mercoledì 8 febbraio 2012

La Sicilia dei guerrieri: chi é Giuseppe Richichi, creatore di Forza d'Urto





















La Sicilia dei guerrieri: chi é Giuseppe Richichi, creatore di Forza d'Urto










Quando le grandi correnti della Storia si mettono in movimento, le coscienze collettive delle masse si scuotono, creando ampli flussi di maree: ma queste non si possono governare senza la mano degli uomini, di quelle figure importanti che il grande studioso dei personaggi eminenti, Tommaso Carlyle, così definiva: "la storia di tutto ciò che l'uomo ha compiuto nel mondo, è la storia dei grandi uomini che hanno lavorato quaggiù. Essi sono stati i condottieri, i modellatori, i patroni, e in un senso più largo i creatori di tutto ciò che la massa generale degli uomini ha potuto sforzarsi di fare o raggiungere" (Gli eroi).
Abbiamo incontrato uno di costoro, generato dalla nostra unica terra di Sicilia, la cui forma triangolare o del cuore, la rende per naturale predisposizione matrice di eroi, da quel misto di popoli invitti e conturbanti che la abitano sin dalle età primeve, ad oggi. Ultimamente si è fatto un gran baccano, dopo le recenti proteste, sul movimento "Forza d'Urto", su quello dei Forconi ed altri collegati. Sono emerse delle figure di riferimento, alle assemblee: abbiamo osservato, secondo le antiche massime egizie (la Sicilia e l'Egitto faraonico hanno una lunga consuetudine fraterna: l'obelisco sull'elefante di Catania è una delle tante testimonianze), in silenzio e con attenzione. Abbiamo compreso che se tra costoro c'è una figura che corrisponde al tipo ideale e reale del termine, del 'capo', costui è Giuseppe Richichi, leader indiscusso dell'AIAS, l'associazione degli autotrasportatori che da anni è la prima in Sicilia nel settore, non nuova a manifestazioni anche forti in difesa dei diritti della categorìa. Adesso il riferimento è più ampio, l'intiero popolo siciliano.
Quindi era doveroso incontrare di persona, fuori dalla cagnara delle manifestazioni, Giuseppe Richichi, che subito s'impone quale uomo di molti fatti e poche parole. Decisamente non è un politicante, e ciò ha molta importanza.
Abbiamo scoperto un signore sessantenne estremamente concreto ma sognatore, un viaggiatore dell'Ideale la cui unica stella polare è la Sicilia ed il benessere del popolo siciliano, specie le classi più umili. Richichi non è, come molti altri oggi come ieri, un venditore di fumo o un cincischiatore di verbi: quando parla misura le parole e sa esprimersi con molta oculatezza, pervaso da un inestinguibile amore per la terra di Sicilia, per le sue naturali ricchezze, per le potenzialità territoriali e umane che può donare nel mondo come Nazione autonoma ben più che entità federata allo Stato italiano. Egli è un autodidatta, un costruttore di realtà: quando ci ha parlato dei progetti realizzati e da realizzare, dalle navi ad una rete unica dell'autotrasporto in Sicilia che possa debellare per sempre l'assistenzialismo della Regione e colmare la fame del lavoro, attraverso una corretta e seria gestione delle risorse e dei fondi a disposizione del pubblico come del privato, noi avemmo la percezione plastica che non era un manager fricchettone di Confindustria (ahi quanto vergognosamente screditata ai suoi vertici!) a sgranare dati e cifre, ma un uomo autenticamente d'onore dedito alle qualità più importanti della Tradizione di Sicilia: la famiglia, il lavoro, la patria, il senso della concretezza.
E' un uomo umile, Giuseppe Richichi: ma anche perfettamente conscio del suo potere. Da signore qual è, lo amministra con cristiana discrezione, non avendo bisogno di urlare, con antico savoir fare da vecchia Sicilia. Scrive delle note giornalistiche in buon italiano, le pubblica nel sito del consorzio, con una chiarezza di espressione da cui dovrebbero prendere esempio tanti giovani, e moltissimi colleghi, i quali invano frequentano le tanto decantate (e meravigliosamente inutili) scuole di Giornalismo con tanto di Laurea e Master, per poi ravvoltolarsi in fraseggi scialbi e vuoti d'ogni sostanza. Giuseppe Richichi ha la licenza elementare ma sa esprimersi in modo trasparente, così da farsi capire dall'analfabeta e dal docente universitario: è ciò che raccomandò Marconi, ovvero l'inventore della radio, ad un giovane cronista (Silvio Gigli), approssimandosi egli alla professione giornalistica.
E' anche un creatore, Giuseppe Richichi, di quelle follìe che per ferrea volontà dell'indomita razza dei siciliani, mai piegati dagli invasori in tremila anni di civiltà in nome del vetusto e moderno simbolo della Triquetra, si tramutano in fatti concreti e tangibili. Nel 2000 plasma l'AIAS e da allora l'autotrasporto dell'isola, almeno nella parte orientale, fa capo a lui. Recentemente ha inventato "Forza d'Urto" (distinto dal movimento dei Forconi), e siamo certi che con le idee da capo che ha in mente, idee che hanno un profondo radicamento nel sociale, nella cultura e nell'economìa, il movimento si imporrà. Quando gli abbiamo spiritosamente fatto osservare che il logo di Forza d'Urto (creato da lui come tante altre cose) ricorda la bandiera siciliana della 'grande rivoluzione' del gennaio 1848-aprile 1849, quella dell'indipendenza dell'isola (che allora dichiarò decaduti i Borboni ergendosi, come era stata nei secoli, a Stato sovrano autonomo), Richichi sorride; è il suo modo di approvare con gentile bonomìa. Qualcuno lo ha definito "il re dei camionisti", altri "il James Hoffa di Sicilia", ma egli se ne frega e tira dritto. Se proprio i colleghi giornalisti -dovevano essere anche siciliani e còlti, e ce ne sono- desideravano stabilire paralleli storici, si può pensare a lui come ad Achille Lauro, che dal nulla creò un impero armatoriale; oppure ad Aristotile Onassis.
Queste corrispondenze in ogni caso non tengono conto dell'uomo Richichi, poco noto e che merita di essere conosciuto alle genti. Una persona che mentre ti parla guardandoti negli occhi mette la mano sulla Bibbia, fa paura ai poteri forti ed incute rispetto alle masse. Agli uni desta inquietudine perché non è possibile abbattere chi s'affida al Libro della Legge Sacra con sincera fedeltà; agli altri dona una garanzìa di equità: meglio, di giustizia sociale.
Vi sono dei murales, nella sede dell'AIAS, ideati anche da Richichi: lo rappresentano come persona e come idee: in uno, da scatola aperta emerge l'arcobaleno che sgorga di aerostati, vetture, stelle, bussole e sogni; in altro, il vortice trascina con sé gli autoveicoli pesanti: ciò che può accadere se finisce, come un dì potrà finire, l'alimentazione basata sul petrolio; in un terzo v'ha Pitagora, il sommo iniziato che dal silenzio del Triangolo sacro indicò la via del perfezionamento attraverso il numero, anima divina.
La nostra Sicilia, che avrebbe diritto di essere uno Stato, ha necessità di grandi uomini che siano eroi e quindi animati da quella sacra follìa del bene comune, la quale possa creare il nuovo risorgimento del nostro popolo. Giuseppe Richichi è uno di questi uomini, fedele al vecchio proverbio siciliano per cui "'a megghiu parola è chìdda ca nun si dici". Lo abbiamo esortato a continuare a combattere. Non ne aveva bisogno, lui è da tempo, da sempre, un guerriero.
F.Gio


Nelle immagini: un murales nella sede dell'AIAS; la sede AIAS alla zona industriale di Catania; il logo di Forza d'Urto; il Presidente dell'AIAS Richichi, a sinistra nella foto, ad una manifestazione in Catania a Gennaio.

Nessun commento:

Posta un commento