, ma un semplice ordine del giorno di due righe da parte del suo assessorato, al fine di inserire la cotonicoltura nell’ordinamento agrario regionale. Perseverare è veramente diabolico. L’assessore si deve dimettere. E’ una vergogna. Con una Regione così non c’è futuro per questa terra”, è l’amara conclusione di Pizzino.

Vedremo come andrà a finire la vicenda. Ma a pagare, in attesa del lavoro, è sempre il popolo siciliano.

Nessun commento:

Posta un commento