martedì 2 ottobre 2012

Cotone e simbolismo a Gela, tradizione e futuro

 


           

 Cotone e simbolismo a Gela, tradizione e futuro

Siamo stati nei giorni scorsi nei campi di Gela, laddove si coltiva da mille anni il cotone; eravamo in compagnia dell'imprenditore tessile Giuseppe Pizzino, autore dell'imaginifico progetto "Cottonet" (vedi il sito http://www.cottonet.it/) e del prof.Carmelo Santonoceto dell'Università di Reggio Calabria, responsabile scientifico del medesimo studio. Se è vero che il futuro della Sicilia, presto o tardi sarà compreso anche dal popolo, è nell'agricoltura oltrechè nella valorizzazione delle risorse turistiche, la ripresa della coltivazione e del commercio del cotone è ottima via per la sviluppo delle nostre genti.
Giuseppe Pizzino è uomo concreto ed animato dal sacro fuoco della visione illuminata la quale, come in tutti i personaggi vulcanici, è foriera di entusiasmo quindi di creazioni grandi. Similmente alla millenaria fenice, egli sa risorgere dalle tempeste e,  marinajo che non perde mai la rotta, si getta in nuove avventure. Comune passione e illìmite amore per la terra di Sicilia, ci accomuna come Giasone e i compagni, verso la riconquista del Vello d'Oro.
Qui tratteggiamo, per i curiosi e gli studiosi di immagini allegoriche, alcune brevi considerazioni di carattere simbolico sul cotone. Emozionante fu la vista dei campi biancheggianti di filo purissimo, giustamente definito l'oro bianco sia a Sumer che in Sicilia, unica regione italiana a coltivare nel passato codesto tessuto, importato dagli Arabi in Europa proprio attraverso la presenza nell'isola nostra nei secoli IX-XI. Le capsule aperte formarono lo spettacolo il quale, si dice in zona, fece confondere alcuni militari americani di pelle nera appena sbarcati, nel luglio 1943, facendo credere loro di trovarsi nei campi della Virginia e della Pennsylvania e non rendendosi conto che anche in Sicilia il cotone era come negli USA, proficuamente coltivato.
La capsula aperta della pianta malvacea detta anche, in terminologìa latina, Gossypium (ivi è coltivata la qualità americana Upland) contiene cinque scomparti, chiamati anche logge (nome comune sia di costruzioni architettoniche che di gruppi latomistici) dai quali si manifesta come latte puro, il filato che esplode letteralmente nel caldo afoso dell'inoltrato settembre siciliano, il mese della vendemmia e della maturazione delle olive. I semi che sono intrecciati nei batuffoli di cotone grezzo sono circa sei, sette o più (ci indica l'attento professor Santonoceto, con prudenza). La pianta è annuale, si semina ad aprile-maggio ed a settembre-ottobre completa il ciclo di maturazione dei frutti e del raccolto, indi muore. Sono circa cinque mesi. Pure le foglie (almeno in questa varietà), sono a cinque punte,  simili a prima vista a quelle dell'edera.
Predomina dunque il numero cinque, che nella simbolica di tutti i tempi è il pentalfa o la stella fiammeggiante del microcosmo, l'Uomo assoluto che intende il dominio dell'universo a lui soggetto, la Terra. Un messaggio dal Dio che donò la pianta, proveniente, come pare, da Oriente (India e paesi della fertile mezzaluna)? Non il solo. I libri della religione ebraica che formano la Torah sono cinque, il Pentateuco; medesimamente il Maestro Gesù con cinque pani sfamò migliaia di persone, e le cinque sue piaghe sono note a molti. Per l'Islàm  il cinque è numero fausto, il Corano si interpreta in cinque veli e cinque dita ha la famosa mano di Fatima, amuleto importante.  L'uomo vitruviano dal perfetto senso umanistico e scientifico, il quale vediamo nella moneta da un Euro, è circoscritto nella sezione aurea e contornato da stelle pentalfiche, comunemente simbolo di molti stati, tra cui la Repubblica Italiana.
Ma è la stella che si delinea massimamente, osservando la capsula aperta: come un abbraccio dello spirito alla natura, come una mano aperta in senso di fratellanza, mòstra senza niun pudore i cinque segni del divino concerto. E la stella, nel Cristianesimo, è una sola: Maria, o Myria. Una pianta 'mariana', il cotone? Forse, se si nota che il segno liturgico della Vergine è il bianco nelle feste a lei dedicate, come anche che sia la semina della pianta, sia la raccolta e maturazione avvengono nei mesi sacri alla Madonna: il maggio, il settembre e l'ottobre, che coincide coll'apoteosi del Rosario. E se si aggiunge che l'azzurro manto della Madre del Mondo copre perennemente i cieli tersi della Sicilia in generale e della piana di Gela in particolare, attingendo altresì alle acque dense di salsedine e verdeggiando le foglie della pianta (il verde è anche il colore della Madonna, stella maris; e l'abbeverata dei campi gode di forte salinità delle acque), non si può che chiudere il circolo nella consapevolezza che l'occhio della turris eburnea è compartecipe della rinascenza! La Madonna Odigitria (cioè che indica la via), protettrice della Sicilia,  propizia l'impresa.
Osservando la stella del frutto del cotone e la nivea purezza di esso, ritornano alla mente le parole di San Bernardo: "O tu che nell'instabilità continua della vita presente, t'accorgi di essere sballottato tra le tempeste senza punto sicuro dove appoggiarti, tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella se non vuoi essere spazzato via dagli uragani. Se insorgono i venti delle tentazioni e t'incagli tra gli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria!" (Per le feste della Madonna, omelia II, cap.16).  E un delicatissimo scrittore del novecento, Nino Salvaneschi, vergava: "Quando tutto passa, tu sola resti. Quando tutto fugge tu sola ritorni. Quando tutto muore tu sola vivi. Quando tutto tramonta tu sola risorgi" ("Un fiore a Maria", 1950, pag.144).
I semi nascosti nel cotone (si distaccano con un procedimento ormai meccanico detto 'sgranatura') sono come si cennàva, sei o sette. E se il numero sei rimanda ai giorni della Creazione secondo il Libro Sacro, poichè tali furono, nonché alle punte del sigillo di Salomone, la stella onniveggente che racchiude in ogni tradizione esoterica l'unione del macrocosmo con il microcosmo e rappresenta la sintesi della sapienza universale, il sette è numero della sacralità assoluta e segreta, della totalità: l'arcobaleno ha sei colori più il bianco, il settimo. Nell'Islam ismailita, quindi esoterico, il cubo è perfezione poichè ha sei lati più la totalità interiore. Gli Arcangeli biblici sono sette, così i "santi immortali" dell'Avesta zoroastriano. Per non dire della menorah, il candelabro ebraico, e delle volte che Cristo ripete nel Vangelo: "io Sono", proprio sette. E' infine Hiram, il numero del Maestro che muore per poi risorgere, all'ombra della pianta che non tramonta. Ma ciò è sia palese che occulto, per chi ha bevuto del vino e mangiato del pane con autentico Amore, in agàpe. Il frutto racchiuso nel filato ci tramanda messaggi di autentica virtù.
Il cotone, nato e fruttificato nella terra unica e santissima di Sicilia, è àlbo di purezza e denso di immortalità, che è Luce. Così il Salmista: "Nella tua Luce vedremo la Luce".

F.Gio

(Le immagini sono state da noi scattate)

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